Articolo tratto da:
La Repubblica
del 30/06/99

a cura di Roberto Facente e Tommaso Tricoli

L'Agip a caccia di petrolio in quattro parchi naturali

Altre tre richieste dell'ente dopo il sì della Corte costituzionale

Se a qualcuno venisse in mente di piazzare le trivelle a Yellowstone verrebbe preso per pazzo: i pozzi del Texas e l'orso Yoghi possono coesistere solo a distanza. In Italia invece sembra che tra petrolio e parchi ci sia attrazione fatale. Per i giacimenti sotto le foreste protette della Val d'Agri, in Basilicata, il braccio di ferro si è concluso con un compromesso solo formale: i confini del parco si    adatteranno per lasciar campo libero all'estrazione.La Val d'Agri sembrava un'eccezione. Ma c'è chi considera l'intero sistema dei parchi come una potenziale miniera di petrolio. Le trivelle dell'Agip (che oggi è una divisione dell'Eni) hanno avuto dal Consiglio di Stato il via libera per fare dei sondaggi nel parco nazionale della Maiella. Non è finita: richieste analoghe riguardano il parco d'Abruzzo, quello dei Monti della Laga, quello del Pollino. Così la prospettiva che il verde finora sfuggito al    cemento venga sistematicamente bucherellato alla ricerca del greggio hafatto scattare la protesta di tutto il fronte ambientalista: dalla Legambiente al Wwf, dai Verdi ai consigli direttivi dei parchi. "Quello che colpisce in questa vicenda", commenta Betto Pinelli, presidente di Mountain Wilderness, "è l'idea della difesa della natura come un optional. Il parco si fa quando proprio non si riesce a trovare un'alternativa: né una fabbrica, né un porto, né un villaggio vacanze. E se appena una possibilità imprevista salta fuori il parco deve arretrare spostandosi nelle zone meno pregiate. La stessa tecnica usata per le riserve indiane". Ma lo sfruttamento petrolifero dei parchi è una possibilità concreta? All'Eni rispondono di non aver in programma nulla del genere. Le trivellazioni per le quali è stata ingaggiata la battaglia giudiziaria (le prime richieste di autorizzazione risalgono al 1994) hanno finalità di studio e di ricerca e non comportano alcun danno ambientale. I buchi scavati saranno di un diametro modesto e, dopo aver fatto brillare una microcarica esplosiva per misurare l'onda d'urto negli strati rocciosi, verranno riempiti con argilla e ghiaia. "Non siamo contrari per principio a ricerche sul campo", obietta Giuseppe Di Croce, il presidente del parco nazionale della Maiella che si era opposto alle trivellazioni, "e infatti avevamo dato via libera ad altre ispezioni dell'Eni. Ma stavolta si viola la legge istitutiva dei parchi che vieta l'uso di armi ed esplosivi all' interno dell'area protetta.  E poi proprio nella zona in questione vive il piviere tortolino, un uccello ormai rarissimo che nidifica solo sulla Maiella. E' un relitto dell' evoluzione, un sopravvissuto che ora dovrà sloggiare dal suo ultimo rifugio. Qualcuno penserà che il petrolio vale più del piviere tortolino. Ma allora a che serve un parco?".

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