TG3 BASILICATA 12.9.2000 - ore 19,30

 ORO NERO E SICUREZZA

Umberto Avallone: in apertura di giornale, dunque, ci occupiamo del ribaltamento dell’autocisterna in agro di Anzi, del ribaltamento e della fuoriuscita di quello che trasportava, greggio, circa 32.000 litri, un ribaltamento che ha posto di nuovo in primo piano il problema della sicurezza.

Servizio di Celeste Rago

L’autocisterna che si è ribaltata sulla SS 92, poco dopo Anzi, trasportava circa 32.000 litri petrolio destinato alla raffineria di Taranto. Impossibile ancora al momento quantificare la portata del danno ambientale, anche se pare che, per fortuna, molta parte del petrolio sia stata recuperata. Critiche le condizioni dell’autotrasportatore, il trentottenne Nicola D’Armento per il quale i sanitari non hanno sciolto la prognosi. Il nuovo incidente ha provocato un duro intervento del Presidente della Comunità Montana Camastra Alto Sauro, Michele Petruzzi, il quale sollecita la rapida realizzazione dell’oleodotto per ridurre il numero delle autocisterne che circolano ogni giorno sulle strade della zona; ma Petruzzi lamenta, anche, il ritardo del Pronto Servizio Ecologico, i cui operatori sarebbero giunti in zona 4 ore dopo l’incidente, anziché  nel giro di un’ora, come prescrive la convenzione con il consorzio degli autotrasportatori. Una polemica sulla quale andrà fatta chiarezza anche in previsione di un incremento delle attività estrattive in Val d’Agri.

Umberto Avallone: e, come prevedibile, dura presa di posizione su questo incidente da parte delle associazioni ambientaliste. Legambiente lo definisce un film già visto e chiede che sia sospeso il programma di estrazioni del petrolio in Basilicata per incompatibilità tra estrazione del greggio e sicurezza del territorio. Stessa richiesta da parte del WWF per il quale, in particolare, è necessario sospendere la realizzazione del centro oli   Val Camastra, inoltre è necessario creare un apposito fondo regionale di garanzia per fronteggiare le situazioni di emergenze ambientali.

Il ribaltamento della autocisterna  ha determinato il blocco della SS92, in agro di Anzi. La strada sarà chiusa fino alle 6 di domani mattina per consentire le operazioni di recupero del mezzo e la messa in sicurezza della zona interessata dalla fuoriuscita del greggio.

Ma quello di questa mattina non è il primo incidente del genere. Infatti se ne sono verificati già altri da quando è iniziata l’attività estrattiva e soprattutto da quando è iniziato il trasporto del greggio con le autocisterne. Vediamo…

Il servizio:

-          29.11.1996:  sul raccordo autostradale Potenza-Sicignano, una autocisterna sfonda la barriera di protezione del viadotto Perola, precipita in fondo alla scarpata sottostante e si incendia. Il calore delle fiamme danneggia il viadotto della carreggiata nord, che viene prima chiuso al traffico e poi demolito: sarà ricostruito e riaperto al traffico il 3 giugno 1998.

-          21.1.2000: a Viggiano un’autocisterna esce di strada e perde sul terreno circa 27.000 litri di petrolio. Nell’incidente muore l’autista.

-          25.2.2000: a Calvello, per una guarnizione difettosa, da un’autocisterna escono circa 100 litri di petrolio.

-          29.2.2000: a Sant’Arcangelo un altro incidente, con una nuova fuoriuscita di greggio, provoca la chiusura per alcuni giorni della fondovalle dell’Agri.

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RASSEGNA STAMPA

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO mercoledì 13 settembre 2000 

ANZI / L’autotrasportatore è in coma. Riversati nel terreno oltre 3mila litri di “oro nero”

Le strade nere del petrolio

Un’autocisterna si ribalta e allaga i campi

ANZI – Una curva presa male. Forse  un colpo di sonno. Forse un improvviso malore. Forse la brina mattutina che rende insidioso il manto stradale.  Alle 4.45 di ieri, in località “Curva di Biscaglia”, ad Anzi, Nicola D’Armento, 39 anni, autotrasportatore di Pisticci, perde il controllo dell'autocisterna, sfonda il guardrail e finisce in un burrone, riversando sul terreno circa tremila litri di petrolio. Il collega che lo segue a bordo di un’altra autocisterna dà l’allarme e sul posto, nel giro di pochi minuti, giungono i carabinieri di Anzi, i Vigili del fuoco di Potenza e dei volontari della Protezione Civile “Monte Siri”. Il povero D’Armento viene subito trasportato all’ospedale “San Carlo”, dove versa tuttora in condizioni piuttosto critiche (è in stato di coma). L’uomo è un’autista della cooperativa S.T.L. di Viggiano, impegnata nel trasporto di petrolio dal pozzo “Isca La Canala” di Calvello alla raffineria Agip di Taranto. Sull’esatta dinamica dell’incidente si sta ancora indagando, ma nel frattempo tutta l’attenzione è incentrata sui danni provocati dal petrolio fuoriuscito dalla cisterna, la cui entità – assicurano i vigili del fuoco che hanno stroncato sul nascere un principio d’incendio attorno all’autobotte – è piuttosto contenuta rispetto all’intero carico (oltre 32mila litri). Insomma, poteva andare peggio, soprattutto se la cisterna si fosse spaccata urtando sul terreno. Ma quei tremila litri di “oro nero” rappresentano comunque una quantità sufficiente a costituire una seria minaccia per l’ambiente: “Stiamo facendo indagini con l’obiettivo di accertare l’entità dell’inquinamento”, fanno sapere dall’Arpab, l’Azienda regionale per la Protezione dell’Ambiente. La preoccupazione è giustificata dal fatto che nel luogo dell’incidente un piccolo torrente, ma i tecnici dell’Arpab invitano a non fare allarmismo: “ L’opera di bonifica (i cui costi, aggiungiamo noi, sono a carico della comunità) è già stata avviata. Abbiamo prelevato dei campioni di terra – dicono – e nei prossimi giorni avremo il quadro completo della situazione. Non affrettiamoci nelle conclusioni”. Mentre ci si interroga sui danni provocati all’eco-sistema, torna alla ribalta la questione della sicurezza stradale. La statale 92 – un groviglio di curve a gomito, di dossi e di insidiosi dislivelli – è “costretta” ad ospitare da 10 mesi le autocisterne dirette a Taranto. Un “regalo” – e che regalo – della Prefettura di Potenza che ha vietato il transito di questi mezzi pesanti lungo la strada provinciale 32 (ritenuta inidonea), dirottandoli, per l’appunto, sulla statale 92. Morale: il problema è stato spostato, non risolto. E intanto il più volte annunciato oleodotto resta una chimera. 

Massimo Brancati

 

Tutti i precedenti

POTENZA - Non è la prima volta che accade un incidente del genere. Questi gli incidenti più importanti che, negli ultimi anni, hanno visto coinvolte – in provincia di Potenza – autocisterne adibite al trasporto del petrolio estratto in val d’Agri: 

29 novembre 1996: sul raccordo autostradale Potenza – Sicignano degli Alburni (Salerno). Un’autocisterna sfonda la barriera di protezione del viadotto “Perolla”, precipita in fondo alla scarpata sottostante e si incendia. Il calore delle fiamme danneggia il viadotto della carreggiata nord, che viene prime chiuso al traffico e poi demolito: sarà ricostruito e riaperto al transito degli autoveicoli il 3 giugno 1998.

21 gennaio 2000: a Viggiano, una cisterna esce di strada e perde nel terreno circa 27mila litri di petrolio. Nell’incidente muore l’autista.

25 febbraio 2000: a Calvello, per una guarnizione difettosa, da un’autocisterna escono circa 100 litri di petrolio.

29 febbraio 2000: a Sant’Arcangelo, un altro incidente, con una nuova fuoriuscita di greggio, provoca la chiusura per alcuni giorni della fondovalle dell’Agri.

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L’allarme lanciato dal sindaco di Anzi, Cicchetti

“Se non si vieta il transito ai ‘bisonti’ non c’è sicurezza”

 ANZI – Non si erano ancora spente le contestazioni e le polemiche al convegno promosso domenica scorsa da “Camastra Nova” sul petrolio ed ecco l’incidente di ieri mattina che, in qualche modo, ha riacceso i riflettori sul dibattito relativo all’estrazione petrolifera in Val Camastra ed in Basilicata. Tante contestazioni e le dichiarazioni, quelle provenienti da cittadini e istituzioni. Gerardo Antonio Cicchetti sindaco di Anzi, è amareggiato per quello che è accaduto: “L’incidente, purtroppo, ripropone gli aspetti più evidenti e più preoccupanti del problema automezzi sulla statale 92. Un problema che l’amministrazione comunale di Anzi ha più volte segnalato. In attesa di sviluppi nelle prossime ore – conclude Cicchetti – emetterò un’ordinanza di divieto di transito per questi pesanti automezzi sino a quando non sarà restituita e garantita la sicurezza”. Ed è proprio sulla sicurezza che insistono i cittadini: “Queste strade – dice un contadino che ha un piccolo appezzamento di terreno nelle immediate vicinanze del luogo dell’incidente – non sono idonee per ospitare mezzi di questa portata. Qui si mette a repentaglio la vita di chi circola quotidianamente su queste strade. Per non parlare del danno che noi poveri piccoli agricoltori abbiamo subito per il riversamento del petrolio. Forse per anni saremo costretti a non poter utilizzare più il campo dove noi facciamo la nostra piccola attività economica.” Sul dopo incidente ad Anzi un rincorrersi di voci. Si azzardano ipotesi sulla dinamica dell’incidente e si contestano i sistemi di estrazione portati avanti dall’Eni in Val Camastra. Già proprio l’Eni, quel grande “dinosauro” dell’energia che – è il parere di molti anzesi – ha colonizzato senza alcun profitto quest’area interna della regione.

Rocco Nigro

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 Comunità montana e Comune di Anzi

“Un risarcimento per i danni subiti”

 POTENZA - La Comu­nità montana Camastra Alto-Sauro e il Comune di Anzi si costituiranno parte civile per chiedere il risarcimento dei danni ambientali provo­cati dal ribaltamento dell’autocisterna. Lo ha annunciato il presidente dell’ente montano, Michele Petruzzi, che ha anche “biasimato gli incresciosi ritardi regi­strati nell’arrivo dei soccorsi: mentre i volontari dell’associazione di protezione civile ‘Monte Siri’ di Anzi sono giunti in tempo reale, solo dopo circa quattro ore dal verificarsi dell’incidente sono intervenuti gli operatori del pronto intervento ecologico”. E questo, «nonostante la convenzione siglata con i consorzi degli autotra­sportatori prescriva che debbano giungere sul luogo dell’incidente entro un’o­ra». Forse, chiede Petruzzi, «ciò è dovuto al fatto che la società ese­cutrice non ha ancora dislocato nel bacino territoriale interessato dalle estrazioni (Cama­stra -Val d’Agri) alcuna unità operativa di pronto intervento?» Il presidente della Cm conclude: «Per ridurre e, se possibile, eliminare i quotidiani rischi, a cui sono sottoposti territori e salute pubblica a causa dei trasporti stra­dali di greggio, è improcrastinabile la rapida realizzazione dell’oleodotto a servizio dell’area del Cama­stra Alto Sauro, che attualmente procede a rilento». L’on. Giuseppe Molinari ha presentato una interrogazione al ministro dell’Ambiente Willer Bordon: “purtroppo non è la prima volta che si verificano gravi incidenti nel trasporto del petrolio estratto dai pozzi lucani, con grave rischio ambientale e anche di sicurezza per gli stessi autotrasportatori, in considerazione di una rete stradale non strutturata per sopportare un tale traffico veicolare». Molinari ri­corda anche che, “in attesa della realizzazione dell’oleodotto”, che collegherà Viggi­ano a Taranto, “è necessario affrontare il problema sicurezza, tenendo conto di un fatto: i giacimenti lucani rappresentano il 10 per cen­to del fabbisogno energetico nazionale”. “Il governo – ha concluso il parlamentare - sulla base dell’intesa istituzionale siglata con l’Eni e la Regione Basilicata deve farsi promotore di un’azione significativa nel rendere compatibile l’attività di sfruttamento delle risorse petrolifere con la tutela dell’ecosistema comprensoriale”. “Se il rovesciamento dell’autocisterna fosse avvenu­to 48 ore prima - afferma il capogruppo dei Verdi, Francesco Mollica avrebbe avuto gli effetti del disastro ambientale: infatti, con la pioggia, il petrolio versato poteva entrare a contatto con l’acqua della diga Camastra, un bacino che serve ben trenta comuni”.

A dire di Mollica, pertanto, «la Giunta regionale non può più nicchiare sui problemi del petrolio e deve bloccare gli accordi in atto sulle estrazioni petrolifere in Val Camastra deve convocare il Consiglio regionale (già richiesto) per affrontare la questione petrolio, deve costituirsi parte civile contro i danni, anche se colposi, che il territorio subisce a causa della leggerezza con cui i "padroni del petrolio" (Eni) trattano il nostro territorio, con il complice silenzio delle istituzioni».

«Come in guerra, peggio che in guerra», commenta Rocco Lauletta, coordina­tore dell’associazione Cama­stra Nova che, proprio in questi giorni, aveva organizzato un convegno sulla questione delle estrazioni. «Gli effetti mortali dell’occupazione coloniale dell’Eni spa sulla Basilicata sono gravi e reiterati e non più tollerabili», afferma Lauletta. Denuncia i rischi di “avvelenamento del terreno e del sottostante fiume Camastra, con una pericolosa esposizione della popolazione fruitrice dell’acquedotto del Camastra”. Che fare allora?  «il prefetto sospenda con urgenza i transiti di autocisterne – dice l’esponente di Camastra Nova - che, come delle vere bombe chimiche vanno disarmate e messe in deposito». Infine l’invito al gover­no regionale: “rientri presto alle sue responsabilità o si dimetta”.

Mimmo Sammartino

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 Ambientalisti contro l’Eni

 POTENZA – Ambientalisti in trincea. Da Wwf a Legambiente. Parla di “peste nera” che «continua a mietere vittime» il presidente regionale del Wwf Italia, Albano Garramone. Esprime “sgomento e preoccupazione per la situazione ormai insostenibile causata dalle attività di ricerca ed estrazione petrolifere in Basilicata”: “il quinto incidente nel giro di pochi mesi” che “rischia di arrecare nuovi danni ambientali gravissimi, minacciando le falde acquifere e i campi coltivati nei pressi del luogo del disastro”. Dal canto suo, il suo presidente regionale di Legambiente, Gianfranco De Leo, denuncia il “pericolo che l’industria petrolifera rappresenta per l’incolumità del territorio e delle persone nelle aree sottoposte ad estrazione in Basilicata: senza sicurezza non ci può essere sviluppo”. Legambiente chiede di “sospendere il programma di estrazione in atto alla luce di una evidente incompatibilità tra i trasporti di greggio e sicurezza del territorio, per non compromettere irreversibilmente l’ambiente e la salute delle popolazioni locali”. E aggiunge: l’accordo con l’Eni (partner inaffidabile) dev’essere rivisto dalla Regione Basilicata. Eni, infatti, “aveva assicurato che, entro luglio, sarebbe stato approntato un piano d’intesa con la Regione Basilicata, che avrebbe garantito la massima protezione ed evitato il ripetersi di certi incidenti”. Promessa non mantenuta. Per De Leo, dunque, le attività petrolifere sono inconciliabili con territorio, economie e aspettative della gente. “Siamo di fronte – aggiunge De Leo – a grosse difficoltà di gestione, da parte di Eni e della Regione, di un accordo e di un programma petrolifero finora unicamente basato sull’estrazione, senza un efficace sistema di monitoraggio ambientale e privo di un’attenta e sistematica valutazione delle ricadute ecologiche, e sociali sui territori e le comunità interessate”. Garramone, sul versante Wwf, ribadisce le denunce di “una situazione ad alto rischio, dovuta all’improvvisazione con la quale gli enti territoriali, e la stessa Eni, stanno gestendo le attività di ricerca ed estrazione: alla mancanza di controllo e di piani di emergenza; alle centinaia di autocisterne che quotidianamente, in Val d’Agri e in Val Camastra, percorrono le strade di montagna a ridosso di corsi d’acqua e di sorgenti idropotabili”. E conclude: “La sicurezza non potrà essere garantita dalla costruzione dell’oleodotto che non è esente da rischi di guasti e rotture”   (mi.sa.)

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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO giovedì 14 settembre 2000

 Al via le operazioni di bonifica del luogo dove si è ribaltata l’autocisterna

Il petrolio ora fa paura

Anzi, il giorno dopo: polemiche e “veleni”

I tecnici della Real Service respingono le accuse sul ritardo dell’intervento. Il sindaco Cicchetti: ”Siamo preoccupati”

  ANZI - Non si placano le polemiche il giorno dopo il ribaltamento dell'autoci­sterna che dal pozzo di «Isca la Canala» di Calvello tra­sportava il petrolio alla raffi­neria di Taranto. Insomma si comincia a fare la conta dei danni subiti e si conti­nua a discutere di ciò che le estrazioni petrolifere rappresentano per le popolazioni della Val Camastra. Benefici compresi, ammesso che questi ce ne siano. Intanto sul luogo dell’incidente, prosegue il via vai di gente. Si continuano ad azzardare ipotesi sulla dinamica dell’incidente. Con il pensiero che va subito a “quel povero ragazzo”, Nicola D’Armento di Pisticci, il quale per guadagnare un pezzo di pane ha rischiato di interrompere la sua corsa proprio lì, nella “Curva Biscaglia”. Esattamente in un luogo dove, qualche anno fa, una bambina di pochi mesi ci rimise la pelle, in un incidente che ebbe una dinamica del tutto diversa. Ma torniamo al ribaltamento dell’autocisterna. Dopo il recupero del mezzo, i tecnici del pronto intervento ecologia della Real Service sono già all’opera per predisporre tutti gli atti, soprattutto quelli di natura amministrativa, che consentiranno nelle prossime ore la bonifica dell’area interessata. Quasi a voler respingere ogni tipo di polemica sollevata dal presidente della Comunità Montana Camastra Alto Sauro, Michele Petruzzi che ha lamentato nei confronti di questa società ritardi nell’intervento. Ritardi che in effetti, stando almeno a quello che ci ha riferito lo stesso coordinatore della Real Service, non ci sono stati, visto che i tecnici del pronto intervento ecologico sono arrivati sul posto dell’incidente subito dopo essere stati avvertiti. Sul posto sono pure presenti tecnici ed operatori dell’Anas che stanno ripristinando il «guardrail» ab­battuto dall’autocisterna e si sta cercando di rendere accessibile, almeno una car­reggiata di questa importan­te ed unica arteria di collegamento per le popolazioni del Camastra e dell’Alto Sauro. In Comune, riunione operativa tra le forze dell’ordine, i tecnici dell’ARPAB, quelli della Real Service e quelli dell’ufficio tecnico comunale per predisporre l’ordinanza che, a norma del D.M. 471/99, dovrà bonificare l’area interessata dal riversamento del greggio. Anche se da parte del primo cittadino di Anzi, Gerardo Cicchetti che si è ripromesso di convocare nelle prossime ore il consiglio comunale per discutere sulle problematiche connesse all’estrazione petrolifera in Val Camastra, non mancano le preoccupazioni e le perplessità su come proseguirà il traffico delle autocisterne su questa strada, dopo questo incidente che solo grazie alla fortuna non ha causato gravissimi danni ambientali. “Il sindaco di Anzi – dice Antonio Gerardo Cicchetti – ribadisce tutte le preoccupazioni per una strada che non può essere in alcun modo impiegata per il trasporto di petrolio.  Ecco perché - aggiunge il sindaco Cicchetti - è necessario procedere con la massima urgenza all’ammodernamento della S.P 32, prescindendo perfino su tutte le considerazioni al problema petrolio. Le vie di comunicazione della Val Camastra – conclude Cicchetti, restano il vero nodo da sciogliere per evitare che queste comunità debbano subire aspetti negativi, come appunto l’incidente avvenuto nella notte scorsa nel territorio di Anzi”.  

Rocco Nigro

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E’ necessario garantire la sicurezza delle strade prima di dare il via libera al trasporto dell”oro nero”

“Bisogna bloccare le estrazioni petrolifere”

L’Osservatorio per l’Ambiente lucano chiede la verifica degli accordi con l’Eni

 POTENZA – “Bisogna sospendere l’attività di ricerca, di estrazione e di trasporto del petrolio fino a quando non saranno verificate le attività sinora svolte dall’Eni e fino a quando non saranno adottate tutte quelle misure di sicurezza e di monitoraggio che, pur previste nell’accordo di programma, rappresentano un monumento alla grave inadempienza dell’Eni ed alla sospetta tolleranza dell’esecutivo regionale”. E’ questo il parere dell’Osservatorio per l’Ambiente Lucano secondo il quale “in mancanza dell’invocata sospensione di ogni attività (e in particolare del trasporto del greggio lungo le strade interne) ogni intervento, per quanto duro e determinato rischia di diventare una mera disquisizione accademica o, peggio, occasione di pubblicità per gli ambientalisti della domenica”. L’Opal torna sull’incidente del 12 settembre scorso. E lo fa usando toni duri, decisi: “L’episodio ripropone in modo drammatico e urgente il problema dell’elevato rischio umano ed ambientale del trasporto del greggio lungo le nostre strade interne, assolutamente inadeguate ed inidonee per tale tipo di attività. Questo ennesimo incidente, per la quantità di petrolio fuoriuscito e per il luogo in cui si è riversato, mette seriamente a repentaglio la sopravvivenza ambientale dei numerosi campi coltivati e delle falde acquifere sottostanti e solo dopo aver eseguito tutti gli accertamenti e le indagini si potrà capire la reale portata dell’evento inquinante. Nel frattempo – aggiungiamo al balletto ipocrita di funzionari pubblici e mezzi di informazione che, a scatola chiusa, minimizzano l’incidente e sono pronti a rassicurare che “non vi dovrebbe essere alcuna conseguenza per l’ambiente”, quasi che leggessero i comunicati stampa dell’Eni. Non solo. Molti politici – continua l’Osservatorio – oggi si scoprono ambientalisti, invocando provvedimenti immediati per fronteggiare l’emergenza petrolio”. Parole, quelle dei politici, che a volte sono dettate soltanto da mire elettoralistiche. Ma al di là di accuse, insinuazioni e denunce, resta la preoccupazione per i danni provocati all’ambiente. Per avere un quadro dettagliato dei riflessi sull’eco-sistema bisogna attendere ancora qualche giorno. I tecnici dell’Arpab, lo ricordiamo, hanno prelevato alcuni campioni del terreno dove si è riversato il petrolio. Si tratta di zolle che in queste ore sono sottoposte ad accurati test di laboratorio per verificare l’esatta entità dell’inquinamento. C’è chi invita a non cadere nella trappola dell’allarmismo, ma sarebbe anche da incoscienti sottovalutare o peggio ancora ignorare l’impatto ambientale.

Massimo Brancati

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Il dibattito

Ambiente, greggio e accuse

 POTENZA - L’inci­dente di Anzi è al centro del dibattito politico. Il sen. Valerio Mignone, in un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente, Lavori Pubblici e Industria, ha chiesto di “valutare l’ipotesi della sospensione del programma di estrazione e ricerca di idrocarburi nella Val Camastra per consentire alle Amministrazioni Locali di acquisire gli orientamenti dei cittadini”. Nel sottolineare che “nell’anno in corso si sono già verificati quattro incidenti per il trasporto di petrolio greggio”, Mignone ha sollecitato i Ministri ad “adottare, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, provvedimenti immediati per prevenire altri incidenti e garantire sicurezza”. Secondo il senatore lucano anche la costruzione dell’oleodotto Viggiano – Taranto non eliminerà i rischi di danni ambientali”. Antonio Pisani, capogruppo dello Sdi in Consiglio regionale, ritiene che la Regione debba predisporre, d’intesa con le compagnie petrolifere, un programma di prevenzione che preveda un attento monitoraggio delle condizioni di transitabilità delle strade. Sulla lunghezza d’onda degli “estremisti” si colloca il consigliere regionale Felice Belisario, secondo il quale “è necessario che consiglieri regionali e parlamentari lucani alzino la testa e la voce bloccando l’attività di estrazione del petrolio, che non sta portando alcun vantaggio alle popolazioni locali”. Infine, il consigliere regionale Nicola Giovanni Pagliuca ha presentato un’interrogazione all’assessore Carmine Nigro relativa alla sospensione delle attività di ricerca di idrocarburi nell’area della Val Carmastra. Inol­tre il consigliere chiede di conoscere le modalità e i tempi di attuazione dei provvedimenti da intraprendere a difesa delle zone di interesse agricolo e zootecnico contro un’invasione iniziata nell’estate 1999 senza alcun rispetto per tutti i vincoli ambientali e geologici”. 

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la Nuova Basilicata mercoledì 13 settembre 2000

 SPECIALE : I DANNI DEL PETROLIO

 Grave l’autista, dall’autoarticolato sarebbero fuoriusciti fra due e tremila litri di petrolio

E’ in coma per l’oro nero

Incidente sulla provinciale Calvello-Anzi, un’autobotte fuori strada

 

di Enzo Romeo

 ANZI - strada statale 92 ore 4 di martedì 12 settembre, chilometro 27+350 della provinciale Calvello-Anzi, contrada Picozza di Anzi, curva a gomito sulla destra: l’autista di un’au­tocisterna di ventiseimila litri di "oro nero" affronta la curva. D’improvviso si accorge di non controllare il bisonte, scala marcia, frena, ma il liquido per inerzia sposta il rimorchio verso la sinistra portandolo fuori strada verso uno strapiombo. La cisterna si ribalta inizia la fuoriuscita del greggio, la cisterna inizia la sua inesorabile discesa travolgendo prima il guard rail, poi gli arbusti, le ginestre e tutto ciò che incon­tra nel suo tragico capitombolo. Dall’ autobotte sarebbero fuoriusciti fra due e tremila li­tri di petrolio.

L’autista - Nicola D’Armento, di Pisticci, 38 anni - viene sbalzato fuori dall’abitacolo, si ferma ad una decina di metri più sotto del luogo dove si è ar­restata la folle corsa dell’autoarticolato fermo a venti metri più in giù dell’argine della strada. Se fosse continuata la corsa dell’autoarticolato nel luogo dove viene ritrovato e soccorso il povero autista sarebbe stato travolte e schiacciato dal mezzo.

Nel frattempo un altro autotrasportatore di "oro nero" partito dal pozzo che si trova nel territorio di Calvello, che si trova davanti al collega di una sessantina di metri, guarda lo specchietto retrovisore e non vede più la cisterna: attimo di stupore, di dubbio, si ferma, ri­flette, si domanda, pensa, a­spetta, ma l’autoarticolato non arriva.

Allora ferma il pesante automezzo carico di petrolio, scende e trafelato corre verso il punto dove ha visto l’autocisterna dell’amico l’ultima volta guardando dallo specchietto retrovisore, un pensiero atroce lo assale.

Giunto al chilometro 27,350 della statale 92 la sconvolgen­te realtà: la cisterna è lì, nel burrone.

il pensiero è per l’amico, il compagno di tante notti trascorse su quei "bestioni" della strada che trasportano il petrolio alla raffineria di Taranto, si chiedono i primi soccorsi, i minuti trascorrono inesorabilmente, sono le ore 4,45 ancora è buio.

Alle 5,00 il primo dei soccorsi, il comandante della locale stazione dei carabinieri di Anzi con altri militari dell’Arma, si costatano le condizioni del ferito che ha perso conoscenza, si chiama il Pronto Soccorso, si allertano i vigili del fuoco, Protezione civile, si mette in moto la macchina predisposta per questo tipo di calamità. I primi ad arrivare dopo i carabinieri di Anzi sono i vigili del fuoco di Potenza, dopo la Protezione civile, l’Arpab (A­genzia regionale protezione ambientale) con il dottor Croce che ha stimato in cinque, sei­mila litri di petrolio fuoriusci­to dagli squarci che si sono aperti nelle cisterne contenenti il greggio sparsosi sul terreno circostante, per fortuna è ter­reno argilloso quindi meno permeabile all’assorbimento di quel liquido oleoso che si osserva sul luogo del disastro.

Sulla scena che appare in lontananza, c’e il rosso che spicca su tutti, il rosso dei mezzi di soccorso dei vigili del fuoco. Si vede un’autocisterna adagiata sul fianco di una lunga scarpata, più in giù un gregge di pecore al pascolo e il suo pastore che guarda con indifferenza ciò che avvenuto un po’ più in alto del luogo dove ora lui si trova, nella parte pianeggiante un uomo intento al suo lavoro nei campi che non fa caso a quel trambusto nella parte della montagna dove passa la statale che conduce ad Anzi e di seguito a Potenza. Il suo mondo sono i suoi campi, il suo raccolto: non gli importa cosa succede sulla sua testa, forse starà pensando “il petrolio peccato che non è stato trovato nel mio terreno”. Al chilometro meledetto mezzi di soccorso dei Vigili, fuoristrada dei Carabinieri, mezzi per la bonifica del terreno, schiumogeni, una grossa gru dei Vigili con una fune di acciaio tesa che tiene ancorato il “bisonte ferito a morte” con squarci nei contenitori dell’oro nero, con un abitacolo scoperchiato dal ribaltamento e su e giù ed intorno frammenti di plastica, materiale che si ricava proprio da questo petrolio che si è sparso sulle ginestre, sui rovi delle more sul terreno, macchine civili. Tra le auto di colore bianco qualcuna con la fian­cata e il logo Eni, nessuna né bianca, né verde, neanche a pagare si legge Eni o Agip da qualche parte.

Sul margine della strada, dove poi è iniziata la discesa dell’autocisterna, un pacco a­perto di merendine; questa presenza ti fa pensare alla tragedia, alla paura, ai secondi vissutiti da questo sfortunato lavoratore, che ogni giorno con la sua casa – sì perché alla fine per i camionisti il camion di­venta una seconda casa - dopo aver scaricato alla raffineria di Taranto già si pensa all’altro viaggio, più viaggi più soldi è la dura legge del mercato, anche perché molti di loro oltre ad essere autisti di queste au­tocisterne ne sono anche proprietari e molti di loro per il trasporto dell’oro nero dai pozzi alla raffineria di Taranto o fino al Centro Oil della Val d’A­gri, hanno pensato bene di investire comprando, quasi mai in contanti ma di solito con mutui, questi bisonti e con il trasporto di questo "oro nero" estinguere al più presto il debito e sentirsi proprietari al cento per cento dell’autocisterna e così molte volte si fanno più viaggi in una sola giornata accumulando molta stan­chezza. Presenti sul posto vi erano non solo i vigili del fuoco ma anche uomini della Protezione civile, Carabinieri e i pochi curiosi che sono riusciti a superare i posti di blocco, i rappresentanti dell’Associazione Camastra Nova con l’avv. Alfonso Fragomeni, il Consigliere Regionale “Insieme con Di Pietro” Felice Belisario il quale ha dichiarato di aver chiesto la convocazione del Consiglio Regionale in seduta straordinaria e i colleghi della stampa e fotografi. Il disastro ambientale in parte è stato per fortuna scongiurato perché il resto del petrolio verrà recuperato dopo di che l’autocisterna sarà tirata dalla gru dove era ancorata per non farla scivolare più giù, ora il pensiero va al giovane autista prontamente soccorso e ricoverato con prognosi riservata nel reparto chirurgia dell’Ospedale San Carlo di Potenza con traumi alla testa e all’addome, attualmente in coma.

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 Legambiente: per adesso sospendiamo le estrazioni

 POTENZA - Sulla vicenda interviene con dure critiche Legambiente, da sempre in prima linea nel denunciare la pericolosità della “via del greggio”.

“Il programma petrolifero in Val d’Agri e Val Camastra – dicono i portavoce – è al di fuori di quel controllo ambientale per un tipo di attività industriale connotata da una altissima incidenza e pericolosità ambientale, proprio per l’intensa movimentazione del greggio sul territorio”.

“Non si può non riscontrare – afferma il presidente di Legambiente Gianfranco De Leo - come ancora una volta, un tipo di sviluppo non adatto alla Basilicata diviene sempre più causa di danno ambientale e di danno ambientale per le persone. Da tempo sosteniamo che le attività petrolifere sono attività industriali che non si conciliano affatto al territorio lucano, alla sua economia locale, alle aspettative di sviluppo della gente". “I ripetuti incidenti - prosegue De Leo - non lasciano dubbi: siamo di fronte a grosse difficoltà di gestione, da parte di Eni e della Regione, di un Accordo e di un Programma petrolifero finora unicamente basato sull’estrazione e sul trasporto, senza nessun’altra attenzione, e quindi pianificazione, per i rischi prodotti, senza un’efficace sistema di monitoraggio ambientale delle attività poste in essere, senza un’ attenta e sistematica valutazione delle ricadute ecologiche, economiche e sociali sui territori e le comunità interessate".

   “La richiesta che avanziamo - afferma De Leo - è quella di sospendere il programma di estrazione in atto, che al momento non garantisce efficaci standard di sicurezza per l’am­biente, per le popolazioni e per i lavoratori; di riprendere, eventualmente, le attività di estrazione e trasporto solo in quelle aree che, alla luce di un’attenta e partecipata analisi e verifica della loro idoneità (non solo per la presenza del petrolio...) possano essere considerate ammissibili”.

 

Un lungo elenco di precedenti

 POTENZA - Questi gli incidenti più importanti che hanno visto coinvolte – in provincia di Potenza – le autocisterne del petrolio.

29 novembre 1996: sul raccordo autostradale Potenza-Sicignano degli Alburni (Salerno). Un’autocisterna sfonda la barriera di protezione del viadotto “Perolla”, precipita e si incendia. Il calore delle fiamme danneggia il viadotto che viene prima chiuso al traffico e poi demolito: sarà ricostruito nel giugno 1998.

21 gennaio 2000: a Viggiano una cisterna esce di strada e “perde” nel terreno circa 27 mila litri di petrolio. Nell’incidente muore l'autista.

         25 febbraio 2000: a Calvello per una guarnizione difettosa, ­da un’autocisterna escono 100 litri di petrolio.

29 febbraio 2000: a Sant'Arcangelo, un altro incidente, con una nuova fuoriuscita di greggio, provoca la chiusura per alcuni giorni della fondovalle dell’Agri.

                

L'associazione ambientalista lancia un duro attacco alla Rai

Opal: la stampa è filopetrolifera

 POTENZA- L’Osservatorio per l’ambiente lucano esprime soddisfazione per il convegno promosso a Calvello dall’Associazione Camastra Nova. L’Opal presente al convegno ha seguito con interesse gli interventi dei relatori e il dibattito che ne è seguito. L'iniziativa di Camastra Nova dimostra che l’opinione pubblica non è più disposta ad accontentarsi della scarsissima (e filopetrolifera) informazione che gli viene propinata e che ha, viceversa, necessità di informazione completa ed esauriente anche sugli aspetti “scomodi” del fenomeno petrolio e sulla favola dello sviluppo. Per questi motivi l'Opal ritiene che ciò che è emerso dal convegno di Calvello non deve andare perduto ma deve ser­vire a moltiplicare le occasioni di dibattito e di informazione e, soprattutto, a porre in essere iniziative di intervento da parte di tutte le associazioni che si prefiggono la tutela ambientale armonizzata con lo sviluppo socioeconomico. L’Opal, infine, stigmatizza “la discutibile performance del senatore Romualdo Coviello, sia dentro che fuori la sala del convegno, e la mancanza di attenzione della Rai di Basilicata che ha perso l’occasione di fare informazione sull’unico convegno non promosso e sponsorizzato dall’Eni”.

 

I dubbi sul futuro dei 240 padroncini che oggi stanno rischiando la vita per mantenere il loro posto di lavoro

Il difficile dilemma dell’oleodotto

Tutti auspicano la sua realizzazione in tempi brevi, ma sarà la giusta alternativa?

 di ANTONIO SAVINO

 POTENZA- Oleodotto sì, oleodotto no. Il dilemma ancora esiste nonostante i lavori per la sua realizzazione siano già cominciati. Un tubo lungo 136 chilometri, con una capacità di trasporto di oltre 150 mila barili al giorno. Tale capacità di trasporto corrisponderebbe alla portata teorica giornaliera di greggio estratto dai pozzi di petrolio della Val d’Agri e della Val Camastra negli anni 2002 e 2003. Il progetto prevede an­che un deposito e un terminal marino nel porto di Taranto.

Nella città pugliese dovrebbero essere realizzati anche al­tri serbatoi dalla capacità di centomila metri cubici per il greggio che arriva esclusivamente dalla Val d’Agri. La condotta se per alcuni rappresenta una soluzione “sicura” alternativa agli autotreni che trasportano il greggio, per altri invece presenta gli stessi rischi e for­se ancora di più nella malaugurata ipotesi che subisca perdite dovute a corrosione, ad attività di terzi, guasti meccanici o motivi naturali. Fatti che si­curamente presentano una casistica minima, ma quando ac­cadono può determinare danni notevolissimi. Inoltre il percor­so della condotta a ridosso di alcuni torrenti che si tuffano nell’invaso del Pertusillo metterebbe a rischio il lago artificia­le se si verificasse una eventuale perdita di greggio. Oggi il greggio che viene estratto viaggia su gomma e per certi aspetti favorisce il lavoro quotidiano di oltre 240 padroncini che hanno legato la loro economia familiare all’autocisterna. Questa, ovviamente, ha bisogno di essere meccanicamente sempre a punto proprio per evitare conseguenze tragiche come quelle già avvenute. L’autocisterna che si è capovolta ieri ad Anzi ripropone in maniera prepotente la questione sicurezza dei camionisti, ma anche del territorio e dell’ambiente. Dopo l’ennesimo incidente (il quarto nel giro di due anni) diventa assolutamente indispensabile capire quale deve essere il futuro del trasporto: la realizzazione dell’oleodotto potrebbe essere una soluzione, ma potrebbe risultare anche un boomerang sia sul piano del rischio ambientale e sia su quello occupazionale. Bisognerebbe infatti pensare sin da oggi cosa ne sarà dei trasportatori, i quali hanno dato il loro contributo anche in termi­ni di vite umane. L’oleodotto per ora è solo sulla carta perché tra i tanti comuni che dovranno consentire il passaggio del lungo "tubo" c’è chi fa resistenza sul rilascio delle concessioni e delle licenze. Centotrentasei chilometri taglieranno trasversalmente il territorio della Basilicata partendo dai comuni di Abriola, Calvello, Laurenzana, Corleto, Viggiano per poi attraversare quelli di Grumento, Montemurro, Armento, Gallicchio, Missanello, Sant’Arcangelo, Tursi, Montalbano, Pisticci, Bernalda, Ginosa, Massafra con arrivo a Taranto. Oggi però quest'attraversamento avviene attraverso la superstrada dell’Agri e la pericolosissima 106 ionica. Più di sessanta sono le autocisterne che si alternano in maniera fissa ogni giorno. In attesa dell’oleodotto sono anche i maggiori esponenti politici che a vari livelli si sono interessati del caso. In ordine di tempo si registra l’ultimo intervento del parlamentare Giuseppe Molinari il quale ha detto che è necessario affrontare il problema sicurezza soprattutto se si ha presente che i giacimenti lucani rappresentano il 10 per cento del fabbisogno energetico nazionale, di recente il “Sole 24 ore” ha stimato in 900 milioni di barili al giorno la riserva petrolifera lucana. In questo particolare momento il Governo deve farsi promotore di una azione significativa nel rendere compatibile l’attività di sfruttamento della risorsa petrolio. 

  Petruzzi: subito la condotta per il trasporto di greggio

 CORLETO PERTICARA- All’alba di ieri mattina lungo la strada statale 92 nel tratto che congiunge Laurenzana alla frazione di San Donato di Anzi, esattamente nei pressi della cosiddetta curva “Biscaglia”, un’autocisterna che trasportava petrolio da Calvello a Taranto è uscita fuori strada, bloccando per diverse ore la circolazione automobilistica e provocando notevoli danni ambientali per la fuoriuscita di petrolio, che si è riversato nel terreno sottostante e sul guard rail. Nel dare notizia dello spiacevole episodio, il presidente della Comunità montana “Camastra-Alto Sauro”, Michele Petruzzi, ha dichiarato che “per ridurre e , se possibile, eliminare i quotidiani rischi a cui il nostro territorio e la salute pubblica sono quotidianamente sottoposti a    causa di trasporti stradali di greggio è improcastinabile la rapida realizzazione dell’oleodotto a servizio dell’area del Camastra Alto Sauro, che attualmente procede a rilento”. Petruzzi ha, altresì, biasimato gli incresciosi ritardi registrati nell’arrivo dei soccorsi da parte degli organi preposti: “mentre i volontari dell’Associazione di protezione civile “Monte Siri” di Anzi sono giunti in tempo reale, solo dopo circa 4 ore dal verificarsi dell’incidente sono intervenuti gli operatori del Pronto intervento ecologico, nonostante l’apposita convenzione siglata con i consorzi degli autotrasportatori prescriva che debbano giungere sul luogo dell’incidente entro un’ora. Forse tale ritardo è dovuto al fatto che la società esecutrice del servizio ha sede a Pomarico e, sinora, ancora non ha provveduto a dislocare nel bacino territoriale interessato alle estrazioni (Camastra Val d’Agri Sauro) nessuna unità operativa di pronto intervento?”. Petruzzi ha concluso annunciando che la Comunità montana “Camastra Alto Sauro” ed il comune di Anzi, nel cui agro si è verificato l’incidente, si costituiranno parte civile per chiedere il risarcimento dei danni ambientali provocati dall’increscioso episodio. 

 

La peste nera continua a provocare guai

Il WWF alla luce dell’accordo di programma Eni-Regione rilancia le richieste

 POTENZA- Il nuovo gravissimo incidente avvenuto la scorsa notte a soli due chilometri da Anzi, in provincia di Potenza, non può che suscitare sgomento e preoccupazione per la situazione ormai insostenibile causata dalle attività di ricerca ed estrazione petrolifera in Basilicata. L’incidente, il quinto, nel gi­ro di pochi mesi, rischia di arrecare nuovi danni ambientali gravissimi, minacciando le falde acquifere ed i campi coltivati nei pressi del luogo del disastro. Tutto ciò si poteva e doveva prevedere: più volte questa associazione ha denunciato il perdurare di una situazione ad alto rischio, dovuta all’improv­visazione con la quale gli enti territoriali e la stessa Eni stanno gestendo le attività di ricerca ed estrazione, alla mancan­za di controllo e di piani di emergenza, alle centinaia di au­tocisterne che quotidianamen­te in Val d’Agri ed in Val Camastra percorrono strade di montagna a ridosso di corsi d’acqua e di sorgenti idropotabili, la cui sicurezza non potrà essere garantita dalla costruzione dell’oleodotto che a sua volta non è esente da rischi di guasti e rotture.

Il convegno, organizzato a Calvello con lo scopo primario di colmare il black out di infor­mazioni tecniche sul processo petrolifero in atto, è stato seguito con estremo interesse dalla popolazione, che ha mostrato le proprie legittime preoccupazioni constatate in molti casi sulla propria pelle. Il WWF quindi, anche alla luce del fallimento dell’accordo di programma Eni Regione, torna a richiedere: La sospensione dell’accordo Eni-Regione per gra­vi inadempienze con il blocco dell’intera attività petrolifera (realizzazione di nuovi posti, reti di reiniezione, oleodotto Viggiano-Taranto, ampliamento del centro oli di Viggiano); Sospensione dell’iter di realizzazione del centro olio Val Ca­mastra con il programma di ricerca ed estrazione ivi realizzato; Immediata perimetrazione del Parco nazionale Val d’Agri Lagonegrese e blocco immediato di tutta l’attività nelle 13 aree bioitaly dell’Unione Europea; Controllo pubblico e verifi­che puntuali sull’intero ciclo petrolifero, sui punti d’acqua, sorgenti ed invasi vulnerabili e sottoposti già ad inquinamento da alcune analisi effettuate; La pubblicazione dei dati per i quali Eni ed Agip sono ormai i­nadempienti da molti anni, nonostante l’apposita legge regionale; Creazione di un apposito fondo regionale di garanzia per fronteggiare le situazioni di emergenza ambientale e di risarcimento danni già causati a privati cittadini dalle attività di ricerca; estrazione e trasporto petroliferi, per i quali si è visto l’Eni declinare ogni respon­sabilità; Indizione di referen­dum pubblico.

 

“ Gli effetti dell’occupazione coloniale dell’Eni”

 ANZI- Si è tenuto ieri, in Val Camastra, ad Anzi un incontro sul tema “Come in guerra peggio che in guerra”. Gli effetti mortali della occupazione coloniale dell’Eni spa sulla terra di Basilicata sono gravi, reiterati e non più tollerabili, devastanti come previsti. L’incidente accorso questa mattina in agro di Anzi alle ore 4, conta, dopo quello di Viggiano, Calvello e Sant’Ar­cangelo, feriti, avvelenamento del terreno e del sottostante fiume Camastra con pericolosa esposizione della popolazione fruitrice dell’acquedotto del Camastra. Il prefetto sospenda con urgenza i transiti di autoci­sterne che come delle vere e proprie bombe chimiche vanno disarmate e messe in deposito. Il governo regionale già latitante, rientri presto alle sue responsabilità o si dimetta.

 Consiglio regionale, Mollica (Verdi): urge convocazione

 POTENZA- “Il rovesciamento dell’autocisterna in agro di Anzi se fosse avvenuto 48 ore prima avrebbe avuto gli effetti del disastro ambientale. Infatti, il punto in cui è avvenuto l’incidente avrebbe messo, con la pioggia, immediatamente in relazione il petrolio riversatosi con l’acqua della diga della Camastra”. Con queste parole ha esordito Franco Mollica dei Verdi, preoccupato per ciò che poteva accadere. “Come è noto – continua - il bacino del Camastra serve ben trenta comuni sotto l’aspetto idrico. Né vi sarebbe stata, considerata l’esiguità delle riserve, risoluzione alla fornitura idrica dei comuni interessati, e tra gli stessi Potenza. La giunta regionale non può più nicchiare sui problemi del petrolio e deve bloccare gli accordi in atto sulle estrazioni petrolifere in Val Camastra”.

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la Nuova Basilicata giovedì, 14 settembre 2000

 

Chiesta la sospensione delle attività Eni dall’Opal. Nardella: usiamo noi i benefici dei giacimenti

Petrolio, un piano contro i rischi

Il senatore Mignone chiede l’intervento dei ministri per evitare i pericoli del trasporto

 POTENZA- Un piano del governo per prevenire gli inci­denti in Val d’Agri: lo chiede il senatore dei Ds Valerio Mignone dopo l’incidente di Calvello che ha ferito gravemente un autista di autobotte e provocato il riversamento nell’ambiente di circa duemila litri di greggio.

E’ una delle tante reazioni: ieri si sono registrate anche quelle dei responsabili dell’Opal, l’Osservatorio per l’ambiente lucano, e del Centro democratico cattolico per il sociale. “Nell’anno 2000 - dice Mi­gnone - sono già quattro gli in­cidenti gravi occorsi alle autocisterne adibite al trasporto del petrolio estratto in Val d’Agri; e non si possono accettare in­differentemente, comportando essi morti, feriti, ed inquina­mento dell’ambiente, ove, tra l’altro, sorgenti d’acqua destinate ed acquedotti lucani e pug­liesi, risultate contaminate dalla fuoriuscita di petrolio dalle autocisterne, stando a quanto hanno scritto funzionari dell’Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente. Tutto ciò (e si aggiunga l’arrogante scempio dell’Abetina di Laurenzana) smentisce coloro i quali hanno affermato che l’attività estrattiva del petrolio non avrebbe turbato aria, acqua, suolo e natura nel suo com­plesso. In occasione di analogo incidente l’Eni ha tenuto a precisare: - Noi dobbiamo gestire l’attività dell’area mineraria e ciò che avviene all’interno del Centro oli. Tutto quello che avviene all’esterno è sotto la responsabilità del Consorzio lucano greggio -. Pur prendendo atto di questa precisazione, è tuttavia diffusa tra i cittadini dell’area la convinzione che ci siano inadempienze da parte dell’Eni rispetto al relativo protocollo d’intesa siglato con la Regione Basilicata”.

“Nella consapevolezza che anche la costruzione dell’oleodotto Viggiano – Taranto non eliminerà i rischi di danni ambientali (come il caso di Trecate dimostra) - conclude il senatore - le popolazioni della Val d’Agri cominciano ad esprimere qualche ostilità sulla continuazione dell’attività estrattiva., che non garantisce la dovuta sicurezza. Occorre adottare da parte dei ministeri, nell’ambito delle proprie competenze, provvedimenti immediati per prevenire simili incidenti e garantire sicurezza. Ciò premesso, si chiede se non sia necessario sospendere il programma di ricerca ed estrazione di idrocar­buri previsto per la Val Camastra, consentendo alle amministrazioni locali di acquisire in materia gli orientamenti dei propri cittadini”.

“L’Opal – dichiara Alfonso Fragomeni – è del parere che vada immediatamente sospesa ogni attività di ricerca e di trasporto del petrolio sino a quando non saranno verificate le attività sinora svolte dall’Eni e sino a quan­do non saranno adottate tutte quelle misure di sicurezza e di monitoraggio che, pur previste dall’accordo di programma, rappresentano un monumento alla grave inadempienza dell’Eni ed alla sospetta tolleranza dell’esecutivo regionale”.

“Il problema petrolio – dice Gianfranco Nardella del Centro democratico cattolico – parte dalle royalties. Noi siamo sempre più convinti che se la Lucania diventasse una regione autonoma daremo a tutti un risparmio serio e la possibilità di diminuire vistosamente il prezzo alla pompa dalle oltre 2000 lire a meno di 1000 lire, sia essa benzina o gasolio, e con l’abbattimento delle bollette di acqua, luce e gas, noi daremo una spinta ulteriore per la ripresa economica su questo territorio”.

 

Serve un progetto di tutela

Il consigliere dello Sdi, Antonio Pisani: lo elabori la Protezione civile

 POTENZA- Il capogruppo dello Sdi in consiglio regionale Antonio Pisani, a seguito dell’incidente che ha coinvolto, per l’ennesima volta, un’autocisterna con un carico di petrolio, ha proposto la messa a punto di un Piano di Protezione civile e di tutela ambientale che sia in grado di fronteggiare simili situazioni di emergenza. Ancora una volta – ha sostenuto Pisani – abbiamo corso il rischio, come è già accaduto in passato in Val d’Agri, di un grave inquinamento, questa volta ancora in maniera più preoccupante perché avrebbe interessato risorse idriche importanti e comunque un comprensorio agricolo. La Regione, con il coinvolgimento diretto delle compagnie petrolifere e delle imprese addette al trasporto del petrolio – ha chiesto il capogruppo dello Sdi – deve predisporre innanzitutto un programma di prevenzione che preveda un attento monitoraggio delle condizioni di transitabilità del sistema vario nazionale, provinciale e in alcuni comunale, interessato dal passaggio quotidiano di autocisterne e ­automezzi pesanti. In alcuni casi, è necessario individuare percorsi alternativi a quelli attuali, migliorare la cartellonistica stradale e individuare nuovi limiti di velocità, provvedere a lavori di rifacimento delle carreggiate, sino alla decisione drastica, quando si ravvisino le necessità di imporre il divieto di transito. Contemporaneamente, ciascun ente deve sapere cosa fare in caso di sciagura: da chi presta i soccorsi agli uomini a chi si occupa del ripristino ambientale, a chi svolge azioni di controllo dei danni. Altro compito importante – ha affermato Pisani – è quello relativo al “dopo disastro”, con intervento di strutture scientifiche e specializzate, sia private su incarico delle compagnie petrolifere, che pubbliche, tra le quali l’Arpab. Sono certo che questi problemi – ha affermato il capogruppo dello Sdi – troveranno un’occasione di approfondimento e successivamente di decisione nella riunione del consiglio regionale dedicata alla “questione petrolio” preannunciata dal presidente Bubbico, insieme a tutti gli altri aspetti riferiti all’aggiornamento del protocollo d’intesa Regione – Eni. Il confronto per essere costruttivo e produrre risultati concreti ha però bisogno di liberarsi da strumentalizzazioni e deve avvenire nel contesto reale della situazione, nella consapevolezza cioè che rivendicare il blocco indiscriminato di ogni attività di estrazione e ricerca è forse la scorciatoia ma non certamente una strada razionalmente percorribile.

 

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