la Nuova Basilicata lunedì 25 marzo 2002

 

Val d’Agri, gli autotrasportatori del petrolio che rischiano il licenziamento sul piede di guerra

La protesta dei camionisti

Manifesteranno a partire da oggi, per quattro giorni consecutivi

di ENZO ROMEO

 

VAL D’AGRI - Per 4 giorni, a partire da oggi, la Val d’Agri e tutto il comprensorio dei giacimenti petroliferi della Lucania, saranno interessati dalle manifestazioni del petrolio del consorzio Stl di Viggiano aderenti alla Fai (Federazione autotrasportatori italiana). La complessa vicenda che vede coinvolti gli autotrasportatori del greggio, estratto dai giacimenti della Val d’Agri, esplode dal primo giorno che "l’oro nero" viene pompato nei tubi dell’oleodotto di 58 km circa che dal Centro oli di Viggiano lo trasporterà alla raffineria di Taranto. Prima della realizzazione dell’oleodotto, che a pieno regime pomperà più di 100 mila barili di petrolio al giorno, il trasporto del greggio veniva fatto con autocisterne dal maggio 93, viaggio che vedevano impegnati gli autotrasportatori e i circa 180 autisti alle loro dipendenze giorno e notte per tutto l’anno, ma dall’ottobre  2001 con l’entrata in funzione dell’oleodotto, i viaggi si riducono drasticamente a due alla settimana per ogni autocisterna. I primi a farne le spese di questa notevole riduzione del trasporto di petrolio su gomma sono gli autisti delle autocisterne licenziati che passano da 180 a 84, mentre sui proprietari degli automezzi, tra cui 60 soci del consorzio Stl di Viggiano,  incombe la paura di restare “fermi” con le loro autobotti che costano centinaia di milioni ed alcuni di loro sono anche esposti con  le banche per l’acquisto dei mezzi. In prospettiva di un futuro incerto per gli autotrasportatori ed in seguito ai vari incontri avuti con il vice presidente della Giunta regionale e i rappresentanti Eni, per trovare una soluzione alla complessa vicenda che li vede protagonisti tenuto conto che fino ad oggi non hanno ottenuto nessun risultato di continuità dell’attività di trasporto che quindi circa 150 famiglie rischiano il loro unico reddito, da oggi ci saranno manifestazioni in tutta l’area del bacino petrolifero. Da questa mattina alle ore 6, il corteo delle autocisterne partirà da Corleto Perticara e attraverso la Saurina si immetterà sul fondo Valle dell’Agri (strada statale 598), direzione Salerno fino a Marsico Nuovo, di qui il ritorno interesserà, sempre la fondo Valle dell’Agri, fino al Centro olio Monte Alpi di Viggiano. Domani partenza alle ore 7 dal Centro oli di Viggiano attraverso la strada statale 598 e la Saurina arrivo a Corleto Perticara. Da Corleto sempre attraverso la Saurina e la fondo Valle dell’Agri direzione Viggiano paese proseguendo per Villa D’Agri attraverso la strada provinciale 11/bis e la strada provinciale 276 per far ritorno al Centro Oli di Viggiano, Mercoledì 27 partenza dal Centro oli arrivo a Corleto Perticara, nel ritorno gli automezzi giungeranno a Marsico Nuovo per ritornare al Centro oli di Viggiano, le strade interessate saranno sempre la fondo Valle dell’Agri (strada statale 598) e la Saurina. Giovedì 28 la partenza alle ore 7 da Corleto Perticara, attraverso la Saurina e la fondo Valle fino al Centro oli di Viggiano, da questo attraverso la strada statale 598 e l’attraversamento dell’abitato di Brienza, l’arrivo a Potenza, il serpentone formato da questi “bisonti della strada” uscirà a Potenza ovest interessando Viale del Basento per poi entrare sulla Basentana a Potenza est e ritornare al Centro oli di Viggiano.

la Nuova Basilicata martedì 26 marzo 2002

 

Protesta degli autotrasportatori in Val d’Agri. Previste per domani altre manifestazioni

Il lungo serpente di greggio

Sì allo sciopero dell’Associazione commercianti ed artigiani di Viggiano

 

VIGGIANO- Il petrolio fa nuovamente parlare di sé e lo fa in modo diverso, sebbene in sintonia con l'aria che si è respirata negli scorsi giorni, cioè quella dello sciopero. Infatti gli autotrasportatori del greggio del greggio della Val d’Agri tornano a protestare, e lo fanno percorrendo le principali strade della zona. Motivo dell'agitazione, la riduzione dei volumi di greggio da trasportare dal centro oli di Viggiano, dove viene raccolto il petrolio estratto dal giacimento della Val d'Agri, alla raffineria di Taranto. In particolare, gli autotrasportatori del consorzio “Stl” contestano la mancata attuazione degli accordi con l’Eni e la regione Basilicata, che prevedevano un programma di sostegno (utilizzando parte dei diritti di sfruttamento sulle stazioni della Val d’Agri) per la riconversione del greggio, e l’impiego di alcuni trasportatori in altre attività di trasporto di carburanti dell’Eni. Gli autotrasportatori hanno percorso con le autobotti alcune strade della Val d’Agri e hanno sostato nell’area del parcheggio del Centro oli “Monte Alpi di Viggiano”. Il programma della protesta prevede domani, mercoledì, altri percorsi in Val d’Agri, mentre giovedì 28 gli autobotti raggiungeranno Potenza. Nello scorso mese di ottobre gli autotrasportatori, dopo l'entrata in esercizio dell'oleodotto della Val d'Agri, avevano fatto alcuni scioperi che furono sospesi dopo un accordo con l’Eni e la Regione. Attualmente dal giacimento della Val d'Agri- che ha riserve per 480 milioni di barili e a regime produrrà oltre 100 mila barili al giorno per venti anni- vengono estratti circa 60mila barili al giorno di greggio. E lo sciopero degli autotrasportatori non è passato inosservato, per più di un motivo: tra quelli più interessanti l'adesione “morale” alla manifestazione da parte dell'associazione commercianti ed artigiani di Viggiano, che, come si legge in un loro comunicato, “non possono non prendere atto della gravità della situazione venutasi a creare”.

 

Gli autotrasportatori hanno accumulato eposizioni bancarie

Debiti per oltre 10 miliardi

 

POTENZA- Il Consorzio “Stl” è composto da 225 persone, suddivise in 144 dipendenti ed 81 titolari di impresa o collaboratori familiari, tutti residenti in Basilicata. Il fatturato complessivo è pari a circa 14 milioni di euro (quasi 27 miliardi di lire);oltre il 50per cento è da attribuirsi al trasporto di petrolio greggio e di questa quota l’87 per cento è dovuto all’attività svolta per le aziende del gruppo Eni. Il costo storico degli automezzi di proprietà dei consorziati è di 20,1 miliardi di lire e la quota capitale finora pagata dei mezzi posseduti a titolo di locazione finanziaria è di 5,5 miliardi di lire. L’indebitamento e gli impegni complessivi ammontano- secondo dati che risalgono al mese di dicembre scorso- a 10,8 miliardi di lire, di cui 3,2 miliardi per debiti a medio e lungo termine e 2 miliardi per debiti a breve. E’ proprio la situazione debitoria che preoccupa maggiormente gli autotrasportatori. Va sottolineato che gli investimenti effettuati dal Consorzio nel corso di questi ultimi anni ha riguardato, in modo particolare, proprio i mezzi dedicati al trasporto di greggio.

 

Collazzo, Mollica e Belisario

Troppi dubbi

Sull’incidente al Centro Oli

 

La polemica dopo i recenti fatti accaduti al Centro Oli di Viggiano non accenna a placarsi. In particolare i consiglieri regionali Dino Collazzo (Prc), Francesco Mollica (Verdi) e Felice Belisario (Italia dei Valori) hanno diffuso una nota di sui “troppi dubbi” provocati dall’incidente che un autentico atto di accusa sull’operato dell’Eni e di riflesso sull’operato della Regione. Partiamo dagli interrogativi sollevati: perché fino al pomeriggio inoltrato di martedì 19 nessuna autorità competente era stata avvisata dell’accaduto?

Perché il sistema di controllo si è attivato solo allorché alcuni esponenti di Rifondazione Comunista si sono recati sul luogo dell’incidente nel pomeriggio del 19 marzo ed i consiglieri Collazzo e Mollica hanno avvertito gli organi competenti? Se è vero che l’ENI si è autodenunciata, così come riferiscono alcuni mezzi di stampa, perché i Carabinieri di Viggiano, raggiunti telefonicamente nel pomeriggio del 19 marzo, solo a seguito di tale contatto hanno detto che si sarebbero allertati, così come hanno fatto immediatamente? Perché l’Eni ha cercato in ogni modo di tenere nascosta la notizia o per lo meno di rendere pubblici i fatti solo dopo che sul posto erano stati fatti intervenire, all’insaputa di tutti, mezzi meccanici e uomini col malcelato tentativo di ridurne gli effetti visivi della fuga di olio? Perché le forze di polizia intervenute sul posto si sono limitate a qualche rilievo? Perché non è stata posta sotto sequestro l’intera area interessata dallo sversamento’ Perché non si è posto sotto sequestro l’impianto per accertare le cause che hanno determinato la fuga? Perché il petrolio è finito nello scolo delle acque bianche? Forse non si è trattato solo di una manovra errata? Ancora Collazzo, Mollica e Belisario Si chiedono: perché l’Eni non ha ottemperato nei termini di legge all’obbligo di notifica imposto dal regolamento per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati? Possiamo fidarci- si chiedono Collazzo, Mollica e Belisario – del sistema di controlli come sinora immaginato e attuato? Possiamo fidarci di un impianto che non riesce ad evitare una fuga di olio in quantità considerevole solo perché si apre o si chiude una chiave sbagliata? Possiamo tollerare ancora che l’Eni controlli sé stesso? Possiamo ritenere attendibili le notizie che l’Eni stessa diffonde senza che nessuno possa verificarle? Possiamo esporre le popolazioni a rischi rilevanti, così come l’ultimo fatto dimostra (nel quale solo per una serie di circostanze si è forse evitato l’inquinamento di acque destinate alla potabilizzazione e alla irrigazione)? Questi dubbi dimostrano- a parere dei tre consiglieri- che la questione petrolio in Basilicata non è affatto chiusa e che anzi solo ora forse comincia a prendere davvero coscienza di ciò che le perforazioni rappresentano per le popolazioni lucane. E’ richiesto quindi a tutti uno straordinario impegno per ­riportare la vicenda in un ambito accettabile di discussione e di confronto, per verificare senza ipocrisie i costi e i benefici (sempre meno consistenti) di una operazione nata male. La Regione Basilicata deve rivendicare fino in fondo il proprio ruolo di ente preposto alla programmazione del suo sviluppo e del suo territorio, rimettere in discussione gli accordi conclusi, dimostrare all’Eni e al Governo che non accetta un ruolo subalterno, opporsi alla apertura di nuovi pozzi, garantire la sicurezza e controlli efficienti e non apparenti.

la Nuova Basilicata mercoledì 27 marzo 2002

 

Ma la trattativa si sblocca. Il tre aprile incontro tra i rappresentanti Eni, Atriplex e De Filippo

I camionisti non si fermano

Gli autotrasportatori ribadiscono le proteste di oggi in Val d’Agri e di domani a Potenza

Contestano contro il calo del greggio da trasferire a Taranto. Disapprovano il mancato impiego in altre attività commerciali

 

VIGGIANO- Per il secondo giorn­o consecutivo gli autotrasportatori del consorzio “Stl”, ieri, hanno percorso le principali strade della Val d’Agri per protestare contro la riduzione dei volumi di greggio da trasportare dal Centro Oli di Viggiano. Gli autrasportatori- che lamentano l'entrata in esercizio dell’oleodotto tra il Centro Olii e la raffineria dell'Eni di Taranto una riduzione di ricavi da circa un milione a 200 mila euro al mese- contestano la mancata attuazione di accordi con l’Eni e la Regione sulla riconversione delle autobotti e l’impiego di alcuni autotrasportatori in altre attività di trasporto di carburanti dell’Eni. Attualmente dal giacimento della Val d'Agri- che ha riserve per 480 milioni di barili e a regime ne produrrà oltre 100milioni per 20 anni- vengono estratti circa 60mila al giorno di greggio. Tra il Centro Oli di Viggiano e la raffineria di Taranto è stato costruito un oleodotto con una capacità di trasporto di oltre 150mila barili al giorno di greggio. Un incontro per risolvere la vertenza degli autotrasportatori è stato poi convocato dal vicepresidente della giunta regionale della Basilicata, Vito De Filippo, che ha la delega per le questioni collegate alle estrazioni petrolifere, il prossimo 3 aprile a potenza. All’incontro parteciperanno oltre a De Filippo, dirigenti dell’Eni e dell’Atriplex, società di logistica del gruppo Eni. “ Siamo fiduciosi- hanno affermato i dirigenti del consorzio “Stl” che riunisce gli autotrasportatori- che dall’incontro usciremo con un risultato concreto e positivo e dal 2 aprile fermeremo le manifestazioni di protesta e ritorneremo al carico. Se dal­l’incontro non avremmo dei buoni risultati nella settimana successiva inizieremo nuovamente con delle manifestazioni in luoghi im­portanti e strategici”.

Gli autotrasportatori hanno confermato sia la manifestazione oggi sia quella di domani a Potenza.

 

Fuoriuscita

Chiurazzi ha disposto più controlli

 

POTENZA – L’errata manovra di scarico di un bacino di contenimento potrebbe aver innescato la fuoriuscita di olio greggio nel canale consortile delle acque meteoriche dell’area industriale di Viggiano. A tale conclusione si è giunti dopo un sopralluogo disposto dall’assessore all’Ambiente Carlo Chiurazzi. Funzionari regionali, responsabili dell’Eni e dell’Arpab hanno constatato la presenza di olio sia in un tratto terminale delle condotte delle acque piovane sia in una vasca, collegata al depuratore del Consorzio di Bonifica Alto Val d’Agri. Chiurazzi comunica che al momento è in corso la rimozione del terreno interessato dal greggio e che non appena saranno disponibili i dati analitici sulle acque e sui sedimenti si potrà, con maggiore esattezza, determinare l’estensione del danno e quantificare le azioni di ripristino. Chiurazzi ha disposto l’incremento della frequenza di prelievo e di analisi nei punti già definiti dal piano di monitoraggio in atto nella Val d’Agri e l’installazione di una stazione di monitoraggio suppletiva ubicata lungo il corso d’acqua che collega il depuratore al fiume Agri.

 

 

Val d'Agri, i Ds illustrano i contenuti dell’accordo

di ENZO ROMEO

 

GRUMENTO NOVA- Per presentare le nuove opportunità di finanziamento offerte dall’attuazione dell’Accordo di programma sul petrolio e analizzare lo stato di avanzamento della procedura di attivazione, si è svolto nei giorni scorsi al Likos Hotel di Grumento Nova, un incontro pubblico organizzato dalla locale sezione e dai Ds della Val d’Agri. Sono stati illustrati, dal vice presidente della Comunità montana della Val d’Agri, Antonio Imperatrice, le linee guida contenute nel documento programmatico. Negli interventi successivi, è stato sottolineato che una delle condizioni necessarie per garantire l’attuazione dell’Accordo è che esso sia condiviso e assimilato dalle comunità locali e dai rappresentanti del mondo produttivo. Da parte dell’assessore alle Attività produttive, Rocco Vita, è stato ribadito che le risorse finanziarie previste dall’Accordo sono aggiuntive a quelle di

Altri strumenti di finanziamento tra i quali, in primo luogo, il Por 2000-2006, ma che dovranno essere utilizzate in una strategia di integrazione che non crei un sistema di competitività e sovrapposizione. Alla manifestazione erano presenti un gruppo di lavoratori iscritti ai Sindacati Cgil-Cisl-Uil del Consorzio di bonifica della Val d’Agri, e un loro rappresentante è intervenuto per denunciare lo stato di precarietà e di abbandono dell’Ente da parte delle istituzioni e la mancata corresponsione di cinque mensilità. Nel suo intervento, l’onorevole Antonio Luongo, ha espresso la sua solidarietà ai lavoratori del Consorzio ed il suo interessamento per ricercare uno sbocco alla crisi dell’Ente. I lavori sono stati conclusi dal segretario provinciale del partito Nardozza.

la Nuova Basilicata giovedì 28 marzo 2002

 

Oggi la carovana arriva a Potenza. Il 3 aprile prossimo nuovo vertice fra Regione e Eni

“Maledetto oleodotto”

Viggiano, la disperazione degli autotrasportatori di greggio in sciopero

dall’inviato NICOLA MELFI

 

VIGGIANO- Pasquale Viceconte ha due baffoni stile Ottocento che incorniciano un viso rubicondo. Simpatico. Ma arrabbiato. "Maledico il giorno in cui mi sono imbattuto in quest’avventura", si accalora. Quarantasei anni, quattro figli, ex meccanico di Viggiano, è uno degli ottanta autotrasportatori di greggio che oramai vedono giorno dopo giorno il posto di lavoro col lanternino. E’ appena sceso dal suo Tir, sul piazzale antistante il Centro Oli messo in piedi dall’Eni, appena terminata un’altra giornata di protesta itinerante. Iniziato il 24 marzo scorso, lo sciopero terminerà stamani con l’ultima tappa in programma. Partenza da Corleto Perticara, passaggio per Potenza Ovest lungo la Basentana e arrivo, come da copione, a Viggiano. Nei giorni scorsi, invece, è stata battuta a tappeto l’intero comprensorio della Val d’Agri. "Svolgevo la mia attività in maniera tranquilla- incalza Viceconte- finché non mi è balenata l’idea di avventurarmi nel trasporto del petrolio. Un’idea affascinante, innovativa, senza tralasciare le buone opportunità di guadagno. Solo sulla carta, però". Insieme ad altre ottanta persone, Viceconte fa parte del superconsorzio Stl voluto fortemente dall’Eni e costituito nel 1993. Ottanta lavoratori, che fra poco più di un mese dovrebbero starsene a casa. Stavolta in maniera definitiva. "Il problema di fondo- dice Maurizio Mastrantuoni- è che con la chiusura delle postazioni di greggio a Viggiano, Calvello e Pisticci, per gli autotrasportatori l’unica certezza per poter continuare l’attività resta Corleto Perticara. Ma l’Eni è irremovibile: con la messa a regime dell’oleodotto, anche per quest’ultima postazione non resta che la chiusura. E, dunque, anche per noi finiscono le ultime speranze". Una vertenza relativa alla riduzione del volume di greggio trasportato alla raffineria di Taranto che farebbe crollare il volume di ricavi a duecentomila euro mensili. L’esatto contrario rispetto ai 480 milioni di barili che fanno parte della corposa riserva del giacimento valdagrino. Dove attualmente vengono estratti qualcosa come 60 mila barili ogni giorno e che nei prossimi venti anni ne garantirà 100 mila. “Chiediamo soltanto il rispetto degli accordi”, esclama il vicepresidente del consorzio Giuseppe Di Dio, da Corleto, oltre 30 anni trascorsi a bordo di un camion. Dire che ce l’ha con l’Eni, appare scontato. Parole di fuoco soprattutto nei confronti dell’Atriplex, società logistica del gruppo. “Ci hanno illusi, sfruttati e dopo averci spremuti come limoni adesso ci buttano via”, dichiara con una punta di comprensibile amarezza. “Che ne faremo adesso del nostro parco mezzi?”, si riscalda Pasquale Bellizzo, di Roccanova. “Si rende conto che per ogni mezzo nuovo adibito al trasporto Adr, vengono spesi circa 300 milioni di lire?” Tir che ogni due, tre anni al massimo vanno messi da parte”. Giuseppe e Michele Russo entrambi di Paterno, fanno spallucce solo a sentire parlare di riconversione. A quest’ultimo servono pochi anni di contributi per potersene andare in pensione. Con il lavoro a singhiozzo come viene effettuato da qualche tempo a questa parte, lo sconforto aumenta. Ancor più se pensa ai due dei suoi sei figli che lo hanno seguito in quest’attività. Stesso discorso per Giacomino Notarfrancesco, Remo, di 27 e Ugo di 23 anni sbarcano il lunario dividendosi quattro viaggi a testa, direzione Taranto, al mese. Maurizio, il maggiore, ha scelto di andarsene: Ravenna. “Sui diciotto miliardi che il nostro consorzio ha chiesto in leasing- spiega Domenico Fortunato, contabile del consorzio Stl - ne restano da pagare altri dodici".

Nel frattempo, la Stl, tanto per gradire, ha già provveduto a lavorare di cesoia: 150 i dipendenti licenziati.  "Basterebbe che l’Eni estrapolasse il 4 per cento nell’intero business e per noi sarebbe la salvezza.  Comprese tutte le unità fatte uscire dal circuito occupazionale”, tiene a precisare Francesco Gurano, di Scanzano Jonico. A detta di Vincenzo Savino, originario di San Giorgio Lucano, ma residente a Taranto, la questione va affrontata interamente sul piano delle royalties. “Se Eni e Regione prenderanno a cuore l’accordo di programma qualcosa potrà cambiare. Io ci spero poco”, sospira trincerandosi nel consunto piumino blu per proteggersi dall’inaspettato freddo pungente, di questa strana primavera. Si attendono “risultati concreti dal nuovo vertice in programma a via Anzio, il 3 aprile. Altrimenti si ritornerà alla carica.

La disperazione di questa gente si chiama oleodotto. Un serpente di acciaio capace di

ingurgitare l’equivalente di 150 mila barili quotidiani. Tanti quanti gli autotrenisti della Stl garantirebbero insieme ai loro bisonti. Su strada, però. Con la certezza, almeno, di portare a casa un tozzo di pane.

 

 

Si discute sull’autorizzazione all’Eni di aprire alcuni pozzi di petrolio

Scontro aperto a Laurenzana

Polemiche fra “Camastra Nova” e il sindaco Martoccia

di ROCCO NIGRO

 

LAURENZANA- E’ scontro aperto tra l’Associazione Ambientalista “Camastra Nova” che, vede come massimo sostegno il “dipietrino” Gaetano Cantisani, il sindaco del posto Rocco Martoccia e gli esponenti regionali Mollica e Belisario. Oggetto del contendere, la paventata ipotesi del rilascio da parte del sindaco di un’autorizzazione che consentirebbe all’Eni l’apertura di alcuni pozzi petroliferi in località “Caperrino-Fazzatore” nel territorio di Laurenzana. Uno scontro quest’ultimo che, stando almeno a quello che sostiene l’esponente di “Camastra Nova” si è maggiormente inasprito per via dell’atteggiamento omertoso assunto dal primo cittadino che, pur di avere qualche “lenticchia” in più nel bilancio dell’ente vorrebbe consentire all’Eni l’estrazione petrolifera in questa zona di interesse naturalistico. Non solo, ma secondo Geatano Cantisani, la zona in questione sarebbe stata lasciata appositamente al di fuori dal nascente Parco Nazionale della Val d’Agri – Lagonegrese proprio per consentire la perforazione di pozzi di petrolio. Accuse e ipotesi quest’ultima che non potevano non scatenare nei cittadini e nelle forze politiche di questo centro la paura di ritrovarsi dalla sera alla mattina un pozzo di petrolio alle spalle senza aver potuto esprimere in merito la propria opinione. Così come accadde qualche anno fa per l”Abetina”, uno dei pochi esempi dell’Italia meridionale di bosco misto di cerro, faggio e abete bianco segnalata dalla società di Botanica Italiana come biotipo di rilevante interesse naturalistico, su cui l’Eni aveva messo le mani e sul quale, grazie al tempestivo intervento da parte dei cittadini delle forze politiche locali, del primo cittadino e delle associazioni Ambientaliste, non riuscì a concretizzare quel progetto. Oggi invece, come dicevamo, le accuse di Gaetano Cantisani nei confronti del primo cittadino Martoccia nascono dal fatto che a dire dello stesso Cantisani il sindaco non gradisce i confronti, ama i vaniloqui consumati nel distacco di una chiesa, dove sa di non dover affrontare contraddittori e dove si rende conto di non dover dare per forza delle risposte ai suoi amministrati. Questo è ciò che è successo domenica scorsa al centro Polifunzionale, dove i cittadini lo aspettavano per avere delle risposte. Risposte che- stando sempre a quello che sostiene Gaetano Cantisani- in realtà sono state fornite dai consiglieri regionali, Mollica e Belisario, presenti a questo incontro i quali, con un atto di coerenza hanno espressamente dichiarato di far inserire la zona interessata all’interno del nascente parco, anziché preferire la strada del petrolio che come tutti sanno non porta grandi benefici, se non quelli di disastri ambientali, non ultimo quello accaduto qualche giorno fa al centro oli di Viggiano. Ma sulla questione petrolio- aggiunge il sostenitore dell’associazione ambientalista Camastra Nova che da anni si batte per preservare la zona del Camastra da attacchi all’ambiente- la nostra posizione è chiara.   Siamo contro perché l’attività e­strattiva come si è percepito dai paesi del circondario non ha portato assolutamente grandi benefici a livello occupazionale. Anche la stessa intesa di programma Eni-regione Basilicata si è rivelata bugiarda. Insomma, il petrolio secondo l’esponente di Camastra Nova - non porta benefici per questa zona interna che annovera uno dei tassi di disoccupazione più alti. Quello invece cui Camastra Nova chiede per “Caperrino e Fazzatora” – conclude Gaetano Cantisani - è un progetto BiosOasi per la coltivazione di piante officinali e relativi impianti di trasformazione per l’ottenimento di prodotti naturali destinati ai settori: farmaceutico, cosmetico ed agroalimentare, sottoposto da seri investitori del nord ed in grado di garantire, contratti alla mano, decine di posti di lavoro stabile.

Probabilmente il sindaco aveva già in animo l’accordo con l’Eni e non ha creduto a questa opportunità. Intanto rispetto a queste accuse, il primo cittadino di Laurenzana non perde tempo e per via telefono dopo pochissimi minuti dalla conclusione del convegno contatta il cronista. –Chiedo senza mezzi termini le dimissioni dei consiglieri di maggioranza Mollica e Belisario, a maggior ragione del presidente della IV commissione ambiente, Francesco Mollica- dice Rocco Martoccia-. In quanto non conoscono la procedura di autorizzazione all’apertura di nuovi pozzi petroliferi. Le procedure di valutazione di impatto ambientale le autorizza e le valuta la Regione Basilicata non il sindaco di Laurenzana. Ed aggiunge - se i due consiglieri ritengono di non dover consentire all’Eni la perforazione dei pozzi in questione hanno le competenze e gli strumenti per bloccare in sede regionale le autorizzazioni. Inoltre, piuttosto che fare demagogia, per una questione di coerenza, loro personale, avrebbero già dovuto farlo per i pozzi di Corleto e Calvello. Perché non è stato fatto? Per quanto riguarda l’amministrazione comunale di Laurenzana allo stato attuale non ha prodotto alcun provvedimento amministrativo che consente l’Eni di fare pozzi esplorativi nel territorio di Laurenzana. Ad ogni modo- conclude il sindaco Martoccia- l’amministrazione comunale si riserva di valutare attentamente e nell’interesse dei cittadini e dell’ambiente qualsiasi richiesta che dovesse pervenire da parte dell’Eni. Intanto, su questa vicenda non è facile prevedere gli sviluppi futuri. Si sa soltanto che il petrolio in questa zona, e il Comune di Calvello ne è un esempio concreto, non ha portato grossi benefici ma soltanto qualche incidente che ha creato un forte impatto ad un territorio sano ed incontaminato.”

 

Il Wwf: “Approfondire l’istruttoria sull’incidente”

 

POTENZA- "In relazione al grave incidente avvenuto nel centro olio di Viggiano, siamo soddisfatti per l’avvenuta approvazione in Consiglio regionale della mozione dei consiglieri Mollica, Collazzo e Belisario”. Lo afferma Angela Risucci, presidente regionale del Wwf. “La mozione- aggiunge Risucci- evidenzia una serie puntuale d perplessità sulle modalità dell’incidente e sulla dinamica dei fatti così come sino ad ora esposti dall’Eni e chiede un impegno della Giunta Regionale per intraprendere tutte le azioni necessarie ai fini della salvaguardia della salute dei cittadini, dell’ambiente e della tutela delle acque, nonchè l’intervento quale parte offesa nell’eventuale procedimento penale che dovesse instaurarsi a carico dell’Eni per violazione di norme penali”. "Il Consiglio Regionale- conclude- ha deciso entro 48 ore la convocazione della Commissione Ambiente per approfondire l’istruttoria sull’incidente: il WWF chiede pertanto che siano resi noti alla popolazione i risultati dei lavori della commissione".

articoli tratti da la Nuova Basilicata Venerdì 29 marzo 2002

 

 

Gli autotrasportatori, con 50 mezzi, hanno sfilato per le strade del capoluogo potentino

I tir assediano la città

Il serpentone delle autobotti non ha creato grandi problemi

 

POTENZA- Circa 50 autobotti per il trasporto del petrolio estratto dal giacimento della Val d’Agri hanno percorso ieri alcune strade di Potenza nell’ambito delle manifestazioni di protesta, cominciate lunedì 25 marzo, contro la riduzione dei volumi di greggio da trasferire alla raffineria di Taranto dopo l’entrata in esercizio dell’oleodotto della Val d’Agri. La manifestazione si è svolta senza incidenti ed anche l’impatto sul traffico della città- secondo il comando della polizia municipale- è stato contenuto. Gli autotrasportatori contestano la mancata attuazione di accordi con l’Eni e la Regione Basilicata sulla riconversione delle autobotti e l’impiego di alcuni autotrasportatori in altre attività di trasporto di carburanti dell’Eni. Per risolvere la vertenza la Regione Basilicata ha convocato un incontro il prossimo 3 aprile a Potenza “siamo fiduciosi - hanno affermato i dirigenti del Consorzio degli autotrasportatori - che dall’incontro usciremo con un risultato concreto e positivo e dal giorno 2 aprile fermeremo le manifestazioni di protesta e ritorneremo al carico. Se dall’incontro non avremo dei buoni risultati hanno aggiunto - nella settima successiva inizieremo nuovamente con delle manifestazioni in luoghi molto più importanti e strategici”. Attualmente dal giacimento della Val d’Agri- che ha riserve per 480 milioni di barili e a regime produrrà oltre 100mila barili al giorno per 20 anni- vengono estratti circa 60mila barili di greggio. Tra il centro oli di Viggiano e la raffineria di Taranto è stato costruito un oleodotto con una capacità di oltre 150 mila barili al giorno di greggio.

 

 

L’amministrazione comunale condivide i motivi dello sciopero

Solidali con gli autotrasportatori

Il sindaco di Viggiano è con i camionisti e ha deciso di sostenerli

 

VIGGIANO- L’amministra­zione comunale di Viggiano esprime piena solidarietà e ha deciso sostegno agli autotrasportatori del superconsorzio Trasporti lucani, condividen­do le ragioni che li hanno indotti a organizzare manifestazioni di protesta e a bloc­care per alcuni giorni i servizi di trasporto petrolifero, quella esigua quantità ormai loro rimasta, dopo la messa in esercizio dell’oleodotto Viggiano- Taranto. Lo stato di agitazione in corso e il disagio manifestato dagli autotrasportatori sono la punta dell’iceberg e l’indice di una situazione di sofferenza che pervade l’intero territorio realizzata, anche a causa dei forti ritardi con cui vengono attuati gli interventi previsti dal protocollo d’intesa Eni- Regione Basilicata. Così, lo sfruttamento del petrolio non viene compensato in maniera adeguata, con la creazione di posti di lavoro definitivi. Fino ad oggi, tutto è stato e rimane precario, come, appunto, il lavoro degli autotrasportatori; e quando, entro due anni, saranno completate le opere di realizzazione del Centro Olio, quelle di costruzione delle reti di raccolta e le perforazioni degli ultimi pozzi, che sarà della manodopera che vi è stata impiegata? Una risposta bisogna già prepararla. Pertanto, occorre sin da ora provvedere a creare le opportunità di un lavoro stabile nell’indotto petrolifero e in settori che prescindono dalla coltivazione degli idrocarburi, in una prospettiva di sviluppo integrato ed ecocompatibile utilizzando tutte le risorse del territorio e i benefici derivanti dal petrolio, a cominciare dal piano d’impiego delle royalties 2000-2006. La lotta degli autotrasportatori, oltre ad avere una valen­za per se, diventa, in questo momento emblematica per il futuro dell’intero territorio, che si deve preparare con tutti gli strumenti possibili, a passare da una occupazione precaria, legata all’attività estrattiva, ad una stabile, non necessariamente dipendente da essa, anzi... il petrolio, che va ad esaurirsi, deve rappresentare solo una occasione, una marcia in più per il decollo, speriamo definitivo, di quest’area verso lo sviluppo. Quanto agli autotrasportatori, non è possibile che davanti ad un giacimento come quello della Val d’Agri, il più grande d’Europa su terra ferma, di fronte ad una società come l’Eni e in particolare l’Agip petroli, che ha un volume straordinario di movimentazione di prodotti petroliferi, davanti ad un’intesa già esistente Eni-Regione, ed una in via di definizione con altre società petrolifere per il Trend 2 (Tempa Rossa), non si trovi una soluzione alle loro legittime e responsabili rivendicazioni, che contengono la sorte di tante famiglie e una parte delle speranze di sviluppo delle popolazioni di questo territorio. L’amministrazione comunale, nel ribadire il proprio sostegno e nell’auspicare l’esito positivo della lotta, confida nell’impegno, già manifestato, della Giunta Regionale e nella disponibilità dell’Eni ed in particolare dell’Agip Petroli.

Piena solidarietà ai manifestanti

Commercianti e artigiani approvano la protesta

 

VIGGIANO- L’associazione commercianti e artigiani di Viggiano preso atto della grave crisi nella quale versano, aderisce allo sciopero degli autotrasportatori lucani. Sciopero che è partito dalle ore 24 di ieri. L’associazione si fa portavoce dell’inaccettabile situazione nella quale versa l’economia della Val d’Agri e di tutta la Regione Basilicata ed è pronta ad intraprendere azioni adatte a sensibilizzare una soluzione positiva ai problemi che di volta in volta verranno centrati. Promesse … promesse… sempre promesse. Di fronte ad una situazione che diventa di volta in volta più difficile. La nostra posizione è pienamente solidale con tutti gli autotrasportatori della zona. Noi siamo pronti a farvi eco, siamo pronti a lottare con voi, non solo per ribadire i vostri interessi ma perché siamo convinti che gli interessi coincidano, vogliamo le stesse cose, una seria e premurosa programmazione da parte degli enti competenti, una discussione degli accordi di programmi, un’attenzione verso le problematiche relative alla sicurezza dei Centri Oli, un monitoraggio ambientale serio preciso ed al di sopra delle parti, un ritorno consistente per la popolazioni maggiormente coinvolte nel processo estrattivo, e sapete perché? Perché siamo i lucani quelli che hanno sconfitto i romani, quelli che Briganti e Passanante hanno fatto tremare l’Italia.  

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