RESOCONTO DELLA TAVOLA ROTONDA SULLA RIFORMA DELLA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI

svoltasi al Senato il 10 aprile 2002, organizzata dalla Campagna per la riforma della Banca Mondiale e da Friends of the Earth International

 

 

Partecipanti alla tavola rotonda: Francesco Martone (sen. Gruppo Verdi), Antonio Tricarico e Jaroslava Colajacomo (Campagna per la Riforma della Banca Mondiale), Laura Radiconcini (Amici della Terra), Alfonso Fragomeni e Nicola Forliano (SOS Lucania), Klaus Schilder (WEED, Germania), Magda Stoczkiewicz (FOE International e CEE bankwatch), Daniela Sacchi (responsabile relazioni esterne per l’Italia, BEI), Bruno Lago (responsabile infrastrutture, BEI Italia)

 

Hanno raggiunto la tavola rotonda: Massimo Gubbiotti , assistente dell’On. Ermete Realacci.

 

In NERETTO sono evidenziate le raccomandazioni alla BEI da parte delle ONG.

In allegato sono contenuti i documenti che sono stati presentati dalle ONG all’inizio della tavola rotonda (esclusi i documenti sul caso della Val d’Agri)

   

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La tavola rotonda è stata aperta dal Sen. Francesco Martone che è intervenuto chiedendo alla BEI di impegnarsi affinché nel processo Post-Laken si possano garantire gli obiettivi di creare un ambiente sostenibile. Attraverso il raggiungimento degli obiettivi di trasparenza, partecipazione e indirizzo dei cittadini.

Anche la questione del fondo d’investimenti previsto dal mandato di Cotonou deve essere attentamente monitorata essendo legata alla più ampia questione della Finanza per lo sviluppo.

Tra i problemi che emergono quello della  partnership pubblico-privato. Non è ancora chiaro infatti quali saranno le garanzie della BEI al settore privato in questo contesto.

Inoltre, e anche dal lavoro svolto del Parlamento Europeo sulla BEI lo scorso anno, emergono alcune carenze nella considerazione degli impatti ambientali dei progetti finanziati dalla BEI. Un esempio in Italia può essere costituito dalla riforma della legge sulla VIA che verrebbe adottata con la nuova Legge Lunari. Nel caso che la legislazione italiana in materia divenisse meno restrittiva di quella europea, che posizione prenderebbe la BEI? Finanzierebbe per esempio il ponte sullo stretto di Messina?

 

Una ultima preoccupazione consiste nella valutazione del tasso di ritorno finanziario ed economico. Questa valutazione attualmente manca ancora e questo fatto è grave nel contesto di Cotonou.

 

Antonio Tricarico della Campagna per la riforma della Banca Mondiale ha introdotto i meccanismi di dialogo sui quali si sarebbe strutturata la tavola rotonda sottolineando come per coloro che lavorano per una riforma sia fondamentale il confronto con le istituzioni. In questa direzione è stato un vero peccato che il dipartimento affari internazionali del Ministero dell’economia e delle Finanze diretto dal Dott. Bini-Smaghi non fosse presente alla tavola rotonda, per permettere di capire meglio quella che è la politica italiana all’interno della BEI.

Per quel che riguarda invece i rapporti delle ONG con la BEI Tricarico ha sottolineato come la CRBM sia stata parte del processo di consultazione internazionale attraverso il quale la BEI sta imparando come procedere nel dialogo con la società civile. Un passo importante dal momento che la BEI ha un ruolo di primo piano nel processo di globalizzazione finanziaria e poiché  la BEI ha  un grande portfolio di investimenti.

La CRBM si è iniziata ad occupare della riforma della BEI per la necessità di focalizzarsi sul contesto europeo, capire le direzioni del governo italiano, seguire tutti gli investimenti pubblici e privati che portano con sé le problematiche ambientali e sociali ma che mancano di un quadro organico di sviluppo. La BEI ha infatti un ruolo molto particolare che si è esteso oltre i paesi membri, per esempio con l’accordo di Cotonou .

La tavola rotonda è oggi il primo passo. Le ONG daranno infatti seguito a questo evento con la BEI stessa ma anche con il Ministero del Tesoro.

 

 

Daniela Sacchi della BEI sottolinea che la banca ha già organizzato 5 incontri e due tavole rotonde con le ONG. Questo significa che alla BEI prestano molta attenzione per migliorare la loro attività. La dottoressa Sacchi si rammarica invece che i documenti presentati durante la tavola rotonda non siano stati inoltrati prima ai partecipanti. Le ONG rispondono che si tratta solo della traduzione italiana di documenti già diffusi a livello internazionale dalle ONG.

 

 

Magda Stoczkiewicz di Friends of the Earth International e CEE bankwatch, e che ha coordinato la campagna a livello internazionale negli ultimi 5 anni interviene sulla campagna contro il nuovo aumento di capitale della BEI previsto per il giugno del 2002.

Le aree problematiche individuate dalle ONG sono le seguenti: mancanza di standard ambientali e sociali; mancanza di trasparenza ed accesso alle informazioni; staff e competenza insufficienti basso livello di tutela ambientale;  Prestiti Globali senza supervisione;  Leadership part-time.

Per molti anni la BEI ha pubblicato solo i comunicati stampa con le informazioni sui progetti ed anche oggi la lista di progetti presenti sul sito non è completa. La politica d’informazione al pubblico, se comparata con quella di altre istituzioni, è molto carente. Anche le informazioni sui Global Laons sono state tenute segrete per molti anni e anche quali fossero i criteri che la banca applicava per questo tipo di prestiti.

 

I dettagli sulle aree che necessitano riforma e le raccomandazioni delle ONG per il prossimo aumento di capitale elencati da Magda Stoczkiewicz si possono trovare nel documento allegato dal titolo “perché tanta agitazione?”.

 

 

Per tutti questi motivi le ONG hanno collegato l’aumento di capitale con la richiesta di riforme.  Deve aumentare la capacità della banca di rispondere alle istituzioni europee. Rapporti più chiari devono intercorrere anche con la Corte dei Conti europea e con OLAF. Questo significa che devono essere controllati tutti i fondi della BEI e non solo quelli dei paesi membri. C’è la necessità di un ombudsman come quello dell’IFC della Banca Mondiale soprattutto perché gli “Accession” e i “Third Countries” non possono avere accesso all’Ombudsman europeo.

 

Nel 1996 la EIB ha creato la cosiddetta Unità di Valutazione Interna . E’ ora importante rafforzare questa unità. C’è infatti bisogno di più esperti ambientali e più supervisione su come i clienti EIB rispettano le direttive della EU.

 

Daniela Sacchi e Bruno Lago rispondono con un chiarimento sull’aumento di capitale che renderebbe disponibili 20 miliardi di possibilità ulteriore a finanziare. Oppure l’alternativa è che si modifichi il comma 5 dell’art. 18 dello statuto della BEI.

Un aumento di capitale si rende necessario per tutelare gli interessi dei creditori a fronte di possibili problemi nel portfolio crediti. Diventa necessario quando la banca, per il fatto di avere il tetto basso, sarebbe in condizioni di rischio. Si possono avere in questi casi o capitali freschi o interamente per conversione di riserve. Un aumento di 50 miliardi è quello di cui ora parla la banca. Attraverso questo aumento si crea la possibilità di una conversione di riserve che ora al 31.12 . 2001 sono circa di 12 miliardi. Il capitale effettivamente versato è attualmente il 6% di quello sottoscritto, quindi le riserve dovranno coprire il 5% (la percentuale verrà infatti abbassata) dei 50 miliardi aggiuntivi (circa 2,5 miliardi quindi) per creare la possibilità di auto-finanziare l’aumento di capitale.

 

Klauss Shilder dell’organizzazione tedesca WEED interviene sul ruolo della BEI nel mandato per lo sviluppo dei paesi ACP e per l’Accordo di Cotonou.

 

Dal 1990 le operazioni di prestito della BEI si sono estese a più di 150 paesi. Anche per i paesi ACP (Africa-Caraibi-Pacifico) stanno aumentando. Secondo alcune proiezioni al 2010 si aspetta un aumento di circa il 5% in questi paesi. Gli investimenti nei cosiddetti Accession Countries aumenteranno invece del 60%.

Secondo il suo statuto la BEI dovrà compromettere risorse per ridurre ed eliminare la povertà seguendo il mandato derivatole dall’Accordo di Cotonou. Desta preoccupazione che però al momento non ci sia attenzione degli obiettivi di Cotonou. La BEI non ha infatti una sua propria e comprensiva strategia di sviluppo sostenibile che sia un prerequisito per i prestiti. La Commissione ha invitato a Goteborgh la BEI ad implementare lo sviluppo sostenibile. In che modo la BEI seguirà le indicazioni della Commissione?

Al  momento non c’è valutazione su base regolare dell’efficacia delle operazioni della EIB per tutti i tipi di progetti e in tutti i paesi. Ci sono solo alcune valutazioni per gli ACP, e queste sono solo per 4 paesi, nel periodo 89-99, e solo su 300 progetti. Questi costituiscono solo il 17% delle operazioni nei paesi  ACP. Stiamo parlando di 1.5 miliardi di euro. Quali regole esistono per questi prestiti?

 

Il ruolo di BEI in Cotonou e della nuova Investment Facility (IF) in totale sarà di 3.9 miliardi di euro nei prossimi 5 anni. Alcuni progetti previsti dall’Accordo di Cotonou sono finanziati con soldi propri dei paesi membri, altri con i soldi dell’aiuto allo sviluppo, altri con i soldi della BEI. Prendendo in considerazione tutto Cotonou il contributo gestito dalla BEI sarà abbastanza alto, circa del 30%. Ma non c’è ancora però una chiara visione di come funzionerà la IF.

 

Shilder elenca alcune raccomandazioni per la BEI quando agisce fuori dai confini della CE:

riguardo il mandato di sviluppo: avviare in maniera attiva una strategia di sviluppo sostenibile, in particolare in settori come i trasporti e l’energia e incorporare la dimensione dello sviluppo sostenibile in tutte le pratiche di investimento . Sviluppare politiche di sviluppo sostenibile e sociali e procedure obbligatorie di salvaguardia.
Eseguire una VIA obbligatoriamente su tutti i progetti, che preveda delle consultazioni pubbliche considerando che tutti i progetti della BEI hanno significative implicazioni, prima, durante e dopo, la concessione del prestito. Inoltre devono esistere, chiare e trasparenti linee guida per il monitoraggio e la valutazione dei progetti, e linee guida sulla trasparenza.
La BEI deve provvedere informazioni dettagliate sui Prestiti Globali in particolare su come questi prestiti contribuiscano all’eradicazione sostenibile della povertà. In questo è importante guardare sempre alla IF perché non è chiaro come la BEI controllerà che la IF rispetti  gli obiettivi di Cotonou.
La BEI dovrà impiegare personale sufficiente per assistere nelle operazioni del capitale di rischio e in tutti i progetti nei paesi ACP. Anche esperti in sviluppo sostenibile.

 

 

 

Jaroslava Colajacomo della Campagna per la riforma della Banca Mondiale interviene sulla politica di trasparenza ed accesso alle informazioni e partecipazione pubblica della BEI.

In questi ultimi anni la revisione della politica sull’informazione della BEI è stata il primo e principale punto di dialogo e critica alla BEI da parte delle le ONG internazionali.

Le ONG internazionali, compresa la CRBM, hanno ricevuto una lettera del presidente Maystad nell’ottobre 2001 riguardo i progressi sulla nuova politica sull’informazione della BEI. Questa lettera arrivava in risposta ad una lettera delle ONG ed ad un incontro su questo tema tenutosi a Brussels nel giugno 2001.

Le ONG apprezzano oggi soprattutto lo sforzo compiuto da parte della BEI di comprendere i punti delle ONG e di rispondere alle richieste punto per punto.

 

In particolare si congratulano per i passi avanti che emergono dalla risposta di Maystadt riguardo al concetto di “confidenzialità dei documenti”. Le lettera recita:  "The EIB will come back with a clearer definition of what it considers to be reasonable grounds for accepting confidentiality requests from its borrowers”. 

Il punto della confidenzialità è un punto critico a livello internazionale quando ci si rivolge ad istituti bancari ma questo diventa un problema anche più grande quando si considera che la BEI è un istituzione della Comunità Europea e che per questo deve essere sottoposta alle regole della Comunità sulla Trasparenza.

In ogni caso quando la BEI avrà reso pubblica la tanto attesa definizione di “confidenzialità” allora le ONG potranno accettare l’approccio “everything but” (pubblicazione di tutto escluso…) ma solo se la BEI arriverà a porre una chiara lista di criteri e di motivi per il rifiuto, come hanno fatto le altre banche multilaterali internazionali.


Riguardo i criteri di pubblicazione di informazioni sui Prestiti Globali le ONG apprezzano la decisione di rendere pubblici i dati aggregati e divisi per settori ma desiderano che siano chiarite quali siano le " specific procedures requested to financial intermediaries in order to move towards the financing of environmentally acceptable investments” (dalla lettera di Maystadt). E’ importante infatti chiarire questo punto anche per non creare distorsioni di mercato per i piccoli investitori che investono in tecnologie rinnovabili affinché essi abbiano criteri precisi da parte della BEI per il finanziamento di questo tipo di investimenti.

E’ importante anche chiarire quali siano i "jointly agreed criteria  and the legal provisions acceptable by the Bank” quando la BEI parla di responsabilità degli intermediari dei Prestiti globali verso la Banca.


Circa la VIA le ONG si congratulano per il fatto che per le operazioni nei Paesi terzi la BEI dichiara che “will assess a project in the light of internationally accepted best practice, notably the World Bank standards and procedures". Questo costituisce un grande passo avanti da parte della BEI che dovrebbe continuare in questa direzione adottando delle regole chiare sulla base di questi standard internazionali..

Al momento il problema principale rimane il fatto che la BEI non ha preso in considerazione il fatto di rilasciare informazioni PRIMA dell’approvazione del board di un progetto affinché questo progetto venga compreso, commentato, e si possa avviare un processo di consultazione. Questo atteggiamento è in contraddizione con quell’interpretazione della stessa BEI che, sul suo sito web, dichiara di voler seguire la politica sulla trasparenza della UE. Quest’ultima infatti comprende, per esempio, nella direttiva UE sulla VIA, che il pubblico debba disporre dell’informazione ed esprimersi.

 

Nel gennaio 2001 a seguito della approvazione della Convenzione di Arhus, la Commissione ha presentato una direttiva per la incorporazione dei 3 pilastri della Convenzione in tema di accesso alle informazioni ambientali , di partecipazione pubblica e di ricorso legale da parte del pubblico.

Da questo punto di vista le ONG considerano che la EIB sia una delle autorità destinatarie della Convenzione di Arhus  in quanto compresa nell’art. 7 del Trattato.

Dal punto di vista più tecnico questo significherebbe la pubblicazione di tutte le notizie sui progetti; l’informazione sugli aspetti ambientali nei PID (Project Information Document, il primo strumento di accesso per il pubblico) che invece finora non sono contenute nella lista dei progetti pubblicati sul sito web della banca dove si menzionano solo alcune implicazioni sociali, quando giudicate rilevanti. Il PID manca inoltre delle date di approvazione dei prestiti al Board.

 

Inoltre la VIA ancora non e’ obbligatoria per le decisioni di approvazione e esborso dei prestiti da parte del Board (infatti i direttori possono “eventualmente” richiederla). 

La BEI dovrebbe invece adottare un sistema di “screening ambientale” con la categorizzazione previa dei progetti secondo entità degli impatti ambientali come per esempio fa la Banca Mondiale da molti anni. Inoltre gli studi ambientali fatti dal promoter e la loro revisione da parte della BEI devono essere integrate nel processo di pianificazione del prestito, e quindi anche nel documento PID.


Inoltre secondo gli standard riconosciuti internazionalmente e la direttiva UE sulla VIA, la procedura di VIA dovrebbe tenere in piena considerazione tutte le possibili alternative per raggiungere gli scopi del progetto, inclusa la valutazione dell’”alternativa zero”, e cioè quella senza il progetto. Queste informazioni devono essere rese pubbliche per permettere la partecipazione delle persone che saranno coinvolte dal progetto, comprese le comunità locali e le ONG.

 

Nel suo discorso all’incontro annuale del Board dei governatori in Lussemburgo il Presidente Maystadt aveva annunciato che per la fine del 2001 ci sarebbe stata una versione aggiornata della Carta per gli “Internal Audit”. Le ONG ancora non hanno saputo nulla di questo aggiornamento e inoltre ritengono che, in quanto istituzione europea, la BEI abbia bisogno di un “environmental audit” esterno annuale sulla sua performance ambientale. Il cosiddetto rapporto ambientale.

 

 

Finora la BEI ha pubblicato le regole per l’accesso pubblico ai documenti che però sono sotto revisione, insieme alla brochure, e non si trovano sul sito. La BEI dice di voler adottare un approccio pragmatico e flessibile ma non si è impegnata finora a fissare un termine ultimo per la pubblicazione della Politica sull’Informazione.

 

La BEI deve iniziare un processo di consultazione pubblica formale su questa politica rendendola pubblica ed aperta ai commenti delle ONG almeno 45 giorni prima della sua pubblicazione definitiva. La BEI dovrebbe pubblicare una matrice di tutti i commenti ricevuti e non incorporati, esperimendo i motivi per i quelli sono stati scartati. Dovrebbe poi stabilire la redazione di un “progress report” sull’implementazione di tale politica.

 

 

E’ molto importante infatti che la BEI si dia delle procedure chiare nei confronti delle ONG perché la società civile ha difficoltà di accesso alle informazioni delle istituzioni. Le istituzioni devono facilitare questo processo e devono renderlo chiaro.

 

Daniela Sacchi della BEI intervene sulla politica d’informazione dicendo che negli ultimi 4 anni sono stati fatti dei passi avanti enormi. Prima se i contratti non erano firmati non si poteva dare alcun tipo di informazioni sui prestiti non perfezionati dal punto di vista giuridico. C’è ancora moltissimo da fare proprio perché la BEI è una banca pubblica.

Giudica comunque interessanti le proposte emerse finora soprattutto sulla necessità di una audit ambientale alla fine dell’anno. La BEI finanzia le SME attraverso le banche con i prestiti globali perché le banche hanno una maggiore comprensione di quelle che sono le esigenze sul territorio dove operano. Le ONG sono come le banche. In questo senso il dialogo con la società civile, con le ONG, è fondamentale.

L’aumento di personale della BEI e la possibilità di un Board residente dipendono invece esclusivamente dai governi.

Cotonou: dobbiamo aspettare fino a che Cotonou venga ratificato (paradossalmente sarà facile per il paesi ACP e sarà difficile per gli stati membri). La BEI opera in ACP in accordo con le linee guida politiche della UE. Il mandato è stato dato alla BEI perché considerata un istituzione con molta esperienza in questi paesi. Speriamo di stabilire una Euro-Mediterranean Partenrship nel 2010 in linea con le politiche europee ed è anche importante avere un dibattito sui possibili miglioramenti dell’attuale struttura della IF.

Ma siccome si parla di mandato è importante ricordare che la BEI ha ricevuto il mandato su Cotonou e non è quindi la BEI stessa a decidere. Quindi è sicuramente vero che la BEI dovrebbe mettere in piedi le migliori guidelines per rispettare questi mandati e metterli in pratica: la environmental policy è appunto in corso di revisione.

Daniela Sacchi ha mostrato alle ONG un documento che è parte delle nuove environmental policy guidelines che non si trova ancora sul sito web. Riguardo alle valutazioni “pre-appraisal” il documento recita: “ potentianl environmental risks are covered of an initial preliminary opinion for appraisal operation. The screening of each project takes into account the classification and criteria laid down in the EIA screening, also take into account the objectives of the EU policies and objectives of the environmental policy. Each project is rated of appraisal according to criteria:

1. appropriatnes sof the technology for nature conservation.

2. Presence of any legal compliance issue.

3. The EIA quality including the nature and dimenstions of the pubblic participation and the qualità and capacity of the promoter of environmental management and acting on the environmental field.”

 

 

La BEI non fa direttamente la VIA. Questa è lasciata al promotore. (Jaroslava Colajacomo interviene dicendo che: la BEI non deve fare la VIA ma la deve rendere obbligatoria a prescindere dalla legislazione nazionale e dall’applicazione della VIA da parte del promoter. Il caso della Val d’Agri è un caso simbolo. )

 

Magda Stoczkiewicz chiede se da questo documento presentato si può evincere che  questo documento di VIA verrà fatto prima della decisione del Board? Daniela Sacchi risponde che verrà fatto uno screening per decidere se ci sarà la VIA prima dell’official appraisal . 

Lago puntualizza che la BEI è soggetta alla legislazione nazionale ma che il termine di riferimento è la  legislazione europea. La BEI non può però imporre una VIA nei casi in cui questa non viene richiesta.

L’applicazione delle direttive della UE ha un periodo durante il quale c’è una certa tolleranza su una piena VIA. La legge può essere retroattiva anche in base alla direttiva UE e i servizi della banca fanno da sempre una VIA anche nel periodo in cui la direttiva europea non era applicata. La banca ha rifiutato infatti molti progetti su questa base.

Daniela Sacchi specifica che esiste una unità ambientale e che la VIA è svolta da un ingegnere con competenze specifiche. Chiede alle ONG se sanno quale è il momento in cui la BEI mette le informazioni sul suo sito web? Quando non c’è obiezione da parte dello stato membro e dalla Commissione.  La scadenza per rispondere alla richiesta di informazioni su documenti, anche da parte di MEPs, è a volte posposta.

 

Le ONG chiedono se possono avere il  documento sulla politica ambientale presentato dalla Sacchi e quello della politica d’informazioni che è in corso di elaborazione da circa un anno per commentarlo.

 

 

Francesco Martone interviene dicendo che la preoccupazione in Italia è l’indebolimento della procedura della VIA (legge Lunardi). Questo significherebbe stravolgere totalmente l’applicazione della procedura europea in Italia. In molti casi la BEI verrà chiamata in causa in Italia per finanziare queste infrastrutture. Le VIA della BEI si sovrapporranno a quel punto alla procedura italiana?

 

Bruno Lago risponde che la BEI non può fare a meno di rifarsi alla legislazione europea sull’ambiente. Quando non può essere rispettata ci devono essere ragioni talmente serie che devono riguardare  anche la Commissione. Per esempio l’emergenza rifiuti a Napoli. La situazione di emergenza va riconosciuta. Il governo italiano deve convincere che in casi di urgenza c’è una situazione di necessità. La banca opera in un contesto legislativo nella quale non ha possibilità d’interpretare le leggi. Alla fine la BEI non può mai intervenire su un progetto che la commissione non ha riconosciuto.

 

 

Laura Radiconcini degli Amici della Terra interviene sulla politica ambientale della BEI e  sul ruolo della BEI nel rispetto degli obiettivi di Kyoto.

Ci sono dichiarazioni  della BEI di voler proteggere l’ambiente. La BEI è passata da 5 a 6 miliardi di euro per l’ambiente. Ma il tipo di intervento è a valle, molto arretrato rispetto alle politiche europee, con quasi esclusivamente progetti per riparare i danni. Quando si passerà a fonti sostenibili? Quando si passerà alla conservazione e alla riduzione dell’uso delle risorse? Le dichiarazioni della BEI sono in contraddizione con tutti gli investimenti fatti dalla stessa nei progetti viari.

La BEI ha pensato al calcolo dei costi esterni? A come calcolare i costi esterni per valutare i progetti? Laura Radiconcini menziona l’ultimo rapporto fatto dagli Amici della Terra in collaborazione con le ferrovie dello stato su come calcolare i costi esterni per valutare i progetti.

Anche la BEI deve fare il calcolo dei costi esterni. E deve assumere più staff. Lo staff della banca mondiale è infatti immenso. (Risposta di Daniela Sacchi: a ogni progetto partecipa un ingegnere ed un economista specifici per quei settori  al processo di appraisal. Per la Val d’Agri non è stato Peter Carter ma all’interno della direzione progetti, che è la più grande della banca, ci sono persone che si occupano di sanità, acqua, smaltimento dei rifiuti etc…)

Radiconcini interviene in particolare sulla politica sul clima: il documento sul climate change che si trova sul sito web della BEI è insufficiente.  Non contiene meccanismi per quantificare i gas serra evitati o prodotti da ogni progetto, considerando che l’UE ha obiettivi numerici di riduzione delle emissioni.  La BEI dà poco sostegno alle energie  rinnovabili e non certamente il 10% del suo portfolio energetico (come invece sostiene).  Internazionalmente gli investimenti per l’ambiente sono vicini al  5% e in Italia siamo solo al 2% circa. Sono calcolati come progetti sostenibili tutti i progetti idroelettrici o di incenerimento dei rifiuti, mentre mancano progetti di efficienza energetica e di ricorso alle rinnovabili. Mentre l’Unione Europea à impegnata ad attuare il Protocollo di Kyoto la BEI finanzia soprattutto progetti petroliferi (trasporto, petrolio,  gas) . Non c’è solo l ‘Unione europea poi, ma anche il G8, che ha istituito una  task force che raccomandava alle IFI di smettere di finanziare le fonti convenzionali , che possono trovare finanziamenti di mercato classici. Gli investimenti energetici hanno una vita media di 25-30 anni. Se la BEI investe in questi settori sottrae ad altri settori più sostenibili. La BEI sembra portare avanti le iniziative di grandi imprese. Se il ruolo del pioniere nell’erogazione di investimenti non lo fa la BEI chi lo fa?

Le raccomandazioni alla BEI di Laura Radiconcini sono state riassunte nelle seguenti: cessare di finanziare ricerca e estrazione di combustibili fossili.  Concentrasi su progetti che facciano crescere l’efficienza energetica. Adottare un metodologia per il calcolo delle emissioni dirette e indirette (metodologia IPCC) di gas serra prodotti ed evitati.  Adottare meccanismi dio incentivazione delle rinnovabili e dell'efficienza energetica per le  Accession Countries. Adottare linee severe per l’applicazione dei meccanismi del protocollo di Kyoto.

 

 

In risposta Daniela Sacchi sottolinea che la BEI ha fatto tanto per le città con estremo successo. Proprio in Italia per la qualità della vita la BEI ha finanziato molti comuni di grandi e piccole dimensioni. Per le rinnovabili esiste un “corporate operational plan” fino al 2004, che è sul web. C’è un target per la protezione ambiente, nel 2001 il 25-30% è andato per la difesa dell’ambiente dove ci sono dentro prestiti che le ONG non contano. Le Ong sono infatti solo per il rinnovabile. 

 

Bruno Lago chiede di non considerare la BEI come un “policy maker”. Esistono infatti le norme della EU sulle emissioni. Le raccomandazioni delle ONG devono essere indirizzate alle omissioni o alla legislazione nazionale quando questa è carente.

Per via dei grandi importi ci sono sempre grandi multinazionali. Quando si parla di ENRON per esempio si parla di un operazione di una società italiana la FARRUC (joint venture con una filiale della ENRON in Olanda) . Non c’è nessun contributo di fondi pubblici . E’ un progetto italiano e la BEI non è responsabile di quello che avviene per la raffineria in Sardegna della ENRON.

 

Alfonso Fragomeni di S.O.S. Lucania interviene sul progetto della Val d’Agri.

A differenza degli altri non fa proposte ma si limita alla testimonianza degli effetti indiretti del progetto e dell’attività della BEI in una piccola regione i cui abitanti sono meno di 600.000. Afferma di aver sentito usare molto durante la tavola rotonda i termini di trasparenza, partecipazione, sviluppo sostenibile. Se sono questi i requisiti richiesti dalla BEI per la concessione dei prestiti, allora il caso Val d’Agri è il più grande fallimento per la Banca Europea. In Val d’Agri, infatti, la BEI ha finanziato attività attraverso le quali sistematicamente sono state violate norme di legge, hanno provocato danni ambientali e calpestato la dignità di una popolazione che può definirsi “in via d’estinzione” : i lucani.

La BEI dovrebbe sapere che l’ENI sta violando leggi dello stato italiano oltre che della comunità europea. Fragomeni ha distribuito molti documenti sulle prospezioni geofisiche, documenti che dimostrano le numerose violazioni di legge anche in riferimento alla tutela della proprietà privata, diritto costituzionalmente garantito.  Molti cittadini si sono visti invadere i propri terreni da squadre di operai e tecnici appartenenti alle società incaricate dall’Eni di effettuare le indagini geosismiche. Senza alcuna valida autorizzazione amministrativa e, spesso, contro l’espressa volontà dei proprietari, hanno violato e danneggiato la proprietà privata. Anche i cosiddetti SIC, siti di importanza comunitaria e le aree protette, come per esempio l’Abetina Laurenzana, sono stati violati dall’ENI e dalle sue società di ricerca, facendovi esplodere migliaia di cariche esplosive sotterranee. Tutti gli impianti di estrazione sono stati realizzati sulle ricche sorgenti di acqua che alimentano gli invasi che danno acqua alla Basilicata e alla Puglia.

Il coinvolgimento della cosiddetta società civile e di coloro che abitano nella regione non esiste. Non si conoscono infatti i programmi di sviluppo dell’attività di ENI. Decine di lettere ai sindaci per conoscere i programmi estrattivi sono rimaste senza esito.

Dodici funzionari dell’ENI sono sotto processo oggi per l’ultimo incidente di alcuni giorni fa vicino Viggiano: una fuoriuscita di migliaia di litri di greggio dal centro oli che ha inquinato una vasta area. La cosa grave è che nessuno ha potuto monitorare questo incidente e che l’Eni ha impedito che trapelasse la notizia. L’incidente è stato scoperto solo dopo alcuni giorni. In questo caso, come sempre avviene, scatta subito il “cordone militare” dell’ENI. Nei precedenti incidenti ci sono stati anche morti e feriti e ancora oggi, a distanza di anni ci sono siti che non sono stati bonificati e ripristinati. Circa l’accordo di programma  tra ENI e regione, l’80% di questo è ancora inadempiuto da parte di ENI.

ENI si sta dimostrando per la BEI un cliente veramente poco affidabile. Questo progetto è diventato un simbolo di cosa BEI non dovrebbe fare.

 

Jaroslava Colajacomo chiede a questo punto alla BEI, seguendo anche quello che la banca ha pubblicato sul sito web nella pagina riferita al progetto in Val d’Agri, che la BEI dia seguito al monitoraggio sia sugli aspetti ambientali che su quelli economici. La BEI deve prendere posizione ufficiale sull’incidente accaduto al centro olii e deve avviare la pubblicazione dei rapporti di monitoraggio .

 

Daniela Sacchi sottolinea che la banca si sta muovendo verso l’accrescimento del personale ambientale e chiede alle ONG quali livelli di competenza richiedono. Esperti ambientali specifici e sociali (la risposta).

 

Bruno Lago risponde alle critiche poste sul caso Val d’Agri. Lui personalmente non ha partecipato all’istruttoria del progetto direttamente. Da quello che legge nei documenti presentati nota che questo progetto è stato soggetto a formale VIA con consultazione pubblica di 2,5 anni (da sito web…). Come parte della VIA sono stati fatti anche degli “emergency plans” e la collocazione dei siti è stata scelta con la collaborazione della regione. E’ stato anche fatto uno studio dell’impatto sulle acque. Accanto a questo c’è anche l’accordo della società con la regione: 165 milioni di euro per misure di mitigazione. Il problema è il mancato rispetto da parte della pubblica amministrazione di imporre controllo sulle società petrolifere. La Banca ha fatto un istruttoria delle fasi iniziali  e alcune visite di monitoraggio, ora prende atto di quanto le ONG dicono ma Lago specifica che la BEI non si può sostituire alle omissioni regionali o del prefetto o del ministero dell’ambiente. Lago si impegna a fare delle specifiche domande all’ENI sulla situazione ma la BEI non potrà farsi carico di interventi già previsti contrattualmente. La Banca ha anche firmato un prestito per la regione Basilicata per lo sviluppo regionale che comprende interventi previsti dai fondi strutturali destinati alla mitigazione degli impatti ambientali.

 

Alfonso Fragomeni interviene rivolto a Bruno Lago specificando che quest’ultimo ha delle informazioni non corrette: in Basilicata non esiste nessun piano di sicurezza per gli incidenti ai pozzi. Inoltre la società che deve intervenire in caso di incidente è una società della stessa ENI.  Il finanziamento della BEI alla regione Basilicata si è reso necessario proprio perché l’ENI non ha rispettato gli impegni assunti. L’accordo di programma ha una condizione sospensiva (art. 5) che, di fatto, fa sì che tutto ciò che è previsto a favore della regione diverrà operativo per Eni solo quando la società petrolifera avrà raggiunto tutti i suoi obiettivi industriali in Val d’Agri.

Propone, provocatoriamente, che la BEI si impegni per facilitare la perimetrazione del Parco della Val’Agri che si attende dal 1996.

La Sacchi risponde che questa misura non concerne la BEI.

 

Klaus Schilder sottolinea come una cosa fondamentale per lo sviluppo sostenibile in Europa siano le strategie di sviluppo. A chi appartengono? La proprietà non è finora della società civile  ma nemmeno delle autorità nazionali che hanno delle strategie nazionali di sviluppo. Come negli ACP le cose funzioneranno bene dal punto di vista della legislazione nazionale se anche in Europa le popolazioni possono partecipare alla loro definizione. Questo progetto significa che non ci sono in Italia e che sicuramente non appartengono alle popolazioni locali.

 

Magda Stoczkiewicz chiede linee guida chiare di cosa significa per la BEI la “public participation”. La BEI deve inviare una missione in Val d’Agri che faccia le valutazioni e incontri le  popolazioni coinvolte e parli con le autorità regionali.

 

Jaroslava Colajacomo interviene sottolineando come il ruolo del finanziatore sia fondamentale in questo caso. Bisogna chiarire quindi se tutte le cose sono da contratto ma i contratti sono segreti. Quindi la proposta alla BEI è anche quella di pubblicare il contratto almeno per le parti che concernono le misure ambientali e sociali per vedere se tutte le misure di mitigazione erano contenute in esso, svolgere una valutazione sulla loro applicazione, sospendere ogni finanziamento fino a che tali valutazioni non siano state svolte, iniziare un processo di risarcimento che coinvolga anche l’ENI.

E’ importante fare dei passi avanti ora perché anche solo per calcolare i risarcimenti ci vogliono mesi di studio.

 

Bruno Lago risponde che anche quando parliamo di risarcimento dobbiamo considerare che  l’interesse locale deve essere bilanciato sull’interesse pubblico dell’infrastruttura.

 

Klaus Schilder sottolinea che proprio questo tipo di valutazione dovrebbe avvenire prima della valutazione del progetto.

 

Antonio Tricarico conclude la tavola rotonda sottolineando la grave mancanza di uno degli attori importanti: il Ministero del Tesoro al quale la campagna si impegna a chiedere la posizione in merito. Tricarico dice che in questa tavola rotonda è iniziato il dialogo con la BEI in Italia, un dialogo che va avanti a livello internazionale. Bisogna parlare però delle regole, regole per la BEI ma anche regole per il dialogo con le ONG. Miglioreremo le comunicazioni facendo pervenire in anticipo tutti i documenti. Sono emerse proposte interessanti e concrete. Una richiesta importante in particolare : pubblicare il documento ambientale e sottometterlo ai commenti.

E’ stato privilegiato un aspetto di informalità in questo incontro ma la Campagna si augura che in futuro la BEI acconsenta che questo tipo di dialogo sia reso più pubblico.  C’è naturalmente una diversità culturale tra la società civile e una banca ma dopo l’accelerata integrazione dell’euro anche le popolazioni lucane vorrebbero pensare che la BEI è una banca della loro Europa. L’istituzione si deve maggiormente aprire a pubblico quindi. Anche sulla Val d’Agri è emersa una richiesta importante: richiedere allo staff legale della BEI di valutare la violazione di alcune procedure. Questo porterebbe a riconsiderare la concessione dell’ultima tranche e potrebbe essere una richiesta alla BEI di dimostrare una certa disponibilità. Viene espressa la speranza che questo processo vada avanti.

Daniela Sacchi propone di metter per scritto tutte le proposte e trasmettermele lei e in copia a Ivonne.

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