Potenza, agosto 2002 


DOSSIER

L’INCIDENTE DEL POZZO PETROLIFERO MONTE ALPI 1   

 L’incidente  al pozzo petrolifero Monte Alpi 1 EST è avvenuto, secondo quanto segnalato dall’ENI-Divisione AGIP,  in data 6 giugno 2002. Il Pozzo è ubicato nel territorio comunale di Grumento Nova (Basilicata, Potenza) a circa 1 chilometro dall’invaso del Pertusillo le cui acque, gestite dall’Acquedotto Pugliese, vengono utilizzate per usi potabili e irrigui di molti comuni pugliesi e lucani, attualmente ripetutamente esposte al pericolo di inquinamento petrolifero (molti pozzi, oleodotti e impianti petroliferi ricadono lungo i margini dell’invaso).

Il Pozzo è situato a ridosso del Bosco dell’Aspro, in un’area densamente boscata e con numerose attività agricole presenti nel raggio di qualche chilometro. E’ adiacente Sito di Interesse  Comunitario denominato Lago del Pertusillo anch’esso interessato in parte dalle ricadute inquinanti dell’incidente (codice Natura 2000 IT9210143) ricadente nel  Parco Nazionale Val d’Agri Lagonegrese la cui perimetrazione è volutamente bloccata da tempo presso il Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata  

Il tipo di incidente costituisce un precedente di quanto potrebbe accadere ad altri pozzi presenti nelle foreste della cosiddetta concessione Volturino ed autorizzati, in spregio alle normative, in aree vincolate dell’istituendo parco nazionale e aree SIC).  

Con propria raccomandata n. prot. 661 del 7 giugno 2002, l’Eni-Divisione AGIP, attività Operative Unità Geografica Italia, con sede a Marina di Ravenna notifica, ai sensi dell’art.17, comma 2, lett.a del D.lgs n.22 del 1927 e del D.M. Ambiente n.471 del 1999, al Comune di Grumento Nova, al Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata, alla Provincia di Potenza, Assessorato all’Ecologia, all’ARPAB (Agenzia di Protezione Ambientale della Basilicata e alla ASL n.2 di Marsicovetere la “situazione di pericolo concreto ed attuale inquinamento con il pericolo concreto ed attuale di superamento dei limiti di concentrazione accettabili ex allegato 1 al D.M. n.471 del 1999  del suolo in relazione alla specifica destinazione d’uso del sito interessato dall’evento…su una superficie di circa 5.000 m quadri di cui 2.500 all’interno della pertinenza mineraria”.  

L’incidente avviene in presenza di un forte vento che contribuisce al trasporto e alla conseguente ricaduta del petrolio nebulizzato su una vasta superficie di terreno e di alberi. 

La notifica dell’ENI specifica che l’evento “che ha prodotto l’inquinamento si è determinato a causa dei seguenti fattori: nella linea di collegamento fra il pozzo ed il centro olio (n.d.c. oleodotto che collega il pozzo Monte Alpi 1 ed altri pozzi con il Centro Olio di Viggiano), per una sovra-pressione non prevista le cui cause sono oggetto di accertamento, si è verificata l’apertura della valvola di sicurezza posta in prossimità della testa di pozzo (n.d.c.blow-out), con conseguente vaporizzazione nella vasca di calma e successivo rilascio di prodotto nebulizzato (n.d.c. questo tipo di incidente secondo ENI sarebbe pressoché impossibile essendo le tecnologie in uso capace di prevenirlo).  

ENI stima in “un metro cubo il volume di olio greggio immesso in ambiente”. La notifica dell’ENI specifica laconicamente che “la popolazione interessata all’evento è pressoché nulla”   

Nonostante tale incidente sia avvenuto  secondo ENI il giorno 6 giugno, il TG3 regionale da la notizia il giorno 8 giugno (due giorni dopo), mentre la stampa locale ne comincia a parlare il giorno 9 giugno. 

Il responsabile Territorio del WWF Basilicata in data 10 giugno 2002 in un comunicato dal significativo titolo “ il nuovo incidente in Val d’Agri: mentre la peste nera continua a provocare danni gravi ed irreparabili, nessuna notizia del parco nazionale” denunzia come “questo incidente sia il terzo in pochi giorni…le migliori tecnologie, le attenzioni all’ambiente ed al territorio, sempre decantate da Regione ed ENI, si rilevano una menzogna”. Il WWF richiede ufficialmente “il sequestro immediato dei siti inquinati da parte delle autorità competenti al fine di ravvisare le responsabilità ed i danni causati e di conoscere le misure che saranno adottate per la bonifica del sito”.  

Lo fa con una propria nota indirizzata al Procuratore della Repubblica di Potenza il 12 giugno 2002, evidenziando come quello di Monte Alpi 1 segue quello verificatosi il 3 giugno ad una condotta interna al pozzo Monte Enoc in contrada Acqua Spasa di Viggiano che ha causato la fuoriuscita di 2.500 litri di acqua di lavorazione e petrolio secondo i dati   ENI.  

Su entrambi gli incidenti e su tutti gli altri infatti è da registrare l’assenza degli organi tutori con l’applicazione delle procedure cautelative e di quelle tendenti ad accertare i danni ambientali che ENI intende accollare alla collettività senza che possano essere sanzionati penalmente eventuali responsabilità, comportamenti negligenti o illeciti. In tale contesto gli incidenti assumono la connotazione di “evento non previsto” scomparendo in pochi giorni dalle cronache e dagli atti ufficiali, così come i loro responsabili. E’ così che questo nuovo incidente sparisce come gli altri dalle cronache: non si sa più nulla su cosa si stia facendo e come. 

E’ sempre il WWF che sollecita in data 7 luglio 2002 gli Uffici regionali ed il Prefetto di Potenza per conoscere, ai sensi delle normative vigenti in materia di accesso agli atti della P.A., quali “siano le misure programmate e/o realizzate al fine di bonificare l’area contaminata dalla fuoriuscita del greggio in considerazione anche del fatto che l’incidente è avvenuto in prossimità di corpi idrici superficiali ed in prossimità della diga del Pertusillo ed hanno riguardato una notevole estensione boschiva “. 

In data 25 luglio 2002 con nota n.15782/7SF il Dirigente del Servizio Sistema Informativo e Monitoraggio Ambientale del Dipartimento Ambiente e Territorio risponde alla nota del WWF ricostruendo l’accaduto ed allegando i documenti del Coordinamento Provinciale del Corpo Forestale dello Stato e dell’Eni-Divisione AGIP sopra richiamato con il verbale del sopralluogo congiunto con i tecnici dell’ARPAB. 

I tecnici regionali e quelli dell’ARPAB si recano in data 7.6.02 alle 11,00 per verificare la situazione dei luoghi interessati dall’evento.  

Così il verbale introduce il resoconto del sopralluogo: “Durante il sopralluogo si è constatata la presenza di uomini e mezzi impegnati nelle operazioni di messa in sicurezza delle aree interessate dalla contaminazione”…ed ancora “il sig. Luigi Bari consegna “brevi manu” la nota ENI –divisione Agip prot. 661 datata 7.6.02 “ di notifica dell’incidente, spedita anche tramite raccomandata A.R. lo stesso giorno. Il “sincronismo” perfetto  non fa una grinza e si svolge “brevi manu” in tempo “quasi reale”, preceduta da contatti telefonici tra i vari enti. Al  TG3 regionale il compito di mostrare l’efficienza operativa di mezzi e uomini dell’ENI in azione sul luogo del disastro, secondo un copione già visto.  

Il sopralluogo interessa l’area del pozzo (postazione su cui sono ubicati gli impianti di estrazione), l’area circostante la postazione, con particolare riferimento alla fascia boschiva circostante fino al torrente sottostante (Torrente Rifreddo) e l’area coltivata a cereali. I tecnici dell’ARPAB hanno proceduto al prelievo di 9 campioni di cui 6 costituiti di materiale vegetale (foglie) nell’area circostante il pozzo, n.2 campioni di cui uno di terreno a l’altro di ghiaia, prelevati all’interno del recinto dell’area del pozzo e n. 1 di acqua prelevato nel torrente Rifreddo. La Regione ha incaricato i tecnici della Metapontum Agrobios, già coinvolti nel programma di monitoraggio della Val d’Agri, di eseguire un’ulteriore serie di campionamenti di terreno vegetali e acque (18 campioni) di cui si ignorano ancora oggi i risultati tecnici.  

Viene altresì stabilito: 

1.    di eseguire campionamenti e relativi analisi, al fine di monitorare l’estensione effettiva della contaminazione che, a fine sopralluogo, si è stimato abbia interessato una superficie boschiva di circa 100 metri di profondità e di 250 metri di lunghezza (n.d. c. = 25.000 metri quadrati contro i 7.500 metri quadrati notificati da ENI);

2.    di assicurare il monitoraggio dell’intera area interessata dalla contaminazione al fine di verificare l’eventuale evoluzione;

3.    rimuovere, mediante lavaggio appropriato, il contaminante presente sul materiale vegetale (n.d.c = alberi) e recuperare le acque di risulta da conferire a idoneo impianto di depurazione;

4.    di monitorare lo stato vegetazionale dell’area boschiva contaminata, da eseguire sotto il diretto controllo del Corpo Forestale dello Stato;

5.    di bonificare le cataste di legna (n.d.c. =  alberi contaminati già tagliati…da chi e con quale autorizzazione?) lungo il perimetro esterno dell’area del pozzo;

6.    di posizionare barriere e cuscinetti assorbenti nell’alveo del torrente Rifreddo, a valle dell’area interessata dalla contaminazione;

7.    di costruire una vasca impermeabilizzata a valle della trincea in corso di realizzazione, al fine di raccogliere le acque derivanti da eventuali tracimazioni della trincea stessa;

8.    di posizionare lungo il perimetro della trincea cuscinetti assorbenti.

 

I rifiuti rimossi durante le operazioni di messa in sicurezza- è scritto nel verbale - dovranno essere stoccati provvisoriamente nell’area pozzo prima di essere conferiti in idonea discarica.  

L’ing Luigi Lusuriello dell’ENI S.p.A. Divisione AGIP fa verbalizzare invece in coda al documento che” per garantire la messa in sicurezza del sito, sarebbe opportuno procedere celermente al taglio e alla rimozione della vegetazione interessata dalla contaminazione”. 

Il Coordinamento Provinciale del Corpo Forestale dello Stato nel proprio verbale redatto il 10 giugno, prot. N.10044 pos VI-I-I inviato al Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata, Uffici Prevenzione e Sicurezza Ambientale e Foreste e Tutela del Territorio, all’ARPAB, al sindaco di Grumento Nova specifica l’entità del danno ambientale, indicando la soluzione del taglio a raso, parzialmente in linea con quanto fatto verbalizzare da ENI.  

La dispersione di olio greggio e la contaminazione-scrive il responsabile del Coordinamento Provinciale del C.F.S.- oltre l’area di sedime del pozzo, ha interessato una fascia boscata-270° in direzione Nord-Est e Sud Est per una lunghezza di circa 250 metri ed una profondità di circa 70 metri (n.d.c.17.500 metri quadrati). La maggiore quantità di idrocarburi si riscontra essere depositata sulla fascia di vegetazione di primo impatto con una riduzione progressiva dell’intensità di dispersione direttamente proporzionata alla distanza dal punto  di fuoriuscita del greggio. La vegetazione colpita è costituita per la quasi totalità da bosco di specie quercine, governato a ceduo, di proprietà privata…alla luce degli accertamenti effettuati da personale di questo ufficio ed in attesa del risultato delle analisi di laboratorio che verranno eseguite dall’ARPAB, si è dell’avviso che, almeno una parte degli idrocarburi depositatesi sulle foglie, possa essere entrato nel circuito linfatico delle piante attraverso l’assorbimento stomatico. Al riguardo l’interazione con i futuri processi vegetativi sicuramente non sarà ininfluente, anche se il fenomeno resta di difficile valutazione per mancanza di una casistica statisticamente significativa… ove l’ipotesi innanzi formulata venisse confermata da specifiche analisi di laboratorio, sarebbe opportuno rivedere le tesi del lavaggio delle piante per eliminare il contaminante poiché non costituirebbe elemento sufficiente a risolvere il problema. In quest’ultimo caso, considerata la forma di governo del bosco, potrebbe essere più proficuamente utilizzata la pratica del taglio a raso limitatamente alla fascia di vegetazione più contaminata, posta immediatamente a ridosso del pozzo (15-20 metri di larghezza). Si tratterebbe, in pratica, di sfruttare il potere pollonifero delle ceppaie per il ripristino, per via agamica, delle condizioni di normalità del bosco”. Il C.F.S suggerisce per la parte restante di vegetazione il monitoraggio continuo, al fine di “valutare nel tempo, le interazioni e gli effetti collaterali sul ciclo produttivo delle piante e nel caso si rendesse necessario l’uso di solventi di utilizzare quelli che non danneggino i giovani tessuti organici recuperando solvente e idrocarburi per evitare ogni forma di contaminazione del suolo e delle acque”.  

Il Dirigente del Servizio Sistema Informativo e Monitoraggio Ambientale del Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata, prende atto di quanto ipotizzato dal Corpo Forestale dello Stato (rif nota inviata al WWF unitamente alla documentazione con nota n,. prot. 15782/7SF del 25.7.02).  

 

  DOSSIER A CURA DEL WWF BASILICATA

 PS

 Quanto accaduto potrebbe nuovamente accadere.   

Quante volte ancora assisteremo a tali incredibili scempi inferti all’ambiente?  

Chi dovrebbe tutelare le risorse idriche e garantire la salute dei cittadini?    

Perché non vengono accertate le responsabilità ?  

Chi dovrebbe tutelare il bene collettivo rappresentato dalle Foreste del Parco Nazionale Val d’Agri Lagonegrese oggi distrutte? 

Qualcuno pensa ancora di compensare la distruzione delle foreste e delle sorgenti barattandole con qualche giornata per gli operai forestali ai quali vengono affidati le aiuole e le scarpate dei paesi?  

 

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