DOSSIER: cronaca dell’ ennesimo grave incidente petrolifero in Val d’Agri

CENTRO OLIO AGIP DI VIGGIANO: UNA BOMBA ECOLOGICA SENZA PREAVVISO

Nel mese di marzo 2002 si è verificato un incidente di notevole gravità che ha interessato il Centro Olio AGIP – ENI di Viggiano (Basilicata) con il versamento liquidi ed idrocarburi nelle acque superficiali e nel terreno.

La dinamica e le circostanze dell’incidente di seguito sinteticamente riportate evidenziano carenze, omissioni e l’assenza di controlli da parte delle Istituzioni pubbliche, puntualmente già evidenziate in passato dal WWF, in un’area diventata in pochi anni ad alto rischio ambientale per la salute umana, nonostante il WWF Basilicata abbia da sempre denunciato l’assenza di informazione, l’improvvisazione e la scelleratezza della "scelta petrolifera" imposta dall’alto in un territorio ad alta vulnerabilità sismica ed idrica che rifornisce di acqua potabile e per l’irrigazione numerosi comuni pugliesi e lucani ed interessato dall’istituzione del parco nazionale Val d’Agri Lagonegrese la cui perimetrazione è bloccata da tempo presso gli Uffici della Regione Basilicata.

L’incidente è l’ultimo di una lunga serie che ne ha visto altri gravi purtroppo anche con vittime umane con migliaia di litri di greggio riversati in pochi anni di attività nel suolo e nell’acqua, con altri danni indotti sulle risorse idriche (oltre seimila esplosioni in profondità per le ricerche petrolifere).

Migliaia di chilometri di conduttori di oleodotti, reti reiezioni, torri di perforazione (oltre 70 torri previste nell’area della Val d’Agri anche in aree bio-Italy e in prossimità di bacini idrici, sorgenti, coltivazioni agricole pregiate ed aree archeologiche) completano uno scenario nel quale gli incidenti sono purtroppo destinati a ripetersi, nonostante le rassicurazioni di gran parte delle forse politiche del governo regionale schieratosi in difesa dello sviluppo petrolifero e di parte mass media, servizio pubblico in testa.

L’incidente del Centro Olio di Viggiano è avvenuto nella notte del 17 marzo tra le ore 1,00 e le ore 2,00 mentre imperversava nell’area un violento temporale. La ricostruzione dei fatti è possibile grazie alla documentazione raccolta dalla III Commissione del Consiglio Regionale inviata per conoscenza dal suo Presidente, il verde Francesco Mollica, a seguito di richiesta da parte del WWF Basilicata.

Scoprono l’accaduto i volontari dell’Associazione potentina Rangers d’Italia che in occasione di un sopralluogo, il giorno 19 marzo, alle ore 14,30, evidenziano agli enti territoriali i "rischi per le acque del fiume dal versamento di petrolio avvenuto tramite condotta di scolo delle acque bianche presente nella zona industriale di Viggiano che conducono all’impianto di depurazione".

Il verbale delle guardie ecologiche dell’Associazione, inviato agli Organi competenti ed ai mass media locali, evidenzia come "il riversamento di petrolio riguardi un laghetto adiacente all’impianto di depurazione con evidente danno ambientale ed emanazione di cattivi odori".

I giornali locali riportano con foto e reportage l’incidente che appare grave, mentre il TG3 locale minimizza l’accaduto enfatizzando l’efficienza ENI nell’opera di disinquinamento. A parte il deprecabile ritardo dell'informazione, il Presidente del WWF Italia , Fulco Pratesi, evidenzia come ".la sicurezza dei cittadini e dell'ambiente nei dintorni del Centro olio di Viggiano è stata messa seriamente in pericolo, non solo da questo ennesimo grave incidente , ma anche dalla fuoruscita di gas a forte pressione che si è verificata venerdì 15 marzo alle ore 11,30 e di cui si sono accorti con terrore i cittadini vicini, denunciando il grave fatto alle autorità competenti locali e alla Prefettura di Potenza, peraltro senza avere nessuna risposta; le attività petrolifere, come più volte denunciato, rappresentano una fonte continua di inquinamento ambientale; in particolare, in riferimento all’accaduto, il WWF con propria nota del 5.1.1998 "Osservazioni allo studio di Impatto Ambientale relativo al centro Olio di Viggiano" aveva già evidenziato i possibili rischi derivanti dal convogliamento delle acque semioleose all’impianto di depurazione consortile, anche per la vulnerabilità degli acquiferi interessati; il WWF perciò ha richiesto con urgenza l'installazione immediata di efficaci sistemi di controllo e di allarme e la predisposizione di un piano di evacuazione della popolazione in caso di disastro ambientale.

Il WWF inoltre, non soddisfatto delle prime notizie diffuse in merito all’avvenuto incidente, probabilmente tendenti a minimizzare l’accaduto tranquillizzando la popolazione, ha richiesto ufficialmente alla Regione, alla Provincia ed all’ARPAB di conoscere con esattezza le circostanze dell’incidente, i quantitativi di greggio dispersi, i parametri rilevati sull’inquinamento del suolo e dell’acqua, le azioni predisposte per la bonifica e la messa in sicurezza della salute dei cittadini e dei sistemi naturali. In ogni caso l’incidente ha nuovamente messo in risalto la dannosità delle attività estrattive, a fronte di scarsissimi benefici reali sino ad ora ricevuti dalle comunità locali: ciò sta compromettendo sempre più gravemente lo sviluppo dell’area basato sulle sue risorse naturali, l’agricoltura di qualità, il turismo rurale e sta minacciando l’integrità delle falde idriche da cui si alimentano gli invasi fondamentali per l’approvvigionamento dell’acqua di buona parte di Puglia e Basilicata con danni inimmaginabili per le popolazioni interessate".

Intervengono prontamente nella stessa giornata del 19 marzo i Carabinieri di Viggiano e il NOE di Potenza i quali accertano come l’incidente si sia verificato nella notte del 17 marzo a causa dell’accidentale immissione di circa tremila litri - secondo l’ENI - di olio greggio direttamente nella vasca di raccolta delle acque piovane, anziché all’interno del bacino di trattamento delle acque del Centro Olio addebitando lo stesso agli addetti alle valvole del serbatoio di drenaggio.

I Carabinieri di Viggiano ed il NOE verificano come parte del greggio immesso erroneamente ancora tracimasse il giorno 19 (dopo due giorni) nella vasca di raccolta del Consorzio di Bonifica dell’Alta Val d’Agri, sito nel comune di Grumento Nova.

La notifica obbligatoria agli Enti territoriali ed agli organi di controllo sanitario in base all’art.17 comma 2 lett.a del D.lgs n.22/97 da parte dell’ENI avviene però in ritardo, il giorno 19 marzo, dopo ben due giorni dall’incidente, nello stesso giorno in cui Carabinieri e NOE accertano l’accaduto segnalato dai Rangers. Tali ritardi infrangono precise norme di legge tra l’altro indicando erroneamente la data del 19 marzo come data in cui "si è determinata una situazione di pericolo concreto ed attuale di inquinamento con superamento dei limiti di accettabilità ex allegato 1 del D.M. n.471/99 in relazione alla specifica destinazione d’uso del sito interessato dall’evento"

Nella notifica l’ENI comunica che "l’area coinvolta dall’evento, il cui soggetto proprietario è al momento sconosciuto, è adiacente all’impianto di depurazione del Consorzio ASI, ubicato nella zona industriale in località Cembrina di Viggiano" ed in specifico riguarda "un corpo idrico superficiale, e relative sponde, adiacente l’impianto di depurazione del Consorzio ASI e che l’entità della popolazione potenzialmente interessata dall’evento è pressoché nulla".

I Carabinieri di Viggiano nel comunicare in data 20 marzo alle Istituzioni regionali l’avvenuto sversamento, indicano come siano stati interessati dallo stesso il depuratore del Consorzio Industriale ARSEA, un piccolo bacino di raccolta acque piovane, prospiciente al depuratore ed una vasca del Consorzio di Bonifica Alta Val d’Agri.

I Carabinieri di Viggiano chiedono all’ARPAB (Agenzia di Protezione Ambientale Basilicata) "gli accertamenti tecnici ed i prelievi di rito all’esterno della suddetta area e, precisamente, nel canale che conduce al fiume Agri, al fine di accertare l’entità dell’eventuale danno ambientale cagionato, riferendo l’esito a quest’Arma".

Ancor prima dell’effettuazione delle analisi da parte dell’ARPAB, della comunicazione dei dati ai Carabinieri di Viaggiano e dell’intervento dell’Autorità Giudiziaria, l’ENI ha provveduto nel frattempo "a mettere in sicurezza le zone interessate dall’evento".

In un sopralluogo congiunto di tecnici ENI, ARPAB e funzionari regionali in data 20 marzo infatti "si è constatato la presenza di uomini e mezzi (ENI) impegnati nelle operazioni di messa in sicurezza delle zone interessate dall’evento" senza che l’autorità giudiziaria sia potuta intervenire per mettere sotto sequestro l’intera area,m onde stabilire le responsabilità e l’entità e la tipologia dei liquidi sversati" recuperati dagli addetti ENI.

In data 21 marzo l’ENI comunica (anche questa comunicazione è tardiva) al Comune di Viggiano, al Dipartimento Ambiente ed all’Assessorato all’Ecologia della Provincia di Potenza "al fine di rimuovere le fonti inquinanti, di evitare la diffusione dei contaminanti dal sito verso le zone non inquinate e le adiacenti matrici ambientali, di impedire il contatto diretto della popolazione con la contaminazione presente e di intercettare ed isolare il liquido sversato, sono state attuate le seguenti misure di messa in sicurezza di emergenza:

- svuotamento di vasche di raccolta di liquidi sversato e pompaggio di liquidi inquinati galleggianti;

- isolamento dell’area contaminata attraverso l’installazione di recinzioni, segnali di pericolo e altre misure di sicurezza e sorveglianza;

- installazione di drenaggi di controllo per mezzo di dispositivi galleggianti di contenimento, nonché spandimento di materiali oleoassorbenti sulla superficie delle acque …con rimozione e trasferimento in discarica autorizzata di suoli e fanghi contaminati".

L’ENI ammette dunque il rischio per le popolazioni dopo averlo escluso subito dopo la notifica dell’incidente. Alla comunicazione l’ENI acclude una relazione tecnica sullo stato di avanzamento delle attività di "messa in sicurezza" che avvengono prima dell’intervento di sequestro cautelativo dell’area da parte dell’autorità giudiziaria e su terreni di proprietà di altri Enti (sulla questione l’Autorità Giudiziaria sta effettuando al momento indagini al fine di stabilire le responsabilità).

In data 22 marzo interviene l’Ufficio Territoriale del Governo sollecitato dalla denuncia dei Rangers che a sua volta "richiama l’attenzione del Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata per l’adozione dei provvedimenti di competenza".

Il 21 marzo il senatore Egidio Ponzo di F.I. interroga il Ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio per conoscere:quando si è verificato l'incidente; da cosa è stata provocata la fuoriuscita del greggio dagli impianti del Centro Oli; qual’è il quantitativo di greggio che è fuoriuscito; se il greggio ha raggiunto il fiume Agri e quindi il bacino del Pertusillo; se esiste un piano di prevenzione o di intervento immediato in grado di far fronte tempestivamente ad un'emergenza di questo tipo o magari ancora più grave, oppure si è completamente in balìa dell'ENI; quale ruolo hanno svolto in tale disastrosa circostanza le autorità comunali, provinciali e regionali preposte alla vigilanza del territorio; quali iniziative si intendono porre in essere vista l'inerzia della Regione Basilicata affinché si ponga rimedio allo strapotere dell'ENI che nella fattispecie è controllato e controllore nello stesso tempo, in ordine al monitoraggio ambientale, alla sicurezza ed alla salvaguardia del territorio, il tutto nel contesto di quanto richiesto con l'interpellanza del 5.11.2001.

In data 28 marzo il Coordinatore del Dipartimento Risorse Idriche dell’ARPAB comunica al Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata come "a seguito della segnalazione dei Rangers in data 19 marzo siano state monitorate le acque del torrente Della Parete, del Fiume Agri, dell’invaso del Pertusillo e dei terreni circostanti l’impianto di depurazione interessati dall’evento, segnalando al responsabile dell’impianto di potabilizzazione dell’Acquedotto Pugliese (ex EAAP) di Missanello, l’incidente di cui all’oggetto continuando ad effettuare tali prelievi e campionamenti anche nei giorni successivi". La Diga del Pertusillo della capacita teorica di oltre 100 mila metri cubi d’acqua al momento dell’incidente ne conteneva meno della metà.

Le analisi effettuate dall’ARPAB hanno messo in risalto il livello elevato di contaminazione nella zona di sversamento con valori pari a 3.202 mg/litro di oli minerali (estratto etereo) nel terreno e valori massimi di 148 mg/l nelle acque campionate del torrente della Parete, prima dell’immissione nel fiume Agri.

E’ allarmante come solo a distanza di oltre dieci giorni si sia provveduto a segnalare all’Acquedotto Pugliese l’incidente, probabilmente temendo possibili rischi di contaminazione delle risorse idriche per uso potabile. I risultati dei prelievi vengono inviati agli Enti territoriali, alla ASL competente, al Corpo Forestale dello Stato ed ai Sindaci di Viggiano e Grumento Nova (non si conosce se sia stato inviato anche ai Carabinieri di Viaggiano che ne hanno fatto richiesta ed al NOE).

La nota dell’ARPAB rileva una contaminazione che partendo dal sito inquinato è giunto sino al fiume Agri (e presumibilmente nell’invaso del Pertusillo) rilevato dalle analisi dell’ARPAB maggiormente in data 21 marzo, in misura minore nei giorni successivi al 23 marzo e successivamente regredendo sino a scomparire quasi del tutto(in data 19.3.02 risulterebbe però effettuato dall’ARPAB un solo campionamento in località Fosso Della Parete) .

Considerata la velocità di regressione dell’inquinamento nel fiume Agri dovuto probabilmente al deflusso per le abbondanti precipitazioni (nel giro di due giorni risulterebbe scomparso), è possibile che la contaminazione abbia riguardato anche l’invaso del Pertusillo (nell’invaso non sono stati effettuati prelievi e campionamenti) evidenziando come il ritardo nella notifica dell’incidente da parte dell’ENI possa aver causato una contaminazione non rilevata delle acque dell’invaso del Pertusillo e forse anche delle risorse idro-potabili a valle dello stesso invaso.

La dinamica dell’incidente era stata prospettata dal WWF nelle Osservazioni prodotte allo Studio di Impatto Ambientale relativo al Centro Olio Val d’Agri ed inviate in data 5.1.1998 all’Ufficio Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata ed al Servizio VIA del Ministero dell’Ambiente, purtroppo senza riscontro positivo.

Il progetto AGIP esaminato dal WWF relativo al Centro Olio era infatti risultato nelle Osservazioni alla VIA prodotte dal WWF Basilicata "alquanto carente e scarno in riferimento alle problematiche di salvaguardia delle risorse idriche dall’inquinamento".

In relazione al "quadro di riferimento progettuale" la reazione AGIP affermava che "dopo il trattamento di disoleazione (circa 1.200 metri cubi al giorno) le acque semioleose, riportate ai limiti di accettabilità della tabella C di cui alla legge 319/76, vengono convogliate alla fognatura consortile e da qui all’impianto di depurazione consortile che le riporta ai valori della tabella A della L.319/76…in caso di indisponibilità dell’impianto di depurazione consortile è previsto il caricamento degli effluenti su autobotti e l’invio ad un impianto di trattamento autorizzato…"

Il WWF evidenziava nelle sue osservazioni come lo studio AGIP, pur dando per scontato l’utilizzo degli impianti consortili, ne metteva in dubbio un loro effettivo utilizzo prevedendo ipotesi alternative "in caso di loro indisponibilità".

Lo studio AGIP relativo al Centro Olio- secondo le osservazioni del WWF- non ha affrontato il delicatissimo problema della potabilizzazione delle acque da parte dell’impianto di depurazione esistente a valle della Diga del Pertusillo che riceverebbe dall’impianto consortile acque che, pur rispettando secondo lo studio AGIP i limiti fissati dalla tabella A della L.319/76, contengono comunque quantità di idrocarburi che potrebbero mettere in crisi il buon funzionamento dell’impianto di potabilizzazione e quindi la salute di milioni di persone servite dall’Acquedotto del Pertusillo.

Il WWF chiedeva tra l’altro "di conoscere e specificare il motivo per il quale gli impianti consortili non sarebbero disponibili e quali fossero le prescrizioni tecniche fornite dagli Enti per impedire lo "scarico indiretto di sostanze pericolose" con i sistemi di verifiche e sorveglianza da adottare considerata la vulnerabilità degli acquiferi nelle aree interessate". Tale ultima evenienza potrebbe forse essere la causa dello sversamento".

In considerazione dei pericoli evidenziati, il WWF chiedeva "di acquisire i pareri tecnico-funzionali degli enti chiamati in causa in merito allo smaltimento e trattamento delle acque semioleose (Consorzio Industriale ed Ente Irrigazione) anche in funzione di un ottimale funzionamento di questi impianti ed in rapporto all’assenza di pericolo per la popolazione servita dall’Acquedotto del Pertusillo con gli eventuali accorgimenti tecnici e di monitoraggio delle acque semioleose per evitare pericoli di contaminazione e delle acque potabili dell’impianto di potabilizzazione della Diga del Pertusillo a cui sono connessi gli impianti Consortili (ASI) che riceverebbero a loro volta- secondo lo studio AGIP-le acque semioleose provenienti dal Centro Olio della Val d’Agri".

Il WWF chiedeva "di conoscere gli eventuali piani di intervento (assenti ancora oggi) per evitare l’uso di acque potabili servite dall’acquedotto che potrebbero essere accidentalmente contaminate con quantitativi rilevanti di idrocarburi per cause di incidenti o cattivo funzionamento dell’impianto Consortile e/o dell’Impianto dei potabilizzazione".

Nonostante le carenze del progetto AGIP relativo all’ampliamento del Centro Olio di Viggiano, veniva rilasciato parere VIA positivo.

Le tardive misure di sicurezza, emanate solo a seguito dell’incidente, in data 28 marzo dall’Ufficio Compatibilità Ambientale del Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata denotano l’improvvisazione e la superficialità con la quale sono state date le autorizzazioni all’ampliamento del Centro Oli ed i pareri positivi VIA .

Con fax del responsabile del Polo della Val d’Agri dell’Eni S.p.A., divisione AGIP indirizzato al Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata, questa società informa che "la manovra causa della fuoriuscita del greggio dal Centro Olio Val d’Agri è avvenuta tra le ore 01,00 e 02,00 del 17/03/2002".

Inquietanti interrogativi vengono oggi celati dagli "errori umani" dichiarati dall’ENI causato a monte-secondo l’ENI- dalla fuoriuscita di gas in pressione misto ad olio dalla linea di produzione per un suo malfunzionamento.

L’incidente evidenzia invece carenze, improvvisazioni, omissioni, assenza di controlli e piani di sicurezza da parte delle Istituzioni pubbliche e logiche di profitto da parte delle società private petrolifere che operano in Basilicata con limiti oggettivi nel funzionamento degli impianti e nei sistemi di controllo e di allarme in caso di cattivo funzionamento o incidenti.

Il Centro Olio di Viggiano (ne è previsto purtroppo un altro in Val Camastra) come denunciava il WWF in un proprio comunicato del novembre 1997, si rileva sempre di più una "bomba ecologica senza preavviso".

Sintesi dei fatti a cura della Sezione Regionale WWF Basilicata

Sulla base della documentazione trasmessa, su richiesta del WWF,

da Francesco Mollica, Presidente delle III Commissione

Consiliare- Regione Basilicata

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