LA GRANDE DELUSIONE DELLA COMMISSIONE D'INCHIESTA SULL'ATTIVITA' ESTRATTIVA
 
Quando, alcuni mesi or sono, il presidente Bubbico acconsenti all'istituzione di una commissione di inchiesta e quando, di li a poco, il consiglio regionale diede vita alla Commissione speciale d'inchiesta sull'attività estrattiva in Val d'Agri e Val Camastra, attribuendone la presidenza ad un consigliere dell'opposizione, le interpretazioni sulle motivazioni di tale "concessione" si sprecarono. Ci fu chi si accontentò di prendere atto della spiegazione data da Bubbico nella sede istituzionale ("non ho nulla da nascondere"); chi, invece, vide nella istituzione della commissione di inchiesta un segnale, chiaro, univoco ed ulteriore (il dott. Collazzo era già entrato nella giunta Bubbico), diretto alla Procura della Repubblica di Potenza che si stava occupando della cosiddetta Tangentopoli Lucana (l'entrata nell'esecutivo regionale del giudice Collazzo e l'istituzione della Commissione d'inchiesta, avrebbero dovuto scongiurare ulteriori eccessi, dopo il caso del vice presidente della giunta regionale Vito De Filippo, nell'applicazione di misure cautelari). 
Qualunque sia stata la reale motivazione che ha indotto, spinto o costretto il governo regionale ad istituire la commissione d'inchiesta, è certo che per Bubbico & Co. ciò ha rappresentato un "costo": dare vita ad una commissione d'inchiesta come quella sulle attività petrolifere, presieduta - come per legge o regolamento - da un membro dell'opposizione consiliare non è cosa da poco e può portare a conseguenze dirompenti, sul piano politico, sociale, giudiziario. Dunque, il "costo" sostenuto dalla Giunta Regionale per l'istituzione della Commissione d'Inchiesta sembrava molto alto, comunque abbastanza alto da giustificare reazioni di grande sorpresa prima ancora che di approvazione.
Chi, come noi, ha sempre sostenuto e continua a sostenere che il petrolio in Basilicata reagisce come nel resto del mondo, corrodendo l'ambiente ed il tessuto economico e sociale, generando corruzione e malaffare, avvelenando l'aria e le coscienze, sulla commissione d'inchiesta ha riposto speranze e aspettative, giustificate anche dal fatto che la presidenza era stata affidata ad una opposizione consiliare che, quantomeno a parole, non ha mai condiviso le scelte della maggioranza in tema di estrazioni petrolifere.
Ebbene, dopo molti mesi dalla sua istituzione e senza che un solo atto sia stato compiuto (almeno, per quanto ne sappiamo), la Commissione speciale d'inchiesta sull'attività estrattiva in Val d'Agri e Val Camastra, per mezzo del suo presidente Egidio Digilio (AN), indice una audizione di nove associazioni (tra cui Sos Lucania) "al fine di essere audite in merito allo stato di attuazione del Protocollo d'intenti Regione - Eni".
Sorvoliamo sul fatto che per verificare lo stato di attuazione degli accordi sottoscritti tra Eni e Regione è stata creata, qualche anno fa, in seno alla regione, un'apposita commissione paritetica sul cui effettivo funzionamento non si è mai saputo nulla (e, d'altra parte, non ci sembra che tra i compiti dell'istituita commissione d'inchiesta rientri anche quello della verifica dello stato di attuazione del protocollo d'intenti).
Ma, a parte ciò, a qualcuno potrà interessare sapere che l'audizione è stata fissata per il 12 giugno ore 16, mentre le lettere di invito sono state spedite (data del timbro postale) il giorno precedente, l'11 giugno. Naturalmente, quasi tutti i destinatari dell'invito non l'hanno ricevuto in tempo utile.
Per quanto possa sembrare strano, pare che il Presidente Di Gilio si sia lamentato della scarsa presenza di associazioni all'audizione (?).
Pensandoci bene, forse il "costo" di cui parlavamo sopra non era per niente alto, anzi...
 
 
Alfonso Fragomeni - Sos Lucania
www.soslucania.org

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