GRAVE INCIDENTE AL CENTRO OLIO DI VIGGIANO

Questo incidente è il secondo pubblicamente noto che ha riguardato il Centro Olio di Viggiano (Nel mese di marzo 2002 si è verificato un incidente di notevole gravità che ha interessato il Centro Olio AGIP – ENI di Viggiano (Basilicata) con il versamento liquidi ed idrocarburi nelle acque superficiali e nel terreno- Vedi Dossier WWF) e segue quello relativo alla rottura della testa del pozzo di Monte Alpi 1 con la fuoriuscita di migliaia di litri di petrolio nebulizzato. L’incidente si è verificato in piena “Tangentopoli Lucana” che ha visto coinvolti personaggi noti della politica, degli affari e dell’ENI, con appalti del petrolio ed in specifico quelli relativi alla costruzione dell’Oleodotto Viggiano-Taranto. Avviene dopo la sospensione dell’attività dell’altro giacimento Trend 2 di Tempa Rossa da parte del Presidente della Regione Basilicata.

Dalle colonne della Nuova Basilicata si apprende come in data 5 ottobre 2002, con l’emanazione di una Ordinanza del Presidente della Regione, si “sospende” l’attività del Centro Olio di Viggiano. Nell’articolo vengono riportate alcune indiscrezioni trapelate dal palazzo della Regione di come il Presidente della Regione si sia precipitato da Roma per firmare nella tarda serata del giorno 4 ottobre l’Ordinanza. L’incidente ha riguardato l’impianto di desolforazione con la rottura di un forno che secondo indiscrezioni ha provocato l’emissione di notevolissimi gas inquinanti. Poche le informazioni che il Tg3 regionale dirama, e lo fa usando toni tranquillizzanti solo il giorno 6 ottobre, mostrando le immagini dei tecnici ENI all’opera .

Ma la vicenda appare subito gravissima. Viene ripresa dal comunicato stampa del WWF del giorno 5 ottobre dal titolo “ENI’s way:ovvero la via alla devastazione del territorio contro la salute dei cittadini”-incidente al Centro Olio di Viggiano: e’ il 12° sul territorio lucano”. Il WWF chiede agli Uffici Regionali del Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata di conoscere:

* le circostanze che hanno determinato l’emanazione dell’Ordinanza urgente del Presidente della Giunta Regionale;
* se l’ENI abbia provveduto a comunicare l’accaduto secondo le normative vigenti;
* se si siano verificate emissioni in atmosfera al di sopra dei limiti consentiti dalle leggi;
* se vi sia stato un reale pericolo per l’incolumità e la salute delle persone.

L’avventura del cosiddetto “Texas Lucano” appalesa sempre più la rapina e la devastazione del territorio da parte delle compagnie petrolifere private. Il WWF evidenzia l’assenza di un Piano di Sicurezza e di evacuazione delle popolazioni richiamando dopo il nuovo incidente l’esigenza di “campagne epidemiologiche per accertare lo stato di salute dei residenti, con particolare riferimento alla qualità dell’acqua, dell’aria e del cibo prodotti in Val d’Agri”.

La tempestiva Ordinanza urgente del Presidente della Giunta Regionale della Basilicata di blocco dell’attività del Centro Olio evidenzia, secondo il WWF, come le tanto decantate “migliori tecnologie” atte a scongiurare pericoli per la salute e l’ambiente in realtà non esistono e non siano mai esistite. Il WWF evidenzia come sia necessario che i cittadini della Val d’Agri e di Viggiano acquisiscano finalmente coscienza che il petrolio, oltre a non portare sviluppo, mette in pericolo la salute e l’incolumità fisica delle persone.

Sconcerta infatti il silenzio degli organi pubblici preposti al monitoraggio ambientale rimasti assenti durante tutte le fasi che hanno provocato la fuoriuscita dei gas tossici e nocivi (Anidride solforosa, acido solfidrico, idrocarburi aromatici in gran quantità, etc, etc). Come si rimane perplessi dall’assenza istituzionale da parte di gran parte degli amministratori e dei sindaci della Val d’Agri (molto attivi invece per le richieste delle famose Royalty).

Sconcerta apprendere dal testo dell’Ordinanza n. 8 del 4 Ottobre 2002 del Presidente della Giunta Regionale come il 27 settembre 2002 con Fax n.456 la Società ENI S.p.A. comunica agli Uffici competenti regionali una non meglio definita “necessità dell’adeguamento dei parametri di esercizio dell’impianto SCOT con conseguente dirottamento, saltuario e temporaneo, del flusso della corrente residua di SO2 in uscita dall’impianto KLAUS allo sfiato caldo siglato E19”.

Tradotto in parole povere, migliaia di chilogrammi di gas tossici e nocivi sono stati immessi direttamente nell’aria per diversi giorni, senza che il ciclo produttivo venisse fermato e senza che scattasse alcun allarme di pericolo per la contaminazione dei cittadini e dell’ambiente. 

Solo dopo 4 giorni dalla “criptica” comunicazione dell’ENI, in data 1.10.02, con propria nota n.20674/75B1, il Dipartimento Ambiente, chiede a non meglio specificati ”Organi di Controllo” “un costante e puntuale monitoraggio di procedure, modalità e tempi di adeguamento dell’impianto SCOT con particolare riguardo all’evoluzione dell’incremento degli inquinanti emessi”.

Questa situazione viene evidenziata dall’Associazione “SOS Lucania” che in un proprio comunicato sempre del 5 ottobre ignorato da quasi tutti i mass media locali e dal tg3 Basilicata evidenzia come “se si fosse trattato solo di una situazione di pericolo, il governatore non si sarebbe scapicollato, come ribadiscono i giornali, dagli impegni istituzionali romani. Come al solito-continua SOS Lucania-le notizie non ci sono e quelle che vengono date dai canali ufficiali sono generiche, vaghe e, comunque, tranquillizzanti, come da copione che ormai conosciamo a memoria. E se è il solito copione, a cui si aggiunge la non trascurabile novità del provvedimento di sospensione, siamo convinti che, ancora una volta, a Viggiano, nel centro oli, si è verificato qualcosa da tenere nascosto, da coprire, da non far sapere ai cittadini della Val d’Agri, all’opinione pubblica. Deve preoccupare non poco – continua il testo del comunicato- la richiesta della Regione all’ARPA (Agenzia Regionale di Protezione Ambientale)di adottare tutte le misure atte a garantire un costante monitoraggio della qualità dell’aria per tutto il periodo necessario al ripristino, da parte della società ENI, delle normali condizioni di esercizio. Ma come – evidenzia SOS Lucania- non c’è già e costantemente un sistema di monitoraggio della qualità dell’aria? Non c’è servizio del Tg Basilicata sul petrolio che non parli dell’efficiente sistema di monitoraggio!!! E se poi scoprissimo che il famoso monitoraggio è solo una favola, perché mai dovrebbe essere assicurato solo per il periodo necessario al ripristino delle normali condizioni di esercizio del centro oli? I controlli non dovrebbero essere permanenti? 

E’ palese il ritardo dell’intervento degli Uffici Regionali nell’evidenziare una potenziale situazione di pericolo, in assenza di dati ufficiali relativi alle emissioni in atmosfera rilevate nel periodo compreso tra il giorno 27 settembre ed il 1 ottobre, in parte giustificabile dall’emanazione dell’Ordinanza n.8 del Presidente della Giunta Regionale del 4. ottobre 2002 (dopo 8 giorni dal verificarsi dell’incidente segnalato da ENI S.p.A che ha riguardato lesioni al refrattario del forno di preriscaldo del gas residuo).

Il forno è stato fermato, sempre secondo ENI S.p.A. solo in data 2 ottobre, cioè dopo ben 5 giorni dalla data in cui l’inconveniente è stato segnalato da ENI S.p.A.(lo si apprende sempre dalla lettura del testo dell’Ordinanza del Presidente della Regione).

Non risulterebbero per il periodo compreso tra il 27 settembre al 4 ottobre rilevati e monitorati i dati medi giornalieri e quelli di picco di tutti gas relativi alle emissioni del Centro Olio di Viggiano (non solo di SO2), il cui monitoraggio il Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione demanda successivamente a non meglio specificati “Organi di Controllo”. 

Nella stessa Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale n.8/02 si evince che ENI stima il “quantitativo totale di SO2 pari a Kg.539, “dirottato allo sfiato caldo asservito all’impianto SCOT durante le 24 ore del giorno 2.10.02” e che tale quantitativo medio giornaliero risulterebbe il doppio del valore medio giornaliero consentito e di gran lunga superiore ai limiti di emissione previsti dalle leggi per il SO2 (anidride Solforosa).

Ma quanti sono i quantitativi e la tipologia degli altri gas tossico nocivi immessi direttamente in atmosfera. Su questo aspetto nessuno fornisce i dati, nessuno li ha e forse mai nessuno li ha mai rilevati, oltre ENI.

Il monitoraggio ambientale della Regione si rileva palesemente un bluff. Si resta in attesa che ENI fornisca i suoi dati che dimostreranno (come è fin troppo ovvio e scontato) come la situazione sia “stata sempre sotto controllo” ed il pericolo per la salute sia risultato inesistente, nonostante nel frattempo la Prefettura di Potenza abbia convocato un incontro tra le parti il giorno 11 ottobre per discutere il Piano di Sicurezza e di Evacuazione, ancora inesistente.

L’Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale n.8/02 “ritiene che il massiccio incremento giornaliero di SO2 pari ad oltre il !.000% (mille per cento) rispetto alle normali condizioni di esercizio dell’impianto, determina, in maniera inequivocabile, un aggravio, anche se temporaneo, delle attuali condizioni ambientali con possibile rischio sanitario per le popolazioni dell’area circostante”.

Sussistano evidenti lacune in merito al sistema di notifica, accertamento e pubblicizzazione della grave situazione di rischio per l’ambiente e la salute dei cittadini con azioni di monitoraggio ambientale dei parametri chimico-fisici ancora del tutto oscuri e sulla competenza circa le azioni di monitoraggio e allarme. Si continua ancora oggi a constatare l’avvenuto gravissimo inquinamento, senza che la Protezione e gli Organi di Controllo pubblici intervengano per evitare danni alla salute (per oltre 5 giorni sono state immesse sostanze in atmosfera al di sopra dei limiti previsti dalle leggi).

E’ il consigliere regionale dei Verdi Francesco Mollica che interpella il giorno 9 ottobre il Presidente della Giunta Regionale della Basilicata e l’Assessore del Dipartimento Regionale Ambiente e Tutela del Territorio, per le loro rispettive competenze, per conoscere, in merito all’ incidente avvenuto presso il Centro Olio di Viaggiano :

I valori medi e di picco nel relativi a ciascun giorno compreso dalla data del 27 settembre a tutt’oggi con i parametri dei gas emessi dal Centro Olio ENI-AGIP di Viggiano al fine di verificare la veridicità di quanto dichiarato e comunicato dalla Società ENI in merito alla quantità e qualità dei gas emessi in atmosfera;

Come mai non è scattato alcun allarme di grave pericolo da parte degli “Organi di Controllo” Pubblici responsabili del monitoraggio ambientale, anzi ci si è affidati a tardive, omissive e successive comunicazioni di ENI per intraprendere le necessarie azioni per limitare i danni ambientali, alla salute ed all’incolumità dei cittadini che sono stati esposti e probabilmente contaminati “da valori di SO2 del 1000% superiori, rispetto alle normali condizioni di funzionamento dell’impianto” e che tale esposizione, probabilmente a soglie superiori (non solo di SO2 ma anche di altri gas tossici e nocivi) sia perdurata per 4 giorni, prima che venissero presi i primi provvedimenti;

se risulti veritiero quanto segnalato dai cittadini di Viggiano e dalle maestranze del Centro Olio che evidenziano come il ciclo di produzione del Centro Olio sia continuato anche dopo l’emanazione dell’Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale di sospensione dell’attività; 

Se non sia invece urgente e non rinviabile per l’area di Viggiano e per i siti petroliferi a rischio “il Piano di Sicurezza Ambientale” capace di rendere operativo un efficace sistema di allarme capace di evitare rischi e danni alla salute dei cittadini;

Se Eni e le altre autorità abbiano comunicato al Sindaco di Viggiano, autorità titolare per territorio delle competenze in materia di sanitaria e tutela della salute, quanto accaduto. 

Quali siano le misure richieste dall’Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale ed adottate da ARPAB, Provincia e ASL competenti “atte a garantire un monitoraggio della qualità dell’aria, non “solo” al periodo del necessario ripristino delle normali condizioni di esercizio, come recita in modo “pedissequo” l’Ordinanza del Presidente della Regione, ma che avrebbe dovuto e dovrebbe essere assicurato in modo continuativo e costante “sempre”, con informazioni rese alla stampa ed ai cittadini in modo trasparente ai sensi delle normative vigenti;

Cosa intende fare l’Assessore competente per colmare questa grave lacuna nelle procedure sin ora seguite che se dovessero ripetersi nel modo e nelle forme sin qui illustrate, rischiano di rendere inefficaci i sistemi di monitoraggio e le azioni di difesa della salute dei cittadini;

se non si intenda intraprendere, come richiesto in questi giorni dal WWF e da altre Associazioni e Comitati di cittadini, campagne epidemiologiche per i residenti per accertare lo stato di salute con particolare riferimento alla qualità dell’acqua, dell’aria e del cibo prodotti e consumati in Val d’Agri.

Il nuovo grave incidente presso il Centro Olio di Viggiano sembra aver conseguito l’unico risultato di aver riaperto le trattative “sull’accordo di programma Regione-ENI” caduto negli ultimi tempi nel dimenticatoio. Con gran clamore sulla stampa “i ritrovati legami tra ENI e Regione” vengono oggi drammaticamente sanciti attraverso il “principio di compensazione ambientale” applicato sulla “pelle del popolo inquinato”.

Dossier a cura del WWF Basilicata

Ottobre 2002

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