Da   Avvenire del 29 aprile 2003

BASILICATA: LA DENUNCIA
«La grande industria calata dall’alto – sostengono i vescovi locali – dipenderà sempre da centri decisionali che sono distanti dalla nostra piccola regione». «Sviluppo distorto e lontano dalla gente»

Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza, esprime le preoccupazioni dei presuli per i piani industriali

Da Potenza Vito Salinaro

«La salvezza della Basilicata sta al suo interno». Sembrano voler sottolineare questo i vescovi della regione, nel corso dell'ultima riunione della locale conferenza episcopale. Credono poco, i pastori lucani, allo sviluppo che arriva da fuori, ai grandi numeri di investimenti esterni, quasi sempre sovvenzionati dallo Stato, che annunciano esportazione di ricchezza e benessere, come era stato enfatizzato per la Fiat a Melfi, non molti anni fa: «È vero - dice Agostino Superbo, arcive-scovo di Potenza e presidente della Conferenza episcopale della Basilicata -. Non disprezziamo, sia ben chiaro, chi viene ad investire da fuori ma ci chiediamo: quale garanzia ci sarà per i giovani del posto in un futuro a lungo termine? La grande industria calata dall'alto dipenderà sempre da centri decisionali che sono lontani dalla nostra piccola regione e qui le esperienze passate sono drammatiche».

Cosa vi preoccupa maggiormente?
Siamo preoccupatissimi per i giovani della Basilicata. Quelli delle aree interne, appena possono, scappano perché non vedono futuro. Ad eccezione di Matera, di alcune aree del vulture-melfese e del metapontino, la situazione si sta facendo pesante. I giovani pian piano cominciano a disamorarsi della loro terra e in queste zone si assiste all'invecchiamento e ad una nuova, corposa emigrazione.

Eppure le sole risorse naturali - acqua, petrolio, gas - producono un volume d'affari milionario.
Sì, ma qui cosa resta? Anzi, per la questione petrolio noi vescovi siamo intenzionati a vederci chiaro. Perché nessuno è ancora certo dell'impatto ambientale provocato dagli scavi dei pozzi, dalle esplosioni, dalle tante estrazioni.

Regione ed Eni dicono che è tutto in regola…
Ripeto. Vogliamo capire cosa sta succedendo in quei boschi della Val d'Agri e nelle altre zone interessate dalle estrazio-ni. Da una parte c'è chi dice che è tutto ok. Dall'altro, e mi riferisco agli ambientalisti, si afferma che è in atto uno scempio ambientale di proporzioni inimmaginabili. Noi vogliamo avvalerci della consulenza di esperti che, in modo oggettivo, ci dicano dove sta la verità.

Eccellenza, lei ha parlato di uno "sviluppo distorto" della Basilicata. Cosa significa?
Ho parlato di sviluppo distorto perché quello in atto è uno sviluppo distante da noi. Sembra quasi uno svilup-po dipendente, non autopropulsivo, non endogeno, insomma uno sviluppo parziale che crea assistenziali-smo: questo non va bene.

Lei ha anche detto che, connesso a questo sistema di sviluppo, nascono «strutture di peccato». Quali?
Sono quegli ostacoli che si frappongono tra il lavoro e i nostri giovani: sono il ricorso alle raccomandazioni, la conoscenza del potente di turno senza il quale i nostri ragazzi non possono ambire ad un posto di lavoro. Questo è inaccettabile.

Cosa propone la Chiesa lucana?
Noi non possiamo avere soluzioni tecniche, se non suggerire indicazioni che partono dalla dottrina sociale della Chiesa. Tuttavia, due punti vorremmo che fossero presi in seria considerazione dalla classe politica locale. Il primo sta nel considerare la questione occupazione come la priorità massima. Questo problema non deve essere affrontato con casualità, ma attraverso una chiara programmazione tra forze politiche, economiche e sociali. Secondo, suggeriamo l'immediata apertura di un tavolo per pianificare un "Progetto Basilicata", che tuttora manca.

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