REPUBBLICA ITALIANA                                            N. 801  Reg. Sent.

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                            Anno 2002

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE   N. 262  Reg.Ric.

PER LA BASILICATA                                                    Anno 2002  

N. 285 Reg.Ric.  Anno 2002  

ha pronunciato la seguente                                                                            

                                                         SENTENZA                                          

sui ricorsi:

A) 262/02 proposto da Legambiente O.N.LU.S., in persona del presidente regionale e legale rappresentante pro tempore del comitato regionale della Basilicata, dr. Franco De Leo, rappresentata e difesa dagli avv. ti Giovanni Barone e Salvatore Lacerra, presso il cui studio in Potenza, alla via Pretoria 54, è elettivamente domiciliata;

contro

- la Regione Basilicata, in persona del Presidente pro tempore della Giunta regionale, rappresentata e difesa dalle avvocatesse Maria Carmela Santoro e Fernanda Cariati, elettivamente domiciliata presso l'ufficio legale dell'Ente, in Potenza alla via Anzio;

- il Comune di Scanzano Jonico, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dalI'avvocatessa Gabriella Spata, con la quale è elettivamente domiciliata in Potenza, alla via Due Torri n. 33, presso lo studio dell'avv. to Luigi Petrone;

e nei confronti

- della CIT (Compagnia Italiana Turismo) S.p.A., in persona dell'amministratore delegato dr. Gianvittorio Gandolfi, rappresentata e difesa dall'avvocatessa Gabriella Spata, con la quale è elettivamente domiciliata in Potenza, alla via Due Torri n. 33, presso lo studio dell'avv. to Luigi Petrone;

con intervento ad adiuvandum

- del WWF Italia, in persona dei presidente e legale rappresentante pro tempore arch. Fulco Pratesi, rappresentato e difeso dagli avv. ti Alfonso Fragomeni e Raffaela Forliano, elettivamente domiciliato in Potenza, alla via Racioppi n. 48, presso lo studio dell'avvocatessa Maria Giorgio;

per l'annullamento, previa sospensione

- della delibera della Giunta regionale della Basilicata n. 474 del 18.3.2002;

- del decreto del Presidente della Giunta regionale della Basilicata n. 62 del 25.3.2002;

- della delibera del Consiglio comunale di Scanzano Jonico n .35 del 28.9.2001;

- di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale.

B) ric. 285/02 proposto dalla LIPU - Lega Italiana Protezione degli Uccelli - in persona del presidente e legale rappresentante pro tempore prof. Danilo Mainardi, rappresentata e difesa dagli avv. ti Alfonso Fragomeni e Raffaela Forliano, elettivamente domiciliata in Potenza, alla via Racioppi n. 48, presso Io studio dell'avvocatessa Maria Giorgio;

contro

- la Regione Basilicata in persona del Presidente pro tempore della Giunta regionale, rappresentata e difesa dalle avvocatesse Maria Carmela Santoro e Fernanda Cariati elettivamente domiciliate presso l'ufficio legale dell’Ente, in Potenza alla via Anzio;

- il Comune di Scanzano Jonico, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocatessa Gabriella Spata, con la quale è elettivamente domiciliata in Potenza alla via Due Torri n.33 presso lo studio dell'avv. to Luigi Petrone;

e nei confronti

- della CIT (Compagnia Italiana Turismo) S.p.A., in persona dell'amministratore delegato dr.Gianvittorio Gandolfi, rappresentata e difesa dall'avvocatessa Gabriella Spata, con la quale è elettivamente domiciliata in Potenza, alla via Due Torri n 33 presso lo studio dell'avv. to Luigi Petrone;

con intervento ad adiuvandum

- del WWF Italia, in persona del presidente e legale rappresentante pro tempore arch. Fulco Pratesi, rappresentato e difeso dagli avv. ti Alfonso Fragomeni e Raffaela Forliano, elettivamente domiciliato in Potenza, alla via Racioppi n. 48, presso lo studio dell’avvocatessa Maria Giorgio;

per l'annullamento, previa sospensione

- del decreto del Presidente della Giunta regionale della Basilicata n.62 del 25.3.2002;

- della delibera della Giunta regionale della Basilicata n. 474 del 18.3.2002;

- degli atti connessi, presupposti e consequenziali.

Visti i ricorsi con i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio della Regione Basilicata, del Comune di Scanzano Jonico e della CIT;

Visti gli atti di intervento ad adiuvandum del WWF Italia;

Viste le memorie difensive prodotte dalle parti;

Data per letta, alla pubblica udienza del 10 ottobre 2002, la relazione del consigliere Giuseppe Buscicchio;

Uditi gli avvocati come da relativo verbale;

Considerato in fatto e ritenuto in diritto quanto segue:

FATTO

1. Il Comune di Scanzano Jonico, con deliberazione del Consiglio comunale n. 35 del 28.9.2001, adottava il piano progettuale di “Centro Turistico Integrato" Torre del Faro - già approvato dal CIPE con delibera n 82 del 3.5.2001, con la quale il detto Comitato aveva autorizzato il servizio per la programmazione negoziata del dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica a stipulare con la CIT Holding S.p.A. il contratto di programma per la realizzazione di un articolato piano di investimenti nel settore turistico da realizzarsi nel Comune di Scanzano Jonico, con onere massimo a carico dello Stato di circa 100 miliardi di lire volto alla realizzazione di attrezzature ricettive, strutture di supporto, attrezzature a carattere sociale ed infrastrutture viarie.

Con la stessa deliberazione veniva approvato lo schema di accordo di programma da stipularsi tra la Regione Basilicata ed il Comune di Scanzano Jonico per l'attuazione del detto piano progettuale.

La Regione Basilicata, con nota prot. n 4033 del 12.11.2001 dell'ufficio urbanistica e tutela del paesaggio, richiedeva al Comune di Scanzano Jonico integrazioni e modifiche alla proposta progettuale elaborata dall'Amministrazione comunale, rappresentando peraltro la necessità di intervenire, dal punto di vista pianificatorio, mediante piano paesistico esecutivo d'ambito

Con successiva deliberazione del Consiglio comunale n. 49 del 13.12.2001, il Comune di Scanzano Jonico: a) controdeduceva alle osservazioni formulate dai privati sul piano progettuale adottato; b) accoglieva le osservazioni svolte dalla Regione Basificata con la citata nota prot. n. 4033/2001; c) conseguentemente approvava gli elaborati aggiornati del piano progettuale, tra i quali risultano compresi: la relazione ad integrazione del piano progettuale, redatta a seguito delle osservazioni espresse dalla Regione Basilicata con nota prot. n. 4033/2001, con allegato parere sull'applicazione dell'art.6, sesto comma, della L. reg. Basilicata 3/1990; la tav. 1 B riportante ridefinizione del perimetro dell'ambito C del PTP del Metapontino ai sensi e per gli effetti dell'art.6, sesto comma, della L. reg. Basilicata 3/1990.

Con successiva deliberazione di Giunta comunale n. 22 del 27.2.2002, il Comune di Scanzano Jonico formulava alla Regione Basilicata espressa richiesta di applicazione dell'art.6, sesto comma, della L. reg. Basilicata 3/1990 ai fini della modifica della perimetrazione dell'ambito C del P.T.P.M. conformemente a quanto riportato sulla citata tav.1 B del piano progettuale approvato con delibera consiliare n. 49/2001.

Indi, la Regione Basilicata, con deliberazione della Giunta regionale n. 474 del 18.3.2002 e pedissequo decreto del Presidente della Giunta regionale n. 62 del 25.3.2002, disponeva “…ai sensi dell'ultimo comma dell'art.6 della L.R. n. 3/90, la modifica della perimetrazione dell'Ambito “C” di Scanzano Jonico, per le ragioni avanti esposte e con le prescrizioni formulate dal Gruppo di Coordinamento Regionale per la redazione dei piani paesistici, conformemente alla Tav. 1B del Piano Progettuale del Contratto di Programma approvata dal Consiglio Comunale con Delibera n. 49 del 13.12.2001…”.

2. Con atto notificato il 3 giugno 2002 e depositato il successivo giorno 18, iscritto al n.262/02 del registro generale dei ricorsi, l’Associazione Legambiente impugna - unitamente alla delibera del Consiglio comunale di Scanzano Jonìco n. 35 del 28.9.2001- la deliberazione della Giunta regionale n. 474 del 18.3.2002 ed il pedissequo decreto del Presidente della Giunta regionale n. 62 del 25.3.2002.

Affida il ricorso alle seguenti censure:

A) Eccesso di potere - Erroneità nei presupposti - Sviamento dell'azione amministrativa - Violazione di legge - Violazione e falsa applicazione L.R. 30.1.1986 n.3 - Difetto di istruttoria.

Si sostiene che i piani regionali paesistici di area vasta avrebbero interesse pubblico secondo le tipologie tematiche riportate tra le quali anche "elementi e pericolosità idrogeologica".

L'art.4 preciserebbe le modalità di tutela prevedendo che, in alcune ipotesi, la trasformazione debba essere sottoposta a verifica di ammissibilità nello strumento urbanistico e condizionata a requisiti progettuali.

Nel caso di specie, la procedura non avrebbe rispettato le previsioni ed addirittura mancherebbe di alcuni passaggi essenziali, individuati nello studio di compatibilità con particolare riguardo alla pericolosità da rischio idrogeologico.

B) Eccesso di potere - Violazione di legge - Erronea e falsa applicazione di legge - Erroneità dei presupposti - Difetto di istruttoria - Sviamento dell'azione amministrativa.

Nella predisposizione del piano di emergenza provinciale, l'Amministrazione provinciale di Matera avrebbe individuato le aree interessate quali zone ad altissimo rischio, ovvero quali ZPS (zone a protezione speciale). L'intera costa ionica sarebbe esposta a rischio idrogeologico, come ribadito anche dal piano di sicurezza approvato nel gennaio 2002.

C) Violazione di legge - Violazione prescrizioni e previsioni urbanistiche e di piano - Eccesso di potere - Difetto di istruttoria - Erroneità nei presupposti.

L'esame dell'intera vicenda dimostrerebbe che nella zona interessata insisterebbero vincoli le cui prescrizioni non sarebbero state rimosse dagli enti competenti.

D) Violazione L.R. n. 47 del 19-12-1994.

Palese sarebbe la violazione della L. reg. Basilicata n. 47/1994 consumata con l'adozione degli atti impugnati.

E) Violazione di legge (L. reg. Basilicata n. 20 del 4.8.1987; L. reg. Basilicata n. 3 del 12.2.1990) - Eccesso di potere - Erroneità nei presupposti - Difetto di istruttoria.

Si sostiene che l'art.6, ultimo comma, della L. reg. Basilicata n. 3/1990, nel prevedere che in talune ipotesi la competenza a disporre varianti ai piani territoriali paesistici sia della giunta regionale e non del consiglio, avrebbe tuttavia lasciato inalterata la procedura ordinaria di approvazione prevista dalla L. reg. Basilicata n. 20/1987 (ivi inclusa la pubblicazione della variante mediante affissione all'albo comunale e la possibilità per i soggetti interessati di presentare osservazioni).

Nel caso di specie, tale procedura non sarebbe stata rispettata, sicché sarebbero insanabilmente viziati gli atti impugnati.

Inoltre, non sarebbe stato assolto l'obbligo di motivazione specifico e puntuale in ordine alla sussistenza dei presupposti (nuove circostanze conoscitive e nuovi eventi naturali) richiesti per l'applicazione della previsione di cui all'art.6, ultimo comma, L. reg. Basilicata n.3/1990.

F) Eccesso di potere - Violazione e falsa applicazione di legge - Violazione dell'art.10 Trattato C.E.

Si sostiene che l'area che dovrebbe essere sottoposta a modificazioni a seguito della riperimetrazione accoglierebbe due siti di importanza comunitaria (SIC): la “Costa Jonica Foce Cavone” e la “Costa Jonica Foce Agri”, individuati, con decreto del Ministro dell'Ambiente del 3.4.2000, al precipuo fine di garantire la conservazione degli habitat naturali e seminaturali nonché la tutela della flora e della fauna selvatica.

Conseguenza diretta della modifica del perimetro dell'ambito C del P.T.P.M. sarebbe l'irreversibile trasformazione dello stato dei luoghi, con evidente compromissione degli habitat naturali.

G) Eccesso di potere - Sviamento dell'azione amministrativa - Violazione e falsa applicazione di legge - Violazione del D.P.R. 357/97, art.4.

Si denuncia l'illegittimità dei provvedimenti impugnati anche per la pretesa violazione dell’art.4 del D.P.R. 357/1997, a norma del quale incomberebbe sulle regioni l'obbligo di "…prendere le opportune misure per evitare il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie, nonché le perturbazioni delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura in cui tali perturbazioni potrebbero avere conseguenze significative per quanto riguarda gli obiettivi del presente regolamento"

H) Eccesso di potere - Violazione e falsa applicazione dell'art.5 D.P.R. n. 357/97 commi. 1 e 2 - Mancata comparazione di interessi.

L'illegittimità delle deliberazioni impugnate rileverebbe sotto un ulteriore profilo.

Invero, mentre l'art.5, commi 1 e 2, del D.P.R. n. 357/97 prescriverebbe che, nell'ambito della pianificazione urbanistica, si debba tener conto dei siti di importanza comunitaria e che, pertanto, i proponenti di piani territoriali, urbanistici e di settore alleghino agli stessi “…una relazione documentata per individuare e valutare i principali effetti che il piano può avere sul sito di importanza comunitaria tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo”, in alcuna parte delle gravate deliberazioni sarebbe contenuto un pur minimo accenno ai siti di importanza comunitaria, né un pur minimo riferimento alla procedura di valutazione di impatto ambientale.

I) Eccesso di potere per travisamento, illogicità, contraddittorietà con precedenti atti (SIC nel 1995 e decreto del Ministro dell'Ambiente del 3.4.2000).

In asserito dispregio della previsione di cui all'art.6, ultimo comma, L. reg. Basilicata n.3/1990, la Regione Basilicata avrebbe disposto la contestata modifica al perimetro del piano ambito “C” omettendo di individuare una nuova circostanza o un nuovo evento naturale che potesse giustificare il ricorso alla procedura indicata da detta previsione.

Ciò nonostante il fatto che è la stessa Regione Basificata ad aver proposto l'istituzione dei due SlC in precedenza menzionati, il che avrebbe comportato, a norma del citato art.4 del D.P.R. n. 357/97, l'obbligo, in capo alla stessa Regione, di adottare le opportune misure per evitare il degrado degli habitat naturali.

2. Resiste alla presente impugnativa, con atto di costituzione in giudizio depositato il 5 luglio 2002, il Comune di Scanzano Jonico che ha, preliminarmente, eccepito, sotto un duplice profilo, l'inammissibilità del ricorso, nonché l'inammissibilità, per genericità, di talune delle censure con esso articolate.

Nel merito, ha contrastato la fondatezza delle censure avversarie, difendendo la legittimità degli atti impugnati.

3. In data 5 luglio 2002 si è costituita in giudizio anche la CIT (Compagnia  Italiana  Turismo) S.p.A che ha sostenuto l'inammissibilità e l'infondatezza del ricorso.

4. Con atto notificato il 14 Iuglio 2002 e depositato il successivo giorno 9, ha spiegato intervento ad adiuvandum il WWF Italia, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso e dell'istanza cautelare.

5. Con memoria difensiva depositata il 23 luglio 2002 il Comune di Scanzano Jonico ha eccepito l'inammissibilità, sotto un duplice profilo, dell’intervento ad adiuvandum spiegato dal WWF Italia.

6. In data 23 luglio 2002 si è costituita in giudizio anche la Regione Basilicata.

7. Nella camera di consiglio del 24 luglio 2002 l'esame della domanda incidentale di sospensione dell'esecuzione degli atti impugnati è stato rinviato alla discussione “neI merito" del ricorso.

8. Con memoria conclusiva depositata il 25 settembre 2002, il Comune di Scanzano Jonico ha ribadito le proprie tesi difensive, concludendo per l'inammissibilità e l'infondatezza del ricorso, nonché per I'inammissibilità dell'intervento ad adiuvandum.

9. Con memoria difensiva depositata il 28 settembre 2002, la Regione Basilicata ha, preliminarmente, eccepito l'inammissibilità del ricorso per carenza di legittimazione ad agire dell'Associazione ricorrente.

Nel merito, ha confutato la fondatezza delle censure avversarie, difendendo la legittimità degli atti regionali impugnati.

10. Con memoria conclusiva depositata il 28 settembre 2002 l'Associazione ricorrente ha sostenuto l'infondatezza delle eccezioni di inammissibilità del ricorso insistendo per il suo accoglimento.

11. Alla pubblica udienza del 10 ottobre 2002 l'istanza cautelare non è stata ribadita; indi dopo ampia discussione il ricorso è stato trattenuto in decisione.

12. Con atto notificato il 31 maggio ed il 3 giugno 2002 e depositato il successivo 1° luglio, iscritto al n. 285/02 del registro generale dei ricorsi, la LIPU (Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli impugna la deliberazione della Giunta regionale n. 474 del 18.3.2002 ed il pedissequo decreto del Presidente della Giunta regionale n. 62 del 25.3.2002.

Affida il ricorso alle seguenti censure:

A) Violazione e falsa applicazione dell’art.6, ultimo comma, L. reg. Basilicata n.3/1990. Eccesso di potere per carenza di istruttoria e di motivazione. Sviamento di potere.

Si sostiene che la Regione Basilicata ha disposto la modifica del perimetro del piano d'ambito "C" di Scanzano Jonico del P.T.P. di Metaponto, ai sensi dell'art.6, ultimo comma, L. reg. Basilicata n. 3/90, di cui non avrebbe fatto corretta applicazione.

Infatti, non sarebbe dato di comprendere quali siano le nuove circostanze conoscitive e/o i nuovi eventi naturali che giustificherebbero il ricorso alla procedura di cui al menzionato art.6, ultimo comma.

L'Amministrazione regionale avrebbe fatto proprio un parere, espresso da un tecnico, che, essendo stato commissionato dalla CIT non offrirebbe garanzie di imparzialità ed obiettività.

Invero, il detto parere tenderebbe a dimostrare che il piano territoriale paesistico del Metapontino sarebbe stato il frutto di un errore di valutazione da parte dei suoi estensori, donde la necessità di rideterminare il perimetro “in funzione di un più stretto rapporto tra tutela e valorizzazione ai fini paesaggistici".

E, tuttavia, sarebbero completamente assenti le motivazioni che hanno indotto alla modifica del perimetro del piano d’ambito “C”.

La relazione istruttoria svolta dall’ufficio urbanistica e tutela del paesaggio della Regione Basilicata, oltre a recepire totalmente ed acriticamente il parere reso dal tecnico incaricato dalla CIT, più che individuare gli elementi richiesti dall'art.6 ultimo comma L. reg. Basilicata n. 3/90, tenderebbe molto semplicisticamente a dimostrare che il piano territoriale paesistico del Metapontino sarebbe il frutto di un errore di valutazione e che, poiché i tempi occorrenti per l'approvazione di un piano esecutivo d'ambito non consentirebbero di realizzare gli investimenti programmati dalla CIT, sarebbe necessario fare applicazione della procedura di cui al citato ultimo comma dell'art.6.

In tal modo verrebbe "... palesemente affermata la strumentalità dell'applicazione dell'art.6 alla sola esigenza di consentire la realizzazione del programma della ClT S.p.A.".

In realtà, né il parere del tecnico incaricato dalla CIT, né la relazione istruttoria svolta dal competente ufficio della Regione Basilicata offrirebbero elementi tali da far ritenere applicabile l'art.6, ultimo comma, L. reg. Basilicata n 3/1990, essendo invero lampante l'interesse dell'Amministrazione a favorire la realizzazione degli investimenti programmati piuttosto che a realizzare seri interventi finalizzati alla tutela e valorizzazione del territorio, così come previsto dalla legge regionale che si tenterebbe di aggirare.

B) VioIazione dell'art.10 trattato C.E.

Si sostiene che l’area che dovrebbe essere sottoposta a modificazioni a seguito della riperimetrazione accoglierebbe due siti di importanza comunitaria (SlC): la "Costa Jonica Foce Cavone" e la "Costa Jonica Foce Agri", individuati, con decreto del Ministro dell'Ambiente del 3.4.2000, al precipuo fine di garantire la conservazione degli habitat naturali e seminaturali nonché la tutela della flora e della fauna selvatica.

Conseguenza diretta della modifica del perimetro dell'ambito C del P.T.P.M. sarebbe l'irreversibile trasformazione dello stato dei luoghi, con evidente compromissione degli habitat naturali.

C) Violazione del D.P.R.n.357/97, art.4

Si denuncia l’illegittimità dei provvedimenti impugnati anche per la pretesa violazione dell'art.4 del D.P.R. 357/1997, a norma del quale incomberebbe sulle regioni l'obbligo di "...prendere le opportune misure per evitare il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie, nonché le perturbazioni delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura in cui tali perturbazioni potrebbero avere conseguenze significative per quanto riguarda gli obiettivi del presente regolamento”.

D) Violazione dell’art.5 D.P.R.n.357/97, commi 1 e 2.

L'illegittimità delle deliberazioni impugnate rileverebbe sotto un ulteriore profilo.

Invero, mentre I'art.5, commi 1 e 2, del D.P.R. n. 357/97 prescriverebbe che, nell'ambito della pianificazione urbanistica, si debba tener conto dei siti di importanza comunitaria e che, pertanto, i proponenti di piani territoriali, urbanistici e di settore alleghino agli stessi “... una relazione documentata per individuare e valutare i principali effetti che il piano può avere sul sito di importanza comunitaria, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo", in alcuna parte delle. gravate deliberazioni sarebbe contenuto un pur minimo accenno ai siti di importanza comunitaria, né un pur minimo riferimento agli effetti che la modifica del piano territoriale paesistico del Metapontino potrebbe avere sui SIC.

E) Eccesso di potere per travisamento, illogicità, contraddittorietà con precedenti atti, in particolare con l'individuazione da parte della Regione Basilicata dei SIC nel 1995 e con il decreto del Ministro dell’Ambiente del 3 aprile 2000.

Per poter applicare l'ultimo comma dell'art.6 della L. reg. Basilicata sarebbe stato necessario dimostrare l'esistenza di nuove circostanze conoscitive e di nuovi eventi naturali che avessero determinato evidenti incongruenze tra lo stato reale del territorio e l'apparato conoscitivo e valutativo del piano, ovvero che le previsioni del piano risultassero inattuabili e inadeguate alla tutela e valorizzazione del territorio.

Ma né il parere del tecnico incaricato dalla CIT né la relazione istruttoria svolta dal competente ufficio della Regione Basilicata avrebbe individuato alcun nuovo evento naturale modificativo della situazione preesistente.

L'ufficio istruttore della Regione Basilicata, in particolare, avrebbe posto in evidenza che il piano territoriale paesistico del metapontino, per la parte interessata dalla modifica del perimetro del piano d'ambito ”C” di Scanzano Jonico, non includerebbe “...più elementi di valore eccezionale…”, come espressamente richiesto dall'art.4 della L. reg. Basilicata n.3/1990, e tuttavia non sarebbe stata offerta alcuna spiegazione del perché non esisterebbero ormai elementi di valore eccezionale, né sarebbero stati indicati quegli elementi di valore eccezionale prima esistenti che sarebbero successivamente venuti meno.

E se anche non esistessero ormai elementi di valore eccezionale, per effetto di sopravvenute modifiche dello stato dei luoghi,  nondimeno la Regione Basilicata avrebbe dovuto adottare le misure necessarie al ripristino dello stato dei luoghi, in applicazione dell'art.4 D.P.R. n.357/97, onde rimuovere l'elemento perturbatore.

13. Resiste alla presente impugnativa, con atto di costituzione in giudizio depositato il 5 luglio 2002, il Comune di Scanzano Jonico che ha, preliminarmente, eccepito, sotto un duplice profilo, I'inammissibilità del ricorso. Nel merito, ha contrastato la fondatezza delle censure avversarie, difendendo la legittimità degli atti impugnati.

14. In data 5 luglio 2002 si è costituita in giudizio anche la CIT (Compagnia Italiana Turismo) S.p.A. che ha sostenuto l'inammissibilità e l'infondatezza del ricorso.

15. Con atto notificato il 4 luglio 2002 e depositato il successivo giorno 9, ha spiegato intervento ad adiuvandum il WWF Italia, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso e dell'istanza cautelare.

16. Con memoria difensiva depositata il 23 luglio 2002 il Comune di Scanzano Jonico ha eccepito l'inammissibilità, sotto un duplice profilo, dell'intervento ad adiuvandum spiegato dal WWF Italia.

17. In data 23 luglio 2002 si è costituita in giudizio anche la Regione Basilicata.

18. Nella camera di consiglio del 24 luglio 2002 l'esame della domanda incidentale di sospensione dell'esecuzione degli atti impugnati è stato rinviato alla discussione "nel merito" del ricorso.

19. Con memoria conclusiva depositata il 25 settembre 2002, il Comune di Scanzano Jonico ha ribadito le proprie tesi difensive, concludendo per l'inammissibilità e l'infondatezza del ricorso, nonché per l'inammissibilità dell'intervento ad adiuvandum.

20. Con memoria difensiva depositata il 28 settembre 2002, la Regione Basilicata ha, preliminarmente, ha eccepito l'inammissibilità del ricorso per carenza di legittimazione ad agire dell'Associazione ricorrente.

Nel merito, ha confutato la fondatezza delle censure avversarie, difendendo la legittimità degli atti regionali impugnati.

21. Alla pubblica udienza del 10 ottobre 2002 l'istanza cautelare non è stata ribadita; indi dopo ampia discussione il ricorso è stato trattenuto in decisione.

 

DIRITTO

1. In via preliminare, i ricorsi indicati in epigrafe vanno riuniti, per evidenti ragioni di connessione oggettiva, per essere decisi con un'unica sentenza.

2. Ritiene il collegio di dover esaminare per primo il ric. 285/02 proposto dalla LIPU, affrontando, innanzitutto, l'eccezione di inammissibilità dell'intervento ad adiuvandum spiegato dal WWF Italia, sollevata dall'Amministrazione comunale resistente sul rilievo che l'interveniente vanterebbe un interesse identico o anche solo analogo a quello dell'Associazione ricorrente, sicché avrebbe dovuto impugnare in via autonoma i provvedimenti ritenuti lesivi.

2.1. L'eccezione è fondata.

Vale, al riguardo, richiamare il consolidato orientamento giurisprudenziale, dal quale il collegio non ha motivo di discostarsi, secondo cui nel processo amministrativo è inammissibile l'intervento ad adiuvandum proposto da chi sia ex se legittimato a proporre direttamente il ricorso giurisdizionale in via principale, considerato che in tale ipotesi l'interveniente non fa valere un mero interesse di fatto bensì un interesse personale all'impugnazione del provvedimento lesivo, che può farsi valere solo mediante proposizione di ricorso in via principale nei prescritti termini di decadenza (cfr., ex plurimis, Cons. Stato, IV Sez., 17 luglio 2000, n. 3928; T.A.R. Toscana, I Sez., 18 marzo 2002, n. 518).

Ora non è dubbio che il WWF, in quanto Associazione riconosciuta, così come previsto dall'art.13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, ai fini e per gli effetti di cui all’art.18, commi 4 e 5, della stessa legge, con decreto del Ministro dell'Ambiente deI 20.febbraio 1987, sia portatrice di una posizione giuridica sostanziale Iesa in modo diretto ed immediato dagli atti impugnati, donde la legittimazione all'autonoma impugnativa degli atti medesimi.

La giurisprudenza amministrativa ha altresì avvertito che la comminatoria dell'inammissibilità dell’atto di intervento ad adiuvandum può essere evitata solo se l’intervento stesso risulti proposto nel termine di decadenza previsto per la proposizione del ricorso principale.

Nel caso di specie, tale ultima circostanza non ricorre in quanto l'atto di intervento proposto dal WWF Italia è stato notificato il 4 luglio 2002, laddove il D.P.G.R. n 62 del 25.3.2002 è stato pubblicato sul B.U.R. n. 23 del 4 aprile 2002, sicché il termine decadenziale per l'impugnazione da parte del WWF era scaduto il 3 giugno 2002.

Per gli esposti motivi, deve essere dichiarata l'inammissibilità dell’atto di intervento spiegato dal WWF Italia nel giudizio introdotto con il ric. 285/02.

3. Va, a questo punto, affrontata l'eccezione di inammissibilità del ricorso, sollevata dal Comune di Scanzano Jonico e dalla Regione Basilicata, sul rilievo che la ricorrente Associazione ambientalistica sarebbe priva di legittimazione attiva.

Infatti, i provvedimenti regionali impugnati avrebbero valenza meramente urbanistica, essendo diretti esclusivamente alla gestione del territorio, senza alcuna incidenza sui valori ambientali.

Nel caso di specie con le delibere impugnate la Regione Basilicata si sarebbe invero limitata ad apportare al piano territoriale di paesistico di area vasta del Metapontino (d'ora in poi: P.T.P.Met.) una mera modifica procedimentale relativa allo strumento di progettazione di dettaglio che avverrà attraverso la ridefinizione del perimetro dell'ambito “C” di Scanzano Jonico del P.T.P.Met., con lo strumento dell'accordo di programma.

Inoltre, l'Associazione ricorrente non avrebbe fornito un pur minimo principio di prova sia in ordine alla incidenza che agli atti impugnati avrebbero sui valori ambientali sia sulla circostanza che i predetti valori non siano stati tenuti nella dovuta considerazione dagli organi titolari dei relativi interessi pubblici.

3.1 L'eccezione non è fondata.

La giurisprudenza amministrativa (v., per tutte, Cons. Stato,  IV Sez., 11 Iuglio 2001, n. 3878, richiamata dalle Amministrazione resistenti a sostegno dell'eccezione in esame) ha ripetutamente avvertito che la L.8 luglio 1986, n. 349, art.18, consente alle associazioni ambientalistiche di agire in giudizio a salvaguardia dei cosiddetti interessi diffusi in presenza di una doppia condizione: per la prima di queste, occorre che dette associazioni risultino essere state riconosciute con apposito decreto ministeriale; per la seconda, è necessario che l'interesse ambientale che si desidera tutelare non risulti genericamente indicato, ma sia riconducibile ai criteri promananti dalla legge n. 349 del 1986, o comunque risulti ravvisabile in altra normativa di primario livello, con la conseguente possibilità di individuare senza esitazione i beni degni di essere sottoposti a tutela ambientale.

Nel caso di specie ricorrono entrambe le condizioni.

Quanto alla prima, va rilevato che l'Associazione ricorrente è stata individuata con decreto del Ministero per l'Ambiente del 20/2/1987 "...come previsto dall'art. 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, ai fini e per gli effetti di cui all'art 18, commi 4 e 5, della stessa legge... (art.1 del detto decreto).

Quanto alla seconda, va considerato che con l'impugnata deliberazione di Giunta regionale n.474 del 18.3.2002 è stata disposta, attraverso la modifica alla perimetrazione dell'ambito “C” di Scanzano Jonico, una variante al P.T.P.Met. in applicazione dell'art.6, sesto comma, della reg. Basilicata 12 febbraio 1990, n. 3 (recante approvazione dei piani territoriali paesistici di area vasta).

L'art.2, comma 1, della citata legge regionale stabilisce che i piani territoriali paesistici di area vasta “…hanno per oggetto gli elementi del territorio di particolare interesse ambientale e pertanto di interesse pubblico".

Il successivo secondo comma precisa che "Essi identificano gli elementi (puntuali, lineari, areali) che concorrono anche in modo interrelato, alla definizione dei caratteri costitutivi del territorio; tali elementi riguardano uno o più dei seguenti tematismi:

- elementi di interesse naturalistico (fisico e biologico);

- elementi di interesse archeologico;

- elementi di interesse storico (urbanistico, architettonico);

- elementi areali di interesse produttivo agricolo per caratteri naturali;

- elementi di insiemi di interesse percettivo (quadri paesaggistici di insiemi di cui alla Legge n.1497/1939, art. 1);

- elementi e pericolosità geologica"

Il successivo art.3 indica il contenuto dei piani territoriali, stabilendo che

“I Piani, ai fini delle articolazioni della tutela e della valorizzazione:

a) valutano, attraverso una scala di valori riferita ai singoli tematismi (valore eccezionale, elevato, medio, basso) e/o insieme di essi, caratteri costitutivi, paesistici ed ambientali degli elementi del territorio;

b) definiscono le diverse modalità della tutela e della valorizzazione, correlandole ai caratteri costitutivi degli elementi al loro valore, in riferimento alle categorie di uso antropico di cui al successivo art. 4; precisando gli usi compatibili e quelli esclusi;

c) individuano le situazioni di degrado e di alterazione del territorio, definendo i relativi interventi di recupero e di ripristino propedeutici ad altre modalità di tutela e valorizzazione;

d) formulano le norme e le prescrizioni di carattere paesistico ed ambientale cui attenersi nella progettazione urbanistica, infrastrutturale ed edilizia;

e) individuano gli scostamenti tra norme e prescrizioni dei Piani e la disciplina urbanistica in vigore, nonché gli interventi pubblici in attuazione e programmati al momento della elaborazione dei Piani, definendo le circostanze per le quali possono essere applicate le norme transitorie di cui al successivo art.9”.

Le richiamate disposizioni legislative mostrano, all'evidenza, come l'interesse ambientale assume espressa qualificazione normativa (art.2, comma 1), e che anzi proprio l'esistenza di parti del territorio regionale caratterizzate dalla presenza di elementi di particolare interesse ambientale costituisce la ragione fondante dell'approvazione dei piani territoriali paesistici di area vasta, cui non può, pertanto; riconoscersi valenza meramente urbanistica, essendo essi finalisticamente orientati proprio alla tutela e valorizzazione dei detti elementi. Ne può fondatamente sostenersi che sarebbe stato necessario allegare l’esistenza di un danno specifico per l'ambiente, essendo invero sufficiente che gli interessi ambientali siano stati incisi dai provvedimenti impugnati in modo attuale e concreto.

Ora, nel caso di specie, l'Associazione ricorrente lamenta, in particolare, che non sarebbe stata fatta corretta applicazione della previsione di cui al sesto comma dell’art. 6 della L. reg. Basilicata n. 3/1990.

Il che è quanto dire, secondo la prospettazione di parte ricorrente, che lo strumento utilizzato dalla Regione Basilicata per introdurre la contestata variante non è quello previsto dalla citata legge regionale ai fini della tutela e valorizzazione degli "…elementi del territorio di interesse ambientale…”, essendo invero necessario procedere o alla formazione di piani paesistici esecutivi d'ambito ovvero all’approvazione di una variante ordinaria.

Sicché è evidente che la lesione attuale e concreta degli interessi ambientali sussiste per il solo fatto che essi ricevono considerazione non già attraverso gli schemi procedimentali appositamente disegnati da legislatore regionale, ma per il tramite di una procedura che non potrebbe trovare applicazione in difetto dei presupposti previsti dalla legge.

Per le esposte ragioni, l'Associazione ricorrente deve ritenersi legittimata ad impugnare la deliberazione di G.R n. 474/2002 ed il pedissequo D.P.G.R. n. 62/2002.

4. Le considerazioni fin qui svolte valgono, altresì, a confutare la fondatezza dell'ulteriore eccezione di inammissibilità del ricorso, per carenza di interesse, sollevata dal resistente Comune di Scanzano Jonico sul rilievo che gli atti impugnati non avrebbero determinato alcuna modifica della disciplina di dettaglio imposta dal P.T.P.Met. per l'ambito “C” di Scanzano Jonico (scheda 6), cui il piano progettuale del centro turistico sarebbe pienamente conforme.

Ed infatti, l'utilità che la LIPU tende a conseguire dall'accoglimento del ricorso, e che radica l'interesse all'impugnativa della contestata variante, consiste proprio nella necessità che gli interessi ambientali (a difesa dei quali essa agisce) trovino esclusiva considerazione, tutela e valorizzazione attraverso i moduli procedimentali all'uopo individuati dal legislatore regionale

5. Sgombrato il campo dalle questioni preliminari, il collegio deve pronunciare nel merito, prendendo le mosse dalle censure articolate con il primo ed il quinto motivo di ricorso, che possono essere esaminate congiuntamente perché tra loro complementari.

Si sostiene, con il primo motivo, che la Regione Basilicata ha disposto la modifica del perimetro del piano d'ambito “C” di Scanzano Jonico del P.T.P. di Metaponto. ai sensi delI'art.6, sesto comma L. reg. Basilicata n.3/90, di cui non avrebbe fatto corretta applicazione.

Infatti, non sarebbe dato di comprendere quali siano le nuove circostanze conoscitive e/o i nuovi eventi naturali che giustificherebbero il ricorso alla procedura di cui al menzionato art. 6, ultimo comma.

L'Amministrazione regionale avrebbe fatto proprio un parere, espresso da un tecnico, che, essendo stato commissionato dalla CIT, non offrirebbe garanzie di imparzialità ed obiettività. Invero, il detto parere tenderebbe a dimostrare che il piano territoriale paesistico del Metapontino sarebbe stato il frutto di un errore di valutazione da parte dei suoi estensori, donde la necessità di rideterminarne il perimetro "in funzione di un più stretto rapporto tra tutela e valorizzazione ai fini paesaggistici".

E tuttavia sarebbero completamente assenti le motivazioni che hanno indotto o alla modifica del perimetro del piano d'ambito “C”.

La relazione istruttoria svolta dall'ufficio urbanistica e tutela del paesaggio della Regione Basilicata, oltre a recepire totalmente ed acriticamente il parere reso dal tecnico incaricato dalla CIT, più che individuare gli elementi richiesti dall’art.6 sesto comma L. reg. Basilicata n.3/1990, tenderebbe molto semplicisticamente a dimostrare che il piano territoriale paesistico del Metapontino sarebbe il frutto di un errore di valutazione e che, poiché i tempi occorrenti per l’approvazione di un piano esecutivo d’ambito non consentirebbero di realizzare gli investimenti programmati dalla CIT, sarebbe necessario fare applicazione della procedura di cui al citato sesto comma dell'art.6.

In tal modo verrebbe “…palesemente affermata la strumentalità dell'applicazione dell'art. 6 alla sola esigenza di consentire la realizzazione del programma della CIT S.p.A.".

In realtà, né il parere del tecnico incaricato dalla ClT, né la relazione istruttoria svolta dal competente ufficio della Regione Basilicata offrirebbero elementi tali da far ritenere applicabile l'art.6, sesto comma, L. reg. Basilicata n. 3/1990, essendo invero lampante l'interesse dell'Amministrazione a favorire la realizzazione degli investimenti programmati piuttosto che a realizzare seri interventi finalizzati ala tutela e valorizzazione del territorio, così come previsto dalla legge regionale che si tenterebbe di aggirare.

Si assume, con il quinto motivo, che, per poter applicare il sesto comma dell'art.6 della L. reg. Basilicata 3/1990, sarebbe stato necessario dimostrare l'esistenza di nuove circostanze conoscitive e di nuovi eventi naturali che avessero determinato evidenti incongruenze tra lo stato reale del territorio e l’apparato conoscitivo e valutativo del piano, ovvero che le previsioni del piano risultassero inattuabili e inadeguate alla tutela e valorizzazione del territorio.

Ma né il parere del tecnico incaricato dalla CIT, né la relazione istruttoria svolta dal competente ufficio della Regione Basilicata avrebbe individuato alcun nuovo evento naturale modificativo della situazione preesistente.

L'ufficio istruttore della Regione Basilicata, in particolare, avrebbe posto in evidenza che il piano territoriale paesistico del metapontino, per la parte interessata dalla modifica del perimetro del piano d'ambito “C” di Scanzano Jonico, non includerebbe “…più elementi di valore eccezionale...", come espressamente richiesto dall'art.4 della L. reg. Basilicata n.3/1990 , e tuttavia non sarebbe stata offerta alcuna spiegazione del perché non esisterebbero ormai elementi di valore eccezionale, né sarebbero stati indicati quegli elementi di valore eccezionale prima esistenti che sarebbero successivamente venuti meno.

E se anche non esistessero ormai elementi di valore eccezionale, per effetto di sopravvenute modifiche dello stato dei luoghi, nondimeno la Regione Basilicata avrebbe dovuto adottare le misure necessarie al ripristino dello stato dei luoghi, in applicazione dell'art.4 D.P.R. n.357/97, onde rimuovere l’elemento perturbatore.

5.1. Tali essendo le censure formulate, il collegio è chiamato a verificare se la Regione Basilicata abbia fatto corretta applicazione della disposizione di cui al sesto comma dell’art.6 della L. reg. Basilicata 12 febbraio 1990, n.3, secondo cui “La Giunta Regionale può disporre varianti ai Piani nell’ipotesi che nuove circostanze conoscitive e nuovi eventi naturali determinino evidenti incongruenze tra lo stato reale del territorio e l’apparato conoscitivo e valutativo del Piano, ovvero nel caso che le previsioni dei Piani risultino inattuabili e inadeguate alla tutela e valorizzazione del territorio”.

Al quesito deve darsi risposta negativa.

Giova, in primo luogo, puntualizzare che quella approvata dalla Giunta regionale con deliberazione n. 474 del 18.3.2002 costituisce variante in senso proprio al P.T.P.Met. approvato con L. reg. Basilicata n. 3/1990.

Il detto piano, infatti, in applicazione dell'art.4 ultimo comma, della citata L. reg. Basilicata n.3/1990 a norma del quale: "In presenza di un insieme di elementi diversi tra i quali alcuni di valori eccezionali, la cui tutela e valorizzazione richiede scelte progettuali di tipo complesso ed integrato, i Piani individuano appositi ambiti di progettazione per i quali prevedono il rinvio a Piani Paesistici esecutivi”, ha individuato, tra gli altri, l'ambito “C” nel quale sono ricomprese aree ricadenti nel territorio del Comune di Scanzano Jonico.

E’, quindi, evidente che l'impugnata deliberazione regionale n.474/2002, modificando il perimetro dell'ambito ."C" ricadente in Comune di Scanzano Jonico del P.T.P. Met., ha variato l'originaria previsione del piano territoriale paesistico.

Ciò chiarito, è opportuno richiamare le disposizioni legislative regionali che regolano le modalità di formazione dei piani territoriali paesistici di area vasta.

L'art.18 della L. reg. Basilicata 4 agosto 1987, n. 20, dispone che:

"La Giunta regionale adotta il piano paesistico. Nelle more dell’approvazione del piano paesistico sono vigenti le normali misure di salvaguardia alle previsioni di piano, a norma delle vigenti disposizioni in materia di pianificazione del territorio".

Il successivo art.19 prevede che "I piani paesistici vengono adottati, sentito il Comitato Tecnico Amministrativo Regionale e la Commissione Regionale BB.AA, con delibera della Giunta regionale ed inviati ai Comuni ed alle Comunità Montane dell'area, affinché siano pubblicati con le modalità di cui all'art.9 della legge urbanistica 1150 del 17-8-1942.

Fino a 30 giorni dopo la. scadenza del periodo di deposito, possono presentare osservazioni le Associazioni Sindacali, gli Enti Pubblici e le Istituzioni interessate.

Entro i successivi 30 giorni la Giunta Regionale trasmette il piano paesistico al Consiglio Regionale controdeducendo alle eventuali pervenute nei termini.

Il Piano paesistico è approvato con legge regionale ed è pubblicato per estratto su Bollettino Ufficiale della Regione.

I Comuni sono tenuti ad adeguare entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di approvazione dei piani paesistici i propri strumenti urbanistici.

Nelle more dell'adeguamento degli strumenti urbanistici comunali, valgono le norme di salvaguardia per le parti in contrasto”.

Come si vede il procedimento di formazione del piano territoriale paesistico di area vasta si articola in una fase di adozione da parte delle Giunta regionale, in una successiva fase di pubblicità del piano adottato, nella eventuale fase delle osservazioni al piano stesso e delle controdeduzioni da parte della Giunta regionale, nell’approvazione del piano medesimo da parte del Consiglio regionale. Detto procedimento vale, come è ovvio, anche per le successive varianti, che partecipano della stessa natura del piano originario.

Quindi la competenza all'approvazione delle varianti al piano è, in via ordinaria, del Consiglio regionale.

Fissata la regola, il legislatore regionale ha poi previsto un'eccezione, prevedendo la facoltà per la Giunta regionale di disporre varianti ai Piani "...nell'ipotesi che nuove circostanze conoscitive e nuovi eventi naturali determinino evidenti incongruenze tra lo stato reale del territorio e l’apparato conoscitivo e valutativo del Piano, ovvero nel caso che le previsioni dei Piani risultino inattuabili e inadeguate alla tutela e valorizzazione del territorio".

In tal modo, il legislatore regionale ha inteso procedere ad una delegificazione dell'approvazione delle varianti soltanto in alcuni casi ben definiti, attribuendo la competenza in tali casi alla Giunta regionale.

Trattandosi, poi, di disposizione eccezionale, essa va interpretata restrittivamente, non potendo trovare applicazione che nei casi espressamente previsti.

Ciò anche perché la norma in esame non ha disciplinato il procedimento di formazione della variante c.d. “delegificata”, sicché, nel silenzio della legge, deve escludersi che in tali casi debbano essere osservate le formalità di pubblicità della variante ai fini di eventuali osservazioni dei soggetti interessati.

Ora, le ipotesi definite dal legislatore regionale sono quelle: a) o di nuove circostanze conoscitive e nuovi eventi naturali che determinino "evidenti" incongruenze tra lo stato reale del territorio e l'apparato conoscitivo e valutativo del piano; b) o della non attuabilità e inadeguatezza delle previsioni di piano ai fini della tutela e valorizzazione del territorio.

Quanto alla prima ipotesi, essa ricorre, ad avviso del collegio, quando, successivamente all’approvazione del piano, il verificarsi di eventi naturali (ad esempio, l’erosione della costa, ovvero un accentuarsi del processo di desertificazione di talune aree, o altro ancora) consenta l’acquisizione di nuove conoscenze che permettano di cogliere l’esistenza di evidenti incongruenze tra lo stato reale del territorio (quale determinatosi a seguito del sopravvenire dei detti eventi naturali) e l’apparato conoscitivo e valutativo del piano.

Orbene, nella relazione istruttoria svolta dall’ufficio urbanistica e tutela del paesaggio della Regione Basilicata, a pag. 4, in relazione alle “nuove circostanze conoscitive di cui all’ultimo comma dell’art.6 L.R. n.3/90…”, testualmente si osserva: “ 1) in primo luogo si evidenzia che il perimetro del P.P. d’Ambito non include “più elementi di valore eccezionale”, così come espressamente previsto dall’ultimo comma dell’art.4 L.R. n.3/90, ai fini della individuazione degli ambiti di progettazione che richiedono scelte progettuali di tipo complesso ed integrato. Infatti unico elemento di valore eccezionale compreso in detto ambito è l’arenile che, tra l’altro, non deve essere interessato da alcuna proposta progettuale rispetto ai contenuti del Piano dei Lidi interessante l’intero litorale metapontino, in corso di approvazione. 2) in sede di approfondimento degli aspetti conoscitivi dell’area, conseguenti anche al passaggio dalla scala del Piano di Area Vasta (scala 1:25000) a quella della proposta progettuale (scala 1:5000; 1:2000), è emerso che il perimetro dell’ambito non ha nessuna correlazione con il contesto territoriale e paesistico, salvo il parallelismo con la strada di penetrazione al mare, rispetto alla quale si pone a distanza costante di 500 metri a destra e a sinistra, senza tenere in alcuna considerazione le caratteristiche del territorio, intese, sia come ambienti insediativi (la linea di demarcazione taglia indistintamente edifici, canali, fossi, strade e poderi), sia come ambienti agricoli (l’area classificata dal P.T.P.M. agricola di valore basso, risulta spezzettata in tre parti assoggettate a diversi regimi di intervento, pur avendo identiche caratteristiche paesaggistiche e la medesima destinazione urbanistica a zona turistico-ricettiva), sia come ambienti naturali (la linea di demarcazione separa parti di aree boscate e di arenile che presentano identiche caratteristiche vegetazionali e di conservazione).

Tutto ciò porta a considerare l'ambito in questione non come parte di territorio interessato da “un insieme di elementi diversi tra i quali alcuni di valori eccezionali, la cui tutela e valorizzazione richiede scelte progettuali di tipo complesso ed integrato" ai sensi del citato ultimo comma della L.R. n. 3/90, ma semplicemente, condividendo quanto espresso dal prof. De Luca, una sorta di “ambito di attenzione” che tenga nella debita considerazione gli ambiti funzionali e paesaggistici.

Vero è che l'Amministrazione comunale ha già avviato le procedure per la redazione, su delega della Giunta regionale, del Piano d'Ambito, così come perimetrato nel P.T.P.M., espletando però solo la prima fase, quella conoscitiva, per la quale è stato rilasciato dalla Regione Basilicata, in data 31.03.99, attestato di conformità alla metodologia dei Piani d’Ambito, Da tale data, sufficientemente remota, il relativo iter approvativo avrebbe potuto, quindi, essere concluso se avesse prodotto le successive elaborazioni progettuali e avesse perseguito le relative procedure...".

Osserva il collegio:

a) da un lato che nella suddetta relazione la circostanza che il perimetro del piano d’ambito non includerebbe “più elementi di valore eccezionale” è soltanto affermata, senza tuttavia che sia stata offerta alcuna spiegazione del perché, a distanza di dodici anni dall’approvazione del P.T.P.Met., non esisterebbero più elementi di valore eccezionale, né quali cause naturali ne avrebbero determinato la scomparsa.

Neppure sono stati indicati quegli elementi di valore eccezionale, che considerati in sede di approvazione del piano, sarebbero successivamente venuti meno.

b) dall’altro, che l’ufficio istruttore ha, in realtà, inteso procedere ad una rivisitazione delle valutazioni compiute in sede di approvazione del piano, in sostanza ritenendo, in consonanza con le osservazioni formulate dal tecnico incaricato dalla CIT, che la perimetrazione del piano d’ambito non avrebbe alcuna correlazione con il contesto territoriale e paesaggistico. Ma è evidente come tale nuova valutazione non risulta ancorata a nuove circostanze conoscitive indotte dal sopravvenire, successivamente all’approvazione del piano, di nuovi eventi naturali -di cui non v’è cenno alcuno nella relazione- che abbiano modificato lo stato reale del territorio sì da esaltarne le “evidenti” incongruenze con l'apparato conoscitivo e valutativo del piano stesso.

In definitiva, l'organo istruttore, le cui valutazioni sono state successivamente fatte proprie dall'organo decisore, ha evidenziato, sulla scorta di un presunto più approfondito studio dello stato dei luoghi, una pretesa approssimazione nella perimetrazione del piano d'ambito tracciata in sede di approvazione del P.T.P.Met, conseguentemente ritenendo che la disposta e contestata modifica del perimetro del piano d'ambito “C”, fosse necessaria per ricondurre detto strumento alla finalità assegnatagli dall'art.4 L. reg. Basilicata n.3/1990, e cioè quella di considerare "...un insieme di elementi diversi, tra i quali alcuni di valore eccezionale, la cui tutela e valorizzazione richiede scelte progettuali di tipo complesso ed integrato".

In tal modo, tuttavia, la Giunta regionale, in difetto dei rigorosi presupposti richiesti dal legislatore regionale per l'approvazione di una variante c.d. “delegificata”, ha esercitato competenze che la L. reg. Basilicata n. 20/87 affida invece al Consiglio regionale, all'esito di un articolato procedimento scandito anche dall'eventuale apporto partecipativo dei soggetti abilitati a presentare osservazioni.

Quanto alla seconda ipotesi, essa ricorre, ad avviso del collegio, quando l'accertata inattuabilità ed inadeguatezza delle previsioni di piano renda necessario, al precipuo fine di apprestare una più efficace tutela e valorizzazione degli elementi del territorio regionale di particolare interesse ambientale considerati dal piano, il ricorso allo strumento della variante cd. “delegificata”.

Sul punto, nella suddetta relazione istruttoria, pag. 4 e seguenti, si legge che : “La stessa Amministrazione ha d'altra parte, come già avanti detto, intrapreso le procedure della programmazione negoziata relativamente all’iniziativa imprenditoriale della ClT Holding che interessa anche una parte dell’ambito in questione. Ciò determina, allo stato delle cose, per le aree inserite nel Contratto di Programma, la necessità di rispettare i termini perentori (gli investimenti imprenditoriali debbono realizzarsi nell’anno 2002, come stabilito nella Delibera CIPE di approvazione del Contratto di programma) che non si conciliano con i tempi connessi alle procedure per la redazione e approvazione dei Piani d’Ambito, il ricorso ai quali potrebbe pregiudicare la realizzazione degli interventi connessi al ridetto Contratto di Programma, finalizzati anche alla tutela e valorizzazione del territorio. Per effetto della circostanza avanti espressa, la previsione del P.T.P.M. relativa al Piano d’Ambito si configurerebbe come “inattuabile ed inadeguata alla tutela e alla valorizzazione del territorio” ai sensi del ridetto ultimo comma dell’art.6 della L.R. n. 3/90, determinando conseguentemente la possibilità prevista dal suddetto dispositivo di legge regionale di disporre una variante al Piano Paesistico volta alla eliminazione dell’ambito “C” di Scanzano Jonico ovvero, più opportunamente, alla modifica della perimetrazione, viste anche le procedure già intraprese dall’Amministrazione Comunale di Scanzano riguardo al Piano d’Ambito.

In altre parole, nel caso di specie, le interrelazioni che intervengono tra tematiche territoriali, economiche, ambientali e dello sviluppo, impongono di raggiungere elevati livelli di efficacia dell'azione pubblica, che deve misurarsi oltre che con la qualità dell'intervento di interesse pubblico, anche con le modalità e i tempi con cui questo viene attuato...”.

Ora, giova considerare che la prospettata esigenza di rispettare termini perentori per la realizzazione degli interventi turistici in parte finanziati dal CIPE non vale certo ad integrare l'ipotesi di “inattuabilità ed inadeguatezza” delle previsioni di piano in relazione agli obiettivi di tutela e valorizzazione del territorio ad esse affidati.

Non risulta, infatti, inattuabile ed inadeguato lo strumento tipico del piano paesistico esecutivo d'ambito, che, anzi, implicando scelte progettuali di tipo complesso ed integrato, effettuate anche sulla scorta dell'apporto partecipativo dei soggetti interessati (v. art.7 della L. reg. Basilicata n.3/1990), appare il più idoneo ad assicurare la tutela e la valorizzazione del territorio interessato.

Né tale inattuabilità ed inadeguatezza può farsi derivare dalla maggiore complessità (e quindi dai più lunghi tempi) richiesta per la formazione del piano paesistico esecutivo d'ambito.

La disposizione di legge in esame esprime, infatti, esclusivamente un giudizio di non rispondenza, sul piano squisitamente tecnico, delle previsioni di piano alle finalità ad esse proprie (quelle della valorizzazione e tutela del territorio), e si è già detto che il piano paesistico esecutivo d'ambito - per la cui formazione, peraltro, la Regione Basilicata aveva delegato il Comune di Scanzano Jonico rilasciando sin dal 31.3.1999 attestato di conformità alla metodologia dei piani d'ambito (v. relazione istruttoria, pag. 4 punto 2) – costituisce invece lo strumento più appropriato allo scopo.

Non è in definitiva, consentito avvalersi di uno strumento – quello della variante c.d. delegificata – ancorato a rigidi presupposti di legge, nella specie non sussistenti, per perseguire finalità ad esso estranee, e cioè per consentire una più rapida realizzazione degli investimenti turistici previsti nella la zona.

Rimane da osservare che non appare idonea neppure l’ulteriore ragione individuata dall’ufficio regionale istruttore per procedere alla ridefinizione del perimetro del piano di ambito con lo strumento della variante c.d. "delegificata"

Si legge, in proposito, nella menzionata relazione (pag. 5 e seguenti) che “… una ulteriore ragione perché si proceda alla ridefinizione del perimetro dell’Ambito ci viene dalla applicazione del 4° comma dell’art. 6 della L.R. n. 3/90. Infatti, poiché gli interventi edilizi ricadono quasi esclusivamente all'interno delle aree classificate di valore basso nella cartografia del P.T.P.M., per le quali è prevista la trasformabilità a regime ordinario, ne consegue che le trasformazioni previste dal Contratto di Programma sono ammissibili, anche in pendenza del P.P.E.A., ai sensi del succitato articolo. In altri termini, per espressa disposizione di Legge, anche senza la ridefinizione del perimetro d'ambito, sono ammissibili gli interventi ricadenti nelle aree di valore basso soggette alle modalità di trasformazione a regime ordinario. Nel caso di specie appare tuttavia più opportuna e corretta ai fini della tutela del paesaggio la soluzione volta alla ridefinizione del perimetro d'Ambito, perché altrimenti sarebbero esclusi tutti gli interventi di valorizzazione, bonifica e risanamento delle aree degradate della fascia boscata e delle aree di verde pubblico ed attrezzato nei pressi della torre-faro...”.

Infatti, la circostanza, posta in evidenza dall'Amministrazione regionale, della trasformabilità del territorio anche nelle more della formazione del piano paesistico esecutivo d'ambito (per la parte delle opere ricadenti nelle aree classificate di valore basso nella cartografia del P.T.P.Met.), se consente la realizzazione, nel rispetto degli strumenti urbanistici, delle opere ivi previste, non vale tuttavia a rendere legittima la ridefinizione del perimetro d'ambito con lo strumento della variante c.d. "delegificata", difettando i presupposti di legge, essendo invece alI'uopo necessario procedere all'approvazione di una variante ordinaria, seguendo lo stesso procedimento previsto per la formazione del piano territoriale paesistico di area vasta.

6. Sussiste, in conclusione, per le ragioni sopra esposte, la denunciata violazione, sub specie di falsa applicazione, deIl'art.6, sesto comma della L. reg. Basilicata n. 3/1990.

Il ricorso va, pertanto accolto, siccome fondato, con assorbimento delle rimanenti censure. Per l'effetto, devono essere annullati: a) la deliberazione di Giunta regionale n. 474 del 25 marzo 2002; b) il pedissequo D.P.G.R. n. 62 del 25 marzo 2002.

7. Va ora esaminato. Il ric. n.262/02.

8. In primo luogo, deve essere dichiarata, in accoglimento dell’eccezione sollevata dall’Amministrazione comunale, l'inammissibilità dell'intervento ad adiuvandum spiegato dal WWF Italia per le stesse ragioni esposte al punto 2.1 della parte motiva, cui si rinvia.

9. Sempre in via preliminare, deve essere dichiarata, in accoglimento di specifica eccezione sollevata dall'Amministrazione comunale, l'inammissibilità, per tardività, dell'impugnativa della deliberazione del Consiglio comunale di Scanzano Jonico n. 35 del 28.9.2001, in quanto la stessa risulta essere stata pubblicata, per quindici giorni consecutivi a far data dal 3 ottobre 2001, mediante affissione all'albo pretorio del Comune di Scanzano Jonico, mentre il ricorso risulta notificato soltanto il 3 giugno 2002, quando era ormai spirato il termine di decadenza di sessanta giorni previsto dall'art.21 L.6 dicembre 1971,n.1034.

10. Per la restante parte, deve invece essere dichiarata la cessazione della materia del contendere, in quanto la deliberazione di G.R. n 474/2002 ed il pedissequo D.P.G.R. n.62/2002 sono stati annullati in accoglimento del ric. n. 285/02 in precedenza esaminato.

11. Quanto alle spese ed onorari del presente giudizio, il collegio ravvisa l'esistenza di giusti motivi per disporne l'integrale compensazione tra le parti.

 

P.Q.M.

 

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA BASILICATA :

 

pronunciando sui ricorsi in epigrafe indicati, così provvede:

a) li riunisce;

b) dichiara l'inammissibilità degli atti di intervento ad adiuvandum spiegati dal WWF Italia nei ricorsi n. 262 e 285 del 2002;

c) accoglie il ricorso n. 285 del 2002 e, per l'effetto, annulla la deliberazione di Giunta regionale n. 474 del 18 marzo 2002 ed il D.P.G.R. n. 62 del 25 marzo 2002;

d) quanto al ricorso n. 262 del 2002, in parte Io dichiara inammissibile e, per la restante parte, dichiara la cessazione della materia del contendere;

e) compensa integralmente tra le parti spese ed onorari del giudizio;

f) ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Potenza, addì 10 ottobre 2002, dal

 

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA BASILICATA

 

in Camera di Consiglio con l'intervento dei Signori:

Antonio     Camozzi                    Presidente

Giancarlo  Pennetti                     Componente

Giuseppe  Buscicchio            Componente - Estensore

SEGRETARIO - Mariassunta Simonettì

 

Depositata in Segreteria

Il 16 NOV. 2002

 

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