Lago del Pertusillo, Basilicata
Foto: Lago del Pertusillo // Antonio Bavusi

Per la Basilicata un nuovo progetto per il trattamento dei reflui petroliferi

in Racconti fossili di

Si chiama “Blue Water” e segna il passaggio dallo smaltimento al “riciclo” delle acque petrolifere: un cambio di strategia nel ciclo dei rifiuti da parte delle compagnie petrolifere, sul quale gli interrogativi sono tanti. Il progetto che preoccupa l’associazione Mediterraneo No Triv, che ha chiesto il coinvolgimento dei ministeri competenti per una “inchiesta pubblica” in base al Codice dell’Ambiente.

Tra i temi di grande interesse per l’ambiente, la salute dei cittadini e delle attività agricole c’è quello relativo ai cosiddetti “rifiuti liquidi” prodotti nell’ambito delle concessioni petrolifere.
Si tratta di acque di strato di lavorazione e separazione dal greggio, prodotte durante tutte le fasi di perforazione, estrazione, trasporto e raffinazione. Parliamo di grandi quantitativi – pari a milioni di metri cubi prodotti in Basilicata in oltre due decenni di estrazioni – che contengono potenziali contaminanti chimico-fisici e additivi (compresa la radioattività), non facilmente classificabili con i codici CER (Codice Europeo dei Rifiuti), se non attraverso controlli rigorosi e continui da parte di enti pubblici terzi. Unitamente ai fanghi, la componente liquida dell’estrazione petrolifera è al centro del filone di inchiesta che è culminato nel processo in svolgimento nel capoluogo di Regione, che noi abbiamo denominato Oilgate.
Gli inquirenti hanno incentrato la loro attenzione sulla non corretta classificazione dei codici CER e sul loro smaltimento. Acque che sono state smaltite in passato in Val Basento, nei pozzi non produttivi e presso un grande centro di trattamento, nel territorio di Pisticci scalo, da una società partecipata anche dalla Regione Basilicata, che hanno causato l’aggravamento dell’inquinamento dei corsi d’acqua e delle falde.
Già smaltite in Val d’Agri nel pozzo di reiniezione “Costa Molina 2” (con attuali problemi di inquinamento e bonifica) si prevede oggi di trattarle, oltre che con lo smaltimento in unità profonde – sempre nel “Costa Molina 2” e, presumibilmente, nel pozzo “Monte Alpi 9OR”, ricadente nel comune di Grumento Nova – anche attraverso un progetto sperimentale, presso un centro di trattamento che la Syndial spa intende realizzare a Viggiano.

IL PROGETTO “BLUE WATER”
Nel mese di marzo 2018 la Syndial spa, società partecipata Eni, ha presentato presso l’Ufficio compatibilità ambientale della Regione Basilicata – per il rilascio del parere Via/Aia – un nuovo progetto su «Impianto di trattamento delle acque di produzione del centro olio di Viggiano» Il progetto prevede il trattamento delle acque attraverso un impianto da ubicare in prossimità del Centro olio di Viggiano (Cova). Le acque dovrebbero seguire un processo di decontaminazione, per essere restituite – secondo i proponenti – allo stato di acque “distillate” al Cova, riutilizzabili nel ciclo produttivo del petrolio. Una problematica che però preoccupa i cittadini, le associazioni e i comitati, visti ancora una volta come “ostacoli” che si frappongono agli interessi delle compagnie petrolifere.

IL NUOVO E VECCHIO PROGETTO
Il nuovo progetto della Syndial, dopo quello presentato nel 2015 e poi ripresentato nel 2017 dalla società Simam, è stato pubblicato per la presa visione e le osservazioni da parte del pubblico interessato il 6 maggio 2018 sul sito della Regione Basilicata. Prevede la realizzazione di un impianto per il trattamento delle acque di produzione provenienti dal Centro olio di Viggiano per una capacità massima di trattamento pari a 72 metri cubi/ora (pari a 630.720 metri cubi di acque di produzione all’anno) classificabili, secondo la società, con codice CER 16.10.02 (Soluzioni acquose di scarto), diverse da quelle di cui alla voce CER 16.10.01* indicante la presenza di sostanze pericolose provenienti esclusivamente dal Cova, secondo la società, distribuite su due linee da 36 metri cubi/ora, con esercizio continuativo (24 ore/giorno per 365 giorni/anno). Gli obiettivi principali di tale progetto – come si legge nel relativo documento di specificazione – sono quelli «di produrre acqua demineralizzata ed acqua industriale fino ad un massimo di 50 metri cubi/ora pari al 70 per cento del flusso in ingresso; di evitare lo scarico dei reflui in uscita dal trattamento a corpi idrici ricettori e/o reti fognarie, con considerevole risparmio di risorsa idrica in quanto l’acqua demineralizzata e l’acqua industriale prodotte saranno trasferite direttamente al Cova a mezzo di tubazione dedicata per il loro completo riutilizzo a fini industriali; di minimizzare il flusso di concentrati salini provenienti dalle operazioni di demineralizzazione (osmosi primo passo) delle acque di strato che saranno regolarmente smaltiti come rifiuto ad idonei impianti esterni autorizzati nel rispetto delle disposizioni, di cui alla parte IV del decreto legislativo n.152/2006, in merito agli impatti sulle matrici ambientali, conseguenti alla realizzazione e all’esercizio dell’installazione. La società proponente considera che sono riconducibili principalmente alle componenti atmosfera, acqua, suolo e sottosuolo.»
Fin qui la sintesi del progetto Syndial che ricalca quello presentato da altre società, come la Simam spa, bocciato dalla giustizia amministrativa (sentenza del Tar Basilicata n.474 del 6 luglio 2017) e impantanatosi successivamente in ricorsi e controricorsi tra ministero per i Beni e le Attività culturali ed azienda. Il ministero per i Beni e le Attività culturali si era opposto all’ubicazione del progetto Simam a Viggiano, non rientrante nell’area industriale, perché era situato in un’area boschiva tutelata dalle leggi in materia di paesaggio, che avrebbe dovuto essere distrutta per far posto all’impianto. Un progetto oggi ripresentato per la Via/Aia, con alcune varianti. In primo luogo l’ubicazione, oggi in una zona poco distante dal primo progetto della Simam, non facente parte delle aree gestite Consorzio Asi di Potenza e contigua alla contrada abitata e coltivata “Vigne di Viggiano”. Un’area sulla quale è, condizione necessaria, che il Comune di Viggiano adotti il Piano insediamenti produttivi, per poter consentire la sua realizzazione.

LO STATUS DELL’ITER DEL NUOVO PROGETTO
Syndial spa, assieme ad una società di ingegneria con sede a Potenza, la F4, specializzata anche nel settore della progettazione idraulica e dell’energia eolica (Gruppo Hydrodata con sede a Torino), avevano presentato in data 2 luglio 2018, presso gli uffici competenti della Regione – prima della Conferenza dei servizi tenutasi l’11 settembre scorso – le controdeduzioni alle osservazioni presentate da associazioni, comitati e cittadini e al parere contrario e alle osservazioni del Comune di Viggiano. Il termine di scadenza per le osservazioni del pubblico nell’ambito della procedura per il parere Via/Aia, erano scaduti agli inizi del mese luglio 2018, allorquando i solerti uffici regionali trasmettevano alla società le osservazioni (sei in tutto, da parte di associazioni, comitati e singoli cittadini).

A TAPPE FORZATE, VERSO IL PARERE POSITIVO REGIONALE?
Nella Conferenza dei servizi tenutasi in seconda convocazione il giorno 11 settembre 2018, il Comune di Viggiano, attraverso il sindaco precisava che «[…] fatte salve le valutazioni di carattere tecnico che successivamente verranno rappresentate, l’impianto dovrà essere completamente a ciclo chiuso, in caso di esuberi l’acqua in eccesso non dovrà essere scaricata nell’impianto di trattamento di proprietà del Consorzio o in altri corpi idrici, ma dovrà essere smaltita come rifiuto presso impianti autorizzati […] e l’utilizzo dell’impianto dovrà essere asservito esclusivamente al trattamento delle acque di produzione provenienti dal Centro Oli di Viggiano. L’impianto dunque non dovrà trattare acque provenienti da altri impianti.»
Gli uffici del Comune, inoltre, nella stessa Conferenza dei servizi comunicavano «l’adozione del Piano di zonizzazione acustica da pare dell’Amministrazione Comunale con D.C.C. n.25 del 31.07.2018» che veniva depositato in copia agli atti della Conferenza.
Il sindaco del Comune di Viggiano precisava inoltre che «in merito all’iter procedurale da seguire per l’approvazione dello stesso, che l’area dell’intervento insiste in zona D1 del Comune di Viggiano allo stato attuale priva di Piano Attuativo per l’approvazione del quale il Comune avrà bisogno di acquisire tutti i pareri previsti dalla L.R. n. 23/99.» (legge regionale avente oggetto “Tutela, governo e uso del territorio”, ndr)
Alla luce di queste precisazioni e comunicazioni del Comune di Viggiano la Conferenza dei servizi veniva sciolta, mentre la società ribadiva «[…] di essere in procinto di presentare una proposta di Piano di attuazione al Comune di Viggiano, mentre la società Syndial assicurava che il progetto risponderà solo alle esigenze del Cova e tratterà esclusivamente le acque di produzione dello stesso ed in caso di esubero le stesse saranno trattate come rifiuto.»
Queste precisazioni in forma di prescrizioni fornite dal sindaco di Viggiano seguono – è opportuno evidenziare – un parere “non favorevole” che lo stesso Comune di Viggiano aveva già fatto pervenire alla Regione il 10 gennaio 2018 e seguono quanto lo stesso sindaco dichiarò in merito al progetto “Blue Water” in occasione dell’audizione in Senato tenutasi il 26 aprile 2016 presso la «Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati in visita in Basilicata nel 2016.» Un verbale che evidenzia aspetti importanti e ancora inediti della vicenda, che oggi nuovamente si ripropone in occasione del nuovo progetto, in fase di autorizzazione regionale.

LE OSSERVAZIONI E LE OPPOSIZIONI AL PROGETTO
Il progetto “Blue Water” prelude ad un cambio di strategia da parte delle compagnie petrolifere in materia di smaltimento di reflui liquidi del petrolio. Associazioni, comitati e cittadini paventano il rischio che questo nuovo sistema renda sempre meno tracciabile il ciclo dei rifiuti, dalla loro origine al riciclo e smaltimento (di quella parte non “riciclabile”). Insomma, potrebbero più facilmente essere aggirati i limiti dei contaminanti consentiti nei reflui del petrolio, puntando a diluire, differenziare e frazionare i loro quantitativi, con la conseguente difficoltà, da parte di enti pubblici, di monitorare, controllare, in modo continuo, il funzionamento dell’impianto che solo in apparenza funzionerebbe “a ciclo chiuso”. Ma soprattutto si punta al superamento della definizione di “rifiuto” per i reflui petroliferi (è accaduto anche per altre categorie di rifiuti ridefinite per legge in ambito merceologico, per la loro vera o presunta utilità e sostenibilità ambientale). Tale stravolgimento comporterebbe il rischio – sottolineano i cittadini ed i comitati – che norme di legge approvate in via straordinaria ad hoc, similmente a quelle ad esempio approvate sui fanghi industriali e civili smaltibili come fertilizzanti in agricoltura – messe nero su bianco con l’articolo 41 del decreto Genova – innalzino i limiti dei contaminanti nelle acque di “riciclo”, consentendo successivamente il loro smaltimento in ambiente aperto, ad esempio attraverso gli scarichi fognari civili, così come è avvenuto con l’innalzamento dei limiti di idrocarburi utilizzabili nei fertilizzanti nei fanghi civili e industriali in agricoltura. Dubbi a cui la Syndial risponde con un proprio comunicato nel mese di marzo 2018 nel quale precisa lo scopo del progetto. È per questa ragione che l’associazione Mediterraneo No Triv, in occasione di un incontro a Viggiano tenutosi il 13 marzo 2018 sul trattamento dei reflui proposto presso il nuovo impianto, ha chiesto ai ministeri competenti «che sul progetto si attui quanto previsto e disciplinato dal Codice dell’Ambiente, ossia “l’inchiesta pubblica“ ai sensi dell’articolo 24 comma 6 del decreto legislativo n.152/2006. Si tratta della consultazione mediante lo svolgimento di un’inchiesta pubblica per l’esame dello studio di impatto ambientale, dei pareri forniti dalle pubbliche amministrazioni e delle osservazioni inviate dai cittadini e dalle associazioni ambientaliste.»

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Giornalista e sociologo. È autore di numerosi saggi e ricerche sulle tematiche naturalistiche. Ha prodotto studi sociali e ricerche storiche sui beni monumentali, il patrimonio ambientale e la loro tutela. Website: www.pandosia.org

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