Foto: Pale eoliche del progetto “Il Finocchiaro” di Lavello // Pellegrino Tarantino
Pale eoliche nel Vulture, Basilicata

Il 15 luglio scorso il Tar Basilicata, accogliendo le istanze del proprietario di un terreno, ha annullato l’autorizzazione unica e i verbali delle Conferenze dei servizi relativi ad un impianto eolico – e opere connesse – sito a Lavello, in provincia di Potenza. Con un’ampia inchiesta, pubblicata da Terre di frontiera nel settembre del 2017, avevamo già rivelato tutte le criticità del “caso Lavello”. Svelando in largo anticipo il volto sporco delle energie pulite in Basilicata.

Gli usi civici, ancora una volta, sono il vero ago della bilancia nei giudizi sull’annullamento delle autorizzazioni relative ai parchi eolici. Anche nel caso di Lavello, in provincia di Potenza, è stato così. Almeno per il Tar Basilicata. Che, con un colpo di spugna, lo scorso 15 luglio ha annullato autorizzazione unica e conferenze dei servizi relativi al parco eolico “Le Coste”. Anche se l’impianto incriminato, nel frattempo, è stato già realizzato. Ora, sull’affaire eolico a Lavello, potrebbe essere il Consiglio di Stato a scrivere la parola fine.

ANNULLATA L’AUTORIZZAZIONE UNICA
Sembra la storia di Davide contro Golia. Il piccolo proprietario di un terreno che si oppone alla realizzazione di un parco eolico, lotta contro società esposte finanziariamente per milioni di euro e, straordinariamente, vince. È una vicenda eccezionale di per sé. Specie perché i fatti in questione, oltre ad essere realmente accaduti, si svolgono in Basilicata.
Sulla base della sentenza del Tar le due società coinvolte nella querelle – Tivano srl e San Mauro srl – nonché Regione Basilicata e comune di Lavello hanno perso perché, con buona pace degli oppositori, l’istruttoria legata all’autorizzazione del parco eolico “Le Coste” era viziata.
«La Direzione paesaggistica, a suo tempo, aveva dichiarato che era possibile realizzare pale eoliche in contrada Finocchiaro, a Lavello, purché le particelle considerate non fossero gravate da usi civici», ricorda l’avvocato Domenico Pompeo Fortarezza, promotore del ricorso con l’ausilio del dottor Savino Novelli.
«In questo caso, così non è stato. Abbiamo dimostrato che il mio cliente ha subito un decreto di occupazione d’urgenza su un territorio demaniale, gravato da usi civici. Quindi il Tar, davanti alle evidenze prodotte, non ha potuto che azzerare l’autorizzazione unica per difetto di istruttoria.»
Ora, in teoria, le parti soccombenti sarebbero tenute a corrispondere le spese legali. Ma, nel frattempo, si sospetta stiano già preparando un ricorso al Consiglio di Stato. «Se così dovesse essere», dichiara sul piede di guerra l’avvocato Fortarezza, «continueremo la nostra battaglia. Sappiamo che non siamo di fronte a una vittoria definitiva e che le società hanno tutto l’interesse economico ad ottimizzare i loro investimenti sul territorio. Sappiamo che non lasceranno correre. Ma se dovessero presentare ricorso al Consiglio di Stato, sapremo come rispondere.»

IL MONITO DELL’ASSOCIAZIONE INTERCOMUNALE LUCANIA
«Sono tanti gli impianti eolici in condizioni similari», scrive sui social l’Associazione Intercomunale Lucania. «A nostro avviso sarebbe opportuno, da parte dei diretti interessati, allertare la Procura della Repubblica di Potenza per evidenti abusi e tentativi di scardinare o eludere le normative vigenti che riguardano anche gli usi civici.»
A detta dell’associazione, infatti, le stesse violazioni rilevate dal Tar sul parco eolico “Le Coste” potrebbero riguardare anche la Trasversale Lucana e gli impianti eolici ad essa collegati.
Il “caso Lavello”, insomma, sarebbe per gli attivisti «una buona notizia nella terra lucana del malaffare.» Salvo, poi, trasformarla in un elemento utile ad evitare deficit istruttori o devianze procedurali in casi analoghi. «Qui il rispetto delle regole occorre imporlo con forza nella quasi totale assenza di coloro i quali sono preposti a tutelare gli interessi dei singoli cittadini,» conclude la nota dell’Associazione Intercomunale Lucana.

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