No alle discariche di Lizzano
Foto: No alle discariche di Lizzano // AttivaLizzano

Il giallo della bonifica della discarica di Palombara

in Rifiuti connection di

Dure critiche arrivano da parte dell’associazione AttivaLizzano sulla travagliata questione delle discariche di Lizzano, situate nelle località Mennole e Palombara.

A scatenare le critiche è la vicenda legata alla bonifica del sito di Palombara, isola amministrativa di Taranto, poiché ci sarebbero «manovre poco chiare del direttore dell’Ager dott. Grandaliano, esecutore diretto delle manovre del governatore della Regione Puglia Emiliano sul futuro di questa discarica.»
Così dice AttivaLizzano, i cui associati sono addirittura «sconcertati dal modo in cui viene recepita la politica dagli amministratori attuali ed in particolare da Emiliano che non ha minimamente preso in considerazione le esigenze motivate dei cittadini ai quali non ha concesso udienza.»
Risultano, infatti, estromesse le associazioni ambientaliste dal tavolo tecnico regionale inerente i problemi ambientali locali. Non solo. Secondo l’associazione il compendio immobiliare su cui insiste l’impianto di smaltimento rifiuti della discarica, attualmente sotto sequestro, sarebbe stato venduto ad una ditta privata. Manovre poco chiare, secondo l’associazione, dal momento che il Commissario ad acta dell’Agenzia territoriale della Regione Puglia di gestione dei rifiuti (Ager), Gianfranco Grandaliano, aveva assicurato che l’affidamento di bonifica e messa in sicurezza sarebbe avvenuto mediante un concorso pubblico.
La vicenda, di cui ci siamo occupati più volte, preoccupa da diversi anni la popolazione di Lizzano e dei comuni limitrofi. A distanza di quattro anni dal sequestro della discarica di Palombara, l’impianto è in stato di abbandono. I sopralluoghi effettuati dall’Arpa hanno messo in luce lo smottamento di una vasca di contenimento dei rifiuti con fuoriuscita di percolato. Dopo più di un anno dall’esposto di AttivaLizzano, il sostituto procuratore, Lanfranco Marazia, ha formulato a carico dei responsabili delle discariche l’accusa di «disastro ambientale colposo».
Dal provvedimento della Procura si evince una «imprudenza e imperizia nella gestione del percolato e nell’impermeabilizzazione del bacino di discarica, trascurando l’intercettazione delle acque meteoriche» che hanno portato alla «contaminazione delle acque sotterranee» da diossine, nitrati, PCB e boro. Secondo il pubblico ministero la situazione necessita di «provvedimenti eccezionali». Ma nulla ancora si è mosso.
Le accuse di AttivaLizzano sono rivolte proprio a tutti. A cominciare dai sindaci dei comuni limitrofi «fino ad ora pare si sia espresso su questo tema solo il sindaco di Sava Dott. Dario Iaia, dichiarandosi favorevole alla immediata e definitiva chiusura della discarica Vergine. Gli altri?» Non è mancato, infine, un riferimento alla prossima competizione elettorale provinciale di Taranto: «sarebbe interessante sapere come si esprimeranno i candidati alla presidenza della Provincia di Taranto a proposito del futuro della discarica. Avranno a cuore il benessere della popolazione provinciale in fatto di materie ambientali?»
Intanto, per il prossimo 30 ottobre, il gup Martino Rosati ha fissato l’esame delle posizioni dei soggetti coinvolti nella gestione della discarica: Pasquale Moretti, responsabile tecnico dell’impianto dal 2008 fino al sequestro avvenuto il 10 febbraio 2014 e, da questa data, custode giudiziario fino al 14 aprile 2015; Paolo Ciervo, rappresentante della società Vergine spa, fino al 19 dicembre 2013, e da questa data liquidatore di Vergine srl, poi dichiarata fallita il 15 giugno del 2017, nonché custode giudiziario dal 27 luglio 2015; Mario Petrelli, legale rappresentante pro tempore della società Vergine srl. Nel provvedimento compaiono come parti offese AttivaLizzano, i comuni di Lizzano e Taranto, la Provincia, la Regione e il ministero dell’Ambiente.

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