Area industriale di Viggiano, dove si lavora il petrolio in Basilicata

Scaduta il 26 ottobre scorso, la questione che riguarda la concessione di coltivazione idrocarburi Val d’Agri potrebbe approdare ai ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente. L’Ufficio minerario nazionale (Unmig) secondo alcuni osservatori – sarebbe in procinto di applicare una proroga tecnica per la concessione Eni in Basilicata, in attesa di approvare la Variazione del programma dei lavori presentata dalle compagnie petrolifere. Piano che in pochi conoscono, sul quale pesa la bocciatura dell’ex giunta regionale.

La “melina” petrolifera estiva sui tavoli della Regione Basilicata potrebbe aver consentito di perdere tempo, spostando la trattativa sui tavoli romani dei ministeri dello Sviluppo economico (Mise) e dell’Ambiente. Infatti, oltre il termine di scadenza della concessione idrocarburi Val d’Agri, fissato al 26 ottobre, le compagnie minerarie (Eni e Shell, ndr) potrebbero veder applicato dagli uffici dell’Unmig l’articolo 34, comma 19 del decreto legislativo n.179/2012, continuando «ad esercire fino al completamento delle procedure autorizzative in corso previste sulla base dell’originario titolo abilitativo, la cui scadenza deve intendersi a tal fine automaticamente prorogata fino all’anzidetto completamento.»
In parole povere, le compagnie si concentrano oggi sul vero oggetto del contendere, rappresentato dalla Variazione del programma dei lavori Val d’Agri. Un programma esclusivamente tecnico – da discutere sui tavoli tecnici romani – fondato sulla realizzazione e la riallocazione di postazioni, pozzi, perforazioni, oleodotti, impianti di trattamento e smaltimento dei reflui petroliferi. Opere, queste, da realizzarsi entro il 2025.
Un programma “segreto” – in quanto non condiviso ufficialmente con le amministrazioni e i cittadini in Basilicata – che dovrebbe consentire la prosecuzione dell’estrazione degli idrocarburi, massimizzando la produzione di petrolio e gas. La trattativa con Eni in Basilicata sembra essersi incagliata nelle “spire” della burocrazia e della magistratura locali, mentre è in corso il processo a Potenza che imputa alle compagnie lo sversamento di greggio presso il Centro olio di Viggiano e lo smaltimento illecito di reflui petroliferi, per i quali sarebbero stati “taroccati” i codici CER (Codice Europeo Rifiuti).
Ma sull’argomento più importante della “Variazione del programma dei lavori” continuerà a pesare a Potenza, come a Roma, il macigno posto dall’ex giunta regionale di Basilicata, risultata sconfitta nell’ultima tornata delle elezioni regionali.

LA VARIAZIONE DEL PROGRAMMA DEI LAVORI BOCCIATA DALL’EX GIUNTA REGIONALE
Il macigno da rimuovere potrebbe approdare sui tavoli romani. È rappresentato dalla deliberazione n.1290 del 31 dicembre 2018 approvata dall’ex giunta regionale. Il 13 ottobre 2017 Eni aveva chiesto alla Regione Basilicata – ai sensi dell’articolo 7, commi 1 e 2 del decreto ministeriale 7 dicembre 2007 e dell’articolo 34, comma 4 del decreto direttoriale del 15 luglio 2015 – l’autorizzazione alla Variazione del programma dei lavori di ricerca e sviluppo della concessione di coltivazione idrocarburi Val d’Agri, previo «rinnovo del termine di vigenza della concessione stessa», ricevendo però un diniego.
Dopo due anni la questione potrebbe ritornare in base all’articolo 34, comma 19 del decreto legislativo n.179/2017 di competenza della direzione generale Unmig del Mise chiamata a decidere alla luce del parere tecnico della Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie (Cirm) riformulata nella sua composizione con decreto del 2 aprile 2019.
Non è noto se il Cirm abbia o meno convocato nuovi incontri con i rappresentanti della Regione Basilicata sulla spinosa questione oppure abbia già affrontato e superata «l’assenza degli elementi di valutazione chiari in relazione alla reiniezione delle acque di strato» dichiarati dall’ex giunta regionale che aveva chiesto ad Eni, senza riscontri, di «integrare la documentazione». Sulla Variazione del programma dei lavori, oggi, le bocche sono cucite, mentre l’attenzione mediatica e la politica guardano alla concessione scaduta e da rinnovare.

IL NODO DELLO SMALTIMENTO DEI REFLUI PETROLIFERI
L’ex giunta regionale, nell’esprimere con delibera di giunta regionale n.1290/2018 parere negativo sulla Variazione del programma dei lavori Val d’Agri, evidenziava la “problematicità” della reiniezione presso il pozzo “Costa Molina 2”, sul quale non risulta chiaro se continui o meno ad essere utilizzato, stante la sospensione dell’attività disposta dalla giunta regionale già una prima volta nel 2016, con prescrizioni, azioni di controllo e monitoraggi ambientali da effettuarsi presso il pozzo e la condotta di trasporto dei reflui.
Sul progetto di utilizzo del centro mobile della Syndial da realizzare in località Vigne di Viggiano per i reflui del Centro olio, non è stata ancora rilasciata l’autorizzazione regionale sulla quale pesano pareri negativi di alcuni enti territoriali e ministeriali. Per la Variazione del programma dei lavori presentato da Eni alla Regione nel 2017 veniva “riproposta” l’attività di reiniezione presso il pozzo “Monte Alpi Est 1”, trasformandolo in pozzo reiniettore, al fine di superare le problematicità riscontate presso il pozzo reiniettore “Costa Molina 2”. Non è noto se il nuovo pozzo reiniettore “Molte Alpi Est 1” sia o meno al centro della nuova trattativa sul rinnovo della concessione, oppure sia stata presentata istanza nell’ambito della procedura Via (Valutazione di impatto ambientale) presso il ministero dell’Ambiente.

ALTRI NODI AMBIENTALI NELL’AREA CONCESSIONE VAL D’AGRI
Nel 2018, l’ex giunta regionale di Basilicata, ha bocciato altre opere petrolifere inserite nella Variazione del programma dei lavori in fase di approvazione da parte del Mise, come la perforazione e messa in produzione del pozzo “Alli 5” nel territorio comunale di Marsicovetere, da realizzare sulla nuova piattaforma in località Civita, costringendo la compagnia a ritirare il progetto presso il ministero dell’Ambiente nel mese di marzo 2019, per non subire analoga bocciatura da parte della neo ricostituita Commissione Via-Vas del ministero dell’Ambiente.
Il ministero dell’Ambiente ha archiviato la procedura Via per il pozzo “Alli 5” il 4 aprile 2019. L’ex Commissione Via-Vas aveva bocciato il 7 dicembre 2018, per rilevanti problematicità di inquinamento durante la fase di perforazione esplorativa e per possibili rischi ambientali e sismici, la messa in produzione del pozzo “Pergola 1” nel Comune di Marsiconuovo e le condotte di collegamento con il Centro olio di Viggiano. Per questo pozzo non sono stati ancora chiariti i danni ambientali, le azioni per la bonifica e il ripristino dello stato dei luoghi. Le istituzioni locali e l’informazione sembrano aver spento in modo inopportuno l’attenzione sul pozzo “Pergola 1”, mentre non è chiaro se il ministero dell’Ambiente intenda chiudere definitivamente il pozzo dal punto di vista minerario.
Altre sono le problematiche ambientali presso le aree pozzo in Val d’Agri. L’attuale giunta regionale ha approvato con deliberazioni n.672 e n.671 dello scorso 30 settembre 2019 i piani di caratterizzazione dell’area pozzo “Volturino 1” in località Cugno del Salice nel Comune di Calvello e quella dell’area pozzo “Cerro Falcone 1” in località Bosco Autiero, sempre nel Comune di Calvello. Nonostante le aree risultino inquinate da oltre venti anni, le postazioni si trovano in aree assoggettate a vincoli idrogeologici, in aree parco, in boschi e su importanti sorgenti.
I piani di caratterizzazione approvati dopo oltre venti anni dalla Regione potrebbero essere collegabili alle nuove attività previste nella variazione del programma dei lavori, la cui mancata bonifica potrebbe ostacolare un possibile loro riutilizzo nella ripresa delle attività petrolifere.
Sempre che il tavolo romano e la trattativa presso i ministeri non crollino sotto il peso delle contraddizioni politiche, tra vecchie e nuove alleanze di governo, unitamente alle richieste locali per ottenere in cambio nuove royalties, pur sapendo che il petrolio non produrrà ricchezza, occupazione e sviluppo.
Intanto il consenso alla nuova trattativa segreta sul petrolio continua ad alimentarsi grazie al silenzio delle istituzioni locali e di gran parte dei cittadini, questi ultimi disinformati e tenuti all’oscuro circa le scelte che li riguardano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.