Stoccaggi di gas in Pianura padana
Foto: L’area che ospita i pozzi di stoccaggio gas di Sergnano // Pietro Dommarco

L’area che ospita lo stoccaggio gas di Sergnano è contaminata

in Alla canna del gas di

Nella Conferenza dei servizi tenutasi nel Comune di Sergnano, lo scorso 23 marzo, sono state approvate la Messa in sicurezza operativa e l’Analisi di rischio, oltre a significative prescrizioni che il gruppo politico Movimento 3.0 considera “un passo in avanti, ma ancora insufficienti”.

Il sito che ospita lo stoccaggio di gas Stogit di Sergnano, in provincia di Cremona, è contaminato. Disposta pertanto la Messa in sicurezza operativa per una durata stimata di due anni. In particolare, in base all’Analisi di rischio si osserva che non c’è l’accettabilità del rischio sanitario per il composto cancerogeno benzene e per i composti cancerogeni Idrocarburici, rinvenuti nella falda.
Inoltre, il rischio ambientale è risultato non accettabile per il percorso di migrazione della contaminazione in falda per i parametri di benzene, idrocarburi totali e isometri dello xilene.
Questo ha portato alla prescrizione dell’Ats – sollevata anche dalla Provincia di Cremona e dall’Arpa – di predisporre un monitoraggio dell’aria in punti individuati critici. Questo monitoraggio dell’aria sarà a tutela dei lavoratori on-site/off-site, nonché dei fruitori dell’area. In particolare dovranno essere monitorate le concentrazioni di benzene e degli altri idrocarburi.
Una prescrizione, questa, che è un grande passo avanti, in linea con quello che hanno sempre richiesto il Movimento 3.0 e il Comitato No Gasaran.
È stata, inoltre, prescritta anche la necessità di aggiornare i certificati di destinazione urbanistica. In particolar modo nel Piano di governo del territorio dovrà essere inserita l’Analisi di rischio con il superamento delle concentrazioni di rischio, in base al Testo unico ambientale del 2006. In pratica il sito dovrà essere contraddistinto come contaminato.
Proprio negli ultimi mesi in Comune è in fase di approvazione la variante urbanistica, ma dell’inserimento dell’Analisi di rischio non c’è traccia.
Il Movimento 3.0 e il Comitato No Gasaran chiedono, quindi, che il procedimento di variante venga immediatamente bloccato per renderlo idoneo con le richieste formulate dalla Provincia.
In merito alle prescrizioni e alle conclusioni della Conferenza dei servizi il Movimento 3.0 e il Comitato No Gasaran le ritengono un passo in avanti ma ancora insufficienti. Si chiede, infatti, che i monitoraggi dell’aria e anche delle eventuali contaminazioni di suolo e falda vengano estesi anche al di fuori del sito.

Sostieni Terre di frontiera

Se sei arrivato fin qui è evidente che apprezzi il nostro modo di fare informazione. Ma per proseguire nel percorso intrapreso nel 2016 abbiamo bisogno di un aiuto.
Il tuo sostegno è indispensabile per continuare a realizzare inchieste sul campo, documentare e raccontare.
Le nostre inchieste si compongono di testi, immagini e video con costi importanti in tutte le fasi di produzione.

Terre di frontiera è un periodico indipendente prodotto da
giornalisti, fotografi, attivisti ed esperti di tematiche ambientali.

Terre di frontiera non riceve finanziamenti pubblici e sopravvive grazie al contributo spontaneo
dei suoi ideatori e alle donazioni dei lettori.

L’informazione libera ha bisogno del sostegno di tutti. L’informazione libera assume un ruolo importante e di responsabilità, anche e soprattutto nell’ottica di superare l’emarginazione territoriale e culturale.

Se vuoi puoi sostenere Terre di frontiera cliccando qui. Grazie!

Lascia un commento

Your email address will not be published.