La Val d'Agri e il lago del Pertusillo, Pietro Dommarco
Foto: La Val d’Agri e il lago del Pertusillo // Pietro Dommarco

La contesa fossile nella concessione Val d’Agri

/ 10:32 pm in Racconti fossili di

Di recente la Regione Basilicata si è opposta alla variazione del programma di sviluppo della concessione Val d’Agri dell’Eni, presentata al ministero dello Sviluppo economico, e alla trivellazione di nuovi pozzi estrattivi e di reiniezione. L’ex Commissione Via-Vas del ministero dell’Ambiente ha, invece, bocciato la messa in produzione del pozzo “Pergola 1”. Il conflitto di attribuzione Stato-Regione promette di riaccendere le contese istituzionali, ma a posizioni invertite, mentre le compagnie minerarie restano in silenzio.

Mentre l’attenzione mediatica è rivolta alla cosiddetta moratoria petrolifera di diciotto mesi riguardante le istanze e i permessi di ricerca, ma non le concessioni, al fine di redigere il cosiddetto Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Ptesai) – reintrodotto nel decreto Semplificazione – nell’area della concessione di coltivazione “Val d’Agri” – il più grande giacimento in terraferma d’Europa – si assiste ad una disputa per il momento sommersa. Con le compagnie minerarie (Eni e Shell) che per il momento non rispondono alle decisioni di Regione Basilicata e ministero dell’Ambiente. Una situazione oscurata dai grandi media, ma pronta a riaccendere dure polemiche.
Sullo sfondo, le aule di giustizia del Tribunale di Potenza nelle quali si celebra il processo sul presunto disastro ambientale che riguarda il Centro olio di Viggiano e la Val d’Agri, nonché gli appalti del progetto Tempa Rossa della Total. Un processo in due filoni d’inchiesta che rischia, considerati i tempi lunghi della giustizia, di andare in prescrizione, al punto che il pubblico ministero Laura Triassi ne ha chiesto lo sdoppiamento dei due filoni. Richiesta che il giudice ha respinto in data 30 gennaio 2019, poiché giudicata “tardiva”.

IL CONFLITTO SULL’ENERGIA FOSSILE. IN POCHI MESI LA REGIONE CAMBIA LE PROPRIE SCELTE
Dopo la legge Sblocca Italia, la Regione Basilicata – che oggi si oppone tardivamente alle trivelle perché in piena campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale – è passata da posizioni favorevoli, passate e recenti (come nel caso del rilascio della controversa e, forse, illegittima intesa per la realizzazione del pozzo “S.Elia 1 Or” in località Civita del Comune di Marsicovetere) – ad una posizione di “netta opposizione”. Perché?
La Regione Basilicata ha preso improvvisamente atto di aver perduto il proprio peso politico sulle questioni energetiche, divenute totalmente statali in base alla legge Sblocca Italia, in quanto sono i ministeri a rilasciare i pareri di Valutazione d’impatto ambientale (Via). A far “sbottare” il governo regionale, però, sono i nuovi progetti dell’Eni in Val d’Agri che la compagnia il 30 novembre 2018 ha inviato alla Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie del ministero dello Sviluppo economico, ma non alla Regione.
È stato questo il pretesto che ha spinto la giunta regionale ad adottate la deliberazione n.1290 del 5 dicembre 2018 e ribattere «all’arroganza delle compagnie minerarie».
La delibera n.1290/2018 si oppone alla reiniezione delle acque di strato da realizzarsi anche attraverso la «trasformazione del pozzo “Alpi Est 1” in pozzo reiniettore», e all’assenza di elementi chiari «sullo sviluppo strategico della concessione dal punto di vista economico e fiscale».
A questa decisione fa seguito, prima di Natale, una seconda presa di posizione “No Triv” della Regione che, con deliberazione n.1371 del 20 dicembre 2018, ha espresso «parere contrario» al rilascio del giudizio di compatibilità ambientale da parte del ministero dell’Ambiente all’istanza del «progetto di perforazione e messa in produzione del pozzo “Alli 5” nel Comune di Marsicovetere», la cui Via è in attesa di parere da parte della nuova Commissione tecnica Via/Vas che il ministro dell’Ambiente dovrebbe insediare.

POZZO “PERGOLA 1”: DOPO I PROBLEMI AMBIENTALI IN FASE DI ESPLORAZIONE, LO STO DEFINITIVO DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE?
Probabilmente le compagnie minerarie non hanno gradito la decisione dell’ex Commissione Via/Vas del 7 dicembre 2018, pubblicata il 23 gennaio 2019 sul sito del ministero dell’Ambiente, di esprime parere negativo alla messa in produzione del pozzo “Pergola 1” nel comune di Marsico Nuovo, dal quale l’Eni era intenzionata ad estrarre ingenti quantità di idrocarburi.
È la stessa Commissione che ha rilasciato i pareri favorevoli alle ricerche petrolifere della Shell per le istanze “Monte Cavallo”, “Pignola” e “La Cerasa”.
Dopo aver trasformato in piattaforma un pascolo di montagna, tra i boschi dell’Appennino lucano, il pozzo esplorativo già realizzato durante la fase esplorativa, ha causato inquinamento alle falde e alle fragili idro-strutture. Il parere negativo della Commissione Via/Vas alla messa in produzione, accoglie – in toto – le osservazioni di istituzioni (prevalentemente del Vallo di Diano, in Campania) e delle associazioni, in primis quelle dell’Organizzazione lucana ambientalista (Ola), ancora operativa all’epoca della presentazione dell’istanza Via.
In sessantaquattro pagine, la Commissione tecnica ministeriale analizza il progetto, prende in esame le sei osservazioni pervenute al progetto e contro-deduce in quindici punti il progetto di messa in produzione del pozzo, dal quale emergono punti inquietanti circa le interferenze del progetto con le idro-strutture e l’alto grado di sismicità dell’area, interessata nel 1857 da un terremoto disastroso e attraversata, inoltre, da tre faglie ancora attive. Spetta ora al ministro Sergio Costa negare definitivamente, con proprio decreto Via, la messa in produzione del pozzo “Pergola 1”. Sulla questione, però, il ministro non si è mai pronunciato.

IL SILENZIO DELLE COMPAGNIE
A fronte di queste decisioni, le compagnie petrolifere operanti in Val d’Agri restano in silenzio. L’assenza di interlocutori, un quadro politico regionale in mutazione prima delle elezioni regionali di marzo e la frammentarietà del fronte amministrativo locale, mettono in difficoltà le relazioni tra società ed istituzioni, andato in crisi dopo la legge Sblocca Italia voluta dall’ex governo.
Tra le ultime prese di posizione c’è quella del 15 gennaio 2018, relativa alla richiesta di rinnovo della concessione decennale, con accenno alla variazione del programma dei lavori, nella quale Eni chiarisce i termini delle richieste di proroga presso il ministero dello Sviluppo economico, parlando di «idrocarburi ancora recuperabili».
Al momento nessun commento sul quadro delle autorizzazioni e, soprattutto, rispetto ai dinieghi sui pozzi e allo sviluppo estrattivo del giacimento. Sarebbe interessante conoscerne il loro punto di vista.

MA LA “QUADRA” GOVERNATIVA È SUI CANONI DELLE CONCESSIONI
Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha annunciato di recente che non firmerà decreti sulle trivelle (pro e contro), mentre il Movimento 5 Stelle sembra aver trovato la “quadra” con la Lega, suo alleato di governo, per elevare i canoni sulle concessioni, compresa la Val d’Agri (al fine di consentire allo Stato di incamerare «maggiori entrate fiscali»), ma non se autorizzare o meno nuovi pozzi e attività petrolifere.
Insomma, la Basilicata torna a recitare il ruolo di regione depredata e sfruttata energeticamente, sia sul fossile che sulle rinnovabili. Nei prossimi giorni saranno più chiari i termini di quello che qualcuno “camaleonticamente” a livello locale e nazionale definisce “accordicchio” di governo, dimenticando il proprio voto favorevole sull’articolo 38 della legge Sblocca Italia, votato dal Consiglio regionale il 4 dicembre 2014 e in Parlamento, nonostante sessanta amministrazioni comunali lucane, e migliaia di cittadini, chiedevano di opporsi. Ma a pagare saranno ancora una volta il territorio, l’ambiente, la salute e le comunità locali, se il ministro non negherà le autorizzazioni di propria competenza nell’area della concessione Val d’Agri.

TANTO TUONÒ CHE PIOVVE
I nuovi canoni concessori, secondo l’emendamento governativo, dovrebbero essere modificati cambiando l’articolo 18 del decreto legislativo n.625 del 1996, ed incrementando il valore economico nel nuovo decreto, che letto in chiave “fiscale”, prevede di innalzare i canoni di concessione da 42 euro a chilometro quadrato per le prime concessioni a 1.481,25 euro. Per le proroghe di concessione, come in Val d’Agri, invece, il canone attuale di 63 euro passerebbe a 2.221,75 euro a chilometro quadrato.
Per fare un calcolo riguardante la concessione Val d’Agri in fase di rinnovo decennale, estesa su 660,15 chilometri quadrati, attualmente le compagnie sborsano allo Stato circa 27.000 euro all’anno, che con il rinnovo dovrebbero passare a poco più 1,4 milioni di euro all’anno (14 milioni di euro in 10 anni). In sostanza tale cifra corrisponderebbe ad una giornata del valore in euro del greggio estratto attualmente nell’area, e pari a 3-4 giornate del valore in euro se rapportato alle royalties devolute alla Regione e ai Comuni. Ma le compagnie sapranno rinunciare ad incrementare la produzione di greggio e gas nella concessione Val d’Agri nei prossimi dieci anni?

QUALE ENERGIA PER L’ITALIA?
Sulle trivelle e l’energia il Governo non sembra avere ancora le idee chiare, ove si guardi all’assenza di programmi energetici che rivedano la Strategia energetica nazionale (Sen) dell’ex governo Monti e alla politica degli annunci. Alle minacciate dimissioni del ministro Costa è seguito un accordo tra i partner di Governo. Le questioni sembrano, ancora una volta, ricondotte ad interessi economici e alla mediazione con le compagnie minerarie, in attesa che si definiscano i criteri per la predisposizione e l’adozione del Piano delle aree. Il piano dovrebbe definire le aree idonee alle ricerche e alle estrazioni di idrocarburi in Italia, che secondo fonti governative potrebbe provocare «danni per mancato sviluppo dei siti inseriti nel Ptesai pari a circa 471 milioni di euro». In attesa del piano, la tutela dell’ambiente e la salvaguardia della salute ancora una volta recitano un ruolo marginale, indeboliti da una disinformazione spesso contraddittoria, mentre l’ex sito dell’Unmig – che conteneva molti atti, documenti e aggiornamenti sui singoli progetti idrocarburi in Italia – è oggi ridotto ad un contenitore vuoto.

QUALE FUTURO PER LA VAL D’AGRI?
Il 22 gennaio, a Villa d’Agri, è stato presentato il Progetto sponsorizzato da Eni dal titolo “Cuore Basilicata”, con i coordinatori Bruno Patierno e Jacopo Fò del Gruppo Atlantide. «Scopo del progetto – hanno ribadito gli organizzatori – è fare rete con i Comuni per la creazione ad esempio delle isole di plastica del Lago d’Iseo creata riciclando i rifiuti o la passerella di plastica inaugurata sul lago.»
Animazione territoriale e sociale, questa, che nelle intenzioni dei proponenti dovrebbe rilanciare lo sviluppo di un territorio dove si estraggono attualmente circa 68 mila barili di greggio al giorno e quantità imprecisate di gas, che le compagnie vorrebbero incrementare nei prossimi anni, con il futuro governo della regione a cui è demandato il difficile compito di riscrivere le politiche dell’ambiente e la pianificazione energetico-ambientale secondo nuove regole di compatibilità, in un quadro nazionale in evoluzione sulle fonti fossili. Una pianificazione ferma, ma solo sulla carta, a dieci anni fa, mentre le decisioni e le scelte hanno continuato a stravolgere, al di fuori delle regole, i connotati fisici ed umani della regione.

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