© Immagini di Pellegrino Tarantino

«È una domenica sera di novembre. In una stanza vuota dell’Osservatorio di Monteporzio Catone l’ago del sismografo accelera il suo ritmo. Sembra impazzire, segnala oltre il diagramma per un lunghissimo minuto e mezzo. Nessuno è lì a controllare. L’Italia più ricca si prepara ad andare a cena, quella più povera ha appena finito di mangiare. Sono le 7.35 del 23 novembre 1980. Nessuno raccoglie il muto allarme di quell’ago. Per un minuto e mezzo un tremendo brivido geologico percorre la spina dorsale del mezzogiorno d’Italia e precipita nella catastrofe tutto un mondo di antiche civiltà…»
Inizia così il documentario della regista Lina Wertmüller. Quelle immagini diverranno il simbolo della tragedia. Così come quelle di Conza della Campania. Un paese sventrato.

A valle, lungo il fiume Ofanto, sorge la diga del lago di Conza. Secondo i progetti la diga sarebbe dovuta essere ultimata negli anni Settanta.

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