Immagini di Borgo Mezzanone. Reportage di Emma Barbaro
Foto: Nel ghetto di Borgo Mezzanone // Emma Barbaro

Cosa è accaduto a Borgo Mezzanone?

in Terre di migranti di

Il 5 ottobre scorso due agenti della pattuglia della Polizia Stradale – distaccamento di Cerignola – sarebbero stati aggrediti con calci, pugni e oggetti contundenti da cinquanta migranti nei pressi del gran ghetto di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia. Ma come sono andate davvero le cose? Terre di frontiera – che da mesi monitora le condizioni disumane in cui vivono i migranti ‘ospiti’ della baraccopoli – è in grado di mostrarvi due video esclusivi su una vicenda borderline. I cui contorni restano, ad oggi, ancora tutti da chiarire.

Secondo la ricostruzione dei due operatori delle forze dell’ordine – impegnati nello svolgimento delle ordinarie operazioni di controllo e di contrasto al fenomeno del caporalato e dell’immigrazione clandestina in un territorio complesso come quello foggiano – un cittadino gambiano (Omar Jallow) avrebbe forzato il posto di blocco e, successivamente, avrebbe opposto resistenza all’arresto. L’inseguimento del reo, conclusosi proprio nel ghetto di Borgo Mezzanone, che sorge a ridosso del Cara, sarebbe culminato in una serie di violenze a danno dei due agenti intervenuti sul posto. In sostanza ben cinquanta migranti li avrebbero accerchiati e picchiati brutalmente nel tentativo di impedire l’arresto del proprio compagno. Un furore tradottosi, per i due agenti di polizia, in 15 e 30 giorni di prognosi.
Per larghe linee è questa la sola notizia – ripresa in un tweet dal ministro dell’Interno Matteo Salvini – rimbalzata su tutti i giornali, locali e nazionali. Almeno fino a questo momento.

I FATTI
Nel pomeriggio del 5 ottobre scorso gli agenti della Polstrada intimano l’alt a un’auto che procede a velocità sostenuta nei pressi del ghetto di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia. Omar Jallow, il ventiseienne alla guida dell’autovettura, non si ferma al posto di blocco rischiando di investire uno degli agenti. Parte l’inseguimento, attraverso le strade interpoderali che costellano l’area. Nel corso delle operazioni sembrerebbe addirittura che il giovane, originario del Gambia, abbia tentato di speronare e, successivamente, di seminare l’auto d’ordinanza delle forze dell’ordine. La corsa di Omar termina nei pressi dell’area anglofona della baraccopoli di Borgo Mezzanone. Gli agenti, giunti sul posto, tentano di arrestare il ragazzo che oppone resistenza. Ne nasce una colluttazione, a cui assistono i migranti risiedenti nel ghetto. I quali, a detta degli agenti, circondano l’auto della polizia tentando violentemente di impedire l’arresto del proprio compagno. Ma non si sarebbero limitati a questo. Secondo la ricostruzione del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP) a questo punto i due agenti sarebbero stati aggrediti da oltre cinquanta migranti con pugni, calci e oggetti contundenti. Solo l’intervento tempestivo di altre pattuglie del distaccamento di Cerignola – coadiuvate dalla Sezione di Foggia e dai Reparti Prevenzione Anticrimine – avrebbe scongiurato il peggio, costringendo i migranti a desistere e a disperdersi.
Successivamente il giovane è stato identificato, arrestato e condotto nella casa circondariale di Foggia. Mentre i due malcapitati agenti sono stati trasportati all’ospedale Tatarella di Cerignola.
Sull’episodio è prontamente intervenuto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. In un tweet, Salvini descrive brevemente l’accaduto esprimendo solidarietà per le forze dell’ordine.
«In provincia di Foggia – scrive il ministro – una pattuglia della Polizia è stata aggredita a calci e pugni da un gruppo di richiedenti asilo per un semplice controllo ad un 26enne gambiano, in Italia per motivi umanitari, che non si era fermato al posto di blocco. Questo signore è stato arrestato, mentre due operatori sono finiti all’ospedale per le ferite riportate. Grazie al nuovo Decreto Sicurezza, questi balordi torneranno al loro Paese! Anche per loro, la pacchia è finita.»

LA VERSIONE DEL SAP
«Il SAP foggiano – si legge nell’omonima nota del Sindacato Autonomo di Polizia – dopo l’ennesimo grave atto contro nostri colleghi, in servizio presso la Polizia stradale, oltre a esprimere la dovuta e sentita solidarietà, “grida a gran voce” basta! I poliziotti impegnati in un preciso servizio istituzionale, qualche giorno fa, all’esterno del Cara di Borgo Mezzanone, sono stati oggetto di una vile aggressione messa in atto da più di una cinquantina di cittadini extracomunitari che li hanno accerchiati colpendoli ripetutamente con calci, pugni e oggetti contundenti.
Ai colleghi sono stati riscontrati seri danni giudicati guaribili in giorni 30 e 15 di prognosi e solo l’arrivo di ulteriori rinforzi della Polizia di Stato e altre forze dell’ordine hanno scongiurato il peggio.
Sappiano, tutti, che i delinquenti e tutte le forme di delinquenza esistenti in questa provincia, non intimidiranno i poliziotti oggetto della vile aggressione e non intimidiranno tutti i poliziotti della Capitanata. Non ci facciamo né ci faremo intimidire da questi violenti che sono contro ogni forma di legalità. Il SAP e tutti i poliziotti della Capitanata sono a fianco dei colleghi continuando il nostro instancabile dovere senza se e senza ma. Non possiamo, lo abbiamo fatto nel recente passato e lo ribadiamo anche oggi, non denunciare nuovamente la cronica sofferenza dei colleghi che quotidianamente prestano la loro attività in questa terra con dignità e professionalità.
»

«SIAMO IRREGOLARI, NON SIAMO STUPIDI»
Diversa, invece, è la ricostruzione degli eventi dei richiedenti asilo ‘ospiti’ del gran ghetto di Borgo Mezzanone. I quali, da testimoni oculari della vicenda – prontamente filmata nei video amatoriali che siamo in grado di mostrarvi – ci tengono a fare alcune precisazioni.
«È vero che Omar cercava di resistere per non farsi arrestare. Era spaventato, sapeva che aveva sbagliato e aveva paura di perdere il permesso e di andare in carcere. Non ha fatto bene – commenta Marco (nome di fantasia scelto per tutelare l’identità del testimone autore materiale di uno dei video, ndr) – Ed è vero pure che altri ragazzi del Gambia cercavano di tirare il compagno per difenderlo, anche perché si era fatto male. Quando la polizia è arrivata – spiega Marco – hanno inseguito Omar e per mettergli le manette lo hanno buttato a terra, tra i cumuli di rifiuti fatti per la maggior parte da bottiglie di vetro. Lui è caduto e si è fatto male. Ha cercato di non farsi mettere le manette e si è agitato tanto. Uno dei poliziotti è caduto insieme a lui per terra. Si è fatto male pure lui alle mani, con vari tagli, si è sporcato il pantalone nell’immondizia ed è andato a finire con la faccia dentro la polvere. Aveva la faccia tutta piena di polvere e di terra, come quella di Omar. I ragazzi del Gambia tiravano Omar per un altro braccio e noi tutti gridavamo che non lo dovevano fare. Stavano sbagliando pure loro perché non si fa così. Se Omar ha sbagliato, Omar deve andare in carcere con Polizia, che fa il suo dovere. Poi ci pensa il suo avvocato, che vede Omar mercoledì. Era sbagliato tirare Omar – aggiunge – noi abbiamo gridato, nel video si sente che io grido “No!”. Poi hanno smesso. Tutti cercavano di parlare con la Polizia per vedere cosa si doveva fare. Ma nessuno, giuro nessuno, ha picchiato poliziotti. Nessuno. Dopo sono arrivati altri poliziotti, con quattro macchine in tutto. Se noi avevamo picchiato, perché dovevano arrestare solo Omar? Arrestavano anche altri. Tutti gli altri. Nessuno ha picchiato la Polizia, veramente no. Se qualcuno di noi picchiava, poteva succedere una guerra. Noi siamo irregolari, è vero, ma non siamo stupidi.»
«È brutto che si dice su tutti i giornali che noi abbiamo picchiato la Polizia, perché non è vero – ribadisce Alessandro (altro nome di fantasia, è l’autore del secondo video, ndr) – Nessuno ha chiesto a noi cosa è successo veramente. Così non va bene. Venerdì è successo un casino, Omar ha sbagliato, i gambiani hanno cercato di difenderlo e stavano sbagliando pure loro. Ma veramente nessuno ha picchiato la Polizia. Siamo arrabbiati perché non ci possiamo difendere, non abbiamo una voce. Se abbiamo picchiato Polizia, altri poliziotti potevano venire in questi giorni per arrestare quelli che hanno sbagliato. Ma non sono venuti. Nessuno ha chiesto a noi cosa è successo. Ma se due persone litigano e il giornalista ascolta solo uno di questi, fa bene il suo lavoro? Secondo me no. Se sei bravo, ascolti tutti e due. Così noi siamo solo criminali – conclude – I mostri da mettere sul giornale.»

REPORT DI UNA SCONFITTA
A prescindere da come andranno le indagini, questa è e resta una triste pagina di cronaca giudiziaria. Non solo perché il contraddittorio, pur necessario per una concreta ricostruzione dei fatti, non è stato cercato. Ma anche perché che il ghetto di Borgo Mezzanone sia una realtà al limite, un non luogo in cui la civiltà sembra essere stata uccisa dall’indifferenza istituzionale, ormai è sotto gli occhi impassibili di tutti. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) nell’ultimo report relativo al secondo semestre del 2017 ha acceso nuovamente i riflettori sul Cara di Borgo Mezzanone. E lo ha fatto, con prove concrete e fatti alla mano, perché la gestione dell’accoglienza in un clima d’emergenza perenne sta dando i suoi frutti. Marci in partenza. Quel che ci sentiamo di sottolineare, nella speranza tuttavia che le indagini in corso accertino la verità, è che in questa storia perdono tutti. Perdono le forze dell’ordine, spesso abbandonate a se stesse, i cui operatori agiscono senza le dovute tutele tentando di limitare i danni di una criminalità sistemica che tarpa le ali alla giustizia. Perdono i migranti, additati costantemente come ragione e causa di tutti i mali del Paese, a cui viene negata la dignità d’avere una voce. Perde la coscienza collettiva, a cui viene proibito d’alimentarsi attraverso la corretta informazione.
Non ci sono vincitori, ma solo vinti. Perché l’ignavia politico-istituzionale, sul grave caso della baraccopoli di Borgo Mezzanone, ci sta uccidendo tutti.

I DUE VIDEO RICEVUTI DALLA NOSTRA REDAZIONE

CHI NE PARLA
Ansa Puglia
La Repubblica Bari
Il Fatto Quotidiano (10 ottobre)
Il Fatto Quotidiano (11 ottobre)
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