Foto: Eni kills // Pellegrino Tarantino
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La rete nazionale di madri attiviste impegnate nella difesa del territorio, dell’ambiente e della salute ha inviato una lettera aperta al ministero dell’Istruzione e a tutti i dirigenti scolastici, dopo l’accordo tra l’associazione nazionale Presidi ed Eni che prevede una serie di incontri nelle scuole per formare il personale docente su cambiamenti climatici, efficienza energetica, rifiuti e bonifiche.

Sulla vicenda si sono già espressi, nei giorni scorsi, associazioni come Legambiente, Greenpeace e Kyoto Club definendo l’accordo «paradossale». Ma la rete Mamme da Nord a Sud rilancia i loro appelli con fermezza.
«Noi mamme che da Nord a Sud viviamo in territori altamente inquinati spesso a causa delle attività di aziende come Eni», scrivono le attiviste, «siamo rimaste inorridite dall’iniziativa dell’associazione dei Presidi che ha stretto un accordo con quell’azienda per portare in classe le sue metodologie “educative”. Quali sarebbero? Come perforare un pozzo di petrolio? Come gestire un oleodotto? Come interagire coi dirigenti dei Paesi del Sud del mondo per accaparrarsi risorse naturali? Agli uffici stampa di Eni va però riconosciuta la competenza nel green washing. Con le parole sono molto bravi, ma non altrettanto nel salvaguardare l’ambiente.»
L’accordo in questione, che in realtà sembrerebbe stridere con gli annunci resi ormai qualche mese fa dall’ex ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, circa la necessità di affrontare nelle scuole i temi inerenti ai cambiamenti climatici, trova dunque la netta opposizione delle maggiori sigle ambientaliste nazionali. A cui non sfugge la rete delle madri attiviste.
«Grazie a quest’accordo inqualificabile», prosegue infatti la nota, «l’associazione dei Presidi vorrebbe consentire a Eni di incidere sull’educazione e formazione dei nostri figli. Proprio ora che migliaia di ragazzi scendono in piazza in tutto il mondo per reclamare un futuro diverso. Noi viviamo con i nostri figli nello stesso Paese in cui Eni opera. A loro vorremmo si parlasse delle 400 tonnellate di petrolio disperse da Eni a Viggiano, in Basilicata, con una contaminazione pesantissima dell’acqua di falda. Dobbiamo fare l’elenco delle sostanze pericolose immesse nell’ambiente? Vogliamo parlare delle emissioni di gas clima-alteranti derivanti dal principale business di Eni che è e resta la vendita e raffinazione di idrocarburi? Ai nostri figli», rincara la rete di mamme «grazie ai modelli di sviluppo imposti da Eni, lasciamo vasti territori da bonificare in Italia e all’estero. Ai nostri figli stiamo già parlando degli effetti del cambiamento climatico innescato dall’uso selvaggio delle fonti fossili grazie alle quali Eni fa grandi profitti e distribuisce lauti dividendi. Chiediamo ai dirigenti scolastici di rompere immediatamente questo accordo e di dare il buon esempio ai ragazzi scendendo in piazza con loro e con noi per imporre ad aziende come l’Eni quello che chiedono ormai tutti gli esperti di clima del mondo: lo stop all’uso delle fonti fossili e il rispetto per il nostro pianeta e la salute dei cittadini, a partire dai bambini. E a Eni», concludono, «diciamo: giù le mani dai nostri figli!»

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