Bidoni, scorie e deposito nucleare
Foto: Bidoni nucleari // Archivio fotografico 123RF

Scorie in Basilicata, «dire di no al deposito è atto dovuto, indispensabile ed urgente»

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La pubblicazione della Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, da parte della Sogin spa, propedeutica alla individuazione del sito per la realizzazione del deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi, e relative opere connesse ed annesse, ha suscitato grande perplessità in tutte le regioni coinvolte, in primis in Puglia e Basilicata.

Dalla lettura della Cnapi si nota, in modo ridondante, il Comune di Genzano di Lucania inserito in sei aree potenzialmente idonee. Alle aree ricadenti in agro di Genzano è stata attribuita la «Classe C» che non dovrebbe rassicurare fino a quando, nell’aggiornamento definitivo della Cnapi, tali aree non verranno stralciate. Infatti, secondo la Sogin spa, tutte le aree della Cnapi hanno caratteristiche che rispondono in pari misura ai criteri di sicurezza stabiliti dalla Guida Tecnica n.29 dell’Ispra e che l’ordine di idoneità (Classe A1, A2, B e C) non andrebbe inteso come una classifica delle aree in termini di sicurezza. Infatti, secondo la Sogin, «l’ordine di Idoneità verrà utilizzato soltanto nel caso in cui dovessero essere avanzate più candidature alla localizzazione del Deposito Nazionale da parte di Enti Locali il cui territorio è interessato dalle aree Cnapi».
I sessanta giorni, successivi alla pubblicazione della Carta, serviranno anche, e soprattutto, per comprendere il livello di accettabilità sociale, quindi la capacità delle comunità locali di opporsi ad una scelta localizzativa che non deve affatto lasciare indifferenti. Paradossalmente, essere in «Classe C» può rischiare di non creare nella popolazione un adeguato livello di allerta sulla problematica, come invece sta accadendo tra coloro che ricadono in «Classe A», spianando la strada a chi strizza l’occhio guardando alla Basilicata o alla Puglia per una scelta definitiva del sito.
La vicenda di Scanzano Jonico e la decisione governativa di localizzare un deposito geologico per rifiuti ad alta radioattività, portò nel 2003 ad una mobilitazione generale con conseguente rinuncia alla realizzazione dell’opera di smaltimento. Una vicenda relativamente recente, ma nonostante questo si leggono dichiarazioni di chi vorrebbe indorare la pillola parlando di un progetto, quello del Deposito unico nazionale superficiale, differente dal deposito geologico che si voleva realizzare a Scanzano. C’è chi parla di possibilità occupazionali rilevanti; di significati ristori per il comune o comuni territorialmente interessati; di un Parco tecnologico che porterebbe innovazione e prestigio per un’intera area; di rischi quasi inesistenti e del tutto trascurabili per rifiuti a bassa e media radioattività. Insomma, la solita storia per cercare di comprare, con mezze verità, il consenso, quindi poter raggiungere un punto di unione, non di rottura, con la popolazione.
Alcuni anni fa, sul notiziario Natura&Società esplicai i motivi per cui tanti, giovani e meno giovani, sembrerebbero assopiti rispetto alle problematiche ambientali della propria regione e dell’Italia in generale. Perché notizie come inquinamento della catena alimentare, inquinamento delle acque per uso potabile, progetti ad alto impatto ambientale con ripercussioni irreversibili sul proprio territorio, non suscitano tanto interesse quanto gli avvenimenti mondani? Già allora ritenni utile rileggere il decalogo utilizzato per attuare una strategia del controllo sociale.
La procedura autorizzata per la realizzazione del Deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi, sia pur legittima ed ineccepibile sotto il profilo amministrativo, sembra rispondere al “principio della rana bollita”. Trattasi di una metafora che viene utilizzata per illustrare la “strategia della gradualità” che rappresenta la terza delle dieci regole attribuite a Noam Chomsky, regole con le quali i media e spesso anche i nostri governati, o presunti tali, riescono a manipolare il consenso al fine di ottenere il controllo sociale.
Chomsky descrive la realtà dicendoci che se immaginiamo un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana e riscaldiamo l’acqua lentamente fino a farla diventare tiepida, la rana troverà l’ambiente gradevole e continua a nuotare. Aumentando lentamente la temperatura la rana non si spaventa. La temperatura aumenta fino a far diventare l’acqua estremamente bollente, ma la rana si è indebolita e non avrà più la forza di reagire. La rana non reagisce, ma la temperatura dell’acqua continua ad aumentare, fino al momento in cui la rana sarà esausta e, purtroppo, accetterà la situazione fino a lasciarsi bollire e morire. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua bollente, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.
Questa esperienza mostra che quando un cambiamento si effettua in maniera sufficientemente lenta, sfugge alla coscienza del popolo e non suscita, per la maggior parte della gente, nessuna reazione, nessuna opposizione.
Sembra del tutto evidente che l’aver iniziato con la pubblicazione della Cnapi, eventualmente prevedendo anche aree in «Classe C» come in Basilicata, rappresenti un primo step per innescare quel processo lento e graduale indirizzato a raggiungere il proprio scopo, la realizzazione del Deposito nazionale, senza opposizione e senza scontro con la popolazione. Si suggerisce di evitare che si inneschi il processo della “rana bollita” così da scongiurare che si arrivi al punto di non ritorno.
In quest’ottica, si ritiene utile fare la propria parte tramite una proposta di delibera da discutere in Consiglio comunale. Una delibera contenete osservazioni alla Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, in modo da dichiarare in modo netto ed inequivocabile, oltre che motivato e documentato, la contrarietà e la non disponibilità alla collocazione del Deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi e relativo Parco tecnologico, così come previsto dal decreto legislativo n.31/2010, in agro di Genzano di Lucania, oltre che in tutte quelle aree limitrofe rispetto alle quali vi sarebbero evidenti effetti, ambientali e paesaggistici, negativi che si intende legittimamente tutelare; impegnare il presidente della Giunta della Regione Basilicata a valutare l’urgente necessità di indicare le aree dell’intero territorio regionale non disponibili alla localizzazione del deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi e relativo Parco tecnologico; comunicare il proprio dissenso, comprensivo di osservazioni al presidente del Consiglio dei ministri, al ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, al ministero dello Sviluppo economico, al ministero delle Infrastrutture, alla Sogin spa, al presidente della Giunta della Regione Basilicata, al presidente del Consiglio regionale della Basilicata, al presidente dell’Unione dei Comuni Alto Bradano.

Ingegnere civile strutturista, Dottore di ricerca in Ingegneria delle Costruzioni e Scienza delle Costruzioni presso l’Università di Napoli. Da anni offre il suo contributo in difesa della nostra Terra in sintonia con la celebre affermazione: «Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla.» Presidente della sezione Vulture Alto Bradano dell’Associazione V.A.S. (Verdi Ambiente e Società) e membro del Gruppo di lavoro Energia della Federazione Nazionale Pro Natura. Promotore di diverse interrogazioni parlamentari a favore ed a tutela dell’Ambiente e dei Beni Culturali, promotore di proposte di legge a favore delle Energie Rinnovabili non Speculative. Ha prodotto diversi articoli su riviste, periodici ed atti di convegno.

1 Comment

  1. un sincero grazie all’Ing. Cancellara per il suo articolo che ci fà capire molte cose, pertanto chiedo a tutti di scendere in campo contro questo scempio, organizzandoci e facendoci quidare dall’Ing. cancellara ; Sono pronto da subito a dare il mio contributo

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