Manifestazione contro l'inceneritore del Mela
Foto: Manifestazione contro l’inceneritore del Mela // Oggi Milazzo

Inceneritore del Mela, firmato decreto di diniego

in Focus/Rifiuti connection di

Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha firmato il decreto che chiude definitivamente la partita, almeno dal punto di vista amministrativo, dell’inceneritore del Mela.

La lotta di un’intera comunità contro l’inceneritore del Mela è stata di una partita senza esclusione di colpi, durata quasi quattro anni, in cui alla fine i tanti cittadini che vivono in questo stupendo e martoriato territorio hanno avuto la meglio sul gigante A2A e sui suoi interessi milionari.
Si chiude così un capitolo buio nella storia della valle del Mela, che ha visto il tentativo – per fortuna respinto con coraggio e determinazione – di far subire a questo territorio ed ai suoi abitanti ulteriori affronti e veleni per il profitto di pochi.
La vittoria di oggi (che ferma almeno dal punto di vista amministrativo l’inceneritore del Mela, ndr) è la conferma che, finalmente, l’ora di cambiare rotta è scoccata: le industrie non possono più pensare di fare profitti sulla pelle dei cittadini, l’inquinamento va ridotto drasticamente e vanno favorite altre forme di sviluppo che creino ricchezza e occupazione valorizzando (anziché deturpando) le straordinarie vocazioni del territorio.
Una vittoria resa possibile grazie all’impegno e alla determinazione di tanti comitati e associazioni e soprattutto alla volontà ed alla partecipazione di tanti semplici cittadini: ricordiamo la valanga di NO ai referendum comunali del 31 gennaio 2016, le oltre 10 mila firme nella petizione contro l’inceneritore, la massiccia partecipazione popolare alle varie manifestazioni, da ultimo quella del 28 gennaio scorso – la più grande mai vista nel nostro territorio – quando 10 mila persone hanno inondato le strade di Milazzo.
Non si possono neanche dimenticare il sostegno ed il contributo delle tante amministrazioni che si sono schierate dalla parte dei cittadini, come anche il recepimento della volontà del territorio da parte di alcuni (non tutti a dire la verità) soggetti del mondo politico-istituzionale.
In particolare alla fine è stato decisivo il ruolo del presente governo e dei suoi esponenti locali, che hanno fatto sì che il progetto dell’inceneritore del Mela, presentato da A2A nel 2015, venisse definitivamente bocciato.
Ma decisivo è stato anche il divieto posto dal Piano paesaggistico dell’Ambito 9, la cui approvazione, avvenuta nel dicembre 2016 per mano dell’allora assessore regionale ai Beni culturali e dell’Identità, Carlo Vermiglio, è stata chiesta a gran voce dai comitati, le associazioni e le amministrazioni del territorio.
Un divieto chiaro e palese, riconosciuto dalla stessa A2A, ma paradossalmente non dall’attuale Soprintendente di Messina, Orazio Micali, che per ben due volte ha cercato invano di ottenere l’annullamento dei pareri negativi del suo predecessore e del ministero dei Beni culturali.
Sebbene la partita amministrativa sia ormai chiusa, lo stesso non si può dire per quella giudiziaria: al Tar Lazio, infatti, è già pendente un ricorso di A2A, mentre al Tar Catania rimangono pendenti decine di ricorsi, tra cui quelli di A2A e della Raffineria di Milazzo, contro il Piano paesaggistico.
Per scongiurare ogni pericolo, anche futuro, andrebbe affrontato alla radice l’interesse dei vari gruppi privati come A2A a piazzare inceneritori in tutta Italia. Le normative comunitarie e nazionali prevedono che la gestione dei rifiuti avvenga prioritariamente mediante il riciclaggio ed il compostaggio, anziché l’incenerimento. Eppure gli incentivi statali vanno più all’incenerimento che al riciclaggio: in questo modo la carenza di impianti di riciclaggio e compostaggio, specie al Sud, difficilmente potrà essere colmata, mentre continueranno i tentativi dei gruppi privati di costruire altri inceneritori, sebbene in contrasto con le direttive europee.
Un’altra richiesta che avanziamo al presente governo è quindi quella di togliere gli incentivi statali agli inceneritori (previsti nel cosiddetto “decreto Rinnovabili”), destinandoli invece alla filiera del riciclaggio e del compostaggio. Questo tra l’altro avrebbe anche il beneficio di far crescere l’occupazione, visto che la filiera del riciclo crea molta più lavoro degli inceneritori, che impiegano al massimo alcune decine di persone.

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