Piattaforma petrolifera

Dopo aver raggiunto l’accordo politico su quello che nel Movimento 5 Stelle definiscono l’emendamento “Blocca Trivelle”, il 29 gennaio la maggioranza ha approvato il testo al Senato. Tra la ridefinizione dei canoni concessori e la definizione di un Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee ad ospitare attività petrolifere, ecco l’annunciata moratoria per i vecchi e nuovi procedimenti amministrativi. È davvero così?

Lo scorso 24 gennaio è stato il premier Giuseppe Conte in persona ad annunciare l’accordo tra M5S e Lega sulla «definitiva formulazione» dell’emendamento “Blocca Trivelle”.
L’emendamento in questione – inserito nel disegno di legge AS 989, concernente la conversione del decreto-legge n.135 del 14 dicembre 2018 (il cosiddetto decreto Semplificazioni), da convertirsi entro il 12 febbraio prossimo – è ora all’esame delle Commissioni riunite Affari costituzionali e Lavori pubblici della Camera con identificativo C 1550.
Al netto di eventuali nuove modifiche è già possibile farsi una prima idea di quel che sarà il testo finale.
Nelle intenzioni del Governo il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee è volto alla «definizione di un quadro definito di riferimento delle aree ove è consentito lo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale.» Per dirla in parole semplici, si tratta di mettere su carta dove poter trivellare e dove no.
Quanto ai criteri da osservarsi, i dettagli non sono molti: si dovrà tener conto delle caratteristiche del territorio, sociali, industriali, urbanistiche e morfologiche, con particolare riferimento all’assetto idrogeologico e alle pianificazioni territoriali; per le aree marine, invece, verranno considerati gli effetti sull’ecosistema, le rotte marittime, la pescosità delle aree e le possibili interferenze sulle coste.
Il vero e proprio Pitesai dovrà essere approvato entro 18 mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto Semplificazioni e, dunque, entro l’estate 2020 con decreto del ministero dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Il Piano verrà naturalmente sottoposto a VAS e, almeno per la parte relativa alla terraferma, necessiterà dell’intesa della Conferenza unificata comprendente rappresentanze del Governo, delle Regioni e Province autonome, nonché di altre autonomie locali.
Laddove non dovesse essere raggiunta un’intesa con la Conferenza unificata, il Piano potrebbe comunque essere approvato per le sole aree marine e, comunque, la sospensione delle attività di ricerca di prospezione di idrocarburi riprenderebbe una volta decorsi inutilmente 24 mesi.

FERMI TUTTI…
In attesa dell’approvazione del Pitesai, i commi da 4 a 7 del dell’articolo 11-ter dell’emendamento, prevedono la sospensione di alcuni procedimenti amministrativi relativi al rilascio di titoli minerari, nonché di alcuni permessi già ottenuti.
Quanto ai procedimenti amministrativi – parliamo di soggetti intenzionati ad iniziare la ricerca o lo sfruttamento di idrocarburi – saranno sospesi: nuovi permessi di prospezione (comma 4); nuovi permessi di ricerca (comma 4); nuove concessioni di coltivazione, le cui istanze siano state presentate successivamente all’entrata in vigore della legge di conversione (il comma 5 afferma espressamente che “non è consentita la presentazione di nuove istanze”).

…ANZI NO
Non saranno, invece, sospesi i procedimenti amministrativi relativi a: nuove concessioni di coltivazione, le cui istanze siano state presentate anteriormente all’entrata in vigore della legge di conversione (comma 5); proroghe di concessioni di coltivazione di idrocarburi in essere (comma 4, lettera a); rinunce ai titoli minerari vigenti o alle relative proroghe (comma 4, lettera b); sospensioni temporali della produzione per le concessioni in essere (comma 4, lettera c); riduzione dell’area, variazione dei programmi di lavori e delle quote di titolarità (comma 4, lettera d);
Deve naturalmente essere tenuta distinta la sorte delle concessioni e dei permessi già rilasciati, ovvero «in essere».
Al riguardo si afferma che saranno sospesi i permessi di prospezione e di ricerca in essere: il riferimento è ai permessi sia in terraferma che in mare, relativi ad idrocarburi liquidi e gassosi, «con conseguente interruzione di tutte le attività di prospezione e ricerca in corso di esecuzione» (comma 6). Ad essere sospeso, tuttavia, è anche il decorso temporale dei permessi ed il pagamento del relativo canone (comma 7).

ANCHE LE CONCESSIONI DI COLTIVAZIONI DI IDROCARBURI VIGENTI NON SI TOCCANO
L’emendamento, annunciato dai proponenti come una moratoria totale, non toccherà nemmeno le concessioni di coltivazione di idrocarburi in essere, comprese quelle per le quali sia stata presentata un’istanza di concessione entro la data di entrata in vigore della legge di conversione, nonché quelle per le quali, anche successivamente all’entrata in vigore della legge di conversione, sia stata presentata ed ottenuta una richiesta di proroga di vigenza.

L’APPROVAZIONE DEL PIANO E LA SUCCESSIVA APPLICAZIONE
Cosa succederà al momento dell’approvazione del Pitesai? Tutto, naturalmente, dipenderà dal fatto che l’area in questione sia stata considerata compatibile, o meno, con le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi.
Tenuta presente questa premessa, nelle aree che siano state ritenute compatibili, alla data di adozione del Piano, i permessi di prospezione e di ricerca sospesi «riprendono efficacia» (comma 8, primo periodo).
Quanto alle aree ritenute incompatibili, invece, i procedimenti amministrativi relativi al rilascio di permessi di prospezione e di ricerca avranno esito negativo, con il rigetto della domanda (comma 8, secondo periodo); per quelli relativi al rilascio di nuove concessioni di coltivazione, si prevede espressamente il rigetto di quelle sole domande che siano ancora pendenti al momento dell’approvazione del Pitesai, mentre nulla si dice sui provvedimenti di concessione rilasciati fino al giorno prima (comma 8, terzo periodo).
Per i titoli minerari vigenti, invece, si chiarisce che: i permessi di prospezione e ricerca – sospesi ai sensi del comma 6 – sono revocati per l’intero o in parte laddove ricadano in aree ritenute non compatibili ed il titolare è comunque obbligato al completo ripristino dei luoghi interessati (comma 8, secondo periodo); per le concessioni di coltivazione, invece, si stabilisce che le stesse, anche se in proroga, mantengono la loro efficacia fino alla scadenza (comma 8, ultimo periodo).
Pur non essendo ammesse nuove istanze di proroga, sarà quindi possibile continuare la coltivazione di idrocarburi, anche in aree ritenute incompatibili, fino alla scadenza delle concessioni.

COSA ACCADE, INFINE, SE IL PIANO NON DOVESSE ESSERE ADOTTATO?
In caso di mancata adozione entro 24 mesi, per altro, la situazione ritornerebbe quella attuale: da un lato con la ripresa dei procedimenti amministrativi relativi alle istanze di prospezione e ricerca; e, dall’altro, con il nuovo vigore dei permessi di prospezione e di ricerca sospesi in attesa dell’adozione del Piano.

“COLTIVARE”, SEMPRE E COMUNQUE
Come si è cercato di dare conto, la legge ha predisposto una vera e propria corsia preferenziale per le concessioni di coltivazione. Infatti, in attesa dell’approvazione del Piano, non sono sospesi i procedimenti amministrativi per il rilascio di nuove concessioni di coltivazione che siano iniziati prima dell’entrata in vigore della legge di conversione; dal momento dell’approvazione della legge e fino all’approvazione del Piano non sono sospesi i procedimenti relativi a proroghe di coltivazioni in essere né sono sospese le concessioni di coltivazione già rilasciate; infine – questo il dato più incoerente con un’attività di pianificazione che potrà impiegare fino a diciotto mesi – non saranno revocate neppure le concessioni di coltivazione che i ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente avranno riconosciuto insistere su di un’area incompatibile con la ricerca e lo sfruttamento degli idrocarburi. Il rischio è di scatenare una vera e propria corsa al petrolio.

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