Piattaforma petrolifera, Giornale della Vela

Il giorno 9 gennaio 2019 sul sito del ministero dello Sviluppo economico è comparso l’annuncio di un emendamento per fermare le trivelle. Ma come stanno realmente le cose?

Il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’Energia, Davide Crippa, ha dichiarato che l’emendamento prevede l’introduzione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Ptesai) – strumento già in programma da tempo – e la rideterminazione di alcuni canoni concessori.
L’annuncio ha creato attenzione, e in alcuni casi entusiasmo, soprattutto dopo le proteste provocate dalla notizia dei tre decreti di autorizzazione di ricerca di idrocarburi nel Mar Jonio e rilasciati proprio dal ministero dello Sviluppo economico (Mise).
In merito alla notizia dell’emendamento, che dovrà essere discusso e votato passando per ben tre Commissioni parlamentari, e che potrebbe essere sostanzialmente modificato prima di essere approvato e anche bocciato, Mediterraneo No Triv ritiene di non poter ancora esprimere alcuna opinione.
Prima di tutto nessuna opinione tecnica può essere espressa perché il testo dell’emendamento non è stato ancora reso noto e al riguardo ne sollecitiamo la divulgazione, atteso che si tratta di questione ambientale e, quindi, di grande interesse per i cittadini.
Inoltre, nei giorni scorsi in merito ai tre decreti firmati dal Mise di autorizzazione di ricerca con air-gun, abbiamo sentito dire di tutto e di più ma tra tutte le affermazioni, alcune anche variopinte, quella che ci lascia più perplessi è aver sostenuto che il ministero non poteva non firmare e che, avendo l’iter autorizzativo già ottenuto la Compatibilità ambientale dal precedente Governo, la firma del decreto era atto dovuto. L’affermazione è falsa perché le conclusioni degli atti amministrativi non sono mai atti dovuti. Ma non siamo di certo noi a dirlo e a sostenerlo ma, piuttosto, è il nostro legislatore che con l’articolo 2 della legge n.241/1990 dispone che le amministrazioni hanno il dovere di concludere il procedimento avviato con istanza mediante l’adozione di un provvedimento.
In sostanza si precisa che l’obbligatorietà non è certo il tipo di decisione che l’amministrazione deve adottare, e ci mancherebbe altro se fosse così, ma piuttosto è riferita alla conclusione del procedimento. Il legislatore si è preoccupato di precisare che tutti gli iter amministrativi che hanno impulso con un’istanza devono concludersi con una decisione che può essere di autorizzazione oppure di rifiuto, e mai può sussistere il silenzio e l’inerzia della pubblica amministrazione.
Il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, quando dice che i tre decreti di autorizzazione della ricerca di air-gun sono atti dovuti quindi, avrà frainteso questi concetti anche se, a onor del vero, l’articolo 2 della legge n.241/1990 precisa che le pubbliche amministrazioni se ravvisano la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza della domanda, concludono il procedimento con un provvedimento espresso redatto in forma semplificata, la cui motivazione può consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo.
Le pubbliche amministrazioni, e di certo i ministeri, possono concludere un procedimento amministrativo come è quello di autorizzazione al rilascio di permessi di ricerca di idrocarburi, anche con un rigetto avendo naturalmente cura di spiegare i motivi.
Per quanto concerne l’emendamento per il blocco delle trivelle, oltre alle valutazioni di diritto che non possiamo quindi esprimere in assenza del testo-bozza e che dovrà ancora approvato, è opportuno dire che la comunicazione è sempre importante e dev’essere particolarmente seria.
Se l’emendamento in quanto tale, non è legge, perché dovrà appunto essere discusso e approvato, non è possibile dire che le trivelle sono state bloccate. Resta ancora da percorrere tutto l’iter parlamentare di approvazione. La partita è ancora tutta aperta e dire il contrario vuol dire veicolare ai cittadini un messaggio fuorviante.

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