Puzzle Italia

Dallo “Sblocca” allo “Spacca Italia”

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I temi legati allo sviluppo regionale sono stati e sono oggetto di referendum autonomisti nelle regioni Emilia Romagna, Veneto e Lombardia. Oltre alla Scuola e alla Sanità, l’Energia potrebbe essere interessata da competenze riattribuite alle Regioni, dopo l’accentramento di poteri governativi sanciti dalla legge Sblocca Italia e la mancata modifica costituzionale bocciata dagli italiani con la consultazione referendaria del 4 dicembre 2016. Sul tema si è discusso il 30 gennaio 2018 a Matera, nell’ambito del forum organizzato da The European House – Ambrosetti, con Total E&P. La “vision” del forum, nella Capitale europea della Cultura 2019 auspica, ancora una volta, una «sostenibilità» locale che pone come «necessarie» le fonti fossili, mentre in Val d’Agri il parco nazionale viene dismesso e si conclamano situazioni di inquinamento da petrolio.

Dall’“osservatorio fossile” della Basilicata, regione europea interessata da intenso sfruttamento di idrocarburi, possono essere fatte alcune riflessioni per il cambiamento del modello di sviluppo, non solo in Italia, ancora basato sulle fonti fossili. Riflessioni, in verità, che vedono assenti gli istituti culturali, gli enti di di ricerca e le università, che hanno così lasciato campo libero alle iniziative promosse da fondazioni e compagnie minerarie, in un dibattito scarsamente coinvolgente, sia sul piano scientifico che su quello culturale.
Dopo i “Comuni Polvere” promossi dalla Fondazione Mattei qualche decennio fa, le compagnie minerarie operanti in territorio lucano hanno lanciato, da Tempa Rossa, il Think Thank Basilicata. Una formula in verità non nuova, al cui centro si vorrebbe inserire la “green economy”, o la cosiddetta “economia circolare”, per uno sviluppo che si dichiara sostenibile, ma che in realtà è ancora basato sullo sfruttamento delle fonti fossili. L’unica novità del forum svoltosi a Matera sembra essere stato il palcoscenico offerto dalla Capitale europea della Cultura 2019, con Total E&P e The European House – Ambrosetti richiamare la necessità che il governo nazionale (a Matera era presente il ministro dei Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli, ndr) e quello regionale favoriscano i punti di forza individuati dal forum per la Basilicata. O punti di debolezza, secondo altre prospettive.
Una regione che – come ribadito a Matera – può diventare «la più sostenibile in Italia e in Europa, valorizzando 3 punti di forza del territorio, in cui diversi sono i primati: imprese di grandi dimensioni (spesso in filiere capital intensive), filiera agroalimentare e turismo, cultura e industria creativa.»

DAI COMUNI POLVERE AL THINK TANK
Nel 2008 la Fondazione Mattei, tentando di ridefinire uno sviluppo locale per i territori interessati dalle estrazioni petrolifere, ipotizzava di farne «possibili centri, e non margini, in virtù di risorse, quali il paesaggio, l’ambiente, le risorse naturali, le risorse culturali, l’asset comunitari, che stanno al centro di un nuovo ciclo di sviluppo laddove si connettano con i saperi e i linguaggi della modernità (digitale, economia dei servizi, economia circolare.»
Su questo assunto, in un’area “marginale”, è stata coniata la definizione di “Comuni Polvere” (mutuando la definizione di Manlio Rossi Doria di “polpa e osso” del Sud Italia). La Fondazione Enrico Mattei definiva i “Comuni Polvere”, un «tentativo virtuoso di intreccio alla ricerca di nuove modalità di autoregolazione dello sviluppo locale. È in primo luogo, infatti, la capacità di costruire capitale sociale e processi di innovazione sociale, che definisce la capacità di un contesto locale come quello della Val Camastra Basento di lavorare su una prospettiva che definiremmo di smart land, di territorio intelligente. Intelligente non tanto perché concentrato solo sull’applicazione di tecnologie, quanto perché capace di sviluppare connessioni trasversali tra settori, filiere, attori, territori.»
Una visione, questa, rimasta però solo sulla carta, rilevatasi funzionale alle attività petrolifere prevalenti, dopo il fallimento di coinvolgere gli attori locali in questa prospettiva.

THINK TANK BASILICATA
A Matera, dopo 10 anni, la Total E&P e The European House – Ambrosetti hanno prospettato, come centrale per la Basilicata, «il comparto industriale che genera il 34,6 per cento del valore aggiunto dell’economia, una quota superiore alla media del Mezzogiorno (17,8 per cento) e dell’Italia (24,1 per cento). Il 50 per cento del valore aggiunto dell’industria è generato dal settore dei mezzi di trasporto e dall’industria estrattiva e l’automotive posizionano la Basilicata al vertice delle Regioni italiane per valore aggiunto generato sul totale dell’economia (8,8 per cento sul totale) […] con 62,9 milioni di tonnellate di petrolio estratto nel periodo 2000-2017 […]»
La Basilicata, è stato ribadito a Matera, «ha contribuito per oltre il 60 per cento del totale nazionale. Inoltre, se le estrazioni in Basilicata riprendessero e si mantenessero costanti fino al 2030, la Regione potrebbe beneficiare di oltre 3,5 miliardi di euro derivanti dalle royalties nel prossimo decennio. Risorse aggiuntive da mettere a disposizione per la crescita della Basilicata […] la visione di diventare tra le Regioni più sostenibili in Italia e in Europa, costantemente impegnata nella costruzione di una società inclusiva, nella tutela dell’ambiente e nella valorizzazione della filiera agricola e alimentare e del turismo, facendo leva sugli asset naturalistici e culturali e sul contributo dei giovani e dell’industria all’attrattività, all’innovazione e alla crescita consente di valorizzare le competenze strategiche del territorio finora citate intervenendo su 3 livelli […]»
Secondo le idee “think tank” sarebbe necessario «1) ridurre le distanze dai competitori; 2) guadagnare vantaggi competitivi; 3) ingaggiare il territorio nel percorso di sviluppo tracciato.»
Questa vision è stata definita da «The European House – Ambrosetti, in collaborazione con un Comitato scientifico composto da Michel Bouquier, senior Advisor, ministero dell’Economia e delle Finanze, già ministro del Turismo del Principato di Monaco […]; Massimiliano Cesare (presidente di F2I SGR), Enrico Giovannini (Ordinario di Statistica Economica Università di Roma Tor Vergata, portavoce dell’Alleanza Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile; Gianni Riotta (Pirelli Visiting Professor, Princeton University, Vice Presidente esecutivo, Council for the United States and Italy, Membro permanente, Council on Foreign Relations).»
Nella presentazione del forum di Matera vengono elencati altri potenziali attori del territorio. Terre di frontiera seguirà l’evolversi di questa nuova iniziativa e l’intento dichiarato nel corso dell’iniziativa.

CAMBIO DI PARADIGMA: LA BASILICATA OLTRE “IL CRISTO DI LEVI”
Durante la cerimonia di proclamazione di Matera Capitale europea della Cultura 2019, i responsabili della Fondazione “Matera 2019” hanno dichiarato necessario andare oltre la visione della Basilicata di Carlo Levi e il levismo. A tal proposito, il giornalista Alessandro Leogrande, in un suo articolo dedicato a Matera e al Sud ha scritto che «in Lucania ha preso piede una certa avversione contro il Cristo e gli scritti leviani, come se Levi avesse inchiodato per sempre la Lucania a una dimensione preistorica, diventandone un denigratore sistematico. Pertanto superare il levismo è diventato una sorta di grido di battaglia sotterraneo, che alimenta idee e considerazioni diametralmente opposte a quelle contenute, per esempio, nell’intervento di Bassani sui Sassi.»
Visioni, inaugurate, nell’era del marketing, con il progetto UnMonastery, autodefinitosi innovativo, promosso da gruppi di persone del luogo e da hackers e innovatori approdati a Matera, che hanno contribuito al Progetto per Matera 2019 tentando di dare «continuità e rotture», ovvero «opportunità per elaborare una terapia collettiva, la possibilità di affrontare non solo la vergogna della città in sé, quanto le sue molteplici forme a livello europeo che spaziano dalle crescenti diseguaglianze sociali, al risorgere del razzismo, all’incapacità di molti paesi europei di offrire futuro e speranza ai loro giovani e al dramma dell’esodo di disperati in fuga da guerre in Africa e in Asia […] Matera 2019 è un’occasione per vedere la bellezza non solo nei teatri e nei musei, ma anche negli spazi che abitiamo quotidianamente, e considerare il tema dell’estrazione del petrolio in Basilicata come un’opportunità per interrogarci sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente.»

ORIGINE ED EVOLUZIONE DEL THINK TANK
Think Tank è un termine coniato negli Stati Uniti durante il Secondo conflitto mondiale, allorquando vennero create unità speciali dedicate all’analisi dell’andamento bellico chiamate in gergo think (pensiero) tank (tanica, serbatoio, ma anche carro armato).
In Inghilterra, più di recente, i think tank sono stati creati per generare dati, informazioni, consigli e previsioni ai “policy makers”, ovvero esperti che ricoprono cariche pubbliche e private, influenzando decisioni nei più disparati campi, mentre a livello mondiale aumentano le proteste delle periferie contro lo stato centrale in Occidente (il fenomeno dei gilet gialli in Francia, che rappresenta l’effetto delle diseguaglianze sociali ed economiche dovute all’accentramento della ricchezza nelle mani di pochi, ndr). Questi fenomeni sociali, destinati ad aumentare, alimentano forme di sovranismo (dal francese souverainisme), dottrina che sostiene la riacquisizione della sovranità locale in una dimensione non ideologica, dopo il fallimento delle politiche basate sui trattati e gli accordi internazionali che riguardano la circolazione dei cittadini, dei prodotti e delle merci a livello mondiale.

QUALE SOSTENIBILITÀ ENERGETICA PER IL SUD ITALIA E LA BASILICATA?
Appare del tutto giustificato rivedere la Strategia energetica nazionale, varata dal governo Monti, anche alla luce degli impatti ambientali sul territorio e sulle preesistenti vocazioni agricole, naturali e turistiche, a vantaggio di altre aree del Paese, meno interessate dal consumo di suolo. L’ipotesi di “Basilicata regione sostenibile” andrebbe pertanto verificata analizzando gli attuali modelli di produzione energetica e sociale.
A testimoniare l’impossibilità di praticare la “sostenibilità” dichiarata dalle compagnie petrolifere, si profila una dismissione del Parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese, a favore delle attività petrolifere. Dopo anni di mala gestione, presso un parco assediato dalle trivelle, non c’è pace.
Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, dopo aver dimissionato i suoi vertici – rei di aver praticato una gestione personalistica, e di non aver sufficientemente tutelato il territorio del parco – e dopo aver nominato commissario l’ex generale dei Carabinieri, Alfonso di Palma, ha visto quest’ultimo rassegnare le proprie dimissioni, dopo appena due mesi. Alla base di tale decisione vi sarebbe l’impossibilità di assolvere al mandato affidato dal ministro, di normalizzare la gestione, con la triste constatazione di un apparato burocratico incapace di gestire il cambio di rotta alla gestione, condizionata da pressioni locali e dagli interessi del petrolio. Il ministro Costa, che avrebbe dichiarato l’intenzione di incontrare gli amministratori dei comuni del parco, ha subito nominato sub-commissario un dirigente del suo dicastero, la dottoressa Ilde Gaudiello.

IL CONSENSO PETROLIFERO E IL POZZO NERO DELLA CARD CARBURANTE
Tra gli esempi di quello che qualcuno ha definito “truffa” nei confronti dei cittadini, ma che all’inizio venne presentata in pompa magna come operazione di consenso al petrolio in Basilicata, c’è la cosiddetta “card carburante”. Questa vicenda è emblematica, non solo per i risvolti di natura economica, ma anche dal punto di vista del malcostume politico e sociale, nazionale e regionale. La card carburante – prevista dall’ex articolo 45 della legge n.99 del 23 luglio 2009, soppresso dalla legge Sblocca Italia – è diventata “social card”, a seguito del ricorso della Regione Veneto che ne chiedeva l’estensione anche agli abitanti della propria regione.
La card carburante è stata richiesta da oltre 348 mila patentati lucani che hanno ricevuto il “bonus” da Poste Italiane. Rappresentano la quasi totalità dei patentati lucani che, secondo la Motorizzazione Civile, ammontano a 358.073. Nel 2018, i richiedenti si sono visti “scippare” il bonus carburante, scoprendo il furto direttamente alla pompa di benzina. Il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, aveva rassicurato i possessori della card carburante circa la sua riattivazione, garantendo che i residui della card carburante non usufruiti dai patentati lucani potessero essere utilizzati fino al mese di gennaio di quest’anno.
Ma questo non è avvenuto, così come la promessa fatta di trasferire il residuo non speso – pari a 7 milioni di euro – alla Regione Basilicata.
Oggi sono i 10 mila patentati lucani – che per varie ragioni non hanno richiesto la “card carburante”, tra le quali il dissenso allo sfruttamento petrolifero- a chiedono al governo di conoscere in quale fondo o capitolo del bilancio dello Stato sono finiti i soldi. Compresi quelli incamerati dallo Stato relativi ai “non richiedenti” la card carburante. Soprattutto questi ultimi hanno maggior diritto degli altri di conoscere come stanno realmente le cose.

L’AUTONOMIA DELLE REGIONI DEL NORD E L’ENERGIA
Il Veneto, la Lombardia e sulla loro scia altre undici Regioni si sono attivate per ottenere maggiori poteri e risorse. «Su maggiori poteri alle Regioni si possono avere le opinioni più diversescrivono i promotori della petizione “No alla secessione dei ricchi”, già firmata da migliaia di cittadini italianima nei giorni scorsi è stata formalizzata dal Veneto (e in misura più sfumata dalla Lombardia) una richiesta che non è estremo definire eversiva, secessionista che potrebbe trovare riscontro anche in materia energetica in un provvedimento legislativo, senza l’approvazione del Parlamento.»
Un vero e proprio colpo di mano della Lega, già tentato dall’ex governo Renzi con la legge Sblocca Italia e l’accentramento di poteri presso il governo. Uscito sconfitto nelle ultime elezioni, il nuovo tentativo arriva dalla spinta autonomista delle Regioni in materia di energia. Questa volta rischia, però, di spaccare l’unità nazionale.

FONTI FOSSILI E GOVERNO DEL CAMBIAMENTO
John Bellamy Foster, professore di Sociologia all’Università dell’Oregon, ipotizza una strategia di uscita dal sistema fossile basato sul petrolio, parlando di emissioni di carbonio «dato che si tratta di emissioni di carbonio cumulative l’obiettivo dei governi deve essere quello di mantenere i combustibili fossili nel sottosuolo, non semplicemente di rallentare il loro utilizzo come nella maggior parte delle strategie attuali […] una completa transizione dai combustibili fossili è necessaria entro pochi decenni mantenendo l’aumento delle temperature medie globali ben al di sotto dei 2°C.»
L’ostilità di una parte della sinistra verso le problematiche dei cambiamenti climatici – secondo Foster, che abbraccia le tesi di Lars Peter Hansen, economista e premio Nobel, docente di Economia all’Università di Chicago – deriva dallo scetticismo circa l’applicazione di tasse e dividendi da parte dei governi imposti alle compagnie petrolifere. La “carbon tax” viene contrastata in tutti i paesi occidentali, soprattutto quando ipotizza che i proventi vengano destinati alla redistribuzione del reddito (questa prospettiva, in genere, è fortemente avversata dai partiti conservatori in economia e dalle parti sociali che li sostengono).
Secondo John Bellamy Foster il principio di Hansen di «rendere i combustibili fossili così costosi che l’energia rinnovabile prevarrà in modo socialmente giusto» si è rilevato fallimentare, ove si guardi all’utilizzo della “carbon tax”, che è stata tradotta e semplificata in “punizione” per quanti utilizzano veicoli ad alto potenziale inquinante o fonti sporche di energia. Le imprese fondate sull’utilizzo di prodotti derivanti dal petrolio hanno “caricato” sui prezzi dei prodotti finali le quote di “carbon tax “, considerandolo come costo un qualsiasi costo produzione. I governi sovranisti e conservatori occidentali hanno finito così per abolire la “carbon tax” accusata di avere effetti recessivi sull’economia, mentre lo stato dei negoziati internazionali sui cambiamenti climatici registra battute d’arresto, in assenza di politiche che riducano le nuove estrazioni di idrocarburi dal sottosuolo a livello globale. Una nuova strategia energetica dovrebbe pertanto da un lato incentivare la produzione energetica da fonti rinnovabili, il risparmio di energia, l’autoproduzione e il consumo di energia pulita in ambito locale, la riduzione del contenuto di materiali che richiedono per la loro produzione un alto contenuto energetico derivante dal petrolio, e dall’altro abbassare le quote di idrocarburi estratti dal sottosuolo. Scelte, queste, non più rinviabili per salvaguardare il pianeta Terra e i suoi abitanti.

LA STATALIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE ENERGETICA RINNOVABILE
A fronte dell’impossibilità di agire sui consumi sarebbe, invece, possibile agire sul controllo della produzione a livello statale. Per limitare i finanziamenti ai combustibili fossili, mantenere i combustibili fossili nel sottosuolo, conservare le foreste, è necessario che sia lo Stato a controllare direttamente la produzione da fonti rinnovabili, con una strategia di breve e medio periodo tesa a realizzare “reti corte” per il trasporto di energia, gestite direttamente dalla comunità locali. Ciò comporterebbe minor costi di gestione delle reti e dei centri di produzione, ma anche minori impatti sulla salute e sull’ambiente. In questo modo si ridurrebbe in modo significativo anche la domanda di fonti fossili, rendendo l’approvvigionamento di energia fossile poco vantaggiosa, anche dal punto di vista economico.
Un sistema di produzione energetica non impattante con l’ambiente potrebbe svilupparsi rendendo le abitazioni civili, i capannoni industriali e i motori delle autovetture alimentabili esclusivamente da fonti locali di produzione energetica pulita dichiarata “fossil free”.

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Giornalista e sociologo. È autore di numerosi saggi e ricerche sulle tematiche naturalistiche. Ha prodotto studi sociali e ricerche storiche sui beni monumentali, il patrimonio ambientale e la loro tutela. Website: www.pandosia.org

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