Spandimento fanghi in agricoltura, normati dal decreto Genova
Foto: Spandimento fanghi in agricoltura // Ambiente e Sicurezza

Decreto Genova: con l’articolo 41 si può inquinare per legge?

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Con il decreto Genova (n.109 del 28 settembre 2018) è stato inserito il controverso articolo 41 che innalza, di venti volte, i limiti degli idrocarburi che possono essere smaltiti nei terreni.

In sostanza il governo ha innalzato i limiti per la presenza di idrocarburi ammessi nei fanghi dei depuratori che poi vengono utilizzati come concime per l’agricoltura, limite elevato ad un valore 20 volte superiore passando da 50 milligrammi/chilogrammo a ben 1000 milligrammi/chilogrammo.
La decretazione di urgenza in materia ambientale è quanto meno discutibile e criticabile. Ma andiamo per ordine.
In primo luogo, con tale norma non si tiene minimamente conto dell’impatto che lo spargimento di fanghi di derivazione industriale, e con concentrazioni altissime di idrocarburi, può avere sull’agricoltura e sulla salute umana. Mancano studi scientifici in grado di escludere, senza ombra di dubbio alcuno, il potenziale impatto sull’ambiente ma, al contrario, esiste un’ampia casistica che porta a ipotizzare una stretta correlazione tra lo spargimento di fanghi industriali e la presenza di metalli pesanti e sostanze chimiche estremamente nocive.
Di certo una norma adottata con la decretazione di urgenza e che porta il limite degli idrocarburi da 50 milligrammi/chilogrammo a ben 1000 milligrammi/chilogrammo risolve molti problemi delle industrie e, soprattutto, delle società petrolifere.
Al riguardo è sufficiente leggere il comma 1 dell’articolo 41 quando stabilisce che «al fine di superare situazioni di criticità nella gestione dei fanghi di depurazione […] fatta eccezione per gli idrocarburi (C10-C40) per i quali il limite è 1000 (mg/kg tal quale).»
L’articolo 41 del decreto avrà immediate e rilevanti conseguenze anche per la Basilicata. In effetti, a seguito della dispersione nel sottosuolo di 400 tonnellate di idrocarburi (quantitativo così stimato da Eni spa), a Viggiano, nell’area industriale, sono previsti tre impianti mobili che separano l’acqua e il petrolio recuperato dal sottosuolo.
Gli impianti, però, non separano completamente gli idrocarburi dall’acqua e poiché tale acqua dopo l’utilizzo industriale viene scaricata nel depuratore Asi, i fanghi che si andrebbero a formare nel tempo, sarebbero completamente fuori norma a causa dell’effetto cumulo.
Durante l’attività di depurazione, inoltre, l’impianto produce rilevanti volumi di fanghi che devono essere smaltiti: ecco che l’innalzamento dei valori di idrocarburi ammessi per consentirne lo spargimento in agricoltura consentirà alle società petrolifere in Basilicata di poterle impiegare sui campi coltivati, operazione che se da una parte crea grande preoccupazione per le nostre associazioni, dall’altra comporta grande risparmio per le compagnie petrolifere.
Le dichiarazioni rese dal ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, non ci rassicurano tanto più che parla di urgenza nel risolvere un problema e affrontandolo nel solito metodo a cui siamo purtroppo avvezzi in Italia, ossia innalzando i limiti piuttosto che risolvendoli definitivamente i problemi.
Il governo, inoltre, sbaglia anche nel citare la sentenza del Tar Lombardia, atteso che in quel caso i giudici amministrativi hanno deliberato che in questa materia possono decidere solo il Parlamento o il governo e non le Regioni, come appunto aveva fatto, sbagliando, la Regione Lombardia. Tra l’altro per i limiti di idrocarburi nei fanghi è utile, invece, citare la Cassazione penale n.27958 del 6 giugno 2017 che stabilisce il limite di 50 milligrammi di idrocarburi per chilogrammo.
Come sempre a pagare il rischio più alto, anche in questo caso come per altre questioni, potrebbe essere la Basilicata, terra di estrazione di petrolio già interessata da una gravissima e rilevante dispersione di idrocarburi nel sottosuolo e che dovrà anche subire sia il trattamento delle sostanze recuperate e la loro immissione nei fiumi che alimentano le dighe, ma successivamente anche lo spargimento nei terreni agricoli dei fanghi derivanti da tali impianti con limiti di idrocarburi inaccettabili.
Sussiste anche il pericolo di contaminazione delle falde per infiltrazione delle acque di superficie e quindi possibilità di inquinamento di altri suoli indenni che utilizzano le acque sotterranee compromesse.
Altro punto molto rilevante (a prescindere dai parametri che saranno ammessi) è quello di un controllo stringente dalla produzione, al trattamento ed allo spandimento nelle quantità e nella qualità: a quale autorità di controllo saranno assoggettati?
Essendo materia sensibile di sanità pubblica, con possibili conseguenze deleterie sull’ambiente e impattanti sull’uomo, auspichiamo una armonizzazione delle normative sanzionatorie urgenti altrimenti il rischio sarebbe, purtroppo concreto, e di avere di fatto una sorta di condono in materia ambientale.
È necessario un’assunzione di responsabilità da parte del governo che deve assolutamente prendere atto di aver elaborato una norma che concretizza il rischio di poter “inquinare per legge”.
Inoltre, quali saranno le conseguenze che tale norma provocherà a tutte le inchieste giudiziarie finalizzate all’individuazione di ipotesi di reato in materia ambientale?
E inoltre, se da un lato tale norma consentirà di spargere tali sostanze sui campi coltivati, dall’altro è concreto il pericolo che i contadini, in un futuro non molto lontano, possano subire il cambio di destinazione d’uso dei terreni che se impattati da sostanze chimiche, metalli pesanti e idrocarburi, potrebbero non essere più idonei alla coltivazione. Al danno, quindi, si unirebbe anche la beffa per una norma che appare, purtroppo, un regalo con tanto di fiocco fatto alle compagnie petrolifere.
Auspichiamo che in Basilicata si apra un dibattito politico su tali questioni, dimostrando così senso di responsabilità e volontà di tutelare gli interessi della collettività.
Per questo motivo invieremo una nota formale al governo, al ministro dell’Ambiente e alla Regione Basilicata per impedire l’ennesimo scempio e con un decreto che appare incostituzionale, non configurandosi in questo caso e a nostro parere, i presupposti della necessità e dell’urgenza.

(*) Mediterraneo No Triv, Cova Contro, Medici per l’ambiente Isde Basilicata, Mamme libere di Policoro

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