Il Memorandum of Understanding firmato a marzo di quest’anno dall’ex esecutivo giallo-verde con la Cina, in occasione della visita del presidente Xi Jinping in Italia, rischia di spianare la strada agli investimenti cinesi, con 7 miliardi di euro e 29 accordi di settore, tra i quali l’energia prodotta dal sole. Infatti, l’accordo firmato a Napoli lo scorso 10 ottobre tra la “milanese” Leukos e la cinese Jetion Solar China vede il Sud e la Basilicata al centro di investimenti nel settore fotovoltaico.

In piena crisi climatica le fonti rinnovabili sono al centro di accordi strategici che aprono scenari sul nuovo modello di sviluppo produttivo internazionale. Grandi opportunità, ma anche grandi rischi, legati soprattutto alla privatizzazione delle nuove fonti energetiche, come il solare fotovoltaico, che richiedono grandi spazi destinati all’ubicazione dei pannelli.
Una problematica che ha aperto, così come per l’eolico, interrogativi sul cosiddetto fenomeno del “land grabbing” in alcune regioni meridionali. Al centro dell’attenzione l’accaparramento di suoli che spesso crea problemi di compatibilità, non solo ambientali ma anche economici, con le attività esistenti, in assenza di una vera strategia dei governi nazionali e dell’Unione europea di uscita dalle fonti fossili, e che stabilisca regole chiare per la localizzazione degli impianti per la produzione energetica rinnovabile (la programmazione è ancora una pratica considerata poco liberista).
Un ritardo, questo, che rischia di degradare ulteriormente l’ambiente, espropriando i suoli naturali e quelli destinati alle attività agricole, per far posto agli interessi privati anche nel settore delle rinnovabili.

LE STRATEGIE CINESI SULLE RINNOVABILI IN EUROPA
All’Assemblea generale delle Nazioni Unite tenutasi il 26 settembre 2015 la Cina annunciò che per trasportare elettricità, su grandissime distanze – Europa compresa – fosse necessario un nuovo scenario politico mondiale. Al centro delle strategie cinesi c’è il contrasto della leadership degli Stati Uniti nell’oil&gas. Il primato tecnologico futuro sulle rinnovabili cinesi si baserebbe sulla mobilità elettrica, sull’introduzione di nuove batterie ad alto accumulo ma, soprattutto, nella finanza “verde” in occidente.
La Cina già detiene primati significativi nella produzione mondiale di pannelli fotovoltaici e di generatori eolici, ed è intenzionata ad esportarli con prezzi competitivi in occidente. Nonostante la crescita delle rinnovabili la Cina ha incrementato anche l’import di petrolio e gas, assumendo il controllo di numerosi giacimenti attraverso prestiti ai paesi produttori (Iran, Iraq, Venezuela).
Il controllo della mobilità elettrica in Europa, affiancata a quella delle comunicazioni (il 5G e la cosiddetta “Via della Seta”) rischiano però di indebolire la produzione di nuove tecnologie in Europa, rendendo il vecchio continente dipendente politicamente.
Gli Stati Uniti sarebbero molto preoccupati dalle ripercussioni geopolitiche cinesi, restando però arroccati sul protezionismo che molti osservatori ed economisti giudicano deleterio per l’occidente e l’Europa.

LA “VIA DELLA SETA” PASSA NEL SUD ITALIA E IN BASILICATA
Agli investimenti nella tecnologia del 5G, con numerose località inserite nel piano di infrastrutturazione sperimentale delle comunicazioni sul web, annunciate dal governo e da vari esponenti della maggioranza, si affiancherebbe un progetto cinese nel settore della produzione elettrica fotovoltaica, con investimenti pari a 2 miliardi di euro, concentrato in cinque regioni (Campania, Marche, Abruzzo, Molise e Basilicata).
Il 10 ottobre scorso, il Consorzio Leukos – partecipato da Eni Luce e Gas – ha stipulato un accordo commerciale con la cinese Jetion Solar China, che fa parte del colosso China National Bulding Material Group, con 82 miliardi di euro di patrimonio, che collocano il gruppo tra i principali nel mondo.
L’accordo è stato siglato tra il presidente della società cinese, Jie Sun e Donato Scavone, presidente della Leukos (l’imprenditore sarebbe di origine lucana, già operante con società nel settore eolico e ex presidente della Lega Coop regionale).
Si prevede di realizzare centrali fotovoltaiche da 10Mwp che diverranno da 20 Mwp nel periodo di tre anni nelle cinque regioni interessate. La Leukos – ha dichiarato il suo presidente – è impegnata a chiedere le autorizzazioni delle Regioni ove realizzare i campi solari.
Maggiori dettagli sull’accordo napoletano potrebbero provenire, forse, dalle regioni interessate, ancora non ufficialmente coinvolte dagli effetti dell’accordo, se non nelle politiche di annunci, come quello del progetto “Green Valley” che vede Eni investire in Basilicata nelle energie rinnovabili 80 milioni di euro nei prossimi anni, mentre il ministero dello Sviluppo economico si appresta a rinnovare – tacitamente – la concessione e la variazione del Programma dei lavori in Val d’Agri, in scadenza il prossimo 26 ottobre 2019.
Non è noto se nel tavolo delle trattative segrete sugli idrocarburi e sulle royalties, tra Regione Basilicata e Eni, siano entrati anche i progetti solari sottoscritti a Napoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.