No all'ampliamento della discarica di Grottaglie
Foto: No all’ampliamento della discarica di Grottaglie // Daniela Spera

Grottaglie esempio di una Puglia nella morsa di discariche e inceneritori

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A preoccupare Grottaglie e i comuni adiacenti la discarica ex Ecolevante, è la richiesta di modifica sostanziale del terzo lotto, presentata da Lgh nel dicembre 2015, che comporterebbe un raddoppio in altezza della volumetria autorizzata, ed esaurita per l’87 per cento già al 31 dicembre 2016, secondo i dati dello stesso gestore. È arrivato il momento che anche la Regione mostri da che parte ha deciso di stare.

A oltre due anni dalla richiesta, e nonostante il parere contrario dei Comuni di Grottaglie e San Marzano, di diversi enti, dei comitati e nonostante l’avviso di diniego inviato dalla Provincia, il pericolo che questa dissennata istanza venga accolta continua a sussistere.
Infatti, mentre l’iter di autorizzazione continua a prolungarsi, hanno ribaltato il parere da negativo in positivo prima l’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) nel 2017 e poi il Comitato Tecnico provinciale il 15 febbraio scorso.
A livello locale il sindaco di Grottaglie e altri 11 sindaci dell’area jonica, nel corso della manifestazione del 13 gennaio scorso – che ha coinvolto migliaia di cittadini – hanno condiviso l’istanza rivolta alla Provincia di chiudere la pratica e di chiuderla con un diniego definitivo.
Per il prossimo giovedì 15 marzo, alle ore 16, il presidente della provincia Martino Tamburrano ha convocato i sindaci, così come da lui stesso annunciato in occasione della conferenza stampa dello scorso venerdì 9 marzo.
Intanto non si è ancora concluso l’iter di autorizzazione di un’altra richiesta del gestore della discarica di Grottaglie, già bocciata dalla Regione nel 2009 e ripresentata nel 2011. Richiesta che, se accolta, amplierebbe una piccola cava dismessa fino a portarla a quasi 34 ettari di superficie, con una volumetria di 8 milioni e mezzo di metri cubi e una profondità di scavo fino a 30 metri.
Comuni, comitati e cittadini stanno mostrando coesione e condivisa responsabilità per tutelare salute e ambiente dall’aggravarsi di uno scempio dissennato che dura da venti anni.
Ma ora è giunto il momento che sia la Provincia che la Regione mostrino nei fatti da che parte stanno.
Non si può consentire l’ulteriore prolungarsi dell’iter di autorizzazione per un raddoppio in altezza del terzo lotto della discarica di Grottaglie, in pratica quasi esaurito e con un’autorizzazione integrata ambientale che scade il prossimo aprile 2018. Bisogna che la Provincia concluda finalmente il procedimento e lo concluda con un diniego.
E la Regione, che ha rimesso alla Provincia una decisione che precedentemente invece aveva sempre assunto, mostri maggiore sollecitudine verso le amministrazioni locali e i cittadini, non solo della provincia di Taranto ma di tutta la Puglia.
Infatti, mentre si moltiplicano richieste, e talora autorizzazioni, di ampliamenti di discariche e inceneritori e di ulteriori impianti privati di gestione dei rifiuti, ora è giunto il momento, a quasi tre anni dal suo insediamento, che il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, affronti e risolva con atti amministrativi concreti la questione dei rifiuti in tutta la regione, e non solo le emergenze del foggiano e del nord barese, da lui affrontate con l’autorizzazione di smaltire nella provincia jonica i rifiuti urbani di queste zone.
Ora è necessario che sia finalmente approvata la legge regionale per le emissioni odorigene, ferma da un biennio con gran sollievo dei gestori.
Ora è necessario che sia sospesa ogni autorizzazione che riguardi discariche, inceneritori e impianti privati di gestione dei rifiuti fino a che non sia approvato il piano regionale di gestione dei rifiuti improntato ai principi dell’economia circolare, come più volte il presidente Emiliano ha detto di voler fare.
Ora è necessario vada in vigore anche in Puglia, con apposita normativa regionale come è stato fatto in Lombardia, il “fattore di pressione”, cioè lo strumento legislativo che impedisce l’apertura di discariche, e l’ampliamento o sopralzo di quelle esistenti, in zone già ambientalmente stressate.
Solo atti amministrativi che dimostrino una condivisa responsabilità per la tutela del territorio e la salute dei cittadini possono impedire che non solo Taranto e la sua provincia, ma l’intera Puglia, continuino ad essere la pattumiera dell’Italia, e non solo.

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