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Ilva, «insufficiente l’impegno assunto da ArcelorMittal»

in Territori di

La scorsa settimana ArcelorMittal ha esposto al ministero dello Sviluppo economico il suo piano ambientale per l’Ilva di Taranto. Di seguito il commento critico di Isde Massafra, Ordine dei medici e Federazione dei pediatri di Taranto, TarantoRicercaFuturo.

Si prende atto degli impegni addizionali (addendum) che ArcelorMittal è disponibile ad assumere in aggiunta a quelli già presi precedentemente. Non possiamo che osservare che l’impegno a «ridurre al minimo possibile» le fonti di inquinamento rimane solo un apprezzabile atto di buona volontà la cui efficacia in termini di impatto sanitario rimane purtroppo priva di alcun riscontro scientifico.
Chiediamo che, allo scopo di produrre dati verosimili sull’impatto sanitario della produzione di acciaio, ai volumi e alle condizioni proposti, l’acquirente si impegni a produrre in via preliminare una Valutazione di impatto sanitario (Vis).
Riteniamo che la legge nazionale sulla Valutazione del danno sanitario (Vds), secondo i criteri stabiliti dal decreto ministeriale del 24 aprile 2013, non possa essere uno strumento di valutazione dell’efficacia in senso sanitario e, dunque, del rischio attribuibile prima che l’intervento, per come prospettato, sia realizzato.
Infatti, questo strumento serve a «verificare se la popolazione ha subito o stia subendo un danno alla salute correlabile all’attività dello stabilimento» e a «verificare l’efficacia in ambito sanitario delle prescrizioni»; di fatto agisce constatando danni alla vita e alla salute già verificatisi in seguito all’attività produttiva.
L’impegno di ArcelorMittal a cooperare alla stesura della Vds secondo i criteri del decreto legge del 24 aprile 2013, pertanto, non apporta alcun elemento di rassicurazione.
È importante peraltro ricordare che la legge sulla Vds è di fatto superata dal decreto n.104/2017 sulla Via che considera la Vis come strumento organico per la valutazione preventiva.
Pertanto, le proposte addizionali non contengono in sé alcuna garanzia per la vita e la salute dei cittadini, anzi introducono una nota inquietante di insicurezza.
La comunità tarantina non può accettare altre vittime e, pertanto, respingiamo con fermezza come insufficiente l’impegno in tal senso assunto da ArcelorMittal.
Poiché esistono gli strumenti scientifici per dimostrare l’impatto potenziale dell’attività produttiva alle condizioni proposte, il non volerne fare uso non possiamo che ritenerlo un atto di mancata trasparenza.
Peraltro, in relazione a quanto affermato sul presunto «azzeramento delle polveri entro il 2020 in occasione dei Wind days», si chiede se ci si riferisce alla copertura dei parchi minerali. Se sì, si osserva che l’impennata di inquinanti durante i Wind days può essere ottenuta solo fermando la produzione perché il vento veicola non solo il materiale pulverulento proveniente dai parchi minerali, ma anche gli inquinanti immessi dai camini, tra cui le temibili polveri sottili al cui incremento sono da ascriversi le morti acute da accidenti vascolari e le patologie respiratorie. Si chiede venga chiarito questo punto.
In ultimo, ma non ultimo per importanza, prendiamo atto dell’impegno economico destinato a fornire «supporto di iniziative didattiche con le scuole locali, con particolare riferimento alle materie della Scienza, della Tecnologia, dell’Ingegneria e della Matematica, potenziando l’apparato educativo per produrre benefici a lungo termine a favore delle comunità locali», ma riteniamo prioritaria la prevenzione primaria dei danni allo sviluppo neurocognitivo della popolazione infantile esposta ai neurotossici.
Il progetto industriale prevede la riduzione, ma non la eliminazione della immissione in ambiente di potenti neurotossici come piombo, IPA, Diossine e Pcb, sostanze che, anche a parchi minerali coperti, registreranno in occasione dei Wind days rischiosi picchi di concentrazione.
A fronte di danni al neurosviluppo già dimostrati nei bambini tarantini che risiedono più a ridosso dell’ area industriale, la comunità medica non può più accettare la proposizione di progetti industriali che prevedano la immissione sulla popolazione di simili sostanze il cui potenziale cancerogeno, inoltre, è ben noto.

(*) Isde Medici per l’Ambiente Massafra, Ordine dei medici di Taranto, FIMP Taranto, TarantoRicercaFuturo

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