Piattaforma petrolifera

L’Imu sulle trivelle in mare, inserita nella bozza di decreto Fiscale presentato dal Governo varrebbe 6 milioni di euro l’anno, di cui 4,3 andrebbero allo Stato. Secondo l’Anci, invece, la tassa sulle piattaforme off-shore varrebbe almeno 300 milioni di euro.

Le trivelle in mare presenti entro il limite delle 12 miglia marine dalle linee di costa sono circa 100 (93 per l’esattezza, secondo il ministero dello Sviluppo economico): da ciascuna di esse Stato e Comuni trarrebbero dunque un gettito annuo mediamente di circa 64.500 euro.
Otto milioni di euro (1,3 milioni di euro/anno) è invece la somma che Eni ha versato ad un solo Comune (Pineto, in Abruzzo) per porre fine ad un contenzioso Ici 1993-1998 che si trascinava da anni.
Il solo Comune di Scicli avrebbe dovuto riscuotere 23 milioni di euro per Ici-Imu-Tassa Rifiuti per le annualità 2009-2015 ed ha firmato una transazione per 11 milioni di euro.
Il costo di smantellamento di una piattaforma su basso fondale oscilla dai 13,5 ai 27 milioni di euro (fonte Roca, Ravenna).
Sono i numeri a dirci che la misura che il Governo ha intenzione di varare ha il peso di una piuma e che, quindi, troviamo del tutto ingiustificato il clamore che ha suscitato.
Troviamo altresì indecenti le dichiarazioni dei due parlamentari della Lega, Garavaglia e Morrone, che hanno parlato di «nuova stangata per il distretto off-shore di Ravenna», tanto più che l’imposta la verserebbe soprattutto Eni.
Tanto rumore per nulla, considerato anche che in Manovra non troviamo traccia né di Carbon Tax (era prevista nella Sen 2013 di Monti) né, dopo lo “svuotamento” del decreto Clima di ogni misura penalizzante nei confronti di chi altera il clima, di altre azioni nel segno di una vera discontinuità rispetto al passato nella fiscalità sulle energie fossili.

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