Bidoni, scorie e deposito nucleare
Foto: Bidoni nucleari // Archivio fotografico 123RF

Deposito nucleare, in attesa della Carta qualcosa potrebbe cambiare

in Rifiuti connection di

Le attese per la pubblicazione della Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale di scorie non sono ancora svanite. Le mancate promesse di Carlo Calenda – già ministro allo Sviluppo economico dei governi Renzi e Gentiloni – lasciano nell’incertezza chi vorrebbe conoscere il destino dei rifiuti nucleari italiani allocati in diversi centri sparsi tra nord e sud, con enormi problemi di gestione per garantire la sicurezza, la salute e la tenuta dei conti, tra costi in aumento e costi non ancora stimati. In questo scenario, la Commissione Tecnica di Verifica dell’impatto ambientale non ha potuto approfondire e valutare i potenziali effetti ambientali indotti delle attività di realizzazione e di esercizio del Deposito nazionale. E spuntano le alternative.

La stima dei costi per la messa in sicurezza delle scorie nucleari italiane continua a salire: 7,2 miliardi di euro. Ovvero 400 milioni più rispetto ai 6,8 miliardi precedenti. Dal 2001 il programma di smantellamento nelle mani della Sogin è stato realizzato solo per il 26 per cento, costando però 3,2 miliardi di euro che equivalgono al 44 per cento del budget. A questi numeri vanno aggiunti i 1,5 miliardi previsti per la realizzazione del deposito di scorie nucleari ed il costo di esercizio annuale non ancora stimato.

IL CAMMINO IN SALITA DELL’ITALIA
Mentre sulla lista della spesa abbiamo delle certezze seppur amare, dal 2003 – anno della protesta civile di Scanzano Jonico che costrinse il governo a rivedere la decisione di realizzare il deposito unico di scorie in Basilicata – il cammino intrapreso per la sistemazione dei rifiuti nucleari rimane ancora in salita e senza chiarire qual è la soluzione che il Paese ha deciso di intraprendere.
I chiarimenti potrebbero arrivare dall’approvazione del Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, nel quale sarà indicata la strategia italiana per la sistemazione dei lasciti nucleari. A tal proposito, in un’audizione parlamentare datata giugno 2017, l’allora ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha dichiarato che la pubblicazione della Cnapi sarebbe avvenuta successivamente all’approvazione del Programma nazionale.
La proposta del Programma – sul quale è stata aperta una procedura di infrazione europea per i ritardi nell’approvazione – attualmente è sottoposta alla procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas). Nella fase di partecipazione della procedura sono stati coinvolti numerosi soggetti che hanno presentato osservazioni al Programma nazionale facendo emergere una serie di aspetti che necessitano di risposte immediate mediante l’emanazione di un provvedimento dei ministeri competenti.

I PARERI DELLA COMMISSIONE TECNICA DI VERIFICA DELL’IMPATTO AMBIENTALE
Per capire cosa potrebbe emergere dal provvedimento è necessario approfondire il corposo parere che la Commissione Tecnica di Verifica dell’impatto ambientale ha inviato ai ministeri. Il documento della Commissione esprime il proprio parere su diverse parti del Programma. La Commissione prende atto che “in linea di principio, anche in Italia dovrebbe essere realizzato un deposito geologico”, tenendo anche conto di offerte nel quadro degli accordi internazionali che potranno concretizzarsi. Inoltre, si ritiene necessario chiarire se l’individuazione di un eventuale sito di smaltimento geologico per i rifiuti ad alta attività è da riferirsi esclusivamente alle opportunità derivanti da accordi internazionali per realizzare all’estero tale struttura. La Commissione, in sostanza, intende capire se l’opzione di realizzare un deposito geologico nazionale possa essere esclusa nel caso di accordi internazionali. Al tempo stesso, si richiedono chiarimenti anche se “l’immagazzinamento provvisorio di lunga durata” dei rifiuti ad alta attività sarà svolto per un periodo di 50 anni o è previsto un “prolungamento della vita utile delle strutture e dei sistemi per un tempo aggiunto”.
Rispetto al Deposito nazionale, non essendo possibile definire al momento un ambito di influenza potenziale – nonché un adeguato livello di definizioni delle soluzioni ingegneristiche che verranno adottate – la Commissione non è stata in grado di approfondire e valutare i potenziali effetti ambientali indotti delle attività di realizzazione e di esercizio del Deposito nazionale. Ha, inoltre, valutato che la proposta di Programma non comprende il processo di localizzazione del Deposito e del Parco Tecnologico, precisando che seppur la fase di localizzazione del Deposito è parte integrante delle tappe significative del Piano, ci sarà una Valutazione ambientale strategica specifica per questa fase, successivamente alla pubblicazione della Cnapi.

I RIFIUTI RADIOATTIVI INDUSTRIALI
Tra gli argomenti sollevati nel parere della Commissione Tecnica, quello dei rifiuti radioattivi industriali è stato un tema oggetto di grande attenzione. Ritenendo insufficiente il quadro descrittivo del Programma su questa tipologia di rifiuto radioattivo, la Commissione chiede di approfondire tutte le tipologie di rifiuti radioattivi provenienti da attività industriali – i cosiddetti Norm, a breve emivita di origine sanitaria – al fine di individuare azioni idonee alla loro gestione; approfondire la descrizione e la valutazione dell’impatto dei rifiuti provenienti da attività industriali per il conferimento al Deposito nazionale, nonché definire idonei indicatori di monitoraggio; approfondire il tema dei “rifiuti radioattivi provenienti da attività di bonifica” sia dal punto di vista descrittivo che delle relative valutazioni.
Con riferimento ai rifiuti provenienti da attività industriale si richiede, per le situazioni già censite, di approfondire gli elementi descrittivi e la valutazione dell’impatto nelle condizioni attuali di stoccaggio e per le successive modalità di gestione fino al conferimento al Deposito nazionale, nonché di definire idonei indicatori di monitoraggio. Un lavoro non semplice da descrivere, se tenessimo conto anche delle numerose aree industriali in cui si necessita di bonificare. Certamente un’ampia attività descrittiva del Programma permetterà di quantificare i volumi reali che verranno conferiti nel deposito. Per tali ragioni la Commissione ha chiesto anche di integrare ulteriori approfondimenti sul dimensionamento del Deposito nazionale.

POSSIBILI ALTERNATIVE AL VAGLIO?
Relativamente alle possibili alternative, la Commissione ritiene necessario integrare l’analisi con la strategia di “brown field”, ossia della trasformazione degli attuali siti nucleari in depositi di se stessi, rispetto alla realizzazione del Deposito unico.
Sulla Valutazione di impatto ambientale, invece, dovrà essere condotta un’approfondita indagine epidemiologica che abbia inizio prima della costruzione del Deposito unico e che prosegua durante il suo funzionamento. Un argomento questo che apre diverse considerazioni rispetto agli impatti cumulativi. Per la Commissione si devono identificare e valutare i potenziali impatti ambientali, sociali ed economici derivanti dalla presenza, nel medesimo ambito territoriale, di più programmi e/o piani di rilievo che potrebbero, ad esempio, essere rappresentate dalle attività di estrazione di idrocarburi.
Inoltre, secondo la Commissione i criteri di esclusione ed approfondimento della Guida Tecnica n.29 andrebbero integrati al fine di prevenire effetti negativi sulla matrice acqua e sugli ecosistemi ad essa connessi. Si specificano, in questo modo, ulteriori criteri discriminanti per la localizzazione del Deposito unico nazionale da includere nel Programma, così da assicurare una maggiore tutela per il territorio interessato e, in particolare, al sistema delle acque superficiali e profonde.

LA GUIDA TECNICA N.29 DELL’ISPRA È O NON È VINCOLANTE?
All’interno della bozza di Programma nazionale – nella parte in cui si sostiene che “le guide sono usate come strumenti di riferimento durante il procedimento di autorizzazione. Esse non hanno carattere vincolante ma, in caso di non inosservanza, il richiedente o il titolare dell’autorizzazione è tenuto a dimostrare di aver posto in essere misure di protezione alternative equivalenti” – ci sono delle evidenti incongruenze. La Commissione riconosce ai criteri individuati dall’Ispra il carattere dell’inderogabilità, in assenza del quale la scelta del deposito diventerebbe arbitraria.

IL TRASPORTO DEI RIFIUTI NUCLEARI
L’argomento relativo al trasporto dei rifiuti nucleari è certamente da approfondire. Dal ministero dell’Ambiente ritengono necessario che ad essere valorizzato sia il criterio di prossimità, il quale porta ad individuare i siti di stoccaggio il più vicino possibile ai maggiori produttori di rifiuti nucleari a livello europeo. L’applicazione di tale criterio, su scala italiana, consentirebbe di ridurre rischi ambientali e sociali derivanti dal trasporto dei rifiuti radioattivo.

C’È ANCORA DA ATTENDERE
Quali argomenti i ministeri competenti decideranno di accogliere nel documento finale, la cui firma tarda ad arrivare, lo vedremo nei prossimi giorni. Dopodiché, per la definizione del Programma e l’invio alla Commissione europea per la validazione, dovremmo ancora attendere il passaggio alla Conferenza delle Regioni e al Consiglio dei ministri. Un percorso apparentemente semplice che richiederà del tempo, soprattutto in questa fase di nuovo assetto istituzionale. E chissà che dopo tutto questo tempo si riesca a cambiare qualcosa e il governo riesca a far capire qual è la decisione.

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1 Commento

  1. Mi auguro che con il cambio di governo, con il M5S si possano risolvere questi problemi, nella speranza che una guardia giurata non riesca a impedire ‘ingresso ai due parlamentari lucani. Ad uno di questi interessa più il gas dell’Azerbaijan.

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