Emissioni industriali
Foto: Emissioni industriali // Wikipedia Commons

Inceneritore in Abruzzo: bocciato decreto del governo

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Il Tar del Lazio ha rinviato alla Corte di giustizia europea il decreto pro-inceneritori del Governo che, di fatto, sbloccava la realizzazione di un inceneritore in Abruzzo. Sollevati dubbi sulla mancata Valutazione ambientale strategica e sul ruolo preminente dato all’incenerimento rispetto a riuso e riciclo. Forum H2O e Nuovo Senso Civico: “Erano le criticità che avevamo segnalato al ministero dell’Ambiente nel 2016. Oggi ancora più spudorata appare l’impugnativa del governo Gentiloni contro il Piano rifiuti regionale abruzzese.”

Il famigerato decreto Sblocca Italia del 2014 e il conseguente decreto attuativo pro-inceneritori del 2017 – che tra gli impianti previsti impone anche un inceneritore in Abruzzo, potrebbero violare le normative comunitarie sulla gerarchia nella gestione dei rifiuti e sulla Valutazione ambientale strategica (Vas).
Ricordiamo che recentemente il governo, dimissionario e sconfitto, ha impugnato il Piano regionale dei rifiuti in Abruzzo, proprio sulla base del decreto inceneritori sulla cui legittimità ha ora espresso pesanti dubbi di legittimità, rispetto alle norme europee, anche il Tar Lazio.
I giudici romani hanno, infatti, depositato una dettagliata ordinanza in relazione al ricorso depositato dall’associazione Verdi Ambiente e Società e dall’associazione Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare, per l’annullamento del decreto attuativo DPCM del 10 agosto 2017 in esecuzione dell’articolo 35 della legge n.133/2014 ex decreto Sblocca Italia.
I giudici amministrativi hanno valutato come fondate due eccezioni preliminari circa la coerenza dei decreti pro-inceneritori rispetto alla normativa europea su due aspetti dirimenti: a) difformità sul rispetto della gerarchia di gestione dei rifiuti tra la direttiva europea 98/2008 e lo Sblocca Italia; b) mancanza della procedura di Valutazione ambientale strategica.
Sull’articolo 35 della legge 133/2014 il Tar scrive che “sorge il dubbio di conformità euro-unitaria laddove qualificano solo gli impianti di incenerimento ivi considerati secondo l’illustrazione degli Allegati e delle Tabelle di cui al DPCM quali infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, che attuano un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati e che garantiscono la sicurezza nazionale nell’autosufficienza, dato che una simile qualificazione non è stata parimenti riconosciuta dal legislatore interno agli impianti volti al trattamento dei rifiuti a fini di riciclo e riuso, pur essendo tali due modalità preminenti nella gerarchia dei rifiuti di cui alla richiamata Direttiva.
In sintesi, la direttiva comunitaria mette al primo posto la riduzione, al secondo il riuso, al terzo il riciclo e solo al quarto l’incenerimento. Perché il governo fa diventare strategici solo gli inceneritori e non gli altri impianti utili per riuso e riciclo?
Sulla mancanza della procedura di Valutazione ambientale strategica, invece, i giudici scrivono che ”nel caso di specie è incontestato che il dpcm impugnato, quale disposizione regolamentare, possa rientrare tra gli strumenti di adozione ai sensi dell’articolo 2, lettera a), punto secondo, della direttiva 2001/42/CE e che il medesimo non sia stato anticipato da Vas. Resta la circostanza, però, che il piano ivi indicato abbia un impatto sull’ambiente e, proprio perché in esso sono state effettuate valutazioni strategiche – di cui alla prima questione sopra proposta all’attenzione della Corte – è stata legittimata la sua adozione statale, con la conseguenza che tali valutazioni (computo del fabbisogno nazionale residuo e suo riparto tra macro aree, potenziamento delle strutture già in essere, localizzazione regionale dei nuovi impianti) sono comunque sottratte all’esame degli organi regionali e locali e sorge il dubbio di conformità euro-unitaria sul fatto che non potranno essere ridiscusse nei relativi piani attuativi né rivalutate nelle eventuali procedure di V.A.S. regionali, come invece sostenuto nella relazione dell’amministrazione depositata in giudizio.
Alle Regioni, si impongono, cioè, scelte che non possono essere più discusse, proprio come avvenuto per l’Abruzzo, che dovrebbe accettare l’inceneritore e basta. Pertanto fare la Vas solo a livello regionale – come vorrebbe il governo – non consentirebbe di discutere sull’inceneritore, sottraendo questa scelta ad una discussione pubblica e ad una valutazione ambientale.
Forum H2O e Nuovo Senso Civico ringraziano le due associazioni nazionali – con cui collaborano da tempo – per aver sollevato davanti al Tar gli stessi dubbi che avevamo esplicitato per lettera e per tempo al ministero dell’Ambiente. La mancanza della Vas, a nostro avviso, era clamorosa e fu sollevata, inutilmente, anche da diverse Regioni. Alcuni dati che avevamo elaborato, come il surplus di emissioni derivanti dall’incremento dell’incenerimento (oltre 1,8 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno) sono entrati nell’ordinanza del Tar.
Proprio su questi argomenti eravamo intervenuti su L’Espresso nel 2016 e con diversi comunicati.
Ora è necessario che la Regione Abruzzo faccia presente alla Corte costituzionale dell’esistenza della vertenza presso la Corte europea di giustizia sulla legittimità del decreto, sulla base del quale ha impugnato il Piano regionale. Attendiamo con fiducia le decisioni della Corte europea.
È comunque incredibile che a 10 anni dal varo della direttiva comunitaria che metteva l’incenerimento al penultimo posto tra le opzioni di gestione dei rifiuti (ultimo le discariche) e con moltissimi comuni oltre l’80 per cento di differenziata in Italia ci sia ancora qualcuno – addirittura il ministro dell’Ambiente – che punti a nuovi inceneritori. Dobbiamo assolutamente allontanare le lobby dalle stanze del ministero dell’Ambiente.

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