Foto: Sarroch, raffineria Saras // Tidu Iago // © Regione Autonoma della Sardegna // http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=2436&id=229484

Ennesimo incidente alla raffineria Saras di Sarroch

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La perdita in mare di centinaia di litri di paraffina avvenuta fra il 27 e il 28 dicembre 2019, durante le operazioni di carico presso la raffineria Saras di Sarroch (Cagliari) costituisce l’ennesimo incidente che ha causato danni ambientali e alla salute nel corso dei decenni in cui opera l’azienda nel Golfo di Cagliari.

A Sarroch, nel 2012 (ultimi dati disponibili), gli impianti della raffineria Saras spa hanno emesso 5.930.000 tonnellate di anidride carbonica (CO2) nell’aria, insieme a 8,19 tonnellate di benzene, 3.790 tonnellate di anidride solforosa (SO2) e 2.430 tonnellate di diossido di azoto (NO2).
Sono stati sversati in mare 184 chilogrammi di nichel, 16,1 chilogrammi di arsenico e 196 chilogrammi di zinco (dati Registro europeo delle emissioni, European Pollutant Release and Transfer Register, E-PRTR).
Tralasciando gli incidenti ai lavoratori e gli olezzi persistenti, a Sarroch, ci sono alterazioni e danni al DNA infantile e abnormi casi di leucemia (+30 per cento rispetto alla media della Sardegna).

«Un’altissima lingua di fuoco, notte e giorno, secondo la legge del ciclo continuo del petrolio, illumina le antiche tanche: è la Fiaccola, la lunghissima torcia che brucia tutti i gas di scarico della Raffineria e li scaglia, simile ad un drago vampante fiamme, contro l’azzurra indifferenza del mare e del cielo.
Il petrolio grezzo esce dal ventre delle navi petroliere, nero e giallo come l’occhio della vipera, scorre freddo dentro i tubi, va a scaldarsi le vene nei forni di distillazione, entra in orgasmo nei talami a serpentina, si accoppia come una bestia immonda dai mille sessi dentro le torri di frazionamento e, infine, partorisce migliaia di figli: benzina, vaselina, glicerina, paraffina, metano, butano, esano, ottano, etilene, acetilene, propilene, polisti-rene, alchilati, nitrati, clorati, solfonati.
Gli operai di Sarrok non hanno più bisogno di Dio. Se c’è buio, Lui, il Petrolio, fa luce. Se c’è freddo, Lui, il Petrolio, aziona i termosifoni. Se c’è caldo, Lui avvia i condizionatori d’aria. Se l’acqua non viene dal cielo, Lui la cava fuori dal mare col dissalatore … il Petrolio, col suo ciclo continuo, non permette nemmeno di santificare le feste, non permette che s’interrompa il lavoro neppure la Domenica, giorno del Signore, neppure a Natale, neppure a Pasqua. Il vero, unico, Dio, a Sarrok, è Lui, il Petrolio. Non c’è altro Dio all’infuori di Lui.
»
(Francesco Masala, Il parroco di Arasolè [Il dio Petrolio], Edizioni Il Maestrale, 2001).

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