«La testa nel pozzo» è una web serie, in otto puntate, andate in onda dal 2013 al 2014 su Ola Channel, la web TV della storica Organizzazione lucana ambientalista (Ola). È il racconto sul campo di scenari, per molti ancora sconosciuti, che hanno riguardato – e purtroppo riguardano – le attività di ricerca ed estrazione di gas e petrolio in Basilicata. L’eredità, drammatica, che le compagnie petrolifere hanno lasciato alle comunità: inquinamento dell’aria, delle acque, dei suoli e delle economie locali.

Riproposta oggi, a distanza di sei anni, la web serie «La testa nel pozzo» non assume solo il valore di recupero della memoria, ma si configura come un’interessante chiave di volta per leggere molte situazioni ed istanze attuali, in rapida evoluzione, in un periodo che vede la Basilicata sempre al centro dell’interesse delle multinazionali del fossile, mentre la crisi climatica causata dagli idrocarburi mette a rischio l’intero Pianeta. Nella Lucania del fossile molte sono le domande senza risposte che, purtroppo, in pochi pongono, mentre un nuovo smaltimento di fanghi e reflui petroliferi si profila all’orizzonte, alimentando la scia di nuovi inquinamenti ambientali ed umani. Tra “non incidenti” dichiarati e disastri ambientali negati, nuove ferite si aprono in un territorio e in una comunità lacerati dalle contraddizioni, mentre attecchisce un nuovo maldestro tentativo di camuffare la realtà con la promessa di nuove royalties che dopo, oltre 30 anni di fallimenti, non porteranno certamente sviluppo.


EPISODIO 1: «SAN FELE»
Siamo nel Vulture, in località Monte Santa Croce di San Fele, in provincia di Potenza, dove negli anni Novanta venne realizzato un pozzo esplorativo della Texaco-ItalminPetroli, denominato “San Fele 001”. Situato a oltre mille metri sul livello del mare, il pozzo ricadeva nel permesso di ricerca “Monte Caruso” e raggiunse la profondità di ben 5.315 metri. Un pozzo risultato sterile nonostante l’intensa attività di perforazione della contrattista Saipem. A distanza di venti anni la piattaforma petrolifera versa in una condizione di abbandono. L’area è ricca di acqua e sorgenti. Nelle praterie sotto il Monte Santa Croce vi sono allevamenti di bestiame.


EPISODIO 2: «STAGLIOZZO»
Il pozzo petrolifero “Stagliozzo 001 Dir” è situato a circa novecento metri sul livello del mare in località Stagliuozzo di Avigliano, in provincia di Potenza. Perforato nel 1979 dall’Agip, a poca distanza della frazione abitata, raggiunse una profondità di 1923 metri. Anche questo pozzo risultò sterile. Il secondo episodio è un viaggio che parte dalla storia dei permessi di ricerca dell’area fino ad un sopralluogo della piattaforma abbandonata, accompagnato dalle testimonianze inquietanti di alcuni cittadini sulla destinazione finale dei rifiuti petroliferi.


EPISODIO 3: «MONTE FOI»
Destinazione Monte Li Foi, un’area sotto tutela della Rete Natura 2000. Realizzato nel 1996 dalla Enterprise Oil, il pozzo esplorativo “Monte Foi”, ricadente nel permesso di ricerca “Baragiano”, oggi è una recinzione con un lucchetto arrugginito di un cancello chiuso in una località chiamata Porco Morto. Il pozzo, con una profondità di 4.912 metri, nel 1997 fu sospeso per un incidente.


EPISODIO 4: «MONTE GROSSO»
La storia dei pozzi “Monte Grosso 001” (1989) e “Monte Grosso 001 ST” (1999) perforati dalla British Gas Rimi, a distanza di dieci anni uno dall’altro, e ricadenti nel territorio del comune di Brindisi di Montagna. Il primo pozzo, con una profondità di 3.532 metro, fu sospeso perché incidentato. Un passato, quello dei pozzi “Monte Grosso”, che ritorna, ciclicamente, a minacciare uno dei territori più belli e ricchi della regione.


EPISODIO 5: «LA GRANCIA»
Il legame tra il pozzo petrolifero “Monte Grosso 001” e la Grancia San Demetrio, possedimento dei certosini di Padula, un cantiere a vita di opere di restauro lasciate agli annunci del 1998, quando la goccia di petrolio di Monte Grosso illudeva recuperi della Certosa della Grancia. A distanza di quindici anni si assiste al degrado, lo stesso che l’oro nero lascia ad una terra ferita, forse l’ultima colonia di questo secolo. Uno spaccato di cultura al petrolio, di beni lasciati al loro destino. Una miserevole parentesi di un passato troppo presente per essere dimenticato. Era il pozzo sulla grande valle. Il parco vero è purtroppo un miraggio.


EPISODIO 6: «IL MISTERO DI S.ELIA»
Ecco la Val d’Agri, l’area che ospita il giacimento petrolifero in terraferma più grande d’Europa. Siamo nel territorio di Marsicovetere, ai piedi del Monte Volturino, a pochi passi del Parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese. Il pozzo “S.Elia 001”, nella stessa postazione del pozzo “Cerro Falcone 007”, è avvolto nel mistero: ubicato vicino Casa Marinelli è classificato dall’Unmig come pozzo esplorativo, ma testimonianze locali raccontano invece come questo pozzo sia stato abbandonato per motivi non noti. A fare da cornice la sacralità dei luoghi, il respiro dei monti, le nuvole animate, il colore delle foglie degli alberi, il cantico dell’acqua torrentizia che nasce dalle sorgenti, il soffio delicato del vento, raggi di luce che cercano di scacciare le ombre di nuvole pesanti, il cerchio preistorico de La Civita, il cumulo di polvere pietrificata di un vecchio casale seicentesco.


EPISODIO 7: «TRAMUTOLA 045» (PRIMA PARTE)
Il “Tramutola 045” è il quarantacinquesimo pozzo di petrolio dei 49 complessivi che Agip perforò, tra il 1939 e gli anni Settanta, in un ristretto fazzoletto di terra esteso soli pochi chilometri quadrati, nella valle del torrente Caolo di Tramutola. “Tramutola 045″ è un pozzo incidentato. Eruttò acqua e petrolio, così come testimoniano documenti tecnici ufficiali dell’epoca. Petrolio e acqua riversati, forse, nel sottostante torrente Caolo. Non è l’unico incidente nell’area.


EPISODIO 8: «TRAMUTOLA 045» (SECONDA PARTE)
Percorrendo le contraddizioni di un binomio acqua e petrolio dalla convivenza impossibile, nuovi progetti energetici riaprono vecchie ferite e nuovi conflitti tra tutela e profitti, ed uso durevole dei beni naturali inseriti nel Parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese: i permessi di ricerca “Tardiano” e “Monte Cavallo”, sui monti della Maddalena, area carsica e notoriamente ricca di acque.

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