Manifestazione pro-bonifiche a Gela
Foto: Manifestazione pro-bonifiche a Gela // Rosario Cauchi

Gela, la città in bilico tra la vita e la morte

in Gela profonda di

Gela si conferma una delle tristi capitali italiane per morti e gravissime patologie all’ombra di un’industria che da oltre cinquanta anni è l’unica via economica di una città, altrimenti al declino totale.

A Gela tanti partono e tanti muoiono. Una “processione” fatta di lutti e ospedali, che riemerge da due inquietanti rapporti – uno dell’Istituto superiore di sanità e l’altro della Regione Sicilia – nonché dai numeri resi pubblici dall’Osservatorio nazionale amianto.
Nel rapporto regionale sullo stato di salute della popolazione residente nelle aree a rischio ambientale e nei siti di interesse nazionale, rimane inalterato il peso di gravissime patologie. «Nell’area di Gela, nell’ambito dei tumori con evidenza a priori, il tumore del polmone ha evidenziato eccessi solo nelle donne le altre patologie con inadeguata associazione hanno evidenziato eccessi di incidenza per tutte le sedi tumorali in entrambi i generi, tumore dello stomaco e del pancreas negli uomini e per tumore dell’utero corpo, dell’ovaio, del cervello ed altri tumori del Sistema Nervoso Centrale nelle donne. Si evidenzia sul confronto regionale l’eccesso di incidenza di tumore del fegato e dei dotti intraepatici negli uomini.»
Una disamina che i ricercatori hanno esteso a tutte le aree a rischio, ma le conclusioni sono preoccupanti soprattutto per quella di Gela.
«Il profilo generale di salute che ne emerge è quello di un’alterazione delle condizioni di salute della popolazione residente, legata alla multifattorialità delle esposizioni tipiche delle aree in studio tra le malattie non tumorali eccessi di mortalità, per entrambi i generi, si osservano per le malattie del sistema circolatorio e in particolare per malattie ischemiche del cuore (in entrambi i generi), cerebrovascolari (negli uomini) e dell’apparato digerente (cirrosi, uomini).»
Così, sotto osservazione finisce la percentuale di ospedalizzazioni. «Tra le malattie non tumorali si osservano eccessi per le malattie del sistema circolatorio, dell’apparato respiratorio e di quello digerente per entrambi i generi. Eccessi di ricoverati sono stati osservati tra le donne per le malattie acute dell’apparato respiratorio e di quello urinario.»
I dati raccolti confermano pure l’allarme rosso sulle malformazioni. «La prevalenza di casi segnalati al sistema di sorveglianza regionale malformazioni risulta particolarmente elevata, e superiore alla media regionale, nel sito di Gela ed in quello di Milazzo tuttavia, con riferimento alle malformazioni dell’apparato genitourinario, più specificatamente descritte in eccesso nei precedenti studi, si evidenziano dei tassi più elevati rispetto alla media regionale a Gela e Milazzo. Limitatamente al sito di Milazzo si osservano valori più elevati per malformazioni dell’apparato cardiovascolare mentre in quello di Augusta per il sistema nervoso, ed in quello di Gela per l’apparato muscoloscheletrico.»
I casi di nascite con malformazioni non si fermano, anzi. «L’osservazione di un incremento del numero di nati con malformazioni congenite è ritenuto un segnale di allarme sanitario per le comunità prossime ad aree industriali a elevato rischio di crisi ambientale la plausibilità dell’esistenza di associazioni causali tra inquinanti presenti nell’ambiente e malformazioni congenite, totali e specifiche, è sostenibile sulla base della copiosa letteratura scientifica esistente. Il triangolo Augusta-Priolo-Melilli e l’area di Gela sono stati più volte al centro di segnalazioni di criticità ambientali e sanitarie e le malformazioni congenite sono state tra gli esiti più frequentemente riportati come fonte di maggiore preoccupazione.»
Gela e Milazzo, due delle principali aree industriali siciliane, sono tra i poli ritenuti più esposti. «Tuttavia la prevalenza di casi segnalati al sistema di sorveglianza regionale malformazioni risulta particolarmente elevata e superiore alla media regionale, nel sito di Gela ed anche in quello di Milazzo, anche se a tale proposito occorre evidenziare il carattere non definitivo dei dati del nuovo sistema di sorveglianza recentemente riorganizzato.»
Per i ricercatori, quindi, continuerebbe a sussistere un lungo filo rosso che lega malati e presenza industriale.

L’ISS SU GELA E SULLE AREE A RISCHIO
Quasi dodicimila morti in otto anni e un rischio che supera la media nazionale del 4-5 per cento. Sono questi, invece, i numeri che fanno paura nelle aree industriali, risultate contaminate, e adesso elaborati nel nuovo rapporto Sentieri, realizzato dai ricercatori dell’Istituto superiore di sanità. Tra le aree prese in esame, c’è anche quella di Gela, oltre a Taranto, Casale Monferrato, il Sulcis, così come il litorale flegreo. Sono ancora tante le zone a rischio lungo l’intera penisola. «Nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4 per cento negli uomini e al 5 per cento per le donne – ha spiegato all’Ansa il ricercatore Amerigo Zona durante il convegno organizzato per la presentazione dei risultati – per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3 per cento nei maschi e del 2 per cento nelle femmine.»
Tradotto in numeri freddi, dal 2006 e fino al 2013 sono 5.267 i decessi in eccesso tra la popolazione maschile e 6.725 in quella femminile, tutti concentrati nei siti di interesse nazionale, dove sono presenti raffinerie, centri di produzione, discariche, aree portuali, inceneritori, miniere e centrali elettriche. Sono 5.285 i decessi per tumori e 3.632 per malattie dell’apparato cardiocircolatorio. I ricercatori dell’Istituto superiore di sanità, adesso, puntano ad approfondire questi dati, con ulteriori accertamenti nei territori a rischio.
«I dati da noi prodotti – dice Pietro Comba responsabile scientifico dello studio Sentieri – servono sostanzialmente a capire quali sono gli interventi di risanamento ambientale più utili e urgenti a fini di tutela della salute.»
I numeri sono preoccupanti e la scia di morti non si ferma. Le ricerche, però, aprono altri scenari inquietanti e a farne le spese sono soprattutto bambini e giovanissimi. Nei territori a rischio, compresa l’area di Gela (già classificata Sito di interesse nazionale), la media viene sforata del 9 per cento quando si tratta di tumori maligni, in una fascia di età che va da 0 a 24 anni. Rispetto ai coetanei che vivono in aree non contaminate, la percentuale di incidenza è addirittura superiore del 62 per cento per i sarcomi dei tessuti molli, del 66 per cento per le leucemie mieloidi acute e del 50 per cento per i linfomi Non-Hodgkin.
«Per le ospedalizzazioni dei più piccoli, l’eccesso è del 6-8 per cento di bimbi e ragazzi ricoverati per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate – ha spiegato sempre all’Ansa Ivano Ivarone dell’Istituto superiore di sanità – per quanto riguarda il primo anno di vita, vi è un eccesso di ricoverati del 3 per cento per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei. E un eccesso compreso tra l’8 e il 16 per cento per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani.»

QUANDO SI MUORE DI AMIANTO
Ad ammalarsi più di altri, da sempre, sono gli operai della fabbrica Eni di contrada Piana del Signore, per decenni intrisa d’amianto, ma che continua ad essere sotto osservazione. Una lista nera, confermata dai dati resi pubblici dall’Osservatorio nazionale amianto. Stando al report sulle morti bianche dell’Osservatorio, le zone più a rischio dell’isola sono Augusta-Priolo Gargallo, nel siracusano, Gela e la città di Biancavilla, in provincia di Catania, dove sorgono siti industriali di raffinazione. I dati sono stati raccolti su base regionale. Circa 600 decessi per amianto nel 2016 in Sicilia, con 100 casi di mesotelioma per lo stesso anno, ai quali si aggiungono almeno 200 decessi per cancro polmonare. Gela è “infestata” e i morti continuano a fare percentuale.

1 Commento

  1. Ormai il danno è stato fatto a priori,i poveri sono quelli che pagano più di tutti , qualcuno ho sentito dire che c’è stato in Sicilia il boom del benessere, ah !e a quale prezzo,?la disperazione di vederti una figlia di 10 anni con il tumore in testa,ma la sofferenza continua x curarla di chi è ? Povere famiglie! Per non parlare di tutto il resto ,questo è solo pane avvelenato. E basta! se x avere la tecnologia questo è il prezzo beh preferisco vivere e viaggiare in bicicletta

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