Case Pente di Sulmona è No Snam
Foto: No Snam // Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua pubblica

Sulmona, sit-in No Snam a Case Pente

in Alla canna del gas di

Questa mattina (1 settembre 2018) si è svolto un partecipato sit-in No Snam a Sulmona sul sito della centrale di compressione. Al campeggio No Hub del Gas attivisti dei comitati, dalla Lombardia alla Puglia, hanno discusso invece le prossime iniziative di lotta.

A Case Pente di Sulmona, località dove la Snam vorrebbe realizzare la centrale di spinta a servizio del grande gasdotto Sulmona-Foligno, si è svolto un partecipato sit-in. L’iniziativa era inserita nel programma del primo campeggio nazionale No Snam-No Hub del Gas in corso a Campo di Giove, nel Parco nazionale della Majella.
Case Pente costituisce una vera e propria “porta” del Parco nazionale della Majella. I fumi della centrale provocheranno la formazione di 100 tonnellate di polveri sottili, accanto alle emissioni di ossidi di azoto e altri inquinanti. Il tutto in una conca. Questa lotta vuole tutelare, tra l’altro, la salute dei cittadini oltre ad un luogo meraviglioso.
In Italia i consumi di gas sono in calo rispetto al 2005, anno di punta (86 miliardi di metri cubi allora; oggi si consumano circa 75 miliardi). Il metano è uno dei più temibili gas clima-alteranti quando rilasciato direttamente in atmosfera. Recenti studi evidenziano perdite dirette lungo la “filiera”, dai gasdotti agli stoccaggi, dai pozzi fino alla distribuzione, del 3-10 per cento di prodotto.
Le reti infrastrutturali esistenti sono già oggi sovradimensionate, potendo trasportare oltre 110 miliardi di metri cubi di gas. La beffa della realizzazione di tutti questi nuovi gasdotti e stoccaggi dannosi e inutili è che il loro costo ricade sulla bolletta degli italiani.
Durante il campeggio, che vede la partecipazione di attivisti da diverse regioni italiane che si occupano di vertenze su grandi opere relative al gas, dalla Lombardia alla Puglia, dall’Abruzzo alle Marche, dall’Umbria a Molise, in diverse assemblee si stanno decidendo le prossime iniziative di lotta affinché l’Italia non sia trasformata in una piattaforma logistica per il nord Europa ad esclusivo vantaggio dei bilanci delle società coinvolte nei progetti.

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