Irpinia No Triv
Foto: Irpinia No Triv // Emma Barbaro

No Triv Irpinia-Sannio: «Trivelle, né qui né altrove»

in Racconti fossili di

Il Sannio e l’Irpinia sono diventate terra di conquista per speculatori e affaristi senza scrupoli. I territori vengono svenduti per pochi euro. Le nostre terre sono state prese d’assalto a partire dagli anni Novanta da attività lecite e illecite di smaltimento e conferimento di rifiuti.

Proliferano a dismisura mega impianti eolici e le nostre montagne vengono deturpate permanentemente fruttando ai gestori degli impianti lauti guadagni. Altri grandi progetti quali l’Alta Velocità/Alta Capacità sono stati approvati con la scusa che renderanno il trasporto più rapido e vantaggioso per merci e persone quando invece penalizzeranno il “pendolarismo” studentesco e lavorativo con aumento dei costi e dei disagi.
In questo scenario di vero e proprio saccheggio, si innesta l’ulteriore ed energica spinta arrogante delle lobbies petrolifere. L’Irpinia e il Sannio sono state già interessate dalle attività di ricerca e sfruttamento di idrocarburi a partire dalla fine degli anni Cinquanta, che hanno contaminato le aree impegnate che, oggi, sono ancora interdette alla coltivazione di prodotti agroalimentari e sono ancora in corso opere di bonifica. In alcuni casi i pozzi abbandonati sono diventati luoghi di sversamento di reflui provenienti dalle attività di estrazione di idrocarburi provenienti dalla Basilicata che hanno ulteriormente contaminato tali zone.
Ed ora è il turno della Delta Energy a mettere a frutto l’impoverimento delle nostre campagne, a guadagnare dalla devastazione dei nostri territori.
La società inglese ha presentato negli anni passati ben due progetti denominati “Case Capozzi” e “Pietra Spaccata”, ottenendo tra l’altro già parere positivo in sede di Valutazione d’impatto ambientale (Via). Nei mesi scorsi la multinazionale, incontrando i sindaci dei paesi interessati, ha dichiarato di voler restringere il perimetro delle aree sottoposte ad indagini preliminari – e quindi alla inevitabile perforazione di pozzi esplorativi, di cui il primo dovrebbe essere concluso entro il 2021 – a “solo” 8 Comuni di quelli originariamente individuati: Circello, Colle Sannita, Foiano in Valfortore, Ginestra degli Schiavoni, Molinara, Reino, San Giorgio La Molara, San Marco dei Cavoti.

MA COSA HA PROMESSO LA SOCIETÀ INGLESE?
In un prolisso documento indirizzato al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che, è bene sottolinearlo, non ha ancora provveduto a firmare il documento d’intesa Stato-Regione richiesto dalla normativa, né ha voluto incontrare i vertici dell’azienda, la Delta Energy, oltre ad ostentare “numeroni” sui dati estrattivi e di compensazione economica, promette l’istituzione di un ente “benefico” che andrebbe a finanziare e supportare scuole, ospedali, a promuovere e commercializzare prodotti agricoli locali, a “mitigare” la disoccupazione giovanile, nei fatti a legittimare l’azione della società sul territorio e a comprare il consenso della popolazione che lo vive.
Secondo le loro stime ottimistiche il Sannio in venti anni dovrebbe produrre circa 15 milioni di barili all’anno. Ma che ne sarà dei nostri territori alla fine del ventennio? Se la sono posta la domanda i sindaci? Ce la poniamo noi e tutti quelli che vivono in e di questo territorio? Quali saranno le devastazioni sociali e ambientali? Dove smaltiranno i reflui derivanti dalle attività estrattive particolarmente ricchi di sostanze inquinanti?
A chi viene ancora una volta ad “investire” nel nostro territorio (ovvero a devastarlo), di certo non interessa quali saranno le conseguenze sulle nostre vite, quanto a gonfiare i loro già milionari portafogli.
Di esempi di questo tipo ne abbiamo tanti, molto vicina è l’esperienza della massacrata Basilicata, il tanto sbandierato specchietto per le allodole dell’aumento dei livelli occupazionali generato dalle attività estrattive risulta sconfessato da una realtà ben diversa tanto che oggi è tra le regioni più povere d’Italia e che ha visto annientata buona parte del mercato agroalimentare (cosa che si ripeterebbe nella nostra regione).
Quindi ci sembra chiaro come la ricerca petrolifera e la conseguente devastazione siano ingranaggi del Capitalismo, una macchina economica e sociale che produce strutturalmente colonialismo, devastazione, morte e che si regge sullo sfruttamento delle popolazioni e sull’indiscriminato utilizzo delle risorse naturali.
Non vogliamo essere i nuovi Hansel e Grethel della favola capitalista. Per un pugno di dollari promessi non dobbiamo permettere di farli entrare nei nostri territori né ora né mai.
Per questo, e molto altro, il Coordinamento No Triv Irpinia-Sannio ha deciso di intraprendere, da subito, una mobilitazione permanente che ha avuto inizio venerdi 21 dicembre, in piazza Federico Torre, con un presidio di informazione e sensibilizzazione e che proseguirà nei prossimi giorni nei paesi interessati dai progetti della Delta Energy.
Fermarli ora prima che sia troppo tardi. Non vogliamo trivelle né qui né altrove.

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