Il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa
Foto: Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa // Ansa

I magnifici 40 della Commissione Via-Vas

/ 3:13 pm in Orientamenti di

Dopo le critiche e i rilievi della Corte dei Conti sulle nomine della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale Via e Vas del ministero dell’Ambiente, effettuate dall’ex ministro Gian Luca Galletti, l’attuale capo del dicastero, Sergio Costa, indìce un avviso pubblico. La nuova Commissione dovrà esaminare e valutare un’ottantina di progetti riguardanti il settore fossile. Ma qual è la strategia energetica in Italia?

Appena il tempo di esaminare ed esprimere pareri favorevoli su alcuni progetti contestatissimi dai territori – così come le istanze di ricerca idrocarburi della Shell in Campania e Basilicata – e il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha annunciato di aver intrapreso, e chiuso in tempi record, le procedure per la nomina dei membri della nuova Commissione Via-Vas del ministero dell’Ambiente. Infatti, in soli venti giorni è stato emanato «un decreto che aspettavo con ansia e per cui abbiamo tanto lavorato, finalmente mettiamo fine ad un’anomalia durata troppo a lungo.» Il ministro Costa ha poi ribadito che «la Commissione Via-Vas sarà presto sinonimo di trasparenza e qualità professionale e un simbolo di garanzia e fiducia per la salute dei cittadini e del nostro patrimonio ambientale.»

LA COMPOSIZIONE DELLA NUOVA COMMISSIONE VIA-VAS
Con l’iter intrapreso è stata tracciata una nuova strada, individuando tre specifici profili per la composizione della Commissione, che sarà composta da 25 esperti in ambito ambientale, 4 in ambito economico, 8 in ambito giuridico e 3 nell’ambito della salute. Per un totale di 40 membri selezionati. La procedura di selezione ha previsto l’invio della candidatura al ministero e la propria manifestazione d’interesse con allegato un quadro di esperienze di studio e professionali. I curricula pervenuti saranno vagliati da uno specifico «Comitato istruttorio» formato da 5 personalità accademiche, che esaminerà le competenze professionali degli interessati, così come desumibili dai documenti presentati. Sulla base dell’attività istruttoria del Comitato, il ministro provvederà a nominare la Commissione tramite apposito decreto. Infine, il decreto ministeriale appena firmato amplia i casi di inconferibilità dell’incarico di Commissario, includendo anche le condanne o i rinvii a giudizio per delitti contro l’ambiente.

LE NOMIME DEI MEMBRI DELLA COMMISSIONE DELL’EX MINISTRO GALLETTI BOCCIATE DALLA CORTE DEI CONTI
Sergio Costa, il 4 ottobre 2018, tra i primi interventi post insediamento, ha ritirato i decreti relativi alla nomina dei componenti della Commissione tecnica Via-Vas (decreti ministeriali n.45 del 16 febbraio 2018 e n.49 del 22 febbraio 2018), emanati dal suo predecessore. Un atto in autotutela, considerata la bocciatura della Corte dei Conti dei decreti dell’ex ministro Galletti che aveva affidato incarichi diretti, conferiti senza selezione pubblica e con l’assenza dei criteri dell’equilibrio di genere. Le nuove procedure di nomina della Commissione Via-Vas sono partite dopo oltre dieci anni, epoca in cui l’allora ministro Stefania Prestigiacomo l’aveva insediata. Doveva durare tre anni e, solo oggi, dopo aver approvato decine di progetti – tra i quali proprio quelli relativi alle istanze della Shell in Campania e Basilicata – verrà dichiarata decaduta a seguito del nuovo decreto di nomina dell’attuale dicastero.

IL RUOLO DELLA COMMISSIONE VIA-VAS
Nel 2015, sul presunto conflitto di interesse di alcuni membri della Commissione fu proprio il M5S a presentare una interrogazione parlamentare, al fine di rafforzare azioni per prevenire possibili fenomeni di corruzione riguardanti grandi opere e progetti. Le grandi opere vengono, infatti, esaminate dalla Commissione tecnica per la valutazione d’impatto ambientale. Un organismo sconosciuto al grande pubblico che rappresenta – dopo la legge Sblocca Italia voluta dall’ex governo Renzi – uno snodo decisivo per molti progetti: dalle opere autostradali alla Tav, dagli impianti petrolchimici ai gasdotti, passando per i progetti petroliferi. Opere miliardarie decise da un punto di vista tecnico da 40 esperti del ministero dell’Ambiente, molti dei quali in conflitto di interessi secondo i parlamentari del Movimento 5 Stelle.

SUL SITO DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE APERTE E CHIUSE LE PROPOSTE DI CANDIDATURA IN 20 GIORNI
Sul sito del ministero dell’Ambiente solo i più informati hanno presentato le domande, di cui al momento non è noto né l’elenco né il numero dei partecipanti. In appena 20 giorni, dal 19 novembre al 9 dicembre 2018, solo chi ha avuto modo di conoscere il decreto ministeriale del 13 novembre 2018 ha inoltrato la propria domanda secondo il fac-simile pubblicato.

IL NODO IRRISOLTO DEL CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE, L’ARTICOLO 38 DELLA LEGGE “SBLOCCA ITALIA” E IL RUOLO DELLA COMMISSIONE VIA-VAS
Presso il ministero dell’Ambiente sono un’ottantina i progetti che riguardano esclusivamente gli idrocarburi in Italia. Dai pozzi di petrolio onshore e offshore alle nuove istanze di ricerca idrocarburi, dai gasdotti e campi di stoccaggio, che dopo la legge “Sblocca Italia” verranno approvati con pareri e intese regionali non più vincolanti. Saranno, quindi, i 40 nuovi esperti della Commissione a decidere, dopo aver esplicato le procedure di nomina in base all’articolo 8, comma 2, del decreto legislativo n.152 del 3 aprile 2006, così come modificato dall’articolo 6, comma 1, del decreto legislativo n.104 del 16 giugno 2017.
In attesa di leggere i nomi ed i curricula dei nuovi esperti ministeriali resta però il nodo del conflitto di attribuzione tra Stato e Regioni in materia di competenze su idrocarburi ed energia. Un business miliardario che sembra aver distolto l’attuale governo dagli obiettivi dichiarati prima delle elezioni parlamentari di voler abolire l’articolo 38 della legge “Sblocca Italia” (la n.164/2014 riguardante “Misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali”) sulla spinta e le osservazioni fatte da numerosi enti locali, associazioni e comitati di cittadini.
Il carattere impopolare e antidemocratico dell’articolo 38, fatto votare dall’ex governo Renzi in Parlamento durante la scorsa legislatura, infatti, consente oggi di applicare le procedure semplificate e accelerate sulle infrastrutture strategiche di cui al decreto legislativo n.163/2006 ad un’intera categoria di interventi senza individuare alcuna priorità; di trasferire d’autorità i procedimenti Via sulle attività petrolifere in terraferma dalle Regioni al ministero dell’Ambiente, senza tenere conto della necessità di esaurire le procedure in corso presso l’amministrazione che le ha avviate; di compiere una forzatura rispetto alle competenze concorrenti tra Stato e Regioni di cui al vigente Titolo V della Costituzione; di concedere una concessione unica per ricerca e coltivazione in contrasto con la distinzione tra le autorizzazioni per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi di cui alla Direttiva 94 /22/CE e al decreto legislativo di recepimento n. 25/1996; di applicare impropriamente e erroneamente la Valutazione ambientale strategica (Vas) di cui alla Direttiva 2001/42/CE e la Via; di trasformare forzosamente gli studi del ministero dell’Ambiente sul rischio subsidenza in Alto Adriatico legato alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, di cui alla legge n.112/2008, in «progetti sperimentali di coltivazione»; di costituire una distorsione rispetto alla tutela estesa dell’ambiente e della biodiversità secondo quanto disposto dalla Direttiva Offshore 2013/30 /UE; di non rispecchiare l’attenzione dedicata alla tutela della biodiversità, al ruolo delle Regioni e degli enti locali dalla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione d’impatto ambientale ed in particolare, qualora le opere di cui al comma 1 dell’articolo 38 comportino variazione degli strumenti urbanistici, il rilascio dell’autorizzazione ha effetto di variante urbanistica dei Comuni e delle Regioni.
Punto di riferimento delle politiche governative dell’attuale governo giallo-verde resta ancora la Strategia energetica nazionale (Sen) mai sottoposta a Valutazione ambientale strategica, con la quale l’Italia ha deciso di continuare ad investire principalmente sulle risorse fossili costituite dagli idrocarburi puntando al raddoppio della quantità di gas e petrolio estratto, seppur in un quadro velleitario e paradossale di sviluppo sostenibile della produzione nazionale degli idrocarburi. Come viene sostenuto negli atti di indirizzo della Sen varata dall’ex ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, del governo Monti.

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1 Commento

  1. Complimenti Antonio! Questo significa parlar chiaro, e incominciare a sollevare il velo sulla vergognosa situazione ambientale in cui la mala-politica da anni imperante ci stava cacciando…

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