Foto: L’operazione “Law and Humanity”, disposta dalla Procura della Repubblica di Foggia

“Law and Humanity”: la Procura di Foggia mette sotto scacco la criminalità nel ghetto di Borgo Mezzanone

/ 11:52 am in Terre di migranti di

È in corso una vasta operazione delle forze dell’ordine sulla “ex Pista” del gran ghetto di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia. Circa 200 uomini tra Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri ed Esercito – un vero e proprio gruppo interforze – stanno svolgendo controlli, perquisizioni e, con ogni probabilità, abbattimenti e sgomberi nella baraccopoli che sorge a ridosso del Cara (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo, ndr) di Foggia. Lo stesso Cara che, a quanto trapela dalle ultime indiscrezioni, sarebbe nel mirino degli sgomberi programmati, entro un anno, dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini. L’operazione, denominata “Law and Humanity” è appena cominciata.

DIGNITÀ, REGOLE E DIRITTI CALPESTATI: PARLA LA PROCURA
«Nella baraccopoli di Borgo Mezzanone (comunemente denominata ex Pista) la dignità, le regole e i diritti sono quotidianamente calpestati», scrive la Procura della Repubblica di Foggia in un comunicato stampa ufficiale. «L’operazione, in corso questa mattina, su delega della Procura della Repubblica di Foggia, ad opera di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, con l’ausilio dell’Esercito, ha come obiettivo il ripristino della legalità nel rispetto dei diritti e della dignità delle persone. Le forze di Polizia stanno eseguendo il sequestro preventivo – disposto dal Gip del tribunale di Foggia su richiesta della Procura della Repubblica – di alcuni immobili abusivi del predetto insediamento abitativo, utilizzati per attività illecite. I reati per cui si procede vanno dall’occupazione abusiva di terreni pubblici al furto di energia elettrica, fino a violazioni in materia ambientale con pregiudizio per la salute pubblica. Le indagini in corso hanno, inoltre, fatto emergere la sussistenza di altre e più gravi ipotesi di reato. Le operazioni – si legge ancora nel comunicato – si presentano come particolarmente complesse anche per le intuibili implicazioni di ordine pubblico. Decisivo in tal senso il ruolo della Questura di Foggia, che ha coordinato e disposto i servizi di ordine pubblico a supporto delle azioni di Polizia Giudiziaria. Fondamentale, inoltre, è la collaborazione della Prefettura di Foggia, dei Vigili del Fuoco, di personale del servizio 118, dell’Enel, dell’Arpa Puglia, della Regione Puglia e di alcune associazioni umanitarie operanti all’interno della baraccopoli. Il procedimento penale trae origine dal verificarsi di due incendi, il 30 ottobre 2018 e il 1 novembre 2018, che hanno causato la morte di un cittadino extracomunitario e le ustioni di altri. L’area in cui si sono sviluppati gli incendi è di proprietà dell’Aeronautica Militare in fase di passaggio all’Agenzia del Demanio; essa si estende per ben 165 ettari ed è collocata tra i territori di Foggia e Manfredonia, nelle immediate vicinanze del Cara di Borgo Mezzanone. Tale area è del tutto sprovvista di presidi di sicurezza. Ciò rende difficile ricostruire la causa degli incendi anche perché la zona è popolata, abusivamente, da circa duemila persone che vivono in condizioni di assoluta precarietà e al di sotto di ogni standard minimo di dignità. In particolare, le residenze sono baracche realizzate con materiali infiammabili, rifornite di energia elettrica con cavi volanti e male isolati che sfiorano il terreno spesso in prossimità di pozze d’acqua, riscaldate con bombole di gas acquistate illegalmente e prove di ogni manutenzione, puntellate da cumuli di rifiuti, tutte situazioni che creano un concreto pericolo di ulteriori incendi.»

Foto: Circa 200 uomini delle Forze armate sono pronti ad entrare in azione. Sulla destra, l’interno del Cara con le reti divelte che consentono il passaggio dei migranti all’interno e all’esterno del ghetto. Sulla sinistra, la baraccopoli. A poca distanza sorgono officina meccanica, baracche e la “famosa” discoteca che saranno oggetto dei controlli e delle perquisizioni in essere.

L’EX PISTA È TERRENO FERTILE PER LA CRIMINALITÀ
«L’insediamento è popolato da migranti appartenenti a diverse etnie, alcuni dei quali ivi stabilitisi dopo un periodo di permanenza all’interno del vicino Cara. La zona, oltre a contraddistinguersi per le inumane e pericolose condizioni di vita degli abitanti, è divenuta nel tempo luogo di svolgimento di svariate attività illecite. L’insediamento abusivo costituisce, infatti, terreno fertile per il fenomeno criminoso del caporalato e dello sfruttamento del lavoro (specie in agricoltura), oltre che per lo spaccio di sostanze stupefacenti, la prostituzione gestita da organizzazioni criminali, la ricettazione e rivendita di beni rubati e per altre attività illecite, solo in apparenza meno gravi, come l’esercizio abusivo di ristoranti, bar e rivendite di generi alimentari. La circostanza che l’area in discorso soddisfi, sia pure con modalità illecite e pericolose, la esigenza abitativa di soggetti per i quali allo stato non si intravedono alternative, ha indotto la Procura ad adottare una strategia graduale e capace di contemperare i diversi interessi in gioco.»
«Il sequestro in corso – concludono dalla Procura – ha, dunque, ad oggetto alcuni edifici ed ambienti in cui si svolgono le attività illecite menzionate, con la finalità di spezzare il circuito tra criminalità, sfruttamento delle persone e mancato riconoscimento dei diritti umani. Il sequestro odierno non riguarda immobili o baracche adibiti ad abitazione. Il nome dell’operazione vuole esprimere il convincimento sulla possibilità e doverosità di coniugare l’accoglienza dei migranti con il rispetto della legalità e della dignità umana.»

EPPURE QUALCUNO SAPEVA
Della baraccopoli abusiva che sorge sull’ex Pista di Borgo Mezzanone ci siamo abbondantemente occupati nel corso dell’ultimo anno. Descrivendo, talvolta con dovizia di particolari, la rete criminale che tiene imbrigliate le vite di uomini, donne e bambini. L’azione, o la reazione, della Procura della Repubblica, oggi, è un atto dovuto. Un’azione “muscolare” che ci fa tirare un sospiro di sollievo nella speranza che i sequestri e le perquisizioni, appena cominciati, possano restituire ai migranti stanziati in loco condizioni di vita che non siano più né inumane né degradanti. Tuttavia c’è anche un altro aspetto che merita di essere sollevato. Quello inerente alla “fuga di notizie”. Che non vorremmo si possa essere trasformato anche in “fuga di persone”. Delle operazioni in corso stamane, noi eravamo già stati informati da alcuni migranti residenti da tempo immemore nel ghetto più di una settimana fa. Stando ben attenti a non far circolare informazioni che avrebbero potuto inficiare il giusto e normale svolgimento delle perquisizioni, la nostra scelta è stata quella di restare in silenzio. Un silenzio che, oggi, va rotto. Attraverso domande che ci sembrano più che opportune. Come mai alcune persone erano già a conoscenza dei luoghi esatti – officina meccanica, baracche circostanti e “discoteca”, luogo privilegiato per lo spaccio e lo sfruttamento della prostituzione – oggetto dei controlli e delle perquisizioni? Da chi sono stati avvertiti anzitempo? E, soprattutto, perché?

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Giornalista, caporedattrice del periodico Terre di frontiera. Specializzata in tematiche ambientali. Crede nel cambiamento e nella possibilità di ciascuno di contribuirvi.

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