I Laboratori del Gran Sasso
Foto: I Laboratori del Gran Sasso // Infn

Gran Sasso, decine di milioni di euro per opere inutilizzate

in Territori di

Le opere realizzate con lavori milionari – oltre 80 milioni di euro – dal Commissario straordinario per la messa in sicurezza del Gran Sasso, Angelo Balducci, sono abbandonate, inutilizzate o addirittura usate con allacci di fatto abusivi.

È devastante la ricostruzione fatta dalla Procura di Teramo, con la collaborazione di Ctu e Noe, nell’ambito dell’inchiesta sulla sicurezza del principale acquifero della Regione. Nella documentazione depositata emergono particolari inquietanti sui quali auspichiamo che anche il procedimento in corso presso la Corte dei conti faccia luce.
Infatti, diversi interventi previsti dal Commissario non sono stati realizzati – come il rifacimento dei dreni (i punti di captazione nelle rocce) – o, se realizzati, sono del tutto parziali, come le due condutture in acciaio nel tunnel Teramo-L’Aquila dove è incredibilmente ancora attiva la vecchia canalizzazione in cemento che serve l’acquedotto del Ruzzo.
Inquietante, ad un certo punto della condotta, l’esistenza di un vero e proprio raccordo abusivo, non previsto nelle carte ma presente lungo la linea.
Provoca un moto d’indignazione la storia dei due tubi che avrebbero dovuto sostituire la condotta principale in vetroresina che trasporta l’acqua nel cunicolo di servizio della Ruzzo. I tubi in acciaio del Commissario avrebbero dovuto sostituirla ma alla fine risultano non utilizzati e, secondo i periti, avrebbero potuto trasportare solo un terzo dell’acqua per errori di progettazione.
Quello che sta emergendo è desolante, perché si tratta di lavori sostanzialmente inefficaci e addirittura deleteri; un grande sperpero di denaro pubblico sulla testa dei cittadini.
Quello che emerge è anche più grave di quello che pensavamo e servirà veramente uno sforzo straordinario per uscire dall’emergenza. Il nuovo Governo faccia chiarezza su cosa intende fare, assicurando quella trasparenza che finora è mancata a tutti i livelli.

TRE ESTRATTI DELLA PERIZIA DEI CTU SULLE CONDIZIONI DELLE CONDOTTE
«Diversamente da quanto previsto sia nel Progetto esecutivo che nel Progetto di variante degli interventi PR1, il tratto di collettore in calcestruzzo inizialmente destinato alla raccolta e al successivo convogliamento, fino allo sbarramento sinistro, sia delle acque ad uso idropotabile emunte lungo la galleria sinistra che delle acque ad uso idropotabile provenienti dalla relativa rete drenante a servizio dei Lngs (costituito da condotte di forma e dimensioni diversificate lungo il percorso, come dettagliatamente descritto nei paragrafi che precedono) è, tuttora, interessato dalla presenza di un sostenuto flusso idrico, la cui entità, non misurata ma valutata a vista, dovrebbe tuttavia ammontare in 300-400 litri al secondo. Ciò dimostrerebbe che, tuttora, indipendentemente dalle attività effettivamente poste in essere dal Commissario delegato ex OPCM n.3303 del 18 luglio 2003, la maggior parte delle acque ad uso idropotabile drenate dalle aste drenanti ubicate lungo la via sinistra non perviene né alla condotta in acciaio inox DN 400 mm né alla condotta DN 300 mm in acciaio inox ubicate, rispettivamente, sul lato della galleria sinistra lungo il quale è ubicato l’accesso ai Lngs e sul lato opposto, ma continua a pervenire nel collettore centrale.»
«A parere degli scriventi, potrebbe forse essere questo il motivo (o, almeno, uno dei motivi) per cui, al fine di evitare lo scarico indiretto, all’interno del Fosso Gravone, delle acque ad uso idropotabile captate e convogliate dai suddetti sistemi, si è poi fatto ricorso alla realizzazione (presumibilmente eseguita ex post, non è chiaro da parte di chi, ed anche con una certa dose di approssimazione, testimoniata dalla grossolanità degli interventi eseguiti, dalla loro cattiva riuscita e dal loro mancato completamento), in corrispondenza dell’accesso allo scivolo di raccordo allo sbarramento sinistro, a una presa in carico, teoricamente regolata con una saracinesca (oggi risultante, per altro, debitamente incatenata e bloccata, onde evitarne la possibile chiusura da parte di terzi), atta a convogliare, attraverso una diramazione (accuratamente documentata dalle video-ispezioni esegue dalla PG operante in data 16 febbraio 2018) le portate provenienti dalla condotta in acciaio inox DN 400 mm direttamente all’interno dello sbarramento sinistro.»
«Dunque, le due condotte DN 500 mm poste in opera dal Commissario delegato ex OPCM n.3303/2003 non avrebbero mai potuto sopperire all’esclusione dal servizio della condotta in PRFV
DN 1000 mm.»

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