Foto: da sinistra Ettore Prandini (presidente Coldiretti), Luigi Di Maio (ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro), Claudio Descalzi (amministratore delegato Eni) // Immagine tratta da Quifinanza.it
Patto Eni-Coldiretti

«Il patto Eni-Coldiretti per la promozione della filiera agroalimentare della Basilicata ha dell’inverosimile. Petrolio e agricoltura, in particolare biologica, sono come il diavolo e l’acquasanta.» È quanto sostengono in una interrogazione parlamentare l’ex Cinquestelle, Saverio De Bonis, e il senatore Carlo Martelli che puntano l’indice sull’operazione. Gli antefatti del memorandum agricolo partono nel 2016.

«Coldiretti dovrebbe difendere l’ambiente senza prestarsi a operazioni di marketing con cui Eni punta a ricostruire una sua immagine green in un territorio messo a dura prova proprio dalle sue attività estrattive.»
Lo dichiarano i senatori Saverio De Bonis e Carlo Martelli che hanno presentato un’interrogazione parlamentare al ministro per le Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, in merito al memorandum d’intesa firmato il 16 luglio a Potenza tra Eni e Coldiretti.

COSA PREVEDE IL MEMORANDUM
Il progetto complessivo prevede tre ambiti di attività: lo sviluppo della competitività dei prodotti lucani tramite progetti di valorizzazione agroalimentare e il supporto al marchio “Io sono Lucano”, lanciato da Coldiretti Basilicata nel 2019; iniziative volte alla commercializzazione dei prodotti lucani; sostenibilità ambientale, con progetti di monitoraggio della qualità dei prodotti locali, anche nelle aree di operatività di Eni attraverso l’uso di strumenti digitali

I PUNTI OSCURI DELL’ACCORDO
«…ma ci sono diversi punti oscuri», afferma il senatore De Bonis. «Per esempio, non si capisce cosa intendano per biomasse.» Ma anche molti altri aspetti lasciano perplessi, per usare un eufemismo.
«Ci manca solo che Coldiretti, dopo un silenzio assordante sull’articolo 41 del decreto Genova, diventi complice dello smaltimento dei fanghi petroliferi nei terreni agricoli. Nell’accordo non si fa nessun riferimento alla bonifica dei territori contaminati. Parlare di qualità dei prodotti in aree contaminate è una contraddizione lapalissiana. Mi chiedo come possa, un’organizzazione che impiega tante energie con iniziative come “Campagna amica” e altre, fare accordi con un ente che inquina dovunque metta piede. Bisogna innanzitutto caratterizzare i siti inquinati e bonificare, poi si può pensare alla promozione agroalimentare.»
Convinti – come si legge nell’interrogazione – che «l’agricoltura debba essere sganciata dai gruppi di potere, specie quelli che hanno voluto che il Parlamento consentisse lo spargimento di fanghi agli idrocarburi», i senatori De Bonis e Martelli chiedono al ministro Centinaio «se non ritenga lapalissiano che l’accordo tra Eni e Coldiretti non può in alcun modo garantire che i prodotti agricoli delle aree inquinate dall’attività estrattiva siano affidabili e, magari, anche biologici; che i petrolieri abbiano già ampiamente devastato il territorio della Lucania con inquinamenti delle matrici ambientali (aria, acqua e suolo agricolo di cui ancora non è stata definita una caratterizzazione), in particolare contaminando il reticolo idrografico della Val d’Agri; che vadano anteposte a questo memorandum operazioni di bonifica integrale dei siti inquinati, già attenzionati dalle inchieste della magistratura.»
Un accordo – lo ricordiamo – che vede una analoga intesa in campo nazionale con le firme del presidente nazionale Coldiretti, Ettore Prandini (figlio di Giovanni, ex ministro della Repubblica) e Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni, sottoscritto a Milano il 5 luglio scorso.

MEMORANDUM AGRICOLO: ANTEFATTO ED EPILOGO
All’indomani dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata , che portò nel marzo del 2016 all’arresto di alcuni dirigenti delle compagnie petrolifere per presunto traffico e smaltimento di rifiuti, sessanta indagati, la sospensione della produzione di petrolio Eni in Val D’Agri e alle dimissioni dell’ex ministro Guidi su presunti illeciti sull’appalto del progetto Tempa Rossa della Total, intervenne la Coldiretti Basilicata nel mese di aprile 2016 che dichiarò «… indipendentemente dalle appartenenze ideologiche, politiche e partitiche, è necessario aprire un dibattito sulla questione ambientale e le politiche di sviluppo per la Basilicata del futuro senza alcuna chiusura e resistenza, consapevoli che le disattenzioni e le aggressioni al Territorio ci vedranno protagonisti sempre e comunque, anche costituendoci parte civile sia a tutela della salute dell’intera comunità e dell’economia rurale della nostra Regione e sia a difesa dell’immagine di un territorio contro chi, per un minuto di visibilità e notorietà svende la dignità propria e della propria Regione.»
Dichiarazioni che oggi possono essere lette in maniera del tutto diversa e che pesano come un macigno sugli attori di ieri e di oggi. Cosa pensa oggi la Coldiretti dell’inchiesta del 2016 e sul processo attualmente in svolgimento presso il Tribunale di Potenza, sulle responsabilità dell’inquinamento provocato al territorio, alla luce dell’accordo sottoscritto di recente proprio con le compagnie petrolifere?

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