Stoccaggio gas Fiume Treste
Foto: Stoccaggio gas Fiume Treste / Coordinamento No Hub del Gas Abruzzo

Stoccaggio gas Fiume Treste senza Piano di emergenza esterno

in Alla canna del gas di

Lo stoccaggio gas Fiume Treste da 2 miliardi di metri cubi di gas, ubicato tra l’Abruzzo e il Molise, è senza Piano di emergenza esterno. L’impianto della Stogit è ufficialmente a rischio incidente rilevante per la direttiva Seveso. Il Coordinamento No Hub del gas parla di gravissima ed inaccettabile inadempienza ultra-decennale sulla sicurezza da parte degli enti pubblici e deposita esposto alle Procure di Vasto e Larino.

Il grande stoccaggio gas Fiume Treste, esteso su oltre 7.600 ettari e 8 comuni tra Abruzzo e Molise non ha il Piano di emergenza esterno per la popolazione, obbligatorio per legge. Appare veramente incredibile la scoperta del Coordinamento No Hub del Gas Abruzzo sulle questioni attinenti l’applicazione della cosiddetta Direttiva Seveso sulla prevenzione e la gestione degli incidenti presso uno dei più grandi stoccaggi di gas europei, che gestisce oltre 2 miliardi di metri cubi di gas ogni anno.
L’impianto è attivo da decenni, con la centrale di compressione a Cupello, e decine di pozzi di iniezione sparsi sul territorio della concessione.
Il Piano di emergenza esterno doveva essere redatto da parte della Prefettura di Chieti almeno dal 1999, in collaborazione con Regioni e Comuni e con la partecipazione della popolazione. Tale documento doveva essere diffuso tra le comunità, reso disponibile sui siti web istituzionali degli enti. Doveva comportare l’esecuzione di esercitazioni e prove.
Non trovando traccia di tale documentazione, e ascoltando le preoccupazioni del locale comitato di Montalfano, abbiamo attivato un accesso agli atti presso la prefettura di Chieti chiedendo copia del rapporto di sicurezza approvato (il rapporto di sicurezza è l’elaborato fondamentale che descrive gli eventuali rischi; copia del Piano di emergenza esterno in vigore.
Dopo 31 giorni di attesa è arrivata una nota della Prefettura in cui, invece di dare accesso ai documenti, si scrive che a breve sarebbe stata avviata la procedura di redazione del piano.
Ovviamente parteciperemo a qualsiasi iniziativa pubblica sull’argomento ma siamo trasecolati nell’apprendere della mancanza di un piano fondamentale per la mitigazione delle conseguenze di eventuali incidenti sulla popolazione previsto almeno dal 1999 (decreto legislativo n.334/99 nel frattempo sostituito dal decreto legislativo n.105/2015).
Abbiamo fatto notare alla Prefettura che un eventuale incidente oggi ci troverebbe del tutto sguarniti di uno strumento essenziale per la sicurezza. Ricordiamo che nel 2015 in California un incidente presso lo stoccaggio di Aliso Canyon portò all’evacuazione di oltre 10.000 persone per mesi.
Tra l’altro appare incredibile che il ministero dell’Ambiente recentemente abbia approvato la Valutazione di impatto ambientale per l’ampliamento della capacità di stoccaggio dell’impianto quando lo Stato non è in grado di garantire l’attuazione delle norme europee vigenti nel campo della sicurezza che, ricordiamo, è parte integrante di qualsiasi processo industriale e non una questione da affrontare in maniera posticcia.
Per tali ragioni abbiamo depositato oggi un esposto alle procure competenti, Vasto per il territorio abruzzese e Larino per quella molisana, affinché siano valutate eventuali responsabilità di tipo penale per le omissioni rilevate.
Ricordiamo che l’ampliamento dello stoccaggio gas Fiume Treste fa parte integrante del progetto di trasformazione dell’Italia in un hub del gas europeo, nonostante questi gravissimi limiti nella capacità di gestione dei rischi conseguenti da parte delle autorità pubbliche.

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