Produzione di rifiuti speciali
Foto: Rifiuti speciali // Wrs

Rapporto Ispra 2018: «Produzione di rifiuti speciali in aumento»

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Non ci sono buone notizie sul fronte della produzione di rifiuti speciali. I recenti dati, forniti dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale parlano chiaro: dal 2014 al 2016 la mole di rifiuti speciali prodotti in Italia è aumentata.

Si è appena svolta, a Palazzo Montecitorio a Roma, la presentazione della diciassettesima edizione del Rapporto rifiuti speciali prodotto dall’Ispra, con il contributo delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente. La relazione, di ben 673 pagine, fornisce i dati, all’anno 2016, sulla produzione e la gestione dei rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi, a livello nazionale e regionale, e per la gestione anche a livello provinciale.
Il dato più preoccupante riguarda la produzione complessiva di rifiuti speciali che nel 2016 si attesta intorno ai 135,1 milioni di tonnellate. Nel caso dei rifiuti speciali non pericolosi si passa da un totale di circa 120,5 milioni, nel 2014, ad un totale di circa 125,5 milioni di tonnellate, nel 2016. Oltre 5 milioni di tonnellate in più. Stesso andamento si osserva per la produzione di rifiuti speciali pericolosi. Si passa, infatti, da un totale di 8,8 milioni a 9,6 milioni di tonnellate, circa 8 mila tonnellate in più, dal 2014 al 2016.
L’analisi dei dati di produzione evidenzia che il maggior contributo alla produzione complessiva dei rifiuti speciali è dovuto al settore delle costruzioni e demolizioni, con una percentuale pari a 40,6 per cento del totale. Le attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento contribuiscono per il 27,2 per cento, mentre una percentuale pari al 20,7 per cento è attribuita alle attività manifatturiere nel complesso. In questo settore il 26 per cento dei rifiuti prodotti complessivamente (pericolosi e non) riguarda il comparto metallurgico (7,3 milioni di tonnellate), mentre la fabbricazione dei prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature) produce il 12,9 per cento del totale (circa 3,6 milioni di tonnellate). Per un totale di circa 10,9 milioni di tonnellate di rifiuti speciali.
I settori della fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio, dell’industria chimica e farmaceutica e della fabbricazione di prodotti in gomma e materie plastiche, producono oltre 3,9 milioni di tonnellate di rifiuti (14,1 per cento circa del totale). Il dato ricavato è però stato privato del contributo delle enormi quantità di rifiuti speciali presenti nei reflui e nelle acque di falda trattate in situ e ricircolate nell’ambito delle attività di bonifica dei siti industriali. L’industria alimentare e delle bevande concorre per l’11,5 per cento (circa 3,2 milioni di tonnellate).
Il Nord Italia rappresenta l’area a maggior produzione di rifiuti speciali (77,7 milioni di tonnellate), con in testa la Lombardia (29,4 milioni di tonnellate). Il dato è coerente con le maggiori attività produttive svolte.
Segue il Sud con 32,01 milioni di tonnellate, capeggiato dalla Puglia (9,4 milioni di tonnellate). Infine il Centro Italia (25,3 milioni di tonnellate) in cui il primato è conteso tra la Toscana (10,5 milioni di tonnellate) e il Lazio (9,2 milioni di tonnellate). Il corposo rapporto passa, inoltre, in rassegna le modalità di gestione e di smaltimento dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi.

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