La calata dei nuovi Barbari. Appia Antica, lenta agonia (Antonio Cederna, 1994)
Foto: La calata dei nuovi Barbari, La Repubblica, 1994 // Archivio Cederna

Progetto Appia Regina Viarum: salvaguardare paesaggio e monumenti

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Nel 2016 il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) ha stanziato 20 milioni di euro per il progetto Appia Regina Viarum, del ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo (Mibact). A distanza di due anni, cosa è stato fatto e cosa c’è da fare?

Nel Piano stralcio “Cultura e Turismo” contenuto nella delibera n.3/2106 del Cipe è ricompresa la scheda-intervento n.32, relativa al progetto Appia Regina Viarum, a titolarità Mibact. Sono stati stanziati 20 milioni di euro, finalizzati alla realizzazione e la messa a sistema del cammino turistico-culturale lungo l’antica arteria romana che – attraversando i territori di Lazio, Campania, Basilicata e Puglia – fu la prima delle grandi strade romane a prendere il nome dal magistrato che l’aveva costruita. Nel 312 a.C., infatti, il censore Appio Claudio Cieco provvide alla realizzazione di un nuovo asse viario che collegava Roma a Brindisi, passando in seguito per nuove colonie romane di Venusia e quelle delle ex Magna Grecia.
Sono trascorsi già due anni dalla direttiva del ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo che dichiarava il “2016 anno dei cammini d’Italia”. Cosa è stato fatto e cosa è ancora da fare?
Solo a partire da quest’anno – quindi con notevole ritardo – sono stati sottoscritti gli accordi operativi con le Regioni che dovrebbero condurre a realizzare quanto indicato nella scheda di intervento che prevede: un Piano delle Opere del valore di 15.271.650 euro (di cui 6.900.000 euro attribuiti al Mibact e 8.371.650 euro attribuiti alle Regioni interessate); spese tecniche generali del valore di 3.333.588,05 euro (di cui 1.042.840,55 euro attribuiti al Mibact e 2.290.747,50 euro attribuiti alle Regioni); Piano della Conoscenza del valore di 230.060 euro interamente in capo al Mibact; Piano per la Promozione, Informazione e Comunicazione del valore di 664.701,95 euro (di cui 304.701,95 euro attribuiti al Mibact e 360.000 euro attribuiti alle Regioni); Rafforzamento amministrativo del valore di 500.000 euro (di cui 250.000 euro attribuiti al Mibact e 250.000 euro suddivisi tra le Regioni); per un totale di 20.000.000 euro pari all’importo complessivo assegnato all’intervento.

IL MARKETING TURISTICO REALIZZATO DA POCHI PER POCHI
Al di là delle pur cospicue poste finanziare stanziate, appare riduttivo concepire il progetto Appia Regina Viarum esclusivamente come un “cantiere”, un marketing turistico realizzato da pochi per pochi. Cosa è cambiato dalle denunce di Antonio Cederna sulle speculazioni riguardanti i nostri beni ambientali? Nella lunga storia delle battaglie per la difesa dell’Appia Antica c’è da segnalare il decreto ministeriale del 14 dicembre ai sensi della legge n.1497 del 1939, che dichiarò di pubblico interesse il patrimonio paesistico-archeologico della zona compresa tra Porta San Sebastiano e il territorio di Boville. Il giornalista Antonio Cederna, già attivo nella sua strenua lotta per proteggere la strada negli anni Cinquanta, intervenne a evidenziare l’ipocrisia e l’inefficacia di quest’atto “imperfettissimo”, definendolo “efficace e opportuno come un cerotto applicato sopra una gamba stritolata da un treno”: mentre si dichiarava il notevole interesse pubblico dell’Appia, appariva l’assoluta mancanza di capacità e volontà di far rispettare i contenuti del decreto, “…dato che gli stessi uffici del ministero concedevano nulla osta a costruire – denunciava nel suo articolo Cederna – purché le case fossero realizzate con gli accorgimenti previsti”.
Contemporaneamente, infatti, era stato approvato il Piano Particolareggiato che autorizzava una serie di costruzioni e strade che tranciavano l’Appia. Cederna continuò a raccontare le vicissitudini legate all’Appia antica in altri articoli (come testimoniano tutti i documenti raccolti nell’archivio Cederna), così come quello pubblicato su Repubblica del 1994 dal titolo “La calata dei nuovi barbari. Appia antica, lenta agonia”.

L’HUB GEO-CULTURALE
Ritornando ad oggi, il progetto ministeriale relega a mero corollario gli aspetti identitari e quelli culturali, subordinati agli itinerari turistici e al “trekking”, con la cartellonistica che rischia di precedere e non seguire la salvaguardia del paesaggio e la conservazione dei monumenti. Il previsto ripristino dei selciati con opere di risagomatura dei piani di calpestio con il posizionamento di discutibili panchine, potrebbero snaturare i luoghi se non oculatamente localizzati; ancor più controproducenti dello stesso asfalto e del cemento che già occulta numerosi tratti dell’antico tracciato romano, che potrebbero invece essere rimossi restituendone l’aspetto originario.
Insomma, poca attenzione sembra ancora una volta dedicata alla salvaguardia dei paesaggi, dei beni ambientali e di quelli monumentali, invece centrali, per il recupero dell’identità dei luoghi. Al di là del finanziamento della mostra di Paolo Rumiz (allestimento “L’Appia ritrovata” nelle sedi di Taranto, Benevento e Venosa inserita nel programma ministeriale nella primavera del 2018), il finanziamento degli interventi sembrano concentrarsi sull’hub geo-culturale (una sorta di banca dati che dovrebbe assemblare le informazioni esistenti).

Hub geo-culturale, Mibact
Schema Hub geo-culturale, tratto dal Piano delle Opere Cipe

Un’azione, quest’ultima, prevista nel progetto che vede il coinvolgimento, tra le fonti informative, di pochi soggetti associativi e privati, pre-individuati a livello centrale, escludendo i gruppi locali ed i singoli autori presenti nei diversi territori, che da tempo, e senza finanziamenti pubblici, si sono prodigati affinché l’itinerario dell’Appia Antica venisse realmente salvaguardato e conosciuto, mentre impianti eolici – numerosi realizzati da Benevento in giù – sulle montagne e colline del Sannio, Irpinia, Lucania con le valli del Vulture-Alto Bradano e Basentello, continuano a stravolgere i connotati del paesaggio, assieme ad altre opere stradali ed infrastrutturali, purtroppo autorizzate in assenza di azioni di tutela messe in campo dagli enti a ciò deputati.
L’elenco dei monumenti, di cui è previsto il restauro nel Piano ministeriale, oltre ad essere riduttivo, ripropone gli stessi interventi che hanno già ricevuto finanziamenti pubblici nelle diverse regioni, tralasciando ulteriori importanti testimonianze che continuano ad essere dimenticate, ancora una volta condannate all’oblio.
Non vorremmo che la storia (quella delle distruzioni dei nostri beni ambientali) si ripetesse anche oggi, a distanza di oltre mezzo secolo dalla denuncia di Antonio Cederna, nell’indifferenza mascherata da un finto interesse di facciata.

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Antonio Bavusi: Giornalista e sociologo. È autore di numerosi saggi e ricerche sulle tematiche naturalistiche. Ha prodotto studi sociali e ricerche storiche sui beni monumentali, il patrimonio ambientale e la loro tutela. Vito L'Erario: Cartografo e videomaker. È autore di carte tematiche in ambiente Gis (Geographic information system). Ha partecipato ad una spedizione scientifica in Patagonia. Impegnato per la difesa dell’ambiente, del paesaggio e della natura.

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