Ilva, ricorso alla Corte europea: nuova proroga

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Con comunicazione del 14 settembre scorso la Corte europea dei diritti umani ha informato i ricorrenti di aver concesso all’Italia una proroga dei termini ultimi per la presentazione delle osservazioni in merito ai fatti contestati. La nuova scadenza è fissata il 10 novembre.

Dopo il rinvio al 30 settembre, il Governo italiano chiede ulteriore tempo per poter elaborare la difesa, in ragione – spiega in una lettera – della complessità delle informazioni richieste e del coinvolgimento delle Amministrazioni italiane ad ogni livello. Aspetto, quest’ultimo, che determina un prolungamento dei tempi al fine di acquisire tutte le informazioni necessarie. A scrivere ad Abel Campos – First section registrar – presso la Corte europea, con sede a Strasburgo, è l’Agente del Governo italiano per il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, che ha chiesto non meno di due mesi di proroga.

Il nuovo termine è stato fissato il 10 novembre prossimo. Dunque, si dovrà ancora attendere per conoscere il parere della Corte europea in merito a quanto denunciato da 180 tarantini nei confronti del Governo italiano che, attraverso le leggi Salva-Ilva, ha tutelato gli interessi del privato. Il primo ricorso, presentato nel 2013 e promosso dal Comitato Legamjonici, ha poi incoraggiato altri tarantini, nel 2015, che hanno presentato analogo ricorso.

Secondo i ricorrenti l’Italia avrebbe violato le disposizioni della Convenzione europea dei diritti umani di cui agli articoli n.2 (nella parte in cui dispone che “il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita[…]’’), n. 8 (nella parte in cui dispone che “ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio”) e n. 13 (nella parte in cui dispone che “ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un’istanza nazionale”). Ricordiamo, infine, che la Corte europea ha concesso anche l’intervento della società Riva Fire, in liquidazione.

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