Immagini dal ghetto Tre Titoli di Cerignola, in provincia di Foggia
Foto: Un uomo, di ritorno dal lavoro nei campi, si dirige verso "casa". Nel ghetto di Tre Titoli // Emma Barbaro

Regolarizzazione dei braccianti agricoli. Medu: «Bene, ma no a sola misura contingente»

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Medici per i Diritti Umani accoglie con favore la decisione del Governo di inserire all’interno del Decreto Rilancio un’importante misura – la cosiddetta “sanatoria” – volta alla regolarizzazione dei braccianti agricoli. Tuttavia, le misure previste – in particolare la concessione di un permesso di soggiorno solo in seguito alla denuncia del rapporto di lavoro in nero da parte del datore di lavoro e la concessione di un permesso di soggiorno di sei mesi per ricerca lavoro solo a chi ha un titolo di soggiorno scaduto entro il 31 ottobre 2019 – sembrano essere eccessivamente temporanee e restrittive, per permettere da sole un significativo passo in avanti nella direzione del superamento dei ghetti e dell’affermazione dei diritti sul lavoro. Il rischio è che il provvedimento rimanga una misura contingente volta unicamente a sopperire alla carenza di manodopera agricola causata dall’emergenza sanitaria.

Il provvedimento inserito nel Decreto Rilancio è stato richiesto con forza anche dalle associazioni di categoria degli agricoltori italiani, dal momento che la mancanza di manodopera straniera sta mettendo a rischio il raccolto e di conseguenza la sicurezza alimentare del paese.
Come più volte denunciato dalla campagna Terragiusta di Medu, nonostante il comparto agricolo conti per il 26 per cento circa sull’apporto della manodopera straniera, i fenomeni dello sfruttamento lavorativo e del caporalato sono drammaticamente diffusi, in particolare in alcune regioni del Sud Italia.
Secondo la Coldiretti, sono 346 mila i lavoratori stranieri regolarmente impiegati in agricoltura a livello nazionale, a cui si aggiungono le migliaia di braccianti stranieri in nero (regolarmente soggiornanti e non), molti dei quali vivono nei grandi ghetti del nostro paese come le 8 mila persone raggiunte dalla clinica mobile di Medu negli insediamenti precari in Puglia (area della Capitanata) e in Calabria (Piana di Gioia Tauro).
Di fatto, i 669 pazienti assistiti da Medu nel corso dell’ultima stagione di raccolta agrumicola in Calabria (novembre 2019-aprile 2020) erano nella totalità dei casi giovani uomini provenienti dai Paesi dell’Africa subsahariana occidentale, con un’età media di 30 anni. Meno delle metà (46 per cento) era in possesso di un regolare contratto di lavoro, nonostante il 92 per cento dei braccianti fosse regolarmente soggiornante in Italia. Anche nei casi in cui è presente un contratto, inoltre, le irregolarità contrattuali e contributive (sottosalario, mancato o parziale versamento dei contributi, dichiarazione di un numero di giornate lavorative nettamente inferiore a quelle realmente svolte, orari di lavoro eccessivi) rappresentano la norma.
E d’altra parte, proprio in considerazione della regolarità del soggiorno della maggior parte dei braccianti assistiti nei ghetti e negli insediamenti informali del Sud Italia, Medici per i Diritti Umani chiede con forza che la sanatoria rappresenti solo il primo necessario passo di una serie di misure volte al contrasto della piaga dello sfruttamento lavorativo in agricoltura – che riguarda indistintamente regolari, irregolari e non di rado anche cittadini italiani – e che sia finalmente accompagnata da misure strutturali e di lungo termine volte in primo luogo a contrastare il lavoro grigio e nero, le irregolarità salariali e contributive, il caporalato, l’evasione fiscale, promuovendo il rilancio dell’intero comparto e incentivando i datori di lavoro che garantiscono il rispetto dei contratti nazionali e provinciali e la tutela della salute.
Oggi, nel momento in cui il nostro paese è colpito dalla pandemia Covid-19, un provvedimento che permette l’emersione di una popolazione invisibile appare ancor più necessario, per tutelare, insieme a quella dei lavoratori, la salute dell’intera collettività. Tuttavia, le misure previste dal provvedimento – in particolare la concessione di un permesso di soggiorno solo in seguito alla denuncia del rapporto di lavoro in nero da parte del datore di lavoro e la concessione di un permesso di soggiorno di sei mesi per ricerca lavoro solo a chi ha un titolo di soggiorno scaduto entro il 31 ottobre 2019 – sembrano essere eccessivamente temporanee e restrittive, per permettere da sole un significativo passo in avanti nella direzione del superamento dei ghetti e dell’affermazione dei diritti sul lavoro. Il rischio è che il provvedimento rimanga una misura contingente volta unicamente a sopperire alla carenza di manodopera agricola causata dall’emergenza sanitaria. Al contrario Medu auspica che il Governo sappia cogliere questo momento per avviare con coraggio una nuova stagione che restituisca dignità al lavoro e centralità all’agricoltura – pilastro ed eccellenza del nostro paese.

Partendo dal piccolo ghetto de La Felandina, nel Metapontino, a pochi chilometri di distanza da Matera, Capitale della cultura europea 2019, abbiamo ricostruito una mappa multimediale del caporalato e della transumanza dei braccianti in tutto il Sud Italia. Sullo sfondo la tratta delle donne nigeriane destinate al mercato del sesso, su cui fa luce una nostra inchiesta esclusiva costruita dopo mesi e mesi di indagini ed approfondimenti.
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Medici per i Diritti Umani (MEDU) è un’organizzazione umanitaria indipendente e senza fini di lucro. MEDU si propone di portare aiuto sanitario alle popolazioni più vulnerabili, nelle situazioni di crisi in Italia e all’estero, e di sviluppare, all’interno della società civile, spazi democratici e partecipativi per la promozione del diritto alla salute e degli altri diritti umani.

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