Rifiuti Cisa Massafra
Foto: Rifiuti Cisa a Massafra // Daniela Spera

Sforamenti e bugie sull’incenerimento rifiuti a Massafra

in Rifiuti connection di

Il 24 maggio 2018 l’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione dell’ambiente Puglia ha notificato a Regione, Provincia e Comune di Massafra i risultati del controllo ordinario sull’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) svolto sull’impianto di incenerimento di Appia Energy, che nel merito della vicenda ha fatto pervenire le sue precisazioni.

In relazione al controllo sull’Aia effettuato in data 14 dicembre 2017, si legge testualmente che «con la presente si comunica […] il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione stabilite per il suolo […] sul monitoraggio delle ricadute al suolo degli inquinanti.»
Dal Rapporto di prova n.4089-2017 è risultato che i parametri berillio (cancerogeno certo per l’uomo classe 1 IARC Monographs, Volumes 1-122) e vanadio (cancerogeno probabile classe 2B IARC Monographs, Volumes 1–122) risultano superiori al limite.
Inoltre, «con riferimento agli autocontrolli svolti dal gestore sulle ricadute al suolo e sul fogliame delle emissioni in atmosfera», Arpa aveva già comunicato agli enti, già dal 2014 (note prot.142/14 del 14/02/14 e prot.243/14 del 10 marzo 2014) «concentrazioni superiori alla concentrazioni soglia di contaminazione (decreto legislativo n.152/06 allegato 5 parte IV titolo V tabella 1 colonna A, terreni ad uso verde pubblico, privato e residenziale) per i parametri stagno e berillio.»
Tali sforamenti non sono stati mai comunicati dal gestore di Appia Energy alle autorità preposte (Regione, Provincia e Comune di Massafra).
«Si evidenzia che la mancata comunicazione di cui all’articolo 242, comma 1, del decreto legislativo n.152/06 […] è sanzionabile secondo quanto previsto dall’articolo 257 del medesimo Decreto che recita in caso di mancata effettuazione della comunicazione di cui all’articolo 242, il trasgressore è punito con la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da mille euro a ventiseimila euro […]. Sussiste, inoltre, la circostanza di cui allo stesso articolo 257 comma 2 si applica la pena dell’arresto da un anno a due anni e la pena dell’ammenda da cinquemiladuecento euro a cinquantaduemila euro se l’inquinamento è provocato da sostanze pericolose essendo il berillio classificato come cancerogeno per gli umani (Gruppo 1) (IARC, Monografia 100c, 2012).»
Isde Massafra ha sempre denunciato, sulla scorta delle evidenze scientifiche internazionali, la pericolosità per la salute di impianti di questo tipo e, alla luce dei fatti, non si è trattato di allarmismo gratuito.
I fatti dimostrerebbero che tutte le rassicurazioni fornite in questi anni da Appia Energy e politici amici fossero infondate e non rispondenti a verità.
Nel frattempo in Provincia si lavora per autorizzare nuovi impianti. Con un altro inceneritore raddoppieranno anche sforamenti e bugie?

Lascia un commento

Your email address will not be published.