La Val d'Agri e il lago del Pertusillo, Pietro Dommarco
Foto: La Val d’Agri e il lago del Pertusillo // Pietro Dommarco

Il governo e il silenzio sui barili di catrame

in Racconti fossili di

La Basilicata non è l’Ilva di Taranto. I posti di lavoro nelle aree di ricerca petrolifera sono andati perduti e non guadagnati, soprattutto in agricoltura. Per l’Istat, nel decennio 2000-2010, in Val d’Agri – roccaforte dell’Eni – le aziende agricole che hanno chiuso sono circa il 60 per cento, il doppio rispetto al resto della regione.

In sintesi, la Basilicata negli ultimi dieci anni ha fatto registrare un aumento dell’emigrazione e della povertà. I posti di lavoro creati dal petrolio sono poca cosa rispetto a quelli persi nelle economie locali nel lungo periodo. Il petrolio è incompatibile con la ricchezza acqua, bene che soddisfa quattro regioni (compresa la Campania del ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio) e alimenta la stessa Ilva di Taranto, con il nostro mar Jonio e con le nostre economie locali.
L’attività estrattiva ha processi industriali molto impattanti a livello ambientale e anche sanitario. La ricerca petrolifera consuma acqua e genera rifiuti in modo esponenziale. Il premier Conte e i ministri Di Maio e Costa (Ambiente) non potranno più stare in silenzio rispetto ai pareri su cui è doveroso esprimersi sulla nostra regione in tema petrolifero.
I pareri da rilasciare a breve sono veramente tanti in virtù anche del decreto-legge Sblocca Italia. Per citarne solo alcuni, annoveriamo 1) il permesso di ricerca “Masseria La Rocca” alle porte di Potenza passato al Consiglio di Stato; 2) il permesso di ricerca “D79” nel mar Jonio dove è passato l’air-gun al Consiglio di Stato; 3) la Valutazione d’impatto ambientale per il pozzo “Alli 5” posizionato sul cluster Sant’Elia dove in totale sono previsti cinque nuovi pozzi petroliferi a Civita di Marsicovetere in Val d’Agri; 4) la Valutazione d’impatto ambientale per il pozzo “San Teodoro” a Pisticci; 5) il rinnovo delle concessioni nel Metapontino; 6) il rinnovo della concessione Val d’Agri; 7) il permesso di ricerca “Tempa La Petrosa” della Total sulla fascia jonica in giudizio al Consiglio di Stato; 8) la Valutazione d’impatto ambientale per il permesso di ricerca “D84 nel mar Jonio”.
Senza contare tutti gli altri permessi di ricerca in itinere e senza entrare nelle procedure del decreto-legge Sblocca Italia sulle quali il governo potrebbe avere voce in capitolo sui centri olio e sugli impianti di trattamento dei rifiuti petroliferi.
Il ministro Luigi Di Maio, con il governo, non potrà più nascondersi a lungo insieme ai suoi parlamentari relativamente alle questioni petrolifere e sulle nuove autorizzazioni al pari della Lega che, invece, non si è mai pronunciata contro il petrolio in terra lucana, ma sempre a favore delle estrazioni petrolifere con i precedenti governi di centrodestra e centrosinistra.
Il silenzio sui barili di catrame non gioca a favore della compagine dei Cinquestelle che prima delle elezioni professava le rinnovabili ed era contro il fossile, ma ora non è più credibile sulle questioni ambientali e territoriali soprattutto dopo quello che è successo con l’Ilva di Taranto e sui repentini cambiamenti di idea sul gasdotto Tap.
Il sacrificio della Basilicata verso l’Italia e gli interessi energetici è già stato enorme a livello ambientale, sociale ed economico mentre insistono su un’intera regione 17 istanze di ricerca petrolifera, 6 permessi di ricerca petrolifera, 19 concessioni di idrocarburi e 1 concessione di stoccaggio, secondo gli ultimi dati dell’Ufficio nazionale minerario degli idrocarburi e le georisorse (Unmig).

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