Parco del Treja, Lazio
Foto: Un’immagine del Parco regionale del Treja // Turismo Italia News

Parchi del Lazio, autostrade amministrative in favore della speculazione immobiliare

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Gravi omissioni e assordanti silenzi nell’attività gestionale delle aree naturali protette del Lazio e di Roma Capitale.

Lo scorso 12 settembre 2018 è stato approvato, con emendamenti, l’articolo 3 della proposta di legge regionale n.55/2018 sulla semplificazione amministrativa effettuata dalla Giunta regionale del Lazio, presieduta da Nicola Zingaretti, che ha modificato l’articolo 26 della legge regionale n.29/1997, e successive modifiche e integrazioni, sulle aree naturali protette.
La modifica riguarda la procedura di approvazione dei piani dell’area naturale protetta (parchi e riserve naturali), ora impera il silenzio-assenso: «trascorsi tre mesi dall’assegnazione della proposta di piano alla commissione consiliare competente la proposta è iscritta all’ordine del giorno dell’Aula […] Il Consiglio regionale si esprime entro i successivi centoventi giorni, decorsi i quali il piano s’intende approvato.»
In precedenza, la Giunta regionale, entro 90 giorni, raccoglie i necessari pareri esterni e ne formula uno complessivo, poi assegna la proposta alla Commissione consiliare competente, che – sempre entro altri 90 giorni – invia la proposta di piano all’Aula per il pronunciamento definitivo.
In realtà, può mancare qualsiasi pronunciamento, perché è sempre previsto il silenzio-assenso. In complessivi sette mesi di silenzio-assenso il piano dell’area naturale protetta può esser approvato senza la benché minima discussione.
Una vera e propria autostrada amministrativa per favorire le più devastanti speculazioni immobiliari anche nei parchi e nelle riserve naturali del Lazio.
Qualche esempio: la proposta di piano della riserva naturale Tenuta dell’Acquafredda prevede ben 180 mila metri cubi di volumetrie «a scopo socio-sanitario» per la «valorizzazione di terreni di proprietà dell’ente ecclesiastico» Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica – il Vaticano, per capirci – mentre numerosi interventi di grave trasformazione del territorio avverranno mediante Piani ambientali di miglioramento agricolo (Pama) comprendenti impianti di compostaggio, centro di vendita ortofrutticola e nuove volumetrie (es. Quarto della Zolforatella).
L’operazione è decisamente grave sul piano politico-ambientale, ma rivela anche profili di incostituzionalità, visto che contrasta con gli articoli 12, 22 e 25 della legge n.394/1991, e successivi modifiche e integrazioni, sulle aree naturali protette, legge quadro che vincola anche le normative regionali e che prevede la valenza di piani paesistici per i piani delle aree naturali protette, obbligando la Regione alla co-pianificazione con il ministero dell’Ambiente e con il ministero per i Beni e Attività Culturali.
Se la legge regionale, una volta approvata, conserverà tali aspetti, il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus rivolgerà un’istanza al governo perché la impugni (articolo 127 della Costituzione) davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze statali in materia ambientale (articolo 117, comma 2, lettera s della Costituzione).
Come avvenuto per i tagli boschivi nella riserva naturale Decima-Malafede della primavera 2018, più volte denunciati dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus in tutte le sedi, emergono gravi omissioni e assordanti silenzi nell’attività gestionale delle aree naturali protette del Lazio e di Roma Capitale in particolare, segno evidente che la speculazione e la difesa degli interessi particolari sia amorevolmente considerata in via trasversale fra le forze politiche.

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