Centro olio Eni di Viggiano

Strategia energetica 2017: ennesima occasione persa

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La Sen 2017 – presentata il 10 maggio dai ministri Calenda e Galletti, nel corso dell’audizione nelle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive – delude ma non sorprende: è in linea con le scelte degli ultimi esecutivi che hanno puntato sulle energie fossili, mettendo in secondo piano l’efficientamento energetico del Paese e le rinnovabili.

Le istanze degli stakeholders più illuminati sono rimaste sostanzialmente inascoltate: nelle audizioni avevano chiesto un salto di qualità e l’improrogabile coraggio di puntare ad una Strategia che non si limitasse al rispetto dell’Accordo di Parigi ma che sapesse guardare al 2050, ben oltre gli obiettivi 40-27-27 del Pacchetto Clima-Energia 2030, e che fosse in grado di attuare un vero ripensamento in senso ecologico dei diversi settori dell’economia nazionale. Invece nella Strategia energetica nazionale (Sen) 2017 è assente una visione dell’Italia di lungo periodo e, come nella precedente Sen 2013, si leggono molto bene gli interessi delle imprese oligopolistiche, da sempre veri decisori delle politiche energetiche del nostro Paese.

Calenda e Galletti narrano di un Paese virtuoso che in realtà non esiste, di una Italia che i dati dimostrano essere fermo al palo, con il record negativo di emissione di particolato Pm10 e di morti per inquinamento, in cui le emissioni di CO2 sono aumentate nel 2015 del 3,5 per cento rispetto al 2014, dove l’efficienza energetica è peggiorata del 2 per cento in un anno ed in cui la quota delle rinnovabili sulla produzione nazionale di energia elettrica nel 2016 è diminuita dell’1 per cento rispetto al 2015 (39,5 per cento contro 38,5 per cento nel 2016). Il Governo di tutto questo ha preferito non tener conto, facendo del gas naturale, in tutte le sue forme, la pietra angolare della nuova Sen ed ipotecando in chiave fossile i prossimi 30 anni di vita del nostro Paese.

La Sen 2017 segna la vittoria di una politica che vola basso, che racconta di voler tagliare la dipendenza energetica del nostro Paese e la bolletta di famiglie ed imprese, di voler rendere più sicuro l’approvvigionamento di energia e più competitiva la nostra economia, e di voler fare tutto questo con le massime garanzie dei fragili equilibri ambientali del Pianeta.

I fatti, anche recenti (approdo del Tap sulle coste del Salento, firma dell’accordo per East Med, pubblicazione del Disciplinare tipo per attività estrattive nel mare territoriale, ddl Concorrenza, gestione del disastro ambientale del Centro olio Eni di Viggiano), smentiscono il Governo e danno la misura di quali siano i veri obiettivi della politica energetica italiana targata Eni, Enel, Terna ed Edison.

Con la Sen 2017 si è persa purtroppo una grande occasione per fare dell’Italia un Paese più equo e giusto, nuovo e moderno, e, come sovente accade, si sono poste le condizioni affinché il privilegio di pochi operatori pesi in termini di costi economici, sociali ed ambientali sui conti delle presenti e future generazioni. Una valutazione più approfondita verrà data ovviamente dopo la pubblicazione del documento anche se non saranno certo le osservazioni che perverranno nel breve volgere di un mese a stravolgerne senso e portata.

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