È stato presentato oggi (4 luglio 2017, ndr) – dopo anni di attesa e di manifestazioni per chiederne la realizzazione – lo studio epidemiologico sulla popolazione di Brindisi e provincia, condotto dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl di Brindisi, Arpa Puglia ed Ares Puglia, nel quadro delle attività del Centro salute ed ambiente Puglia. I risultati sono quelli che un po’ tutti noi temevamo e denunciavamo da anni: una correlazione diretta tra le emissioni industriali e le patologie esistenti.
Lo studio, infatti, dimostra come ad una esposizione delle polveri sottili e dell’anidride solforosa di origine industriale – prodotte dalla centrale Enel e dal Petrolchimico – corrisponda un aumento della mortalità per tumore, di patologie cardiovascolari e respiratorie e malformazioni congenite. Lo studio dimostra, inoltre, come all’aumento degli inquinanti ha corrisposto un aumento del doppio delle leucemie.
I comuni interessati
Lo studio di coorte analitico ha interessato l’area di Brindisi e precisamente i comuni di Brindisi, Carovigno, Cellino San Marco, Mesagne, San Pietro Vernotico, San Vito dei Normanni e Torchiarolo. Ad ogni cittadino residente in questi comuni sono stati attribuiti gli indicatori dell’esposizione alle fonti di inquinamento presenti nell’area, stimati mediante modelli di dispersione in atmosfera. Sono stati considerati come inquinanti traccianti il particolato (PM10) e l’anidride solforosa (SO2) per le centrali termoelettriche e i composti organici volatili (COV) per il complesso petrolchimico. Per ciascun residente è stata dunque ricostruita l’esposizione analizzando le emissioni degli impianti industriali relative al periodo 1991-2014.
1997: l’anno nero
L’esposizione stimata al 1997 (anno in cui le emissioni industriali sono risultate più alte nel periodo in studio) a PM10 e SO2 da centrali termoelettriche è risultata associata ad aumenti del rischio della mortalità per tumori maligni, tumore del pancreas, tumore della vescica (uomini) e leucemia (uomini), eventi coronarici acuti e malattie dell’apparato respiratorio. In particolare broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO). L’esposizione alle emissioni dal petrolchimico (COV, al 1997) è risultata associata alla mortalità per eventi coronarici acuti e per malattie respiratorie. Con l’esposizione tempo dipendente a SO2 (lag 0), invece, di quella fissa stimata al 1997, la relazione tra SO2 e mortalità per eventi coronarici si conferma. Tale associazione non si
apprezza più nel periodo recente.
Nelle aree più povere il rischio di ammalarsi è maggiore
In questo studio tutte le associazioni sono state stimate tenendo conto delle caratteristiche individuali, del livello socio-economico e dell’esposizione occupazionale dei residenti. Tuttavia occorre osservare che le esposizioni agli inquinanti provenienti dagli impianti energetici e dal petrochimico sono moderatamente correlate tra di loro e quindi non è possibile attribuire gli effetti in maniera univoca ad un particolare impianto rispetto ad un altro. L’analisi della mortalità per posizione socioeconomica dei residenti ha evidenziato un eccesso di rischio per malattie cardiorespiratorie tra i residenti in aree economicamente più svantaggiate (SEP basso e medio basso) rispetto ai residenti in aree con SEP elevato (al netto dell’effetto della concomitante esposizione ambientale ed occupazionale).
Le farneticazioni di Emiliano
Alla presentazione dello studio, avvenuta a Bari presso l’hotel Excelsior, è intervenuto anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, il quale ha voluto puntualizzare la sua posizione di netta contrarietà verso qualsiasi proposta di chiusura di questi impianti inquinanti, portando avanti la sua linea della de-carbonizzazione, che più che una strategia ha i contorni di una sterile propaganda. Sappiamo benissimo tutti, compreso lui stesso, che ambientalizzare il polo petrolchimico di Brindisi è impossibile come è impossibile la conversione a gas della centrale Enel Federico II. Nonostante questo il governatore pugliese continua imperterrito su una linea di totale complicità con queste “multinazionali della morte”. Alla luce di questi risultati, tanto attesi, quello che possiamo augurarci è che la magistratura prenda quanto prima coscienza della validità di tutte le denunce e gli esposti consegnati in questi anni, affinché chi ha commesso reati inizi a pagare.